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Le soleil est noir

Tri Yann


Lingua: Francese


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[1978]
Testo e musica: Corbineau/Jossic/Chocun
Paroles et musique: Corbineau/Jossic/Chocun
Album: Urba

16 marzo 1978: L'Amoco Cadiz affonda e le sue 230.000 tonnellate di greggio cominciano a spandersi per l'oceano.
16 marzo 1978: L'Amoco Cadiz affonda e le sue 230.000 tonnellate di greggio cominciano a spandersi per l'oceano.


Del disastro ecologico dell'Amoco Cadiz, avvenuto il 16 marzo 1978 davanti al porticciolo bretone di Portsall si è parlato abbondantemente nell'introduzione a Kalonkadour. Ancora precedente a quella canzone, e anzi esattamente nello stesso anno del disastro, è quest'altrettanto famosa canzone dei Tri Yann, Le soleil est noir, tratta dall'album Urba. Una canzone dal tono cupissimo, scritta nell'immediatezza della marea nera che distrusse l'intero ecosistema bretone con conseguenze patite per anni e anni. Ne voglio ricordare anche qui qualche fatto e qualche cifra, che rischia di essere ancor più cupa di questo brano pur tetro e solenne.

Portsall, marzo 1978. Un ragazzino a spalare petrolio dalla spiaggia.
Portsall, marzo 1978. Un ragazzino a spalare petrolio dalla spiaggia.
L'Amoco Cadiz, superpetroliera di 250.000 tonnellate, transitava a meno di un miglio di distanza da Portsall, in un braccio di mare noto per la sua pericolosità. La marea nera di circa 227.000 tonnellate di petrolio lo inghiottì letteralmente in piena notte. Mentre il comandante (italiano) si attardava in trattative con la sua compagnia e con l'Amoco e l'equipaggio (pure italiano) veniva eroicamente salvato in elicottero sul mare in tempesta, le 227.000 tonnellate di petrolio cominciavano a fuoriuscire: lo fecero ininterrottamente per 15 giorni. Furono toccati oltre 300 km di costa bretone; per la pulizia ci vollero mesi. Si trattò del primo caso in cui un processo per un fatto del genere venne vinto dalle popolazioni locali. L'Amoco Cadiz non era una megacarretta del mare: la nave aveva solo quattro anni (era stata varata nel 1974) e il disastro avvenne per l'avventatezza del comandante e per le disposizioni di allora, che permettevano il transito di «mostri» del genere in quel braccio di mare (in seguito vietato) e a pochissima distanza dalla costa. La nave era lunga 334 metri e larga 51: come tre campi di calcio carichi di merda nera. Aveva una potenza di oltre 30.000 cavalli e di distruzione di 300.000 uccelli.

La canzone dei Tri Yann è un esempio tipico anche del virtuosismo linguistico del gruppo: il testo è una serie infinita di assonanze, doppi sensi, omofonie e riferimenti mitologici non sempre facilmente spiegabili. Un testo dove la vicenda del disastro dell'Amoco Cadiz si intreccia a visioni apocalittiche tratte dalla mitologia celtica, e una canzone che, si può dirlo senza timore di essere smentiti, ha «fatto il suo» nella successiva presa di coscienza ambientale susseguita al disastro della Amoco Cadiz (che si è anche tradotta in alcuni provvedimenti legislativi, come l'istituzione del CITRE e il divieto di circolazione per le superpetroliere nel «Rail d'Ouessant», la «pista di Ouessant» solcata allora da decine e decine di mostri marini battenti bandiere di comodo). Certo, non era finita là; l'Erika aveva ancora da venire, mil mallozh ru. [RV]
Bel oiseau blanc du bout du monde,
Fils de deux muets, fils du Pays,
Rebelle semblant entre deux mondes,
Tire d'aile sanglant de quel pays?
Feu noir sur trois abers,
Sang noir sur dix estuaires,
Sept îles et fer en pluie.

Battu de vent, flottant bastion,
Battu devant, flots, tourbillons,
Battu, battant sang pavillon,
Soleil levant, noir, sans rayons.
Noirs l'eau, le feu, la terre,
Noirs de feu les deux airs,
Le vent, la brume aussi.

Mer en brume soleil déforme,
Terre en brume vieillie diforme;
Doigts sont changeants en dix corneilles,
Poissons sanglants en dix orteils.
Pigeons de feu sur mer,
Poison de gueux sous mer,
Sept îles et fer en pluie.

Morte saison sans floraison,
Morte maison, sang, déraison;
Saisons perdues en oraisons,
Moissons perdues sans rébellion.
Feuillaison en hiver,
Fenaison en désert,
Grésil de fer en pluie.

Discours de feu, discours de veau,
Concours de peu, discours dévots,
Secours de peu, futiles travaux,
Séjours de feu pour mille chevaux.
Noire langue des vipères,
Noire lande de colère,
Les vents, les hommes aussi.

Mil mallozh ru, chant de l'épée,
Mille noires statues, noirs policiers,
Mille poings tendus, dix poings brisés,
Mille printemps dus pour mille années.
Cent mille hommes en colère,
Mille hommes sans la mer,
Sang, larmes et fer en pluie.

Mortes tribus sans héritiers
Portent tribut sang à payer.
Soleil fendu, bois condamnés,
Sol est venu, lois sont damnées.
Au temps que meurt la mer,
Autant se meurt la terre
Sous peur, sous fer en pluie.

Jour de demain, courage ardent
Jour de Samain, coups, rage aux dents
Seront les veaux perdant sang blanc,
Seront les loups perdant cents dents.
Rouge fin,
Rouge avers;
Rouge poings,
Rouge guerre.
Rouges mains,
Rouges serres;
Rouge festin,
Rouge chair,
Rouge vin,
Rouge bière,
Le feu, la mer aussi.

inviata da Riccardo Venturi - 10/1/2016 - 19:02



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
10 gennaio 2016

triyurba


Due parole del traduttore. Nessun tentativo è stato fatto per cercare -seppur minimamente- di riprodurre l'andamento di questo testo, a dir poco funambolico (come nella tradizione dei Tri Yann) e dal lessico ricercatissimo. Le note vorrebbero cercare di spiegare meglio qualche punto. Una tipica "traduzione di servizio".

IL SOLE È NERO

Bell'uccello bianco del capo del mondo, [1]
Figlio di due muti, figlio del Paese,
Che sembri ribelle tra due mondi,
A ali spiegate sanguini da quale paese?
Fuoco nero su tre aber, [2]
Sangue nero su dieci estuari,
Sette isole e ferro a pioggia.

Battuto dal vento, bastione flottante,
Battuto davanti, flutti, vortici,
Battuto e battente bandiera di sangue [3]
Si leva il sole, nero, senza raggi.
Nera l'acqua, neri il fuoco e la terra,
Nere di fuoco le due arie,
E il vento, e anche la bruma.

Mare abbrumato sole deforme
Terra invecchiata in bizzarra bruma;
Dita si mutano in dieci cornacchie,
Pesci sanguinanti in dieci dita di piedi.
Colombi in fiamme sul mare.
Veleno farabutto sotto il mare,
Sette isole e ferro a pioggia.

Stagione morta senza fioritura,
Morta la casa [4], sangue, follia;
Stagioni perse in orazioni,
Raccolti persi senza ribellione.
Fogliazione in inverno,
Fienagione nel deserto,
Nevischio di ferro a pioggia.

Discorsi infuocati, discorsi bovini,
Aiuti da poco, discorsi devoti,
Scarsi soccorsi, lavori ridicoli,
Mille cavalli a soggiornare nel fuoco.
Nera lingua delle vipere,
Nera landa di collera,
E i vènti, e anche gli uomini.

Mil malloz ru [5], canto della spada,
Mille statue nere, neri poliziotti,
Mille pugni tesi, dieci pugni spezzati,
Mille primavere a debito per mille anni. [6]
Centomila persone in collera,
Mille persone senza il mare,
Sangue, lacrime e ferro a pioggia.

Morte tribù senza discendenza
Portan tributo in sangue da pagare.
Sole spaccato, boschi condannati,
È arrivata a terra, le leggi sono dannate. [7]
Quando muore il mare
Muore anche la terra
Di paura, con ferro a pioggia.

L'indomani, coraggio ardente.
Giorno di Samain, colpi, rabbia ai denti. [8]
I vitelli perderanno sangue bianco,
I lupi perderanno cento denti.
Rossa la fine,
Rosso la faccia;
Rossi i pugni,
Rossa la guerra.
Rosse le mani,
Rossi gli artigli;
Rosso festino,
Rossa la carne,
Rosso il vino,
Rossa la birra, [9]
E il fuoco, e anche il mare.
[1] Si ricordi che «capo del mondo» è anche il nome del Finistère in bretone: Penn ar Bed. La marea nera dell'Amoco Cadiz colpì particolarmente il Finistère, infatti, sterminando centinaia di migliaia di "begli uccelli bianchi" e di altri colori.

[2] Ho lasciato qui la parola bretone: aber significa sì «estuario», ma potrebbe meglio rendersi con «ría»: si tratta di una baia formata dalla foce di un fiume invasa in parte dal mare. Data la frequenza degli aber in Bretagna, la parola bretone ha ottenuto un uso geografico internazionale (al pari del galiziano «ría»).

[3] Battre pavillon è esattamente il termine marinaresco per «battere bandiera» detto di una nave. L'Amoco Cadiz batteva bandiera liberiana.

[4] "Stagione morta" sarà da intendersi sia in senso proprio, sia nel senso di "stagione morta = bassa stagione" (valore che l'espressione ha usualmente in francese). Probabilmente un accenno alla rovina turistica che colpì la Bretagna quell'anno a causa della marea nera. Espressione che fa pendant con "morte maison", ove "maison" sarà da intendersi anche come "casa" nel senso di "Paese" (come nell'ingles home).

[5] In bretone: «Mille maledizioni rosse» (di sangue).

[6] Può esserci qui un sottile gioco di parole tra il francese mille printemps dus «Mille primavere dovute, a debito» e la parola bretone du, che significa «nero»: mille primavere nere a debito, in pratica.

[7] Il riferimento è qui è alla marea nera che arriva a terra.

[8] Almeno in questo caso, nell'autentico pezzo di virtuosismo linguistico che è questa canzone, occorre notare il gioco di omofonia tra courage del verso precedente e coups, rage di questo verso. Lo stesso può dirsi anche del parallelismo tra "jour de demain" (il giorno di domani, l'indomani) e il "jour de Samain" (il giorno di Samain o Samhain, vale a dire il "capodanno celtico" festeggiato nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre).

[9] Traduco qui «birra» in conseguenza del «vino» del verso precedente, ma «bière» significa anche «bara, cassa da morto» in francese.

10/1/2016 - 20:01


Caro Riccardo, nella fretta hai omesso di tradurre:

[...]

Flavio Poltronieri - 10/1/2016 - 22:23


Eh sì Flavio, m'ero davvero magnato 'na strofa...grazie per la segnalazione! Ora la pagina dovrebbe essere a posto con la strofa mancante, l'introduzione e qualche foto...

Riccardo Venturi - 11/1/2016 - 03:43



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