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Kalonkadour

Tri Yann


Lingua: Francese


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Guerre guerre, vente vent
(Tri Yann)
Cold Grey Fairyland
(Déanta)
Le soleil est noir
(Tri Yann)


[1983]
Testo / Lyrics / Testenn / Paroles: Chocun / Corbineau / Jossic
Musica / Music / Sonerezh / Musique:
Tradizionale irlandese ("Planxty Irwin")
Irish traditional tune ("Planxty Irwin")
Album: 1. Café du bon coin [1983]
2. Ar gwellañ gant Tri Yann - La légende [2001]

brepetr


Il lago fatato di Kalonkadour, o Kalondour (nel cui nome si riconoscono le parole bretoni kalon “cuore” e dour “acqua”; vorrebbe quindi dire “cuore d'acqua”) dovrebbe, se la memoria non mi falla, trovarsi in mezzo all'altrettanto fatata foresta di Brocéliande, nell'epos arturiano. Nel particolare stile dei Tri Yann, non di rado il passato (anche leggendario) serve per raccontare il presente, intrecciandovisi strettamente: così fu che, nel 1983, in un album parecchio “irlandese” comparve anche questa canzone divenuta poi veramente leggendaria, giustappunto su di un'aria irlandese rielaborata (quella tradizionale di “Planxty Irwin”, poi eseguita ad esempio da Dubliners nel 1987). Lago fatato? D'accordo, ma la leggenda serve a parlare di qualcosa di molto, molto presente. La guerra scatenata alla Bretagna (e non solo) dalle grandi petroliere al servizio delle ancor più grandi multinazionali, come la pluridisastrosa Shell che ha fatto disastri in tutto il mondo, fino al Golfo del Messico, per poi non di rado presentarsi nelle sue propagande multimilionarie come “attenta all'ambiente”.

La Bretagna ha la disgrazia di trovarsi, con le sue acque non tranquille di un laghetto un po' più vasto del magico lago di Kalonkadour (si chiama “Oceano Atlantico”), sulle rotte delle petroliere. Le più grandi del mondo, senz'altro; e così, a partire dal 1967, superpetroliere affondate in prossimità delle sue coste hanno provocato disastri ecologici altrettanto enormi. Se il percorso in cui viene inserita questa canzone si chiama “Guerra alla terra”, quando c'è di mezzo il petrolio è guerra, doppia, tripla, quadrupla. Il petrolio che scatena guerre guerreggiate allo stesso modo in cui scatena guerre terrificanti all'ambiente e alla vita umana in genere. In Bretagna lo sanno anche fin troppo bene, e le immagini di questa canzone, “filtrate” solo quel che basta dall'antica leggenda, sono chiarissime e ben presente negli occhi di ognuno.

Facciamo una rapida disamina relativa alla Bretagna. Si comincia il 18 marzo 1967 con la Torrey Canyon, di proprietà della Union Oil Company of California e armata dalla Barracuda (!!!) Tanker Corporation. La petroliera, capace di trasportare 120.000 tonnellate di petrolio greggio, affonda al largo della Cornovaglia britannica, ma la marea nera che sversa in mare minaccia anche le coste bretoni. Le quali vengono , da Morlaix a St. Brieuc, mentre la Cornovaglia viene fortunatamente solo sfiorata; l'isola di Guernsey però viene completamente inglobata dalla marea nera.

L'estensione della marea nera della Torrey Canyon com'era l'11 aprile 1967.


Poiché all'epoca non si ha quasi nessuna esperienza nel contenimento di un simile disastro, il governo britannico dà ordine alla RAF di bombardare la petroliera e di incendiare il petrolio fuoriuscito. In seguito vengono versate in mare tonnellate di solventi; si può quasi ipotizzare che il rimedio sia stato peggiore del disastro.

La Torrey Canyon bombardata dalla RAF
La Torrey Canyon bombardata dalla RAF


Il 16 marzo 1978, mentre in Italia si è affaccendati con il rapimento di un noto uomo politico democristiano, a poche centinaia di metri dal porticciolo bretone di Portsall transita la superpetroliera Amoco Cadiz, 234.000 tonnellate di stazza lorda e lunga 330 metri, di proprietà della Amoco (filiale della Standard Oil). La nave, di proprietà americana, batte la solita bandiera liberiana e ha un equipaggio italiano; trasporta 230.000 tonnellate di greggio dal Golfo Persico fino al porto di Le Havre, destinate alla Shell. Si incaglia e affonda, sversando su 400 km di costa bretone tutto il suo carico al quale si aggiungono, tanto per non farsi mancare nulla, anche 3000 tonnellate di gasolio. Si verifica così quello che viene annoverata la 5a marea nera di tutti i tempi per sversamento di petrolio, ma la prima in assoluto per danni e ripercussioni disastrose sull'ambiente e sulla salute animale e umana. Il comandante della Amoco Cadiz rimase ad attendere ordini non dalle autorità francesi, ma dall'Amoco; quando arrivarono, la nave aveva già centrato una serie di scogli affioranti e si era spezzata in due provocando uno dei più gravi disastri ambientali della storia.



E' esattamente ai fatti dell'Amoco Cadiz che la canzone dei Tri Yann si riferisce, sfumando nella speranza con tutta una serie di leggendarie “mutazioni” che, forse, nascondono quelli che furono in realtà i due più preziosi alleati nell'opera di pulizia e di recupero: i batteri e le stesse onde del mare. Quando il gruppo ripropose Kalonkadour nel 2001, nell'album doppio antologico Ar gwellañ gant Tri Yann – La légende, di maree nere ce n'era già stata un'altra: quella dell'Erika. Di proprietà dell'armatore italiano Giuseppe Savarese, battente bandiera di comodo maltese e affittata alla Total, trasportava oltre 30.000 tonnellate di FOL (nafta per trazione navale e centrali termiche) da Dunkerque a Livorno, destinate all'ENEL. Costruita in Giappone nel 1975, era già al suo nono nome quando, il 12 dicembre 1999. Il mare, al largo dell'isola di Ouessant e verso la parte sud della costa bretone, è in tempesta: forza 8/9. La petroliera comincia inesorabilmente a sfasciarsi, cosa che avviene al largo di Penmarc'h; e ancora una volta la Bretagna (in particolare le isole del Morbihan, Groix e Belle-Île-En-Mer in particolare) è colpita assieme alle coste della Vandea e della Charente Maritime. Per il pompaggio di vuole quasi un anno: le operazioni terminano il 5 settembre 2000. Tutto questo per i consueti 400 km di costa raggiunti da uno strato di petrolio spesso da 5 a 30 cm e trecentomila uccelli morti. In particolare, l'Erika stermina quasi totalmente la popolazione di urie. Ma tra il carburante sversato dall'Erika si hanno anche grosse quantità di idrocarburi aromatici policiclici, che contengono almeno 10 tonnellate di componenti altamente cancerogeni finiti sulle coste bretoni e vandeane.

kaerika


E non sarebbe mica finita qui; ci sarebbe, ad esempio, da parlare della Haven, “gemella” della Amoco Cadiz e che fece la stessa fine l'11 aprile 1991 nel golfo di Genova scatenando la più grave marea nera italiana, oppure la Prestige, 19 novembre 2002. Il grande, immenso lago di Kalonkadour -chiamato semplicemente “mare”- è solcato attualmente da centinaia di questi mostri, che non di rado sono autentiche carrette di dimensioni infinite. A quando la prossima, per far andare anche i vostri SUV di merda? [RV]
Au bord du lac de Kalonkadour
J'ai vu la harpe aux cordes rouillées,
Le marronnier cacher la vipère,
La pluie brûlante en larmes tomber.
J'ai vu la vague souiller la terre,
J'ai vu deux filles aux seins desséchés
Et leurs enfants nus que le froid lacère
Au bord du lac de Kalonkadour.

Au bord du lac de Kalonkadour
J'ai vu la mouette en corbeau changée,
L'air du matin plus lourd que l'ébène,
Le rossignol en aigle enchanté.
J'ai vu la boue jaillir des fontaines,
Fleuve de sang des forêts gicler,
Entendu le chant de cent mille sirènes
Des fonds du lac de Kalonkadour

Au fond du lac de Kalonkadour
J'ai vu le miel couler du glacier,
La goutte d'eau gelée par l'aurore
Faire éclater plus de mille rochers.
Le coudrier se faire lance d'or,
J'ai vu des rois de chiens enfantés,
Et j'ai vu des chênes plier alors
Au fond du lac de Kalonkadour.

Au fond du lac de Kalonkadour
J'ai vu l'oiseau en flûte enchanté,
J'ai vu tomber du buisson l'épine,
L'épée d'ajonc pourfendre l'acier.
J'ai vu Janus que le cerf domine,
J'ai vu le rat en goéland charmé,
Et en vierge alors enchantée l'hermine
Au fond du lac de Kalonkadour.

J'ai vu fleurir la harpe d'amour
Au fond du lac de Kalonkadour.

inviata da Richard Gwenndour - 27/12/2015 - 20:11



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
27 dicembre 2015
KALONKADOUR

In riva al lago di Kalonkadour
ho visto l'arpa con le corde arrugginite,
l'ippocastano nasconder la vipera,
la pioggia ardente cadere in lacrime.
Ho visto l'onda sporcar la terra,
due fanciulle dai seni disseccati
e i loro bimbi nudi lacerati dal freddo
in riva al lago di Kalonkadour.

In riva al lago di Kalonkadour
ho visto il gabbiano mutato in corvo,
l'aria del mattino pesar più dell'ebano,
l'usignolo in aquila mutato in sortilegio.
Ho visto la melma sgorgar dalle fontane,
un fiume di sangue schizzar dalle foreste
e udito il canto di centomila sirene
dagli abissi del lago di Kalonkadour.

In fondo al lago di Kalonkadour
ho visto il miele colar dal ghiacciaio,
la goccia d'acqua gelata dall'aurora
fare schiantare più di mille scogli.
L'avellano farsi lancia d'oro,
ho visto re figliati da cani,
e ho visto allora piegarsi querce
in fondo al lago di Kalonkadour.

In fondo al lago di Kalonkadour
ho visto l'uccello per magia mutarsi in flauto,
ho visto cadere la spina dal pruno,
la spada di giunco trapassar l'acciaio.
Ho visto Giano dominato dal cervo,
ho visto il topo mutato in gabbiano,
e per magia, allora, la vergine mutarsi in ermellino
In fondo al lago di Kalonkadour.

Ho visto fiorire l'arpa d'amore
in fondo al lago di Kalonkadour.

27/12/2015 - 20:15


Tri Martolod !!!!

(guardate i commenti sotto il video :)

krzyś - 27/12/2015 - 22:48


Io trovo una marea di commenti in arabo, sotto il video, e diverse considerazioni sull'avvenenza di Nolwenn Leroy, che io mi ricordo in Francia diversi anni fa come vincitrice della "Star Academy" (una specie di "X Factor" francese, detta familiarmente "Star Ac' "). La quale Nolwenn sarà sicuramente bretone, ma pronuncia il bretone come una che lo ha un po' imparato da due mesi per riciclarsi come bretone, giustappunto, e che canta la povera "Tri martolod" con un arrangiamentino pop sul quale sorvolo, ma parecchio in alto quasi a incontrare le oche migratrici (le hanno viste transitare tranquille sopra l'Everest).

Richar Gwenndour atristet gant ar glac'har evit ar kaezh "Tri Martolod" - 27/12/2015 - 23:02


eh si, ma i tempi cambiano.....(quasi sempre in peggio purtroppo)infatti con la signorina duetta volentieri anche Stivell....

Flavio Poltronieri - 27/12/2015 - 23:09


O'chey ;)

Cristoball - 27/12/2015 - 23:13


Forse è meglio specificarlo che la musica è proprio di O'Carolan. I Tre Gianni di Nantes all'epoca di Café du bon coin erano saliti proprio in cima alla vetta, io li ho visti proprio nel tempio parigino dell'Olympia presentare questo disco in uno splendido spettacolo e ancora conservo le locandine originali. Mi piacerebbe dire però che sono rimasto più affascinato dal precedente (1978) "Urba", un ellepi di un bardismo moderno evidente. Virulentemente schierato contro l'urbanizzazione delle campagne fin dai primi solchi, fin dalla copertina...una vera meraviglia/rivelazione dalla Bretagna nel solco e assolutamente all'altezza di Alan Stivell, ricordo perfettamente: acquistato da Carù a Gallarate! Un disco di soffi e sferzate, d'ispirazione "gallo" e denso di canzoni significative piene di informazioni preziose che attraversano la realtà, l'immaginazione, la storia e la leggenda di quella bellissima regione. Quelli però erano anche i tempi in cui c'era chi sosteneva, anche violentemente, la "pureté bretonne" e le pressioni sul gruppo furono evidenti. Per esempio Jean-Louis Jossic fu aggredito apertamente, in forma anonima "ti scriviamo per dirti che sei solo una piccola puttana, solo una pedina nello scacchiere del show-biz francese e ci sei diventato svendendo la musica del tuo caro paese..." sorte toccata peraltro, ricordo, anche a Mélaine Favennec che, da cantautore, godette un successo di molto inferiore. Chissà cosa sarebbe successo se a quel tempo fosse salita su un palco una qualsiasi Nolwenn Leroy!!!!

Flavio Poltronieri - 28/12/2015 - 10:44


Concordo con te su Urba, album tra l'altro discretamente presente anche in questo sito. Curioso poi che tu lo abbia comprato a Gallarate...dico questo perché l'unica volta che ho visto i Tri Yann in concerto è stato non lontano da lì, a Busto Arsizio, oramai parecchi anni fa. Quanto alla presupposta "purezza", che dirti? Non mi stupisco purtroppo di certe cose, e ti parla uno cui ogni sorta di "purezza" ha sempre fatto paura (anche perché, di solito, chi ne parla ha un concetto tutto suo della cosa, legato generalmente a visioni del mondo che non mi attengono). La musica bretone è stata grandissima proprio in quel (non lunghissimo) periodo in cui coniugava una rinascita culturale con l'innovazione e la fusione (che era l'inserimento della tradizione nella modernità), la lotta con l'internazionalismo e l'antirazzismo. Per me è il confine che la separa da quello che è venuto dopo, vale a dire la cosiddetta "musica celtica". Quando sento parlare di "musica celtica" mi viene voglia di imbracciare un mitra. Purtroppo, l'evoluzione è stata quella, accompagnata da viramenti nazionalistici di facciata, "purezze" inesistenti (secondo le quali, en passant, bisognerebbe rinunciare anche alla lingua bretone tout court, dato che si tratta di una lingua francesizzata fin nel midollo delle ossa e proprio nella sua componente più locale, dialettale; il "bretone unificato" è in larga misura un'invenzione, una lingua artificiale come l'euskara batua) e quant'altro. Quanto a Alan Stivell che duetta con Nolwenn, contento lui. Qui nel sito è stata messa sì "Beg ar Van", ma non bisogna nemmeno scordare che l'album dove si trova, "Terre des vivants", è quello in cui Alan Stivell comincia a scivolare verso la New Age, le ere acquariane e quant'altro. Verrebbe da urlare un bel "Fanculo alla spiritualità"...

Riccardo Venturi - 28/12/2015 - 11:12


A sto' punto propongo di bombardare tutte le parti combattenti in Siria adesso(russi compresi) con i razzi contenenti i "Tri Martolod". Altrimenti ciccia...

krzyś - 6/1/2016 - 03:26


Caro Riccardo, a riguardo Urba: tu scrivi che è "discretamente presente anche in questo sito" ma io vedo solo Kerfenk 1870....

Flavio Poltronieri - 7/1/2016 - 20:12


O Flavio, a volte vo a memoria e ero convito che ci fossero più cose da Urba; ma evidentemente mi sbagliavo...succede!

Riccardo Venturi - 8/1/2016 - 04:16


da "Urba" secondo me ci dovrebbe stare "Le soleil est noir", che parla del disastro dell' Amoco Cadiz (come questa Kalonkadour). Lascio a voi...

Lorenzo - 9/1/2016 - 11:27


Ce la metterò senz'altro, però ora devo partire per andare a cucinare per una ventina di anarchici...

Riccardo Venturi - 9/1/2016 - 11:31



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