Lingua   

V predmestni krčmi

Silvin Sardenko


Lingua: Sloveno


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[1906]
Poesia di Silvin Sardenko
Poi cantata sull'aria di varie canzoni popolari slovene

Il testo è tratto dalla "Grammatica della lingua slovena" di Anton Kacin, Editoriale Stampa Triestina/Založnišvo Tržaskega Tiska, Trieste/Trst 1979, p. 171, dove è inserito come esercizio di traduzione alla lezione XXIX [RV]


Silvin Sardenko.
Silvin Sardenko.
V predmestni krčmi, ovvero "In un'osteria dei sobborghi" è con tutta probabilità una delle più famose poesie in lingua slovena, sebbene opera di un cosiddetto "poeta minore" (ma della letteratura slovena, purtroppo, qui da noi tutti i nomi, anche i più grandi come France Prešeren, rischiano di essere "minori"). E' apparentemente un quadretto di periferia, che rivela però un mondo intero. Scritta quando la Slovenia faceva ancora parte dell'impero Asburgico, ci mette davanti alla povera gente, alla gente qualsiasi, a chi, in un'osteria qualsiasi, deve rinunciare a ballare e a divertirsi un po' perché....ma per questo rimandiamo alla traduzione. La fama della poesia è testimoniata dal fatto che, anche per il suo ritmo facile facile, è stata adattata ad essere cantata su un discreto numero di canzoni popolari.
Plesali so po para dva,
jim godla godca stara dva.

In pili vino ”Orvieto”
in peli pesem ”Rigoletto”.

Od zadaj resen mož je stal
in gledal, kakor bi se bal.

”Kako ste živi, krasni pari,
nebo vam rožno zdravje vari!”

Pa rekli so mu pivci vsi:
“Še vi bi, očka, plesat šli!”

”No! Saj bi šel, a noga leva
nič prav se tal mi ne zadeva.

Lesena je – a pravo vzel
na vojski mi je bridki strel.

A včasih jaz sem plesal fino,
prošila mati: Nehaj, Nino!

Z nogo sem pahnil jo pred se –
sedaj ni majke, ne noge…

A daj mi vina, dekle vitko,
da potopim si misel bridko!”

In pil je in odhajal je
in pes za njim zalajal je.

inviata da Riccardo Venturi - 27/12/2006 - 14:32



Lingua: Italiano

Versione italiana, tratta anch'essa dalla "Grammatica della lingua slovena" di Anton Kacin, nella "Chiave agli esercizi", p. 272.
IN UN'OSTERIA DEI SOBBORGHI

Ballavano a due coppie,
suonavano loro, due vecchi musicanti

E bevevano vino "Orvieto",
e cantavano la canzone "Rigoletto"

Di dietro stava un uomo serio
e guardava come se avesse paura.

"Come siete vivaci, belle coppie,
il cielo vi conservi la salute!"

E tutti i bevitori gli dissero:
"Vada a ballare anche lei, babbo!"

"Beh, certo, ci andrei, ma il piede sinistro
tocca poco bene il pavimento.

È di legno -quello vero, però,
me l'ha tolto in guerra uno sparo crudele.

Ma un tempo io ballavo mirabilmente;
la mamma pregava: 'Smettila, Nino!'

Col piede l'ho spinta davanti a me,
ora non c'è più la mamma, né il piede.

Ma dammi del vino, snella fanciulla,
perché io affoghi il pensiero amaro!"

E beveva, e se ne andava,
e il cane dietro gli abbaiava.

inviata da Riccardo Venturi - 27/12/2006 - 14:53


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