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Georges Brassens: Saturne

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Francese


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[1964]
Paroles et musique: Georges Brassens
Testo e musica: Georges Brassens
Album: Les copains s'abord

Il est morne, il est taciturne
Il préside aux choses du temps
Il porte un joli nom, Saturne
Mais c'est un dieu fort inquiétant
Il porte un joli nom, Saturne
Mais c'est un dieu fort inquiétant.

En allant son chemin, morose
Pour se désennuyer un peu
Il joue à bousculer les roses
Le temps tue le temps comme il peut,
Il joue à bousculer les roses
Le temps tue le temps comme il peut.

Cette saison, c'est toi, ma belle
Qui a fait les frais de son jeu
Toi qui as payé la gabelle,
Un grain de sel dans tes cheveux
Toi qui as payé payer la gabelle,
Un grain de sel dans tes cheveux.

C'est pas vilain, les fleurs d'automne
Et tous les poètes l'ont dit
Je te regarde et je te donne
Mon billet qu'ils n'ont pas menti,
Je te regarde et je te donne
Mon billet qu'ils n'ont pas menti.

Viens encore, viens ma favorite
Descendons ensemble au jardin
Viens effeuiller la marguerite
De l'été de la Saint-Martin,
Viens effeuiller la marguerite
De l'été de la Saint-Martin.

Je sais par cœur toutes tes grâces,
Et pour me les faire oublier
Il faudra que Saturne en fasse
Des tours d'horloge de sablier,
Et la petite pisseuse d'en face
Peut bien aller se rhabiller.

inviata da Riccardo Venturi - 5/10/2015 - 20:18



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
Firenze, 5 ottobre 2015

Due parole del traduttore. Volevo fare una lunga introduzione a questa canzone, ma poi le cose da dire si riducono ad una sola: l'ho ascoltata per la prima volta quando avevo sedici anni, e mi ha fatto piangere. La sto ascoltando adesso, e mi fa piangere ancora. Letteralmente, non come dichiarazione retorica: ho veramente le lacrime agli occhi come ogni volta che la ascolto o me la canto. E basta così.
SATURNO
a D.

È cupo, è taciturno
presiede alle cose del tempo
porta un bel nome, Saturno,
ma è un dio assai inquietante
porta un bel nome, Saturno,
ma è un dio assai inquietante.

Andando tetro per la sua strada
per distrarsi un po'
gioca a sconvolger le rose,
il tempo ammazza il tempo come può,
gioca a sconvolger le rose,
il tempo ammazza il tempo come può.

Questa stagione sei tu, mia bella,
che hai fatto le spese del suo gioco
tu, che hai pagato la gabella,
un grano di sale nei tuoi capelli,
tu, che hai pagato la gabella,
un grano di sale nei tuoi capelli.

Non sono brutti i fiori d'autunno
e tutti i poeti lo hanno detto,
io ti guardo, e ti garantisco
che non hanno certo mentito,
io ti guardo, e ti garantisco
che non hanno certo mentito.

Vieni ancora, vieni, mia favorita,
scendiamo insieme nel giardino
vieni a sfogliare la margherita
dell'estate di San Martino,
vieni a sfogliare la margherita
dell'estate di San Martino.

Io so a memoria tutte le tue grazie
e per farmele dimenticare
bisognerà che Saturno ne faccia
di giri e giri di clessidra.
E la piccola mocciosa di fronte
può pure andare a rivestirsi.

5/10/2015 - 20:45


Tra parentesi, anche se non avete mai sentito questa meraviglia avrete forse riconosciuto la linea melodica (seppur con modifiche) della Stagione del mio amore di Fabrizio De André, che ne riprende pure il tema anche se non si tratta di una traduzione in senso proprio.

Riccardo Venturi - 5/10/2015 - 20:54


"Una Venere della vecchia scuola è l'eroina discreta di questa magnifica canzone sulla fedeltà, 'Saturne' , in cui il tempo che passa è gentilmente considerato da Brassens come un'ulteriore attrazione. 'C'est pas vilain les fleurs d'automne' [ Sono belli i fiori d'autunno ] corrisponde al verso di Agrippa d'Aubigné [ poeta francese nato nel 1552 e morto nel 1630 ] : 'Une rose d'automne est plus qu'une autre exquise' [ Una rosa autunnale è più squisita delle altre ] . Poesia di commozione e di tenerezza, 'Saturne' è, secondo me, una delle opere principali della maturità di Brassens. "
René Fallet

daniela -k.d.- - 5/10/2015 - 21:15


Carissima Daniela -k.d.-, non so se ti ho mai raccontato di Agrippa d'Aubigné, il poeta francese che fu il cantore degli Ugonotti. Quando ero in seconda liceo, e avevo quindi davvero i famosi diciassette anni e mezzo che dico sempre di avere, la professoressa di greco e latino, la famosa Asselle che sempre nomino, parlò in classe della sua opera principale, il "Poema tragico" (Les Tragiques), che poi è la narrazione in poesia di tutte le guerre di religione di quell'epoca e della Notte di San Bartolomeo. Un'opera poetica stupefacente, che tant'è vero corsi subito a comprare (nelle edizioni della BUR) e che ho tuttora in casa. Pensa dunque che cosa sei andata a "smuovere" nominandomi D'Aubigné, che conosco quasi a memoria. Quando abitavo in Svizzera, una volta feci un giro a Ginevra; bene, ti dico che volli di riffa o di raffa salire alla cattedrale protestante, che oltre ad essere parecchio bella ha, sulla piazza antistante, il busto di Agrippa d'Aubigné mentre dentro la chiesa si trova la sua tomba. Sulla quale misi persino un fiore. Bisognerebbe che tu leggessi il "Poema tragico" per capirlo, non so che altro dirti. Semplicemente qualcosa di unico. Naturalmente, Brassens, che la poesia francese degli ultimi venti secoli la conosceva a menadito, non se lo lasciò sfuggire il verso che hai citato: lo ripropose quasi pari pari in À l'ombre des maris, ma rovesciandolo piacevolmente ("Qu'une femme adultère est plus qu'une autre exquise"...). Continuando ancora un po': il primo libriccino coi testi delle canzoni di Brassens lo comprai poco prima che morisse, nel 1980, alla scomparsa libreria Seeber di via Tornabuoni (sempre a 17 anni...): lo aveva scritto proprio Alphonse Bonnafé, pensa tu (che poi era il suo vecchio insegnante di francese). Libriccino, ahimè, andato perso chissà dove. Vabbè, grazie per aver innestato ricordi molto antichi. Te ne sono davvero grato.

Riccardo Venturi - 12/10/2015 - 01:39



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