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Mâine toţi recruţii pleacă

Maria Tănase


Lingua: Rumeno


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(anonimo)
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(Cleopatra Stratan)
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(Cristian Paţurcă)


Canzone popolare rumena
Testo da Versuri

 Maria Tănase


Non so esattamente quanto durasse il servizio militare nella Romania di un tempo, ma è da presumere che, come un po' ovunque, durasse anni. Come è facile immaginare, per le famiglie contadine la partenza di un figlio maschio per il servizio militare era un grosso problema anche in tempo di pace: si trattava di due braccia in meno per i campi e per il bestiame. Il giovane doveva lasciare l'immancabile fidanzata (qui indicata con il curiosissimo appellativo di „mândruţă”, diminutivo di mândru „fiero, coraggioso”), che altrettanto immancabilmente si maritava con qualcun altro, e per molti ragazzi la separazione dal proprio ambiente rappresentava certamente uno stacco difficilissimo. Molti cercavano quindi di fare di tutto per evitare il servizio militare, o quanto meno per farlo durare il meno possibile; come si vede in questa canzone popolare, uno dei sistemi più usati era quello di farsi passare per l'unico sostentamento della famiglia (il padre troppo vecchio per occuparsi della campagna e delle bestie, il tentativo di far vendere il bestiame per poter dire di essere in povertà totale ecc.); tentativi che, usualmente, andavano a vuoto perché nessun contadino era ovviamente disposto a privarsi del bestiame (di solito comunque scarso). Così il ragazzo doveva partire, tra mille lamenti. La realtà era spesso assai differente dalle canzoncine: sto scrivendo dalla vecchia casa di famiglia all'Isola d'Elba, e mi ricordo anche fin troppo bene i racconti dei miei zii che, da giovani, erano stati felicissimi di partire per tre anni di servizio militare lasciando sì le fidanzatine di paese ma anche la durissima e schifosa vita dei campi (e divertendosi finalmente con un discreto numero di ragazzotte trovate nei vari porti). Mio zio Ulisse diceva in particolare di aver mangiato per la prima volta la carne in vita sua durante il servizio in marina. Come dire: piuttosto di non fare i contadini (cosa che facevano fin da bambini), preferivano di gran lunga stare anni sotto le armi (a tale riguardo bisognerebbe rileggere con attenzione anche Padre padrone di Gavino Ledda). Certo, accadeva non di rado come è successo ad un altro mio zio, Mamiliano, che s'è ritrovato in guerra e che non è più tornato da Capo Matapan, con tanto di nome sul monumento alato ai caduti nella piazza di Marina di Campo. Ma le canzoni popolari che parlano della dolorosa partenza per il militare vanno sempre un po' lette tenendo conto che, alla fin fine, sono „figlie” -in ogni epoca e in ogni paese- di un ambiente rurale tradizionale (dominato ossessivamente dalla chiesa e dagli agrari) che voleva il contadino costantemente legato alla terra, dalla quale non si doveva smuovere. Fatto sta che, anche in questa canzone popolare rumena, alla fin fine il giovanotto ritorna sergente maggiore dopo aver visto magari un po' di mondo (e, spesso, imparando a leggere e scrivere). Il vecchio padre aspetta sì triste, ma il figlio ritorna sergente maggiore e di fidanzata, è da presumere, se ne troverà un'altra mentre quella che non lo ha aspettato si sarà sposata il solito bovaro che le avrà fatto fare figli su figli. La società contadina è stata ben lungi dall'essere „idilliaca”, e moltissimi giovani contadini trovavano assai più sopportabile la disciplina militare della vita nei campi. E tanto, comunque, i vecchi padri la mucca col cavolo che la vendevano! [RV]

Nota testuale. Come oramai accade pressoché sempre per qualsiasi cosa ripresa da siti in lingua rumena, è impossibile aspettarsi una precisione seppur minima. Internet ha letteralmente ucciso l'ortografia rumena: a farne le spese sono stati principalmente i diacritici (che sono distintivi), ma nel caso di questo testo le fonti reperibili in rete sono scorrette anche nel resto dell'ortografia. Nell'attesa che, prima o poi, i diacritici vengano del tutto aboliti ufficialmente (cosa che renderà simpaticamente illeggibile la lingua rumena anche agli stessi rumeni...), in questo sito persistiamo eroicamente a rispettare l'ortografia nazionale rumena e a ripristinare i diacritici e tutto il resto.
Foaie verde, nucă seacă of, of,
Mâine toţi recruţii pleacă
Merg parinţii să-i petreacă.

Dar pe mine n-are cine of, of
Dar pe mine n-are cine
Că sunt străinel pe lume.

Tată-i bătrân şi nu poate of, of
Tată-i bătrân şi nu poate
Surorile-s prea departe.

Mândruţa s-a măritat of, of
Mândruţa s-a măritat
M-a lăsat cu dor în sat, mai.

Vinde-l tată pe Lunilă
Vinde-l tată pe Lunilă
Să fac armata o lună.

Vinde, tată, boii, vaca of of
Vinde, tată, boii, vaca
Ca să nu mai fac armata.

Tată a zis că nu poate of of
Tată a zis că nu poate
Şi-am făcut armate, frate.

Şi m-a aşteptat cu dor of of
Şi m-a aşteptat cu dor
Şi-am venit sergent major.

inviata da Flavio Poltronieri - 13/8/2015 - 12:45




Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri
DOMANI TUTTE LE RECLUTE VANNO VIA

Foglia verde, noce secca, mamma
Domani tutte le reclute vanno via
E i genitori li festeggiano

Anche il mio mi era molto caro
Ma nessuno mi accompagnava
Mamma

Quando ero giovane come te
Avevo un padre troppo vecchio
E non aveva tanta pazienza
Mamma

E gridava forte mio padre
Oh Dio, mettimi su una strada
Senza la luce delle stelle
Sopra le caserme

Devo parlare con il colonnello
Mamma
E dirgli di non sgridare il mio cucciolo
E di non fargli fare i turni di guardia
Perché è piccolino e si addormenta

13/8/2015 - 12:46




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
14 agosto 2015
Marina di Campo (Isola d'Elba)

Due parole del traduttore. La versione italiana di Flavio Poltronieri mi sembra chiaramente una riscrittura, o reinterpretazione, della canzone originale. Ho pensato quindi di eseguire una traduzione integrale del testo rumeno (per il quale si veda anche quanto scritto nell'introduzione). Si tratta di un testo che ci porta diritti nelle campagne tradizionali rumene, ed a tale riguardo merita spendere qualche parola sul nome di „Lunilă” dato alla mucca che il giovane soldato vorrebbe far vendere al babbo per rimanere il meno possibile a fare il militare. Nella Romania rurale, alcuni giorni della settimana erano considerati „santi”: tra questi il Lunedì (in rumeno luni). Si trattava di una santa femminile („Sfânta Luni”; altri giorni della settimana erano invece santi maschili), che le donne onoravano vestendosi in nero. Se nascevano degli animali in quel giorno, particolarmente mucche, veniva dato loro il nome di „Lunilă” o „Lunoaia” (qualcosa come „Lunedina”); un uso non estraneo alle nostre campagne, dove parecchie mucche recavano ad esempio il nome di „Domenica”. Se invece nasceva un bambino di lunedì, si diceva che sarebbe stato parecchio brutto di aspetto, ma anche sanissimo e fortunato.
DOMANI PARTONO TUTTE LE RECLUTE

Foglia verde, noce secca, oh oh,
Domani partono tutte le reclute
E i genitori vanno a festeggiarle.

Ma per me non c'è nessuno, oh oh,
Ma per me non c'è nessuno
Ché son solo soletto al mondo.

Il babbo è vecchio e non può, oh oh,
Il babbo è vecchio e non può
E le sorelle son troppo lontane.

La mia ragazza s'è maritata, oh oh,
La mia ragazza s'è maritata
E mi ha lasciato triste al paese.

Babbo, su, vendi Lunilă,
Babbo, su, vendi Lunilă
Ché così fo il militare un mese.

Vendi, babbo, i buoi e la vacca, oh oh
Vendi, babbo, i buoi e la vacca
Ché così non fo più il militare.

Babbo ha detto che non può, oh oh,
Babbo ha detto che non può
E ho fatto il militare, fratello.

Così triste m'ha aspettato, oh oh,
Così triste m'ha aspettato
E son tornato sergente maggiore.

14/8/2015 - 06:31


Rimessa un po' a posto questa pagina con tanto di introduzione (per la quale mi scuso se qua e là ho usato toni un po'...ironici; ma conosco la "civiltà contadina" e non nutro verso di essa alcuna visione romantica), vorrei chiedere a Flavio Poltronieri, se possibile, qualcosa sulla genesi della sua traduzione (o riscrittura). Comincia con due strofe che sono effettivamente riprese dal testo originale (anche se non c'è nessuna "mamma": tata, in rumeno come nell'italiano meridionale del quale ha molto, significa "babbo, papà"), ma prosegue poi per una strada, come dire, tutta sua e della quale nel testo originale non v'è traccia alcuna. E' stata ripresa da qualche altra traduzione, oppure esistono altre versioni del canto, o cosa? Saluti carissimi.

Riccardo Venturi - 14/8/2015 - 07:40


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