Lingua   

Del volt

Pierangelo Bertoli


Lingua: Italiano (Emiliano Modenese)


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[2000]
Inedito
registrato durante la sera dei festeggiamenti del 25° anno di carriera al Teatro Carani.


Un inedito di Pierangelo Bertoli in omaggio alle sorelle annegate

"Ho deciso di pubblicare un inedito di mio padre dopo avere appreso del grave lutto accaduto ad una famiglia di Sassuolo, la nostra città. Voglio dedicare a loro questa canzone che fa parte dei tesori che custodisco gelosamente perchè credo che alcuni eventi possano unire un paese, una comunità, un popolo. Non ho la pretesa di alleviare il dolore della famiglia, solamente credo che sia giusto fare sapere loro che ci siamo, che siamo tutti attorno a loro.

Sassuolo è un paese che ha sempre avuto molta immigrazione perchè fortunatamente ha molto lavoro da offrire e questa famiglia, che ha origini marocchine, potrà capire leggendo questo testo che veniamo dalla stessa condizione, qualcun'altro potrà ricordarselo o addirittura impararlo – prosegue Bertoli - Non siamo simili, siamo uguali: abbiamo avuto le stesse difficoltà, meraviglie, scoperte e anche lutti. E' una cosa dilaniante perdere i propri figli, io non riesco nemmeno ad immaginarlo, ma la morte fa parte della vita e se questa canzone potesse dare un piccolo sollievo facendo loro sapere che non sono soli, che qualcun'altro ci è già passato, io, la mia famiglia e Marco Dieci (coautore della canzone) saremo ben contenti di condividerla con loro."

Alberto Bertoli

Da Modena today
Del volt as fa fadiga a fer gnir sira
e i giuauren i peren brot come la fam
e po’ come una porta c’la s’avira
at selta in meint ch’a iam avuu sed’s an

e che a sed’s an a gh’iven ‘na camisa
e un pera ed scherpi frosti ed scarpulein
giachet, paltò, cruvat an ghn’era brisa
e a gh’iven poca legna in dal camein

A gh’iv’n un moch d’amig mo ed quii d’alaura
ed quii che s’as linseva ‘na man ‘d pan
‘tn’in fev quaranta pcaun e la resdaura
l’as feva ved’r al cul, al cul d’un quelc salam

Del volt deint’r in un ort ch’lera d’un eter
a s’è rubee pamdor e sivulot
e poì svelt a scaper, a fer di meter
cunteint cumpagn ch’a iesen vint al lot

dau preisi ed sel, ed l’olio s’l’era grasa
un ghes s’asei balsameg, s’ag l’aviven
e so a pucer a dereg ed ganasa
a iven fat na seina e a la gudiven

e po’ a ridiven cauntra la pavura
pavura ag l’iva quii eg aviv’n i sold
nuetere a ghiv’n al gost d’na veta dura
e as la gudiven come arbat’r un ciod
el ragasol l ghiven una fragransa
ed pela fresca, ed smoia, ed roba viva
el given c’lera pchee sèta la pansa
el feven finta ed no, però ag piasiva

e s’ag piasiva an gh’era gnint da feregh
‘gl’i andeven ‘dree a ‘na seva o in ‘na canteina
se gl’iven tolt al dret ch’el vliven stereg
an gh’in sfergeva un’ostia ed la fareina

però quanti mascin ani purtè
ch’in ‘l’iven nianch mai vest dala luntana
che in dal zuc ig l’liven bein insgnè
che i fio i porta un’uslas opure la befana

Del volti quand al teimp an sa c’sa fer
e a fer gnir sira l’è na malatia
a taurna in meint i quee tee vlu scurder
et vrev turner’g adree, adree mo saul ‘na cria

e andev’n in Secia c’lera al noster mer
a pes, a noud da Mas fin quand as psiva
quelch d’un lee armes là in Secia per nuder
e anghìè piò stee manera ed trerl a riva

l’è armes là e al soga a fer al sgnaur
coi belber, coi cavedn, e col marughi
al meina ala scundrola i pescadour
in d’la so ghegna an n’ha mai vint al rughi

Del volt quand al teimp an sa c’sa fer
e fer gnir sira l’è na malatia
a taurna in meint i quee tee vlu scurder
et vrev tuner’g adree, magari saul ‘na cria

inviata da adriana - 9/8/2015 - 10:25



Lingua: Italiano

Versione italiana dal canale YouTubedi Alberto Bertoli
A VOLTE

A volte si fa fatica a far venire sera
e i giorni sembrano brutti come la fame
e poi come una porta che si apre
ti salta in mente che abbiamo avuto sedici anni

e che a sedici anni avevamo una camicia
un paio di scarpe fruste, da scarpolino
giacchetti, paltò, cravatte non ce n’erano
e avevamo poca legna nel camino

avevamo un mucchio di amici ma di quelli di una volta
di quelli che se si spezzava una forma di pane
ne facevi quaranta bocconi e la rezdora
ci faceva vedere il culo, il culo di un qualche salame

A volte dentro ad un orto che era di un altro
si è rubato pomodori e cipollotti
e poi svelti a scappare a fare dei metri
contenti come se avessimo vinto al lotto

due prese di sale (ndt. due pizzichi) e un po’ d’olio se andava bene
un goccio di aceto balsamico, se ce lo avevamo
e via a intingere e a masticare avidamente
avevamo fatto una cena e ce la godevamo

e poi ridevamo in faccia alla paura
la paura l’avevano quelli che avevano i soldi
noialtri avevamo il piacere di una vita dura
e ce lo godevamo come ribattere un chiodo
i ragazzini avevano una fragranza
di pelle fresca, di bucato (lisciva), di roba viva
gli avevano detto (ndt riferito a soggetti femminili) che era peccato (ndt ommissione di termine “toccarsi”) sotto la pancia
facevano finta di no però gli piaceva

e se gli piaceva non c’era niente da fare
andavano dietro una siepe o in una cantina
se avevano preso il dritto che ci volevano stare (se si erano decisi a farlo)
non gli fregava niente della farina

però quante ragazzine ci hanno portato
che non l’avevano mai visto neanche da lontano
ma nelle teste glielo avevano ben inculcato
che i figli li porta un uccellaccio oppure la befana

delle volte quando il tempo non sa cosa fare
e fare venire sera è una malattia
tornano in mente le cose che hai voluto scordare
vorresti tornare indietro, indietro ma solo una lacrima

andavamo in secchia che era il nostro mare
a pesci a nuotare da Maggio fin quando si poteva
qualcuno è rimasto in secchia per nuotare
e non c’è stato più modo di riportarlo a riva

è rimasto là e gioca a fare il signore
coi barbi, coi cavedani, e con le marughe
gioca a rimpiattino con i pescatori
sulla sua faccia non hanno mai vinto le rughe


delle volte quando il tempo non sa cosa fare
e fare venire sera è una malattia
tornano in mente le cose che hai voluto scordare
vorresti tornare indietro, indietro ma solo una lacrima

9/8/2015 - 10:31


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