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(Ohra Speirohaiti / Ωχρά Σπειροχαίτη)
Der Kanonen Song
(Bertolt Brecht)


Alvanikó
[1997]
Στίχοι: Ωχρά Σπειροχαίτη
Μουσική: Ωχρά Σπειροχαίτη
'Αλμπουμ: Ωχρά Σπειροχαίτη (Πρώτος Δίσκος)

Testo: Ohra Speirohaiti
Musica: Ohra Speirohaiti
Album: Ohra Speirohaiti (Primo Disco)

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Canzone del 1997, e l'anno è importante. Dovrebbe dire qualcosa, parlando di Albania: l'anno in cui, per le condizioni economiche terribili, le lotte politiche in corso tra le fazioni (vi ricordate il presidente Sali Berisha?) e l'emigrazione di massa, l'Albania sembrò sul punto di dissolversi proprio mentre infuriava, dal 1996, la guerra nel Kosovo nella quale l'Albania era per forza di cose coinvolta tra miseria nera e sogni di “grande Albania” (quando al nome di un paese si premette l'aggettivo “grande” -grande Albania, grande Grecia, grande ogni cosa-, la guerra sta per arrivare). Nazionalismi armati, guerre, miseria totale, emigrazione di massa, falsi “comunismi” autoritari che hanno non solo ridotto paesi interi alla fame, ma falliti riproducendo spesso in peggio le disuguaglianze sociali del capitalismo (Enver Hoxha e Ceauşescu vivevano nel lusso, la gente non aveva da mangiare); questa la situazione. Fin dal 1991, con i famosi e terribili sbarchi a Brindisi e a Bari (tipo quello della nave Vlora) siamo stati abituati a pensare che gli albanesi si dirigessero verso il “paradiso” italiano, quello che vedevano alla televisione, fatto di lustrini e paillettes delle trasmissioni e delle pubblicità; ma “paradiso” era qualunque posto che non fosse l'Albania, compresa la Grecia di quegli anni che viveva il finto “boom” (culminato nelle Olimpiadi del 2004) che l'ha portata diritta alla catastrofe attuale. E masse di albanesi passarono anche in Grecia, che è a un passo. Non molti, forse solo qualche anarchico come gli Ohra Speirohaiti, cercarono di rimettere le cose al loro giusto posto: masse di proletari e di lavoratori tenuti per cinquant'anni sotto il giogo del fascismo sanguinario stalinista fino a essere privati di tutto, che scappavano verso paesi ipocriti che si preparavano o a respingerli con la forza, o ad “accoglierli” a base di razzismo, di CIE, di sfruttamento, di leghe, di albe dorate, di Bossi-Fini e di quant'altro. E' storia attuale, anche se adesso gli albanesi sembrano essersi “integrati” e l'Albania vive senz'altro una situazione un po' migliore; il posto degli albanesi è stato preso da altri. Stessi barconi, stessi scafisti, stesse tragedie in mare e in terra, stessi canali (allora di Otranto, ora di Sicilia). In questa canzone si parla invece di un concetto che dovrebbe essere elementare: quello della coscienza di classe, che non conosce e non deve conoscere “nazione”. Nonostante la canzone abbia già diciott'anni, i princìpi non sono affatto cambiati: il capitalismo attira masse di diseredati con le sue "luci" e li intrappola, facendoli passare dalla padella nella brace. Li attira con la TV, con le riviste patinate, con illusioni di un "mondo migliore", rendendoli schiavi del mercato, del lavoro e, spesso, del crimine. Mettendo poi in atto il "piano": quello di servirsene come capro espiatorio, come quelli che "rubano il lavoro", come quelli che "stuprano" e così via. Piano affidato a fascismi e nazionalismi, in Grecia come in Italia e altrove; ma "non è il sangue che rende fratelli". Per questo questa canzone non ha perso nemmeno un filo della sua attualità; così come le cifre attuali ci dicono che oltre 180.000 immigrati albanesi sono andati via dalla Grecia in rovina che li aveva accolti, da falsa "ricca", a pesci in faccia. [RV]
Χαράματα φευγάτο τοπίο
χαραγμένες σκιές του μυαλού
Αλβανοί σκυμμένοι χιλιόμετρα
θύματα φθηνού ορυμαγδού

Οικιακές συσκευές και χιλιάρικα
μεροκάματα, παζάρι του νου
στα πατρικά οικογένειες στις γρίλιες
ιλουστρασιόν ευτυχία καρτερούν

Vëllezër tanë Shqiptarë punëtorë!

Μετανάστες στη μιζέρια μας
τα τρισέγγονα του Μαρξ
στο έγκλημα πρόλαβαν και τους βάφτισαν
τα τσογλάνια του Κλικ και του Μαξ

Οι έμποροι τους λεηλάτησαν
έκανε πλιάτσικο η δική μας φυλή
στην αυταπάτη δεν υπάρχει ανώτερος
κραύγασαν κάτι μειοψηφικοί

Vëllezër tanë Shqiptarë punëtorë!

Το κράτος μας είναι ευέλικτο
κανάλια, κλούβες, πρώτη σελίδα
κάθε που δεν πάει καλά το σχέδιο
οι μετανάστες φθείρουν την πατρίδα

Όμως το αίμα δεν κάνει τ’ αδέρφια
η ιστορία ξέρει να μιλάει
κι όποιος δεν έχει αυτιά για ν’ ακούσει
γύρω απ’ τον τάφο του κυκλοφοράει

Vëllezër tanë Shqiptarë punëtorë!

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 15/4/2015 - 11:41



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
15 aprile 2015

Bari, 8 agosto 1991
Bari, 8 agosto 1991


CANZONE ALBANESE

Albe di un paesaggio da cui si scappa
ombre tracciate dal cervello
albanesi a capo chino per chilometri
vittime di strepiti da quattro soldi

Elettrodomestici e biglietti da mille 1
salari a giornata, mercato della mente
nelle case, famiglie alle persiane
le immagini 2 anelano alla felicità

Lavoratori albanesi, fratelli nostri!

Immigrati nella nostra miseria
i trisnipoti di Marx
caduti nel crimine, li hanno chiamati
i bastardi di Klik e di Max 3

I mercanti li hanno depredati
il nostro paese ne ha fatto un bottino
non esiste un surplus di illusione
una minoranza urlò qualche cosa

Lavoratori albanesi, fratelli nostri!

Il nostro Stato si destreggia bene
canali TV, galere, prime pagine
ogni volta che non va bene, c'è un piano
gli immigrati rovinano la patria

Però non è il sangue che rende fratelli
e la storia sa parlare
e chi non ha orecchi per sentire
è sull'orlo della sua tomba

Lavoratori albanesi, fratelli nostri!
NOTE alla traduzione

[1] Era detto χιλιάρικο ("millone") il biglietto da 1000 dracme, prima dell'avvento dell'euro. Analogamente all'italiano "testone" che dalle 1000 lire passò alle 10000 ("dieci testoni" sono stati a lungo 10000 lire, ma ultimamente erano centomila).

Biglietto da 1000 dracme redatto in "katharevousa" (cioè praticamente in greco antico)
Biglietto da 1000 dracme redatto in "katharevousa" (cioè praticamente in greco antico)


Biglietto da 1000 dracme redatto in demotico. Pero "Banca di Grecia" è rimasto in greco antico.
Biglietto da 1000 dracme redatto in demotico. Pero "Banca di Grecia" è rimasto in greco antico.


Circa nel 1997, all'epoca di questa canzone, con 1000 dracme si potevano acquistare un pacchetto di sigarette estere (400 dracme) e un caffè con pastarella (500 dracme). Restavano 100 dracme per una tyropita (schiacciatina al formaggio). Attualmente, in Grecia le sigarette estere costano fino a 4,70 euro, un caffè con pastarella 3 euro e la tyropita 1,5 euro.

[2] Il termine utilizzato, ιλουστρασιόν [iloustrasión], si riferisce specificamente alle immagini di giornali e rotocalchi.

[3] Klik e Max sono riviste patinate alla moda e di moda, effimero, trend e simili altre cazzate. Max, credo, esiste -o esisteva- anche in Italia.

klik

15/4/2015 - 12:08



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