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Cotton Mill Colic

Dave McCarn


Lingua: Inglese


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[1926]
Parole e musica di David “Dave” McCarn (1905-1964), chitarrista, armonicista e songwriter originario di Gaston County, North Carolina.
Testo trovato su Folk Archive
La più celebre delle canzoni di Dave McCarn, interpretata in seguito da Pete Seeger, Mike Seeger e Joe Glazer.

American History in Ballad and Song, Vol.1 (1960)Tipple, Loom & Rail: Songs of the Industrialization of the South (1966)



Più recentemente nella raccolta “Gastonia Gallop. Cotton Mill Songs & Hillbilly Blues. Piedmont Textile Workers on Record, Gaston County, North Carolina 1927-1931” pubblicata dalla Old Hat Records.

Gastonia Gallop


Il brano fu raccolto e trascritto per la prima volta nel 1939 dal solito Alan Lomax (ricercatore senza il quale sarebbe molto più difficile conoscere oggi le roots della musica nordamericana), che lo incluse nel suo fondamentale volume “The Folksongs Of North America”

The Folksongs Of North America


Dave McCarn lavorò come operaio tessile fin da bambino. Altrettanto presto imparò a suonare la chitarra e l’armonica, esibendosi frequentemente nei locali di Gaston County e dintorni con una sua band. Dopo l’efferato assassinio di Ella May Wiggins, sindacalista e songwriter pure lei, trucidata a Gastonia, North Carolina, nel 1929, Dave McCarn decise di levare le tende e di tentar fortuna all’Ovest ma ci mancò poco che crepò di fame, come tanti in quel dannato periodo della Grande Depressione. Proprio mentre si trovava ormai alla canna del gas, Dave McCarn seppe di un audizione per musicisti presso la casa discografica Victor e la sua “Cotton Mill Colic” piacque così tanto che lo misero sotto contratto. Non durò molto, 4 o 5 incisioni e poi Dave McCarn tornò ad essere un anonimo operaio, riparatore di radio e poi TV. Mike Seeger, uno dei suoi pochi fan, lo rintracciò ed intervistò nel 1961, qualche anno prima della morte, avvenuta per cirrosi nel 1964.

When you buy clothes on easy terms,
Collectors treat you like measly worms.
One dollar down, then Lord knows,
If you can't make a payment, they'll take your clothes.
When you go to bed you can't sleep,
You owe so much at the end of the week.
No use to colic, they're all that way,
Pecking at your door till they get your pay.
I'm a-gonna starve, and everybody will,
'Cause you can't make a living at a cotton mill.

When you go to work you work like the devil,
At the end of the week you're not on the level.
Payday comes, you pay your rent,
When you get through you've notgot a cent
To buy fat-back meat, pinto beans,
Now and then you get turnip greens.
No use to colic, we're all that way,
Can't get the money to move away.
I'm a-gonna starve, and everybody will,
'Cause you can't make a living at a cotton mill.

Twelve dollars a week is all we get,
How in the heck can we live on that?
I've got a wife and fourteen kids,
We all have to sleep on two bedsteads.
Patches on my britches, holes in my hat,
Ain't had a shave, my wife got fat.
No use to colic, everyday at noon,
The kids get to crying in a different tune.
I'm a-gonna starve, and everybody will,
'Cause you can't make a living at a cotton mill.

They run a few days and then they stand,
Just to keep down the working man.
We can't make it, we never will,
As long as we stay at a lousy mill.
The poor are getting poorer, the rich are getting richer,
If you don't starve, I'm a son of a gun.
No use to colic, no use to rave,
We'll never rest till we're in our grave.
I'm a-gonna starve, and everybody will,
'Cause you can't make a living at a cotton mill.

inviata da Bernart Bartleby - 13/4/2015 - 14:04



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
16 aprile 2015
BILE DA COTONIFICIO

Se compri abbigliamento a rate
gli esattori ti trattano come vermiciattoli.
Se manca un dollaro, raccomandati a Dio,
se toppi una rata, ti prendono i vestiti.
Quando vai a letto non dormi,
alla fine della settimana sei pieno di debiti.
Inutile farsi il fegato amaro, sono tutti così,
ti bussano alla porta finché non li paghi.
E io creperò di fame come faranno tutti
perché non si campa coi cotonifici.

Quando vai al lavoro, sgobbi come un negro,
alla fine della settimana non ce la fai più.
Il giorno dei pagamenti, paghi l'affitto
e quando hai fatto, non ti resta un duino
per comprarti carnaccia e fagioli borlotti,
ogni tanto un po' di rape verdi.
Inutile farsi il fegato amaro, siamo tutti così,
manco un po' di soldi per levarsi di culo.
E io creperò di fame come fanno tutti
perché non si campa coi cotonifici.

Paga settimanale: dodici dollari, e attàccati.
Ma come cazzo si fa a viverci?
Ci ho una moglie e quattordici figli,
dormiamo tutti su un paio di reti,
ci ho le toppe al culo e il cappello bucato,
non mi fo la barba, mia moglie è ingrassata.
Inutile farsi il fegato amaro ogni mezzogiorno,
i bimbi piangono che sembrano un coretto.
Creperò di fame come faranno tutti
perché non si campa coi cotonifici.

Ci fanno lavorare qualche giorno e poi stop,
solo per tenere a bada i lavoratori.
Non ce la facciamo, non ce la faremo mai
finché staremo in un cotonificio di merda.
I poveri sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi
e se non crepi di fame, io sono il papa.
Inutile farsi il fegato amaro o uscire pazzo,
s'avrà a morire per riposarci un pochino.
Creperò di fame come faranno tutti
perché non si campa coi cotonifici.

16/4/2015 - 19:50


Ho cambiato il titolo; la canzone si chiama Cotton Mill Colic, non "Cotton Milk". Sono certo che si prenderebbero belle coliche a bere latte di cotone, però mi sa che l'autore si riferiva al cotonificio (cotton mill). La canzone fu registrata il 19 maggio 1930 a Memphis.

Riccardo Venturi - 16/4/2015 - 18:05


Milkia, che strafalcione ho preso! Puoi correggere l'errore anche nel commento, appena sopra la foto dell'autore?
Grazie.
Սալուտ

B.B. - 16/4/2015 - 18:12


Fatto! Ne approfitto: vedo che c'è anche Alan Lomax, plurisorvegliato dall'FBI e dalla CIA, naturalmente comunista, e che passò un bel po' di tempo nel Salento assieme a Diego Carpitella ("l'anno più felice della mia vita", come ebbe a dire). Una sua foto assieme a Carpitella giganteggia dentro il De Martino a Sesto Fiorentino, pensa tu; una volta ci vidi Ivan Della Mea che fumava una sigaretta appoggiato quasi alla foto.

Riccardo Venturi - 16/4/2015 - 19:31


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