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La libertà (La palummedda janca)

Valentino Santagati e Caterina Bueno


Lingua: Siciliano


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[1848]
Canto popolare siciliano (da Palermo)
Da: Valerio Santagati e Caterina Bueno
"Lu pisu di lu duluri"
Undici canti sulla storia del Meridione
e due poesie recitate da Ignazio Buttitta
a cura di Valentino Santagati e Cristiano Vavalà
(1993)



In parecchie pagine di questo sito, particolarmente quelle del percorso sul Brigantaggio, si sono manifestati dei ‘Neoborbonici’, che invero hanno portato qua dentro una voce spesso originale e motivata, contribuendo a non poché verità storiche decisamente dissonanti; e questo sito è senz'altro noto non solo per accettare assai volentieri, ma anche per ricercare dissonanze lontanissime dal pensiero generale (che quasi sempre è pensiero del potere). Continuando quindi a dissonare, e ricercando quotidianamente come è nostra abitudine, ci siamo imbattuti in questo canto palermitano (che ha come fonti studiosi del calibro di Giuseppe Pitrè e Tommaso Cannizzaro, tanto per chiarire immediatamente che nelle CCG non si frigge mai con l'acqua fresca) che narra della Rivoluzione siciliana del 1848. U dudici jinnaru; può darsi che ben pochi sappiano che il primo moto rivoluzionario e anti-tirannico di quell'anno fatidico, scoppiò in Sicilia, il 12 gennaio 1848, appunto. La scintilla della Primavera dei popoli, che portò alla cacciata dei Borboni dall'isola ed alla creazione di un Nuovo Regno di Sicilia indipendente che sopravvisse fino al maggio del 1849, quando fu soffocato nel sangue dai Borboni.

12 gennaio 1848: scoppia la rivolta a Palermo
12 gennaio 1848: scoppia la rivolta a Palermo
Naturalmente, sulla natura della rivoluzione siciliana del 1848 è lecito fare ogni tipo di congetture e di analisi storiche, tenendo comunque presente che la Sicilia fu teatro, tra il 1800 e il 1849, di ben quattro sollevazioni antiborboniche, delle quali quella del '48 fu l'ultima. Non si deve probabilmente pensare al regno borbonico delle Due Sicilie come a qualcosa di granitico e unitario; in particolare, la Sicilia covava da sempre istanze autonomistiche e indipendentistiche da Napoli. Fatto da sottolineare, l'esperienza del Nuovo Regno di Sicilia si dotò di uno Statuto di impronta avanzata e assai democratica per il suo tempo (e che fu preso addirittura a modello per lo Statuto Albertino). Deve essere menzionata, però, anche la sua natura nobiliare e l'appoggio dato alla rivolta sia dalla Francia che dall'Inghilterra. Restano però i suoi terribili episodi, gli aspri combattimenti di Palermo e Messina, l'assedio prolungato di quest'ultima città che fu bombardata indiscriminatamente (fu proprio il bombardamento di Messina che valse al re Borbone il famoso soprannome di Re Bomba). Lasciando ulteriori considerazioni al dibattito che, spero, sarà ben presente su questa pagina, si può affermare che la rivoluzione siciliana del 1848 segnò comunque una frattura profonda in tutta la Sicilia nei confronti del potere Borbonico, che ben si espletò nel 1860.

Se, come si tramanda, lo scoppio della rivoluzione del Dudici jinnaru fu addirittura prennunciato giorni prima con manifesti affissi sui muri di Palermo e volantini, non deve certamente stupire questo canto popolare che tradisce, sia nel suo testo assolutamente perfetto che nella bellezza della melodia, un'origine autoriale che ci è rimasta però sconosciuta. La sua non grande notorietà nella stessa Sicilia si riverbera senz'altro nel fatto che la sua interpretazione più famosa, che qui proponiamo, è dovuta a un duetto di autentica eccezione, formato però da un cantore popolare calabrese (Valentino Santagati) e dalla grande Caterina Bueno. Un calabrese e una fiorentina che cantano una lontana canzone siciliana sulla Libertà; e mi piace pensare che, del resto, Caterina Bueno ebbe parecchio a che fare con un'altra grandissima figura della canzone popolare, la siciliana Rosa Balistreri, che visse più di metà della sua vita a Firenze. Le commistioni non si fermano qui, dato che uno dei due tramandatori del canto, il siciliano Tommaso Cannizzaro, dedicò un suo famoso saggio ai canti dei contadini toscani. Al posto di ‘unità’ forzate e, di fatto, mai veramente realizzate, si manifesta in casi come questi l'unità autentica delle tradizioni popolari, gli aneliti alla libertà, la lotta contro ogni tipo di tirannia.

Lo spettacolo Lu pisu di lu duluri, portato in scena più di vent'anni fa (1993) da Valentino Santagati e Caterina Bueno, comprendeva undici canti sulla storia del Meridione e due poesie recitate da Ignazio Buttitta; verrebbe da dire che solo in questo paese una cosa del genere può essere consegnata, come lo è stata, al dimenticatoio. Così come questo splendido canto che dal dimenticatoio vorremmo definitivamente togliere, perché mai un canto di libertà dovrebbe essere dimenticato. [RV]
La palummedda janca
prijau, prijau, prijau.
La palummedda janca
prijau, prijau, prijau,
ma nenti cuncirtau
ccu lu tirannu re,
tirannu re,
tirannu re.

La palummedda janca
suffrìu, suffrìu, suffrìu.
La palummedda janca
suffrìu, suffrìu, suffrìu,
all'urtimu rumpìu,
nun potti stari cchiù,
nun potti cchiù,
nun potti cchiù.

Lu dudici jinnaru,
jurnata di valuri.
Lu dudici jinnaru,
jurnata di valuri,
sparmau lu triculuri,
vosi la libertà,
la libertà,
la libertà.

Vinniru li surdati
ccu baddi e ccu cannuna.
Vinniru li surdati
ccu baddi e ccu cannuna,
cci dèsimu li pruna,
spareru e 'un vennu cchiù,
'un vennu cchiù,
'un vennu cchiù.

La palummedda janca
Diu la crijau rrigina.
La palummedda janca
Diu la crijau rrigina;
'nsignata a la catina
la palummedda 'un cc'è,
nun cc'è, nun cc'è,
nun cc'è, nun cc'è.

La palummedda janca
nun timi li farcuni.
La palummedda janca
nun timi li farcuni.
Nun vosi cchiù Burbuni,
lu dissi e accussì fu,
accussì fu,
accussì fu.

La palummedda janca
manteni la palora.
La palummedda janca
manteni la palora:
Burbuni nesci fora
e nun cci trasi cchiù,
nun trasi cchiù,
nun trasi cchiù.

La palummedda janca
si voli maritari.
La palummedda janca
si voli maritari.
Ma prima s'ha a cunzari
lu nidu a vogghia so',
a vogghia so',
a vogghia so'.

Cci ha a fari lu cuntrattu,
prima lu parramentu.
Cci ha a fari lu cuntrattu,
prima lu parramentu.
Lu sposu, s'è cuntentu,
veniri allura po',
allura po',
allura po'.

Piu Nonu binidici
la Bedda ca zzitìa.
Piu Nonu binidici
la Bedda ca zzitìa.
Fora la tirannia,
viva la libertà,
la libertà,
la libertà.

Fora la tirannia!
Viva la libertà!
La libertà!
La libertà!

inviata da Riccardo Venturi - 23/3/2015 - 21:40



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
24 marzo 2015

La cacciata delle truppe napoletane dalla Sicilia in una stampa dell'epoca.
La cacciata delle truppe napoletane dalla Sicilia in una stampa dell'epoca.


Due parole del traduttore. Se questa canzone siciliana è stata ‘co-cantata’ da una fiorentina, vorrà dire che avrà in sorte pure d'essere tradotta da un fiorentino mezzo elbano e mezzo livornese che ha proceduto a colpi di ‘Wikizziunariu’. Ciononostante, è chiaro che alcuni dubbi permangono, i quali potranno essere eventualmente chiariti solo da un siciliano ‘doc’. A tale riguardo, ovviamente, ogni intervento sulla traduzione sarà bene accetto, chiarendo che detta traduzione è stata comunque fatta cercando di aderire sempre al testo originale, nel ritmo e nel lessico (compresa la ‘palombella' che a qualcuno potrà ricordare il gioco della pallanuoto).
LA LIBERTA' (LA PALOMBELLA BIANCA)

La palombella bianca
pregò, pregò, pregò.
La palombella bianca
pregò, pregò, pregò,
ma su niente convenne
con il tiranno re,
tiranno re,
tiranno re.

La palombella bianca
soffrì, soffrì, soffrì.
La palombella bianca
soffrì, soffrì, soffrì,
infine proruppe via,
non ci poté star più,
non poté più,
non poté più.

Il dodici gennaio,
giornata di valore.
Il dodici gennaio,
giornata di valore,
e si spiegò il tricolore,
volle la libertà,
la libertà,
la libertà.

Vennero i soldati
con palle e con cannoni.
Vennero i soldati
con palle e con cannoni,
gli facemmo gli occhi gonfi,
sparirono e non vennero più,
non vennero più,
non vennero più.

La palombella bianca
Dio la creò regina.
La palombella bianca
Dio la creò regina;
consegnata alla catena
la palombella non sta,
non sta, non sta,
non sta, non sta.

La palombella bianca
non teme i forconi.
La palombella bianca
non teme i forconi,
non volle più i Borboni,
lo disse e così fu,
e così fu, e così fu.

La palombella bianca
mantiene la parola.
La palombella bianca
mantiene la parola:
Borbone, vattene fuori
e non entrare più,
entrare più,
entrare più.

La palombella bianca
si vuole maritare.
La palombella bianca
si vuole maritare,
ma prima s'ha a rifare
il nido come vuol lei,
come vuol lei,
come vuol lei.

Deve fare il contratto
prima il parlamento.
Deve fare il contratto
prima il parlamento,
lo sposo, se è contento
venire allora può,
allora può,
allora può.

Pio Nono, benedici
la Bella ch'era zitella,
Pio Nono benedici,
la Bella ch'era zitella,
fuori la tirannia,
viva la libertà,
la libertà,
la libertà.

Fuori la tirannia!
Viva la libertà!
La libertà!
La libertà!

24/3/2015 - 00:26


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