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Ki du

Gilles Servat


Lingua: Francese


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(Gilles Servat)


[1973]
Parole e musica di Gilles Servat
La canzone che dà il titolo all’album.

Ki du

“Io sono bretone. Io rifiuto l’ordine imposto. Io rifiuto il freddo marmo e i cannoni d'oro. Io rifiuto l’ordine pubblico, militare o cattolico che sia. Noi siamo bretoni e disertori, delinquenti e sabotatori. Siamo la terra e il mare…”

“Ki du” significa “cane nero” in bretone, e credo – ma potrei sbagliarmi - che si tratti dell’animale che nella tradizione si accompagna all’Ankou, la Morte, per guidare i defunti verso il mondo degli spiriti… Nella seconda strofa si fa riferimento all’hermine, l’ermellino, che era simbolo del ducato di Bretagna, indipendente per sei secoli e poi, nel 1547, annesso dalla Francia. Una delle più famose canzoni di Gilles Servat s’intitola, infatti, “La Blanche Hermine”.
Ki du!
Chien noir
Compagnon
Je sens passé dans tes chansons
Le vent noir sur la lande blanche
J'y entend sonné dès dimanche
Tintent les pintes de Guinness
Cri d'Irlande, chante l'ivresse
Que se lève la vague bretonne
Comme s'est levée l'irlandaise
Que la tempête soit mauvaise
Et que cette fois soit LA BONNE!
Le vent d'ouest portera l'Ankou
Nous irons au bout de nous même
De nous même nous irons au bout
Et nous mourrons vivants quand même!

Rebelle
Liberté
REFUSONS
refusons de ne pas être
SOYONS
Soyons des Dieux purs et impurs
purifions nous dans la souillure
Semons nos coeurs dans le fumier
Mettons l'hermine dans les clapiers
Que nos corps aiment nos esprits
Qu'ils ignorent à jamais la honte
Qu'ils soient comme une grêve unie
Ou la marée descend et monte.

Soyons des héros sans devoirs
Des immoraux chargés d'espoirs
Nous ne donnerons pas l'exemple
Nous serons sourds aux lois des temples
Nous venons porter témoignage
Des pluies des vents et des orages
Nous venons refuser raison
Nous venons dire: "JE SUIS BRETON!"

Je suis breton en vérité
Je réclame mon identité
Au nom des sourds et des muets
De ceux qui n'osent pas parler
Au nom des morts dans la misère
sur les richesses de leur terre
Au nom des exilés épaves
qu'on vend sur les marchés d'esclaves
Au noms des travailleurs en grève
Au nom des luttes et des rêves
JE RÉCLAME

Rocher et lande
Les vallées les branches et les bandes
L'écume quand l'océan s'agite
Les marées le sable de granit
Je réclame des chiens
Nos frères
L'herbe couverte de poussiére
Les chemins les arbres d'automne
L'orage dont le tonerre resonne
Je réclame
Les gouttes de la pluie
L'aubépine
les saisons enfuies
La somme des moissons passées
Les équinoxes escamotés
Les solstices d'hiver et d'été
Le temps que l'on nous a volé
Mon identité
Je réclame ma liberté
JE PROCLAME

Liberté
Rebelle
Je refuse
Nous venons dire: "JE REFUSE!"
Je refuse l'ordre du dehors
Du froid marbre et des canons d'or
Je refuse l'ordre public
ou militaire ou catholique
Nous sommes bretons et déserteurs
Délinquants et saboteurs
Nous sommes la terre et la mer
Glenmor
Terre et mer
Barde qui passe sur la route
Arrête toi pour écouter nos doutes
Puisse cet échange nous émouvoir
Nous rendre l'ardeur de combattre
Touche nos coeurs et fais nous voir
Fais renaître le feu dans l'être
Que nous puissions nous reconnaître
Nous memes ET NAÎTRE!

inviata da Bernart Bartleby - 12/1/2015 - 09:40


Mi fa piacere che sia stato inserita questa canzone e mi offre l'occasione di fermare un attimo il momento in cui venne scritta. Un modo di pensare ha sempre bisogno di una terra per nascere e questa terra non si può gustarla se non si sa niente della poesia che la descrive. E' stato proprio in quel momento che Servat ebbe una totale presa di coscienza di quello che la Bretagna significava ed è una presa di coscienza per necessità non per convinzione. Ki Du ne rende conto: è il canto delle profondità della miseria, piena di infamità e pertanto colmo di una volontà di alzare la testa, che nulla e niente può arrestare. Non dimentichiamo che Gilles Servat è nato a Tarbes, nel dipartimento degli Alti Pirenei e che ha trascorso tutta la sua infanzia a Cholet, al confine della Vandea. Ma evidentemente la Bretagna non fu per lui solamente una terra d'adozione. Il linguaggio utilizzato in Ki Du è estremamente semplice e spoglio ma il testo trabocca letteralmente di idee.
In seguito il suo discorso diventerà più generale e lui parlerà meno direttamente della situazione bretone, le tematiche si apriranno verso l'insieme delle realtà, in una sorta di universalità.

Flavio Poltronieri - 13/1/2015 - 19:31



Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri
KI DU - CANE NERO

Ki du
Cane nero
compagno
sento passare nelle tue canzoni
il vento nero sulla landa bianca
sento suonare delle domeniche!
Tintinnano le pinte di Guiness
grida l'Irlanda, canta l'ebbrezza!
Che si alzi l'onda bretone
come si è alzata quella irlandese
che la tempesta sia cattiva
e che questa volta sia quella buona!
Il vento dell'ovest porterà l'Ankou
andremo in fondo a noi stessi
a noi stessi andremo in fondo
e moriremo vivi lo stesso

Ribelli
Libertà
Rifiutiamo!
Rifiutiamo di non essere
Siamo!
Siamo degli dei puri e impuri
purifichiamoci nella lordura
seminiamo i nostri cuori nel letamaio
mettiamo l'ermellino nelle conigliere
Che i nostri corpi amino i nostri spiriti
che ignorino per sempre la vergogna
che siano come uno sciopero unito
dove la marea scende e sale...

Siamo degli eroi senza doveri
degli immorali carichi di speranza
non daremo l'esempio
Saremo sordi alle leggi dei templi
Noi veniamo a portare testimonianza
di piogge, di monti e di temporali
Noi rifiutiamo la ragione
Diciamo: io sono bretone

Io sono bretone in verità
reclamo la mia identità!
In nome dei sordi e dei muti
di quelli che non osano parlare
In nome dei morti nella miseria
sulle ricchezze della loro terra
In nome degli esiliati-relitti
che si vendono ai mercati degli schiavi
In nome dei lavoratori in sciopero
In nome delle lotte e dei sogni
Io reclamo!

Rocce e lande
le vallate, i rami dei sottoboschi
la schiuma quando l'oceano si agita
le maree, la sabbia di granito
Io reclamo!
I cani
nostri fratelli
l'erba coperta di polvere
i cammini, gli alberi d'autunno
il temporale quando risuona il tuono
Io reclamo!
le gocce della pioggia
il biancospino, le stagioni svanite
la somma delle messi passate
gli equinozi spariti
i solstizi d'inverno e d'estate
il tempo che ci hanno rubato!
la mia identità reclamo
la mia libertà proclamo!

Libertà
Ribelle
Io rifiuto
noi veniamo a dire: io rifiuto!
Io rifiuto l'ordine di fuori
del freddo marmo e dei galloni d'oro
Io rifiuto l'ordine pubblico
o militare o cattolico
Noi siamo Bretoni e disertori
delinquenti e sabotatori
Siamo la terra e il mare
− Glenmor —
terra e mare
Bardo che passi sulla strada
fermati ad ascoltare i nostri dubbi
Possano i tuoi canti commuoverci
renderci l'ardore per combattere,
Tocca i nostri cuori e facci vedere
fai rinascere il fuoco nel focolare
che possiamo riconoscerci
noi stessi e nascere!

inviata da Flavio Poltronieri - 13/1/2015 - 22:17



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