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2004
Litania

Litania

Giovanni Lindo Ferretti - Ambrogio Sparagna: "Litania"

Serio e (a volte) anche tetro, ma dannatamente intrigante
di Giorgio Maimone

Iniziamo da un po' di storia: il connubio Sparagna/Ferretti (ex Csi e tutto il resto) non è dei più probabili sotto il cielo della musica e spesso dai connubi improbabili escono risultati sorprendenti. In questo caso il risultato del cd stupisce un po' meno, perché "Litania", prima di essere disco è stato spettacolo per lungo tempo e molti di voi lo avranno visto o al Festivaletteratura di Mantova o nel ciclo di spettacoli della "Musica dei cieli". 

Dal vivo, bisogna ammetterlo, lo spettacolo funziona: ha una densa carica emotiva e una sacralità a tutta prova, che viene aiutata dagli ambienti scelti per gli spettacoli (generalmente chiese e di particolare bellezza) e dall'uso del latino, particolare non secondario, come sapeva lo stesso De André ("Laudate Hominem"). Su disco l'approccio è più difficile e di più imponente portata. Non pensate di cavarvela con un ascolto distratto: in quel caso è meglio togliere il disco e riporlo per ascolti successivi. In particolare a me è successo per tre volte, prima di accedere al cuore del lavoro.

"Il progetto di Litania si ispira musicalmente ai modi dei canti religiosi di tradizione orale. Sia le strutture melodiche, sia i ritmi, i modi esecutivi e i procedimenti compositivi impiegati nella scrittura sono quelli tipici del folklore musicale italiano. La tessitura musicale è costruita attraverso un uso articolato delle voci, protagoniste della partitura, che si alternano in un continuo gioco compositivo, sia in forma monodica, sia polifonica." come è scritto nel sito di Ambrogio Sparagna 

"In Litania suonano e cantano artisti eccezionali. La parte strumentale - dice Ferretti - è sorretta da Ambrogio, Clara ed Erasmo Treglia (con i suoi mille strumenti), poi ci sono io ad aiutare di tanto in tanto con bassi, percussioni o altre armonizzazioni vocali. Ma la struttura armonica è data più che altro dagli intrecci delle quattro voci del coro". 

Litania è infatti un progetto principalmente di voci. Il coro formato e diretto dal soprano Annarita Colaianni, è un quartetto classico che vede oltre a lei il baritono Pietro Albano, il tenore Vittorio F. D'amico, e il contralto Arianna Rumitz. Le intelaiature formate da queste quattro voci rappresentano la struttura armonica di quasi tutti i brani. L'organetto di Ambrogio Sparagna (compositore/riarrangiatore dei brani) è spesso, in questo contesto, niente di più che un supporto al coro, un valore aggiunto. Giovanni Ferretti ha lavorato sui testi, a volte producendoli di suo pugno, altre volte solo riarrangiando materiale tradizionale dai Vangeli Apocrifi o dai messali. 

Che dire di più? Non è lavoro per niente facile, scostante, intimidente, grandioso, così a contatto con l'assoluto e le sue ramificazioni terrestri. Atterra e affascina, respinge e attira come il ritmo di un respiro. Forse un po' affannoso a tratti. Non c'è l'afflato del capolavoro, non è nemmeno la "Buona Novella", ma se la giornata vi prende bene può essere una valida scorciatoia verso i pensieri di assoluto. Buon ascolto (e buon Natale).

http://www.bielle.org/Recensioni/rece_Litania.htm

(dq82)
Di là dal mio crinale
da cui si vede il mare
d’autunno e in primavera
con il tramonto sale
l’odore degli orti
il suono delle corti
un gusto di equilibrio, di misura
“mezura” che non dura

s’intristisce la sera
tra echi di dolore
e canti di preghiera
è l’Occitania
che ancora si dispera
Occitania
le donne, i cavalieri, i trovatori
i Catari, le corti d’amore.

Ai soldati che chiedono:
-come distingui un Cataro
da ogni buon cristiano?-
Simone di Monfort
comandante del Re
in dotazione al Papa
per la prima crociata
risponde:
-uccideteli tutti.
Dio riconosce i suoi-
Detto. Fatto. Uccisi tutti.

OCCITANS tous OCCIS
Di là dal mio crinale
da cui si vede il mare
d’autunno e in primavera
con il tramonto sale
l’odore degli orti
il suono delle corti
un gusto di equilibrio, di misura
“mezura” che non dura
la notte inghiotte la sera
sfiora la rosa, sfiora la lavanda
il giglio di Lorena con la croce di Roma
qui massacra e comanda:
non s’osi vivere
se non in penitenza
ubbidienza indulgenza
guai alle donne che devono servire
partorire in dolore,
guai a chi le difende
e guai, guai a chi si arrende
Monsegur anno 1244

OCCITANS tous OCCIS
al rogo gli occitani
vecchi donne bambini
vivi morti feriti
malati e sani

al rogo!
e ancora gli par poco
se ne infanga la memoria
sbagliando la materia
il fango si fa terra
germoglia e fiorisce la storia

Di là dal mio crinale
da cui si vede il mare
d’autunno e in primavera
con il tramonto sale
l’odore degli orti
il suono delle corti
un gusto di equilibrio, di misura
“mezura” che non dura
la notte inghiotte la sera
sfiora la rosa
inacidisce il miele
le donne d’Israele
s’intristiscono in lor cuore
sanno che va male
va male a peggiorare
sanno di già che diaspora
diventa shoah

I forni crematori sono
Il progresso dei roghi

inviata da dq82 - 24/12/2014 - 19:38


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