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Mr. John Carlos

Nationalteatern


Lingua: Svedese


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[1974]
Testo e musica: Ulf Dageby
Lyrics and music: Ulf Dageby
Text och musik: Ulf Dageby
Album: Livet är en fest

Città del Messico, 16 ottobre 1968.
Città del Messico, 16 ottobre 1968.


" È una delle immagini più famose del Novecento, quella in cui Tommie Smith e John Carlos si trovano sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi a Città del Messico, il 16 ottobre 1968, con i pugni alzati, i guanti neri (simbolo del Black Power), i piedi scalzi (segno di povertà), la testa bassa e una collanina di piccole pietre al collo (“ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato”).

Smith e Carlos facevano parte dell’Olympic Project for Human Rights («Perché dovremmo correre in Messico solo per strisciare a casa?» sta scritto sul manifesto di quegli atleti) e decisero di correre alle Olimpiadi nonostante il 4 aprile Martin Luther King fosse stato assassinato (e molti altri atleti avessero deciso di non partecipare). Tommie Smith arrivò primo (stabilendo il nuovo record mondiale dei 200 metri), Carlos terzo.



Sul quel podio salì sul secondo gradino Peter Norman, un australiano che per solidarietà con i due atleti afro-americani indossò durante la cerimonia la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights. Gianni Mura ne racconta la storia e spiega tutte le cose che quella foto non può dire.

Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull’atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi.

Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l’assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l’Olimpiade messicana.

Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19”83 (primo a scendere sotto i 20”) davanti a Norman (20’06”) e Carlos (20’10”). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel ‘67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l’Ophr, Olympic Program for Human Rights. L’idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede. Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare.

Bisogna anche avere un’idea sull’età dei tre sul podio. Tutti nati nel mese di giugno. Smith nel Texas, settimo di undici figli. Ha 24 anni. Suo padre raccoglie cotone. Norman è il più anziano, ha 26 anni, suo padre è macellaio, famiglia molto credente e vicina all’Esercito della salvezza. Carlos ha 23 anni, è figlio di un calzolaio, nato e cresciuto ad Harlem.

Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno. Ma loro non lo sanno e, se lo sanno, non gliene importa.
Nel sottopassaggio che va dagli spogliatoi al podio Norman assiste ai preparativi dei due americani. Tutto è fortemente simbolico, dalla mancanza di scarpe (indica la povertà) alla collanina di piccole pietre che Carlos mette al collo (ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato).

Smith e Carlos spiegano. E Norman dice: «Datemi uno dei distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti». Così anche Norman sistema la coccarda sulla sinistra della tuta. C’è un problema, Carlos ha dimenticato i suoi guanti neri al villaggio, mentre Smith ha con sé quelli comprati da Denise, sua moglie. «Mettetevene uno tu e l’altro tu», consiglia Norman. Così fanno. Smith alza il pugno destro e Carlos il sinistro."


Il linciaggio di Tommie Smith e John Carlos inizierà subito dopo la cerimonia. Il presidente del CIO, l'americano Avery Brundage, assiste in pompa magna; si tratta dello stesso che, nel 1936, da presidente del Comitato Olimpico USA, aveva rifiutato di boicottare i giochi olimpici hitleriani di Berlino e che, poco dopo, aveva elogiato caldamente il regime nazista tedesco. Ciononostante, nel 1952 era diventato presidente del Comitato Olimpico Internazionale, paladino dei ”valori dello sport”, arcinemico del professionismo e della ”politica nello sport”. Il primo provvedimento che prende è quello di espellere Tommie Smith e John Carlos dal team USA e dal villaggio olimpico, e la loro sospensione. Avery Brundage terminerà la sua luminosa carriera quattro anni più tardi, rifiutandosi di sospendere le Olimpiadi di Monaco '72 dopo l'azione palestinese di Settembre Nero che costò la vita a quasi tutta la squadra olimpica israeliana. In tale occasione, Brundage tiene un discorso interamente incentrato sulla ”forza del movimento olimpico” senza nemmeno nominare gli 11 sventurati atleti israeliani.

Le vicende di John Carlos (per quelle di Tommie Smith si veda al link) corrispondono comunque solo in parte al modo in cui vengono esposte nella canzone del Nationalteatern. John Carlos ebbe sì alcune difficoltà lavorative nel periodo immediatamente successivo ai fatti del 16 ottobre 1968 a Città del Messico, ed anche alcune minacce di morte razziste rivolte a lui e alla sua famiglia; ma già nel 1969 aveva ripreso la sua attività agonistica, realizzando anzi la sua annata migliore e stabilendo il record mondiale sulle 100 yarde con 9'1”. Fu poi giocatore professionista di football americano nei Philadelphia Eagles, ma la sua carriera fu interrotta da un grave infortunio al ginocchio. Lavoro poi per la Puma (un particolare autentico della canzone), passando poi, estrema ironia del destino, nel Comitato Olimpico Americano. Partecipò attivamente all'organizzazione delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, le ”olimpiadi reaganiane” boicottate dall'Unione Sovietica e dalla quasi totalità degli allora stati socialisti. Nel 1985 divenne consigliere, supervisore e commissario tecnico del team di atletica della Palm Springs High School. Nel 2003 fu iscritto nella Hall of Fame dell'atletica leggera USA, assieme a Tommie Smith.

La canzone del Nationalteatern corrisponde quindi solo in parte alla realtà dei fatti, anche se certamente il suo nucleo è esatto (anche e soprattutto per quel che riguarda il comportamento totalmente ipocrita del filonazista Brundage). Per un certo tempo circolò comunque la ”leggenda metropolitana” che John Carlos e Tommie Smith fossero stati privati delle medaglie vinte a Città del Messico, cosa smentita categoricamente da entrambi. Che Carlos abbia lavorato per la Puma è vero (con il particolare fatto rimarcare al termine della canzone, quando il presupposto intervistatore scambia la marca della Puma per la pantera del Black Power), ma non risulta che, a parte nei primissimi tempi, John Carlos abbia dovuto subire particolari vessazioni e che abbia dovuto campare di ”interviste a 100 dollari”. Chiaramente, la canzone del Nationalteatern è orientata verso una certa piega degli eventi, scaturiti comunque dall'eco planetaria che ebbe il gesto di Smith e Carlos (e che continua a avere dopo quasi cinquant'anni). In realtà, ne riportarono (fortunatamente) ben più gravi danni Avery Brundage e il CIO, che si ritrovarono totalmente screditati agli occhi del mondo.
Dal 2005, nel campus della San Jose State University troneggia una statua di Tommy Smith e John Carlos nell'atto del loro gesto durante la cerimonia di Città del Messico. La statua è opera dell'artista politico Rigo 23. Il 10 ottobre 2011, John Carlos ha partecipato a Occupy Wall Street; in quell'occasione ha di nuovo alzato il pugno col guanto nero, dichiarando:

”Oggi sono qui per voi. Perché? Perché io sono voi. Siamo qui, quarantatré anni dopo, perché c'è ancora una battaglia da vincere. Questa giornata non è per noi, ma per i nostri figli.”.


John Carlos nel 2011 a Occupy Wall Street.
John Carlos nel 2011 a Occupy Wall Street.


Parrebbe finita qui. Invece resta un'altra storia da raccontare, seppur brevemente: quella di Peter Norman. La medaglia d'argento australiana che aveva solidarizzato sul podio con Smith e Carlos. Colui che aveva suggerito agli altri due di dividersi l'unico paio di guanti neri che c'era; cosicché, anche se nella famosa foto non si nota bene, John Carlos indossa un guanto sinistro nella mano destra. L'argento di Norman passa talmente inosservato dopo il gesto dei due atleti afroamericani, che molti ancora credono e scrivono che sia arrivato terzo e che il bronzo sia quindi lui.

Non abbandonò l'atletica, Peter Norman; si impegnò anzi maggiormente nel campo dei diritti civili, guadagnandone un'immediata condanna da parte dei media australiani, e un trattamento di totale esclusione e boicottaggio, da vero e proprio ”negro bianco”. Nel 1972 si qualificò per i 100 e 200 metri alle Olimpiadi di Monaco, ma ne venne escluso arbitrariamente e senza alcuna spiegazione. L'Australia non inviò nemmeno un velocista a questa edizione dei Giochi. Nonostante sia stato indiscutibilmente il più grande velocista australiano di tutti i tempi, non è stato coinvolto minimamente nell'organizzazione delle Olimpiadi di Sydney del 2000, e neppure invitato a presenziare. Un paria. Damnatio memoriae. A conti fatti, Peter Norman ha subito un destino assai peggiore di quello di Smith e Carlos, e questo nella tanto decantata Australia. Un paese razzista quanto e più degli Stati Uniti.

Peter Norman è morto d'infarto il 3 ottobre 2006 a Williamstown (era nato il 15 giugno 1942 a Melbourne). E' stata la Federazione USA di Atletica Leggera a decretare il 9 ottobre, data del suo funerale, Peter Norman Day. La sua bara è stata portata a spalla da Tommie Smith e John Carlos. [RV]

Peter Norman poco prima di morire, con la sua medaglia d'argento.
Peter Norman poco prima di morire, con la sua medaglia d'argento.
Säg, minns ni ännu den dagen i OS i Mexico
Det var prispallceremoni på 200 meter
Det susade högtidligt på läktarens hedersektion
Mr Brundage tog klädsamt på sig högstämda minen
Stjärnbaneret steg sakta mot skyn i ett duggregn av känslosamhet
Inget öga var torrt i den nationella extasen
Då höjs två svarta nävar mot skyn
Skandalen slår ner i olympiska byn
Societen sväljer häpet sin whisky sour
Dom har skändat stjärnbaneret med black-power
Alla svällande amerikanska hjärtan stod stilla
Våra svarta gossar har uppfört sig väldigt illa

Och Mr John Carlos, du grävde din egen grav
För idrotten står ovanför politiken
I din kista slog du själv in första spiken
Du borde ha nöjt dig med din stora seger
Och tänkt på din framtid som trevlig och framgångsrik neger

Vad hände sen med John Carlos?
Undrar alla som hör på
Det är en grå och sorgesam historia
Han sparkades från laget och försvann från Mexico
Och slocknad var hans idrottsliga gloria
Men hämnden tog inte slut med det och den fortsätter än idag
Överallt där han sökt till jobb blev där kalla handen
Som upprorsman var han stämplad för gott
Och bråkmakare ska hållas kort
Han har skämt ut sporten och skadat våra affärer
Låt familjen svälta ihjäl så kanske han lär sig

Och Mr John Carlos, du grävde din egen grav
För idrotten står ovanför politiken
I din kista slog du själv in första spiken
Du borde ha nöjt dig med din stora seger
Och tänkt på din framtid som trevlig och framgångsrik neger

Jag träffade John Carlos i München 72
Han hade jobb utan lön på idrottsfirman Puma
Han levde på intervjuer, som kostade 100 spänn
Han sa lite skamset "Familjen måste ju leva"
Vi talade lite tvunget ett slag när jag plötsligt fick syn på en sak
Ett märke med en panter på hans skjorta
Jag sa "Då har du kontakterna kvar, du slåss för black-power än idag"
Han satt tyst en stund och svarade sen helt stilla:
"Det e ingen panter, det e en puma."

inviata da Riccardo Venturi - 12/11/2014 - 19:01



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
13 novembre 2014



Il video della famosa cerimonia di premiazione dei 200 metri, dove l'inno americano, a un certo punto, prende la forma di quello suonato da Jimi Hendrix a Woodstock. Nel video compare anche John Carlos molti anni dopo.
MR. JOHN CARLOS

Di', ti ricordi ancora quel giorno alle Olimpiadi in Messico,
era la cerimonia di premiazione sul podio dei 200 metri
c'era un mormorio festoso in tribuna d'onore
Mr Brundage vestito di tutto punto e con aria solenne
la bandiera a stelle e strisce salì piano verso il cielo in un profluvio di sentimentalismo
nessun occhio era asciutto nell'estasi nazionale
fu allora che si alzarono due pugni neri al cielo
lo scandalo colpisce nel villaggio olimpico
i VIP trangugiano esterrefatti i loro whisky sour
hanno svergognato la bandiera stellata col Black Power
tutti i cuori americani, gonfi, si fermarono
i nostri ragazzi neri si sono comportati malissimo

E tu, Mr. John Carlos, ti sei scavato da solo la fossa
perché lo sport sta al di fuori della politica
ti sei piantato da solo il primo chiodo sulla bara
avresti potuto accontentarti della tua grande vittoria
e pensare al tuo futuro di simpatico negro di successo

Che cosa ne è stato poi, di John Carlos?
Se lo chiedono tutti quelli che ascoltano,
è una storia oscura e penosa.
Fu buttato fuori dalla squadra e scomparve dal Messico
e la sua gloria sportiva fu cancellata
ma la vendetta non ebbe fine e continua ancora oggi
ovunque cercasse lavoro, porte chiuse in faccia
fu etichettato per sempre come ribelle
e un casinista deve essere tenuto alla larga
una vergogna per lo sport, ha danneggiato i nostri affari
e che la sua famiglia crepi di fame, così impara

E tu, Mr. John Carlos, ti sei scavato da solo la fossa
perché lo sport sta al di fuori della politica
ti sei piantato da solo il primo chiodo sulla bara
avresti potuto accontentarti della tua grande vittoria
e pensare al tuo futuro di simpatico negro di successo

Ho incontrato John Carlos a Monaco '72
aveva un lavoro non salariato per l'azienda sportiva Puma
viveva di interviste che costavano 100 dollari
diceva un po' timido, ”La mia famiglia deve pur vivere”
parlammo sforzandoci per un po', quando all'improvviso notai una cosa,
una marca con una pantera sulla sua maglietta
dissi, ”Hai ancora contatti, tu lotti ancora oggi per il Black Power”.
Lui stette in silenzio per un momento e poi rispose tranquillissimo:
”Non è una pantera, è un puma.”

13/11/2014 - 00:09



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