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Vita di Mussolini

Giovanni Mattioli
Lingua: Italiano (Toscano)


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[1945]
Bruscello toscano scritto poco dopo la Liberazione da Giovanni Mattioli, poeta improvvisatore di Alberoro, frazione di Monte San Savino, provincia di Arezzo.
Testo trovato nell’articolo “Musica della libertà. Dal 25 luglio alla Liberazione”, di Marco Cecchini, pubblicato sul n.9/2002 di Patria Indipendente, rivista nazionale dell’antifascismo e della Resistenza edita dall’ANPI.
Il bruscello “Vita di Mussolini” fu raccolto da Emilio Jona e Sergio Liberovici, che poi lo utilizzarono nello spettacolo teatrale intitolato “Per uso di memoria: omaggio senza retorica alla Resistenza” del 1973, per la regia del cortonese Massimo Castri (1943-2013).



I “bruscellanti” toscani erano un po’ come i cantastorie del sud Italia. Il loro nome deriva dal fatto che uno di essi portava il “bruscello”, un “ramo fronzuto di leccio o di cipresso, ornato di nastri, campanelli, fiori finti, frutti ecc.” (come dice la Treccani) che, dopo una breve processione per raccogliere il pubblico, veniva piantato nel luogo scelto per la rappresentazione, una cantata in ottava rima su di un fatto di sangue, un contrasto d’amore, un tema di cronaca o di storia, più o meno satireggiante, ovvero mitologico.



Qui si raccontano, in un condensato di diciotto brevissime strofe (più coro iniziale e finale), i fatti che vanno dal 25 luglio 1943, giorno fatidico dalla caduta e dell’arresto di Mussolini, fino alla cattura e alla fucilazione del duce e della Petacci il 28 aprile 1945. In mezzo, la fuga del re Vittorio Emanuele III e del generale Badoglio a Brindisi e quella, altrattanto miserevole, di Mussolini prima all’isola della Maddalena e poi sul Gran Sasso, dove fu poi “liberato” dai nazisti, tradotto in Germania, sculacciato sonoramente e messo a capo del governo fantoccio della RSI.

[Coro]
Se pazienti ci state ascoltare
resterete già tutti contenti
dell’Italia i suoi tristi momenti
che ha dovuto attraversar.

[Re Vittorio Emanuele III]
È grande la sventura
di questo popol mio
perdona, o sommo Iddio,
d’ogni commesso error.
A te chiedo consiglio
o mio gentil Badoglio
levami dall’imbroglio
mi raccomando a te.

[Badoglio]
Da Roma rotta ogni corrispondenza
di tutti i fasci della prefettura
a due carabinier di competenza
si consegni il mandato di cattura
sia fatto presto che nessun sia accorto
si prenda Mussolini o vivo o morto.

[Re Vittorio Emanuele III]
All’ingresso voi starete
quando Mussolini sorte
lo si leghi stretto a morte
in prigion si porterà.

[Maresciallo dei Carabinieri]
Ferma, duce, dove vai,
scellerato tradito’
qui da me sei arrestato,
in prigion ti porterò.

[Mussolini]
Son di grado superiore
non mi potete arresta’
io col re devo parlare
mi si lasci in libertà.

[Colonnello dei Carabinieri]
Guarda questo documento
che dal re ne fu firma’
come capo dello Stato
non si nega autorità.

[Un tedesco]
Vieni presto, duce caro,
preparato è l’aeropla’
o a Berlino o a Milano
la salvezza tua sarà.

[Mussolini]
O vieni amico qua, dammi la mano
ti ringrazio d’avermi liberato
ho rifatto il fascio da repubblicano
e presto mi sarò rivendicato
comando che l’esercito italiano
ne sia dalle tue truppe disarmato
Badoglio con Savoia periranno
il tradimento fatto pagheranno.

[Badoglio]
Sire mio, che cosa accade
Mussolini è già scappato
in aereo l’hanno portato
ma dove non si sa.
Partigiani d’Italia correte
senza pace notte e giorno
se ci scappa o Dio che scorno
per l’Italia ne sarà.

[Il capo dei partigiani]
Per Napoli e Palermo e Torino
oggi si formerà un forte squadrone
si giri dell’Italia ogni confino
per ritrovare questo gran testone
ed io che sono esperto partigiano
basta, perdinci, che mi venga alla mano.

[Badoglio]
Sia fatto il tuo volere
per ritrovar la traccia
come un uccello fai la caccia
dell’infame traditor.

[Re Vittorio Emanuele III]
Badoglio vieni vieni
ascolta il mio consiglio
s’è messo lo scompiglio
noi si dovrà fuggir
tu giungi all’aeroporto
prepara l’aeroplano
che suol americano
ci si rifugerà.

[Claretta Petacci]
Idolo corri corri
i Russi con gli Inglesi
siamo legati e presi
o come si farà.

[Mussolini]
Salteremo questa frontiera
coi denari che abbiamo portati
i soldati saranno pagati
e ci lasceranno passar.
Quando avrem passato il confine
voglio empire il tuo viso di baci
in Svizzera andrem rifugiati
e una vita felice farem.

[Il capo dei partigiani]
Ferma stolto dove vai
con codesta malandrina
che l’Italia mettesti in rovina
con la vita dovete pagar.

[Claretta Petacci]
Se liberi ci lascia
questa è una borsa d’oro
ma lascia il mio tesoro
in piena libertà.

[Il capo dei partigiani]
Nulla giova argento ed oro
che m’importa dei quattrini
la Petacci e Mussolini
con la vita pagheran
orsù uniti partigiani
una scarica a mitraglia
che si tolga la canaglia
che l’Italia rovinò.

[Coro]
Si ringrazia chi è stato ascoltare
si ringrazia la famiglia
madre e padre con la figlia
un saluto vi si dà.

inviata da Bernart Bartleby - 6/10/2014 - 16:10


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