Lingua   

Ciaô Turin

Gipo Farassino


Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

Mani nere
(Gipo Farassino)
Me ritourn
(Angelo Brofferio)
Venite Adoremus
(Piccola Bottega Baltazar)


[1949]
Parole di Lampo, pseudonimo di Luigi Lampugnani, attore, piemontese.
C’è che afferma che il testo originale fosse in italiano ma non credo, visto che il titolo è sempre stato in piemontese (come dimostra la locandina d’epoca sotto riportata).
Musica di Carlo Prato (1909-1949) è stato un pianista, compositore e direttore d'orchestra, originario di Susa, provincia di Torino.
Originariamente interpretata da Tino Vailati nell’orchestra di Pippo Barzizza e i Radio Boys.

Ciaô Turin


Ammesso e non concesso che la canzone fosse originariamente in italiano, si ritiene comunemente che la traduzione piemontese sia opera di Gipo Farassino nei primi anni 60, eppure trovo la canzone già interpretata in dialetto per esempio da tal Gianni Cucco nel disco dell’Orchestra Gardino intitolato “Piemonte canta, vol. 1” del 1958. Il che mi conferma nell’opinione che il testo sia stato composto in piemontese - anzi, in torinese - fin dall’inizio…
Resta il fatto che l’interpretazione di Farassino – da “Le cansôn ëd Pòrta Pila, n. 2” (1963?) - è senz’altro la più nota e rappresentativa.

Le cansôn ëd Pòrta Pila

Quando il Piemonte era terra di emigrazione e non di immigrazione…
E a quanto si legge e mi raccontano in tanti che qui non trovano lavoro o l’hanno perso, mi sa che ci risiamo: negli ultimi quattro anni e mezzo sono oltre 11.000 i torinesi emigrati all’estero, e nell’ultimo anno le partenze sono più che raddoppiate rispetto al 2010…
Ciaô Turin, mi vadu via,
vad luntan a travaié.
Mi sai nen cosa ca sia,
sentu `l cor a tramulé.

Ciaô Turin, mia bela tera,
che tristessa, che pensé.
A ma smia nianca vera
a duveite abanduné.

I vedrai pi' nen la Mole,
né i so' giardin.
I purterai pi'
nen le bele cite al Valentin.

Ciaô Turin, mi vadu via,
vad luntan a travaié,
ma darai la vida mia
per pudei prest riturné.

Stamatin sun riva' dele carte,
la purtamie riand 'l pustin.
O mia bela citá, devu parte
e lasète, mia bela Turin.

I vedrai pi' nen la Mole,
né i so' giardin.
I purterai pi'
nen le bele cite al Valentin.

Ciaô Turin, mi vadu via,
vad luntan a travaié,
ma darai la vida mia
per pudei prest riturné.

inviata da Bernart Bartleby - 20/8/2014 - 14:26



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Giovanni Gabriele Colombo da L’Italia in Brasile
CIAO TORINO

Ciao Torino, io vado via,
vado lontano a lavorare.
Io non so né cosa sia,
sento il cuore tremolare.

Ciao Torino, mia bella terra,
che tristezza, che pensieri.
Non mi sembra neanche vero
di doverti abbandonare.

E non vedrò più né la Mole,
né i suoi giardini.
E nemmeno porterò più
le belle ragazze al Valentino.

Ciao Torino, io vado via,
vado lontano a lavorare,
ma darei la vita mia
per poter presto ritornare.

Stamattina sono arrivate delle lettere,
le ha portate ridendo il postino.
O mia bella città, devo partire
e lasciarti, mia bella Torino.

E non vedrò più né la Mole,
né i suoi giardini.
E nemmeno porterò più
le belle ragazze al Valentino.

Ciao Torino, io vado via,
vado lontano a lavorare,
ma darei la vita mia
per poter presto ritornare.

inviata da Bernart Bartleby - 20/8/2014 - 14:26


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org