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Comunque Dada

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2014
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Dada e il Cabaret Voltaire
di Domenico Letizia
L’arte dada è l’arte dell’anti-arte.

A Zurigo, nella neutrale Svizzera, nell’ambiente intellettuale cosmopolita e illuminato formato da coloro che vi avevano trovato riparo dai sanguinosi orrori della Grande Guerra, nasce l’idea di dada. Sul significato della parola dada, i dadaisti ne hanno dette tante, in assenza di vere certezze risulta comunque chiaro il valore di non senso che la parola esprime. All’inizio “Dada” è anche l’idea di una rivista. Ne progetta il tutto, lo scrittore e uomo di teatro tedesco, Hugo Ball, nella pagina di una pubblicazione di carattere artistico e letterario apparsa nel maggio 1913, con il nome di “Cabaret Voltaire”. “Il piccolo fascicolo che pubblichiamo oggi è frutto della nostra iniziativa e della collaborazione dei nostri amici in Francia, in Italia e in Russia. Esso deve indicare l’attività e gli interessi del cabaret, la cui intenzione è di ricordare, al di là della guerra e delle patrie, quei pochi indipendenti che vivono di altri ideali. Lo scopo degli artisti qui riuniti è l’edizione di una Revue Internationale”.

Il Cabaret Voltaire, del cui spirito tale fascicolo esprime tutta la sprizzante energia, era appunto un cabaret letterario e artistico, aperto, vissuto e animato a partire dal febbraio 1916 da Hugo Ball, trovatosi subito accompagnato dalle energie dei giovani letterati come il poeta rumeno Tristan Tzara, il tedesco Huelsenbeck, il pittore Hans Arp, Marcel Janco e la poetessa, compagna di Ball, Emmy Hennings, che recitava e cantava. Il riferimento a Voltaire, la figura dell’illuminismo più conosciuta nel globo terrestre, è in rapporto al romanzo “Candide” (in italiano Candido), da lui scritto, vero e autentico manifesto delle potenzialità rischiaranti e risucchianti della ragione secondo un punto di vista nichilista. A tale orientamento Ball e il suo cabaret intendono richiamarsi. Nel diario di Ball si legge una frase esplicativa e chiarificante. “Gli ideali della cultura e dell’arte come programma per uno spettacolo di varietà, questa è la nostra variante del Candide dei nostri tempi”. Lo spirito del gruppo si evince dalle iniziative che caratterizzano il Cabaret Voltaire che si possono sintetizzare come una derivazione della cultura Kandinskijana. Ball, infatti, proveniente da Monaco aveva avuto intensi e stretti contatti con Kandinskij e il Blaue Reiter. Essi avevano pensato di fondare una società internazionale per l’arte moderna che avrebbe dovuto basarsi proprio sul teatro, in quanto nell’azione teatrale vedevano una potenzialità di sintesi delle arti e dei linguaggi che avrebbe consentito all’uomo di avviare una profonda e sentita rigenerazione. L’attività del cabaret è intrinseca di incroci, tra letture di poesia, brani di musica classica, canti popolari e momenti sommi di puro “rumorismo”. Ampio spazio alla danza, quindi allo spirito e al corpo, ma prepotente priorità del gruppo è il rapporto di provocazione con il pubblico e la sperimentazione di una poesia dai suoni secondo onomatopee astratte. Da queste premesse nascerà la favolosa storia dell’avanguardia, che non si propone come altra avanguardia, di Tzara, che farà il suo ingresso nella storia con il “Manifesto Dada 1918” pubblicato da Tzara nel dicembre del 1918.
“Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti… ”

satisfiction
Le quattro di notte,
sono in pigiama,
in preda alla noia,
scendo sotto casa,
salgo sul tettuccio
di quel fuori strada,
col megafono a palla canto una serenata.
Comunque vada, comunque Dada
Comunque vada, comunque Dada
Scoppia la guerra, io me ne scappo,
ma quale patria, io me ne sbatto,
tu mi imponi le divise, io me le strappo,
ho due bottiglie tu combatti, io me le stappo.
Disertore a vita , e me ne vanto,
se foste come me non ci sarebbe guerra in atto.
La cadenza e il passo sono demodé,
Io la sera me la spasso al Cabaret Voltaire!

Comunque vada, comunque Dada,
Comunque Vada
al Cabaret Voltaire!
Comunque vada, comunque Dada,
Comunque Vada

Qualcuno mi accusa, sei una sanguisuga,
rispondo: fallo pure tu, vieni avanti suca!
ho ancora voglia di irritarti, morso di zanzara,
e te lo manifesto Dada, tipo Tristan Zara.
Sono la negazione, sono irrazionale,
amo l'arte detesto l'orgoglio nazionale.
Rompo gli schemi,
tu rompiti tibia e perone!
Perché non vieni insieme a me, al Cabaret Voltaire?

Comunque vada, comunque Dada,
Comunque Vada
al Cabaret Voltaire!
Comunque vada, comunque Dada,
Comunque Vada
Comunque vada, comunque Dada,
Comunque vada, resto comunque Dada,
io vedo una sola strada, comunque Dada,
qualsiasi cosa acccada, comunque Dada,

Rimetto in discussione tutto,
proprio tutto,
proprio tutto,
forse non sono Dada, ma sono un po',
Dada un po', dada un po'!

Mi interessa l'arte,
ma le emozioni zero,
mi ha detto: Capa io canto le mie canzoni fiero!
Si, mi ricordano un'opera di Manzoni, credo,
e non parlo di Alessandro, ma Manzoni Piero.
Questa canzone è ready made,
nata già pronta,
e suona come fare i baffi con la Gioconda,
più fastidiosa di un nuvolo di pettegole,
ma rende la mia vita più piacevole,
al Cabaret Voltaire!
Frasi sconnesse sgorgano dall'ugola,
Iolifantobamludogolaueugobal,
non hai capito nulla,
copia incolla, Google App,
neologismi sciapi dovunque come la rucola.
Non mi smuovi, no,
proseguo indomito,
a vedere il bello ovunque,
pure nel mio vomito.
è stravaganza,
vacanza extra,
passo la vita che mi resta
al Cabaret Voltaire!
al Cabaret Voltaire!
al Cabaret Voltaire!
al Cabaret Voltaire!

Comunque vada, comunque Dada,
Comunque vada, comunque Dada,
Comunque vada, comunque Dada,
Comunque vada, comunque Dada.

inviata da DoNQuijote82 - 5/8/2014 - 19:41



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