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Calabouço

Sérgio Ricardo
Language: Portuguese

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Canto americano
(Sérgio Ricardo)
Menino
(Milton Nascimento)
Cutral Có
(Las Manos de Filippi)


[1968]
Parole e musica di Sérgio Ricardo
Nell’album che porta come titolo il nome dell’artista, pubblicato nel 1973

Sérgio Ricardo

Si veda anche Menino di Milton Nascimento, dalla cui pagina riprendo l’introduzione.

Una canzone dedicata a Edson Luís de Lima Souto (1950-1968), il primo giovane vittima della repressione della dittatura brasiliana.

Edson Luís era originario del Pará, veniva da una famiglia povera che con molti sacrifici l’aveva mandato a Rio de Janeiro per frequentare le superiori.



Il 28 marzo del 1968 gli studenti di Rio inscenarono una protesta nella mensa scolastica, il Restaurante Central dos Estudantes detto “Calabouço”, perchè i prezzi dei pasti erano aumentati in modo insostenibile. La polizia militare, intervenuta in forze, disperse gli studenti davanti all’edificio, ma non quelli che si erano asserragliati dentro il Calabouço, resistendo con bastoni e lanci di pietre. Mentre la polizia retrocedeva, da un edificio attiguo, che ospitava un’associazione di ex-combattenti della seconda guerra mondiale, partirono dei colpi d’arma da fuoco. La provocazione diede l’occasione alla polizia per invadere la mensa studentesca e nelle prime fasi dell’assalto il comandante Aloísio Raposo sparò a bruciapelo da breve distanza a due studenti, Edson Luís, che morì all’istante, e Benedito Frazão Dutra, che morì in ospedale poco dopo.



A questo punto accadde una cosa incredibile: gli studenti non scapparono e fecero cordone intorno al corpo del loro compagno per impedire che i militari lo portassero via. Poi Edson Luís fu portato in corteo fino al palazzo dell’assemblea parlamentare dello Stato di Rio, dove avvenne anche un’autopsia indipendente che accertò l’assassinio a sangue freddo.
Il 2 aprile successivo (45 anni ad oggi) si tennero i funerali, accompagnati da manifestazioni di protesta in tutto il Brasile durante le quali erano scanditi slogan come “Mataram um estudante. ‎Podia ser seu filho!” o “Os velhos no poder, os jovens no caixão”.



Anche nel giorni successivi si tennero altre messe di suffragio e altre manifestazioni.
Il 4 aprile, davanti alla chiesa di Nossa Senhora da Candelária a Rio de Janeiro, la cavalleria attaccò a colpi di spada i partecipanti alla funzione, con un bilancio di decine di feriti.



Così fu decisa una nuova messa di ricordo e di protesta per la sera stessa. Vietata dalle autorità, la celebrazione si tenne lo stesso, anche per volontà del vicario generale Castro Pinto. All’uscita gli astanti si trovarono di fronte i fucilieri con le armi spianate. A quel punto i sacerdoti che avevano officiato fecero cordone per consentire agli intervenuti di mettersi al sicuro ma, non appena questi ‎furono un po’ distanti, la cavalleria attaccò di nuovo mietendo altre decine di feriti…



(fonte: pt.wikipedia)
Olho aberto ouvido atento
E a cabeça no lugar
Cala a boca moço, cala a boca moço
Do canto da boca escorre
Metade do meu cantar
Cala a boca moço, cala a boca moço
Eis o lixo do meu canto
Que é permitido escutar
Cala a boca moço. Fala!

Olha o vazio nas almas
Olha um violeiro de alma vazia

Cerradas portas do mundo
Cala a boca moço
E decepada a canção
Cala a boca moço
Metade com sete chaves
Cala a boca moço
Nas grades do meu porão
Cala a boca moço
A outra se gangrenando
Cala a boca moço
Na muleta da canção
Cala a boca moço
Cala o peito, cala o beiço
Calabouço, calabouço

Mulata mula mulambo
Milícia morte e mourão
Cala a boca moço, cala a boca moço
Onde amarro a meia espera
Cercada de assombração
Cala a boca moço, cala a boca moço
Seu meio corpo apoiado
Na muleta da canção
Cala a boca moço. Fala!

Olha o vazio nas almas
Olha um violeiro de alma vazia

Meia dor meia alegria
Cala a boca moço
Nem rosa nem flor,botão
Cala a boca moço
Meio pavor meia euforia
Cala a boca moço
Meia cama meio caixão
Cala a boca moço
Da cana caiana eu canto
Cala a boca moço
Só o bagaço da canção
Cala a boca moço
Cala o peito cala o beiço
Calabouço calabouço

As paredes de um inseto
Me vestem como a um cabide
Cala a boca moço, cala a boca moço
E na lama de seu corpo
Vou por onde ele decide
Cala a boca moço, cala a boca moço
Metade se esverdeando
No limbo do meu revide
Cala o boca moço. Fala!

Olha o vazio nas almas
Olha um violeiro de alma vazia

Quem canta traz um motivo
Cala a boca moço.
Que se explica no cantar
Cala a boca moço
Meu canto é filho de Aquiles
Cala a boca moço
Também tem seu calcanhar
Cala a boca moço
Por isso o verso é a bílis
Cala a boca moço
Do que eu queria explicar
Cala a boca moço
Cala o peito, cala o beiço
Calabouço, calabouço

Olha o vazio nas almas
Olha um brasileiro de alma vazia

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/7/27 - 18:38



Language: Italian

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
26/28 luglio 2014

La “chiave” per questo testo viene fornita in primis dal testo stesso: ”Chi canta porta un motivo / che si spiega nel cantare”, scrive Sérgio Ricardo. Quando mi sono messo a tradurre in italiano questa canzone, dopo averle dato un'occhiata, mi sono messo le mani nei capelli; avevo già visto che non sarebbe stato un gioco. Scrive Roberto Bozzetti nella Revista Brasileira de História: “Il testo di Calabouço […] crea una tensione tra le parole e la loro impossibilità, tra ciò che viene detto e ciò che è proibito. L'urgenza di dire la verità viene considerata un ostacolo nel testo della canzone (“Dall'angolo della mia bocca scorre / metà del mio cantare”). L'autore mostra anche che le immagini di incompletezza, dovute all'azione della forza repressiva esterna, vanno insieme a quelle di mutilazione e morte: “Un pezzo a metà con sette chiavi.../ l'altra metà che va in cancrena / appoggiata alla stampella della mia canzone... / mezzo letto, mezza bara.” Il testo di Sérgio Ricardo era una metafora della realtà brasiliana, segnata da parole che dovevano chiudersi in trincea.”

Da quanto sopra, appare forse più chiaro il procedimento di Sérgio Ricardo: le “parole in trincea”, la realtà affidata alle parole incarcerate e ridotte al silenzio della repressione e della morte. Un testo interamente condotto con assonanze che mascherano e preannunciano la parola proibita: a cominciare da quella, capitale, tra il nome con cui era chiamata la mensa universitaria (Calabouço, come l'omologo castigliano calabozo, significa “galera, gattabuia”, e così si è scelto di renderlo in italiano: la “mensa-gattabuia” degli studenti) e l'ossessivo ritornello cala a boca, moço (“stai zitto, ragazzo”), che pronunciato velocemente suona quasi uguale a calabouço. E' ovviamente impossibile riprodurre in italiano (e in qualsiasi altra lingua) una cosa del genere; ma è necessario, in una traduzione, rendere conto esattamente del procedimento, che del resto è presente in ogni riga di questo testo.

In questa “canzone che si spiega da sola” (anche perché tutti avevano ben presente a che cosa si riferiva) le parole servono sì per nasconderne altre; ma, più che altro, servono per instradarle in una sorta di gradualità che procede dal comune e dall'innocuo (mula, mulata...), passa per una curva (mulambo) e sbocca nell'orrore (milícia, morte). Il tutto condotto con allitterazioni continue che, ancora una volta, nella traduzione è stato possibile rendere solo in parte. Sarebbe stato opportuno, credo, riscrivere il testo accettando il gioco; ma è un gioco che si può fare con Quéneau, non con un testo che parla di repressione poliziesca mortale, e di una dittatura feroce che, chissà perché, in tutto il mondo veniva minimizzata perché non toccava il carnevale, il calcio (il Brasile vinse la coppa del mondo del 1970, contro l'Italia, in pieno e sanguinario regime militare) e tutti i luoghi comuni che attanagliano quel paese. Così bisogna prendere questa traduzione com'è: un ausilio, comprese alcune note allegate a punti particolari del testo. [RV]
GATTABUIA

Occhi aperti, orecchi attenti
e testa a posto
stai zitto ragazzo, stai zitto ragazzo
dall'angolo della bocca scorre
metà del mio cantare
stai zitto ragazzo, stai zitto ragazzo
ecco la spazzatura del mio canto
che è permesso ascoltare,
stai zitto ragazzo. Parla!

Guarda il vuoto nelle anime
guarda un liutaio 1 dall'anima vuota

Porte serrate del mondo
stai zitto, ragazzo
troncata la canzone
stai zitto, ragazzo
un pezzo a metà con sette chiavi 2
stai zitto, ragazzo
sugli scalini della mia cantina
stai zitto, ragazzo
l'altrà metà che va in cancrena
stai zitto, ragazzo
appoggiata alla stampella della canzone
stai zitto, ragazzo
fai tacere il cuore, chiudi il becco
Gattabuia, Gattabuia

Mulatta mula mulambo 3
milizia, morte, palo
stai zitto, ragazzo, stai zitto, ragazzo
dove amarro l'attesa a metà
circondata di terrore 4
stai zitto, ragazzo, stai zitto, ragazzo
metà del suo corpo appoggiato
alla stampella della canzone
stai zitto, ragazzo. Parla!

Guarda il vuoto nelle anime
guarda un liutaio dall'anima vuota

Mezza pena, mezza allegria
stai zitto, ragazzo
né rosa né fiore, boccio
stai zitto, ragazzo
mezza paura, mezza euforia
stai zitto, ragazzo
mezzo letto, mezza bara
stai zitto, ragazzo
la canna da zucchero canto 5
stai zitto, ragazzo
solo le bucce della canzone 6
stai zitto, ragazzo
fai tacere il cuore, chiudi il becco
Gattabuia, gattabuia

Le pareti di un insetto
mi vestono come un attaccapanni
stai zitto, ragazzo, stai zitto, ragazzo
e nella melma del suo corpo
vado dove lui decide
stai zitto, ragazzo, stai zitto, ragazzo
metà sta diventando verdastra
nel limbo del mio rilancio
stai zitto, ragazzo. Parla!
Cala o boca moço. Fala!

Guarda il vuoto nelle anime
guarda un liutaio dall'anima vuota

Chi canta porta un motivo
stai zitto ragazzo
che si spiega nel cantare
stai zitto ragazzo
il mio canto è figlio di Achille
stai zitto ragazzo
e ha pure il suo tallone
stai zitto ragazzo
per questo il verso è la bile
stai zitto ragazzo
che io vorrei spiegare
stai zitto ragazzo
fai tacere il cuore, chiudi il becco
Gattabua, gattabuia

Guarda il vuoto nelle anime
guarda un brasiliano dall'anima vuota.
NOTE alla traduzione

[1] In questo caso l'assonanza si esplica soltanto nell'ultimo verso della canzone. Possibile anche, per la scelta del termine, l'assonanza iniziale con violência.

[2] Le “sette chiavi” sono qui da intendere come “sette note”. Nella “canzone troncata a metà”, metà scende in cantina (ma porão significa anche “cella segreta” !), e metà va in cancrena.

[3] Si veda l'introduzione alla traduzione. Allitterazioni continue che iniziano con due parole innocue (mulata mula; inutile qui andare a cercare significati reconditi che non hanno...), passa per mulambo (termine di origine angolana che significa “straccio, cencio”, e poi “straccione, cencioso” e infine “stronzo, pezzo di merda”) per andare a finire alla milícia, alla morte e al mourão - nominare un “palo” in quegli anni significava avere in mente la più comune tecnica di tortura del regime, il pau-de-arara.

[4] Si è dovuto tradurre qui assombração con “terrore”, rinunciando al suo vero significato che così può essere definito: “orrore che prende di fronte a una visione soprannaturale; terrore cagionato da fenomeni inspiegabili”. Di fronte alla repressione poliziesca, si è come di fronte a dei fantasmi, a dei mostri dell'oltretomba.

[5] La cana caiana è un tipo di canna da zucchero; ma indica anche un grosso pipistrello che vive nello stato del Minas Gerais.

[6] Bagaço indica gli “scarti della frutta”: bucce, vinacce, semi, graspi ecc.; anche la “sansa” della spremitura delle olive. Non si può fare a meno di dire, però, che da un lato significa anche “bagascia” e, dall'altro, si usa nell'espressione ter bagaço “essere ricco sfondato”.

2014/7/28 - 11:59


Mica facile tradurre questo testo...

B.B. - 2014/7/28 - 12:02


E infatti leggi l'introduzione che ho premesso alla traduzione. Ci ho messo due giorni interi, e devo ancora scrivere le note...

Riccardo Venturi - 2014/7/28 - 12:32


Ecco, sono pronte anche le note. Direi che ora tutto potrebbe essere un po' più chiaro (lo spero, almeno...). Ora posso anche andare a girare il sugo in pentola...

Riccardo Venturi - 2014/7/28 - 12:59



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