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Stornelli viterbesi (So' stato a lavorà)

Canzoniere del Lazio


Lingua: Italiano (Laziale Viterbese)


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[1946]
Versi raccolti tra il 1969 ed il 1971 da Alessandro Portelli e Maurizio Gnerre a Canepina e Ronciglione, provincia di Viterbo.
Il testo - trovato sul blog Gocce di Note - è stato trascritto dall’opuscolo intitolato “Canzoni popolari operaie e contadine di Roma e del Lazio” dove compaiono sotto il titolo di “Ottave e stornelli”.

Quanno nascesti tune

Interpretati da Piero Brega (1947-), architetto e musicista, animatore e voce solista del Canzoniere del Lazio fino al 1976, nell’album del gruppo intitolato “Quanno nascesti tune” del 1973.

I
So' stato a lavorà pe' coprì er fosso
un giorno o l'altro lo farò un fracasso
pe' sei e cinquanta lavorà nun posso
me torna mejo conto de stà a spasso.
Ma chi magna la carne e chi l'osso
è l'ora adesso de cambiallo er passo.
Nun è più tempo de vecchi fascisti
in Italia semo tutti comunisti.

II
Ci alziamo la mattina e guardiamo intorno
perché noi non sappiamo dove andiamo
in cerca di lavoro è proibbito
che nun se trova manco a batte un chiodo
E mi moje che me sgrida
dice: Oddio che brutta vita!
Vita da cani
perché noi siamo tutti disoccupati.

III
Cinque guerre ci ha dato re Vittorio
più vent'anni de fascio obbligatorio
non contento di tutto l'animale
cercava ancora un posto ar Quirinale.
Nel diciannove dopo il conflitto immane
il popolo chiede al re lavoro e pane
ai reduci del Carso sul mantello
je rispose con ojo e manganello.

IV
Prima che se cantava Bandiera rossa
tutti se guadagnava quarche cosa
adesso che se canta Giovinezza
ce fanno morì a tutti de debolezza.
Finche gira questa rota
la saccoccia è sempre vota
co’ 'sto bell'uso
ce fanno sdiggiunà er pezzo der muso.

V
Cent'anni fa, mannaggia la paletta,
li muratori annaveno in carrozza
se lavorava come 'na saetta
tutti se guadagnaveno la stozza.
Ma adesso, poveracci
nun se ponno fà du' stracci.
Co' questa vita
sarebbe ora da falla fenita.

inviata da Bernart Bartleby - 15/7/2014 - 21:22


In realtà l’opuscolo cui si accenna nell’introduzione è un vero e proprio volume. Si tratta de “I giorni cantati. Cultura operaia e contadina a Roma e nel Lazio”, a cura del Circolo Gianni Bosio di Roma, pubblicato nella collana “Quaderni di cultura e classe”, 25, Gabriele Mazzotta editore per l’Istituto Ernesto De Martino, luglio 1978.

I giorni cantati

Bernart Bartleby - 15/7/2014 - 21:27


Su “I Giorni Cantati”, Bollettino di Informazione e Ricerca sulla Cultura Contadina e Operaia, a cura del Circolo Gianni Bosio di Roma (numero 2 - gennaio 1974), gli stornelli qui presentati come IV e V (raccolti a Ronciglione, Viterbo, nel luglo 1971) sono raggruppati con quello che segue (raccolto a Rocca di Papa, Roma nel dicembre 1970)

Ci alziamo la mattina e guardiamo intorno
perché noi non sappiamo dove andiamo
in cerca di lavoro ò proibito
perché noi siamo tutti disoccupati.
c'è mi’ moje che me sgrida
dice oddio che brutta vita
vita da cani
perché noi siamo tutti disoccupati.

Bernart Bartleby - 26/9/2014 - 08:18


Vita da cani, mannaggia...

Kri Kri - 6/5/2017 - 10:18



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