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Tu si' lu giurici

anonimo


Lingua: Italiano (Lucano Campano Cilentano)


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[1860-70]
Canto dei briganti del Cilento (Lucania occidentale, provincia di Salerno, Campania) raccolto – ignoro in che data – da tal avv. Giovanni Bianco a Mercato Cilento, frazione del Comune di Perdifumo.
Testo e traduzione italiana trovati sul sito Eleaml



Il brigantaggio nel regno borbonico era un fenomeno ben conosciuto fin dalla seconda metà del 700. Nel 1816 Ferdinando I aveva addirittura ritenuto di emanare un decreto per la persecuzione e l’eliminazione delle bande di briganti, dando carta bianca all’esercito. Proprio in quegli anni nel Cilento operò la banda dei fratelli Capozzoli che nel 1828 si unì alla società segreta dei Filadelfi partecipando ai cosiddetti “Moti del Cilento”, duramente repressi dal ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie, Francesco Saverio Del Carretto (per la cronaca, Donato, Domenico e Patrizio Capozzoli furono catturati nel 1829 e giustiziati a Salerno. Le loro teste mozzate furono portate in un orrendo tour nei paesi della provincia). Ancora pochi mesi prima della fine del regno, Francesco II decretava contro i briganti calabresi… Ma il banditismo post-unitario assunse almeno in parte una valenza nuova all’acuirsi di vecchi problemi e all’aggiungersene di nuovi. Una moltitudine di soldati borbonici allo sbando, disoccupazione dilagante, coscrizioni di massa, mancata assegnazione delle terre demaniali, riforma agraria annunciata e mai attuata: tutti fattori che generarono un brigantaggio nuovo, più organizzato e più “politicizzato”. Anche il Cilento fu teatro di disordini, scorrerie e scontri sanguinosi tra banditi (Giuseppe Tardio, Francesco Cianci, Gaetano Manzo, Gaetano Tranchella, Crescenzo Gravina e altri, e pure, marginalmente, Carmine Crocco e l’ex generale borbonico José Borjes) e guardia nazionale… Poi la ferocissima Legge Pica del 1863, con l’istituzione di gruppi paramilitari e l’applicazione di pene detentive ai lavori forzati talmente dure che forse la fucilazione sul posto poteva risultare preferibile…
Tu si' lu giurici re li miei signori,
i' so' lo capo re li fuorilegge;
tu scrivi co' la penna e dai rulori,
i' vao ppe' lu munno senza legge.
Tu tieni carta, penna e calamaio
ppe' castia' a sti poveri pezzenti,
i' tengo povole e chiummo, quanno sparo:
giustizia fazzo a chi non tenenienti.

inviata da Bernart Bartleby - 15/7/2014 - 16:44



Lingua: Italiano

Traduzione italiana.
TU SEI IL GIUDICE

Tu sei il giudice dei miei signori,
io sono il capo dei fuorilegge;
tu scrivi con la penna e dai dolori,
io vado per il mondo senza legge.
Tu tieni carta, penna e calamaio
per castigare questi poveri pezzenti
io tengo polvere e piombo, quando sparo:
Giustizia faccio a chi non possiede niente.

inviata da Bernart Bartleby - 15/7/2014 - 16:45



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