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Lingua: Russo


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[1953]
L’ “omaggio” del grande compositore a Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, il dittatore sovietico appena scomparso che aveva censurato, vessato, spaventato e torturato psicologicamente Šostakovič per due decenni, dalla “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” del 1934 (subito censurata e bandita nonostante il grande apprezzamento internazionale), passando per la “Quarta Sinfonia” del 1936 (ritirata prima ancora dell’esordio e rappresentata solo 25 anni dopo), fino al Primo Concerto per Violino del 1947-48 (anch’esso accantonato dopo la nuova caccia alle streghe scatenata contro di lui e molti altri artisti da Andrej Aleksandrovič Ždanov, braccio destro di Stalin).



Con la Decima Sinfonia - composta tra il luglio e l’ottobre del 1953 ed eseguita per la prima volta dall'Orchestra Filarmonica di Leningrado, diretta da Evgenij Mravinskij, il 17 dicembre dello stesso anno - Dmitrij Šostakovič salutò con grande soddisfazione e sollievo, e con tutta la rabbia e la frustrazione accumulate, la dipartita del feroce tiranno che però non era riuscito a rovinargli l’ispirazione, nonostante le minacce, le censure e i tanti amici mandati nei gulag o davanti al plotone d’esecuzione.



Nella sinfonia, composta da quattro movimenti, roviamo spesso ripetuto il tema "Re – Mi bemolle – Do – Si", ovvero la firma musicale del musicista. Le note "D – S – C – H" sono le iniziali del compositore in tedesco, D. SCH.

Primo movimento - Moderato
Spesso indicata come la migliore pagina sinfonica dell'autore russo, l'apertura della sinfonia si mostra come un deserto disperato. Ad un inizio strisciante, segue una parte centrale dove si raggiunge l'acme della drammaticità ed un finale in clima di distensione, in cui il maestro acuisce il senso di prostrazione. Il movimento ha forma di sonata. Non assistiamo a nessun rilascio di tensione ne ripetizione di temi della musica. Le sonorità sono ambigue, le linee melodiche hanno una progressione ansiosa, quasi a "tentoni". La tonalità cambia ma non viene mai esposta chiaramente; gli elementi cromatici, diatonici e modali sono tenuti in costante tensione.

Secondo movimento - Allegro
Stalin è ritratto, con violenza e spietatezza, nel secondo movimento della sinfonia
In questo brevissimo, in confronto al precedente, ma grandioso movimento, si assiste ad una straordinaria potenza espressiva. Costruito nella tonalità di Sol maggiore, è basato su una sorta di un contrappunto in cui si sovrappongono blocchi sonori basati su melodie russe. Il brano si chiude in una maniera improvvisa, così come era iniziato. La potenza del movimento, ma anche la violenza soprattutto, sono basate sulla figura di Stalin stesso. Šostakovič infatti ritrae come un pittore in un quadro tutta la ferocia del dittatore.

Terzo movimento - Allegretto
Qui assistiamo ad alcune citazioni del primo movimento e all'uso, ancora insistentemente, della firma "D.Sch.". In questo tempo di valzer, l'autore fa emergere una frase intonata dal corno, di evidente richiamo a Mahler. Il tema "D.Sch.", stavolta trasposto, continua incessantemente sino alla fine del movimento.

Movimento finale - Andante, Allegro
Šostakovič riprende, come suo uso, il tema dello scherzo del secondo movimento, ma meno furiosamente. Ad esso si sovrappone il tema "D.Sch.", che supera in potenza il "tema-Stalin". Il significato metaforico è chiaro: il pensiero artistico di un compositore vessato dal regime alla fine vince sul potere esercitato dal dittatore.

(fonte: it.wikipedia)
[Strumentale]

inviata da Bernart Bartleby - 12/6/2014 - 15:51


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