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George Jackson

Bob Dylan


Lingua: Inglese


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Copyright © 1971 Ram's Horn Music
Lyrics and music by Bob Dylan
Recording: Blue Rock Studios, New York, N.Y.
Recording datum: November 4, 1971 (acoustic version)
Album: "George Jackson" (single)

Copyright © 1971 Ram's Horn Music
Testo e musica di Bob Dylan
Registrata presso i Blue Rock Studios, New York, N.Y.
Data della registrazione: 4 Novembre 1971 (versione acustica)
Album sui quali la canzone è stata pubblicata: "George Jackson" (singolo)

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GEORGE JACKSON
da it.wikipedia

jfuGeorge Jackson (23 settembre 1941– 21 agosto 1971) è stato uno dei militanti più attivi e teoricamente preparati che il Black Panther Party (BPP), principale movimento rivoluzionario afroamericano, abbia mai potuto annoverare tra le sue file.

Purtroppo, Jackson sarà atrocemente ucciso da un secondino, solo una settimana dopo che il suo pamphlet "Col sangue agli occhi" riuscirà a varcare clandestinamente le porte del penitenziario di San Quentin, il 21 agosto del 1971. Il suo omicidio, come del resto quello di tanti altri rivoluzionari neri, sarà esplicitamente voluto dalle autorità carcerarie che giungeranno persino a mettere una taglia sulla sua testa. Ai detenuti bianchi era esplicitamente detto: «Stangate Jackson, e ci sarà una ricompensa per voi». La vicenda personale di Jackson è di grande valore storico, sia perché la sua vita è stata il sillogismo perfetto di tutto quel che di peggio poteva accadere ad un nero nella società americana, sia perché - come era già accaduto per altri giovani di colore - la reclusione forzata si rivelava un’arma a doppio taglio per il sistema: il carcere diveniva luogo d’apprendimento ideologico e spazio fisico di resistenza rivoluzionaria.

La vita e le idee

Il destino di George Jackson sarà segnato sin dalla sua adolescenza: ad appena quattordici anni sarà arrestato per il furto di una borsetta e da allora la sua vita sarà costellata da arresti, riformatori, rilasci provvisori e condanne definitive. A diciotto anni verrà condannato per un furto di 70 dollari ad un distributore di benzina, sotto consiglio del suo avvocato si dichiarò colpevole di rapina di secondo grado per usufruire di alcune attenuanti. Sarà invece condannato ad una pena a tempo indeterminato, il Parole board. La storia di Jackson assomiglia a quella di tanti altri giovani del ghetto che sono costretti a “navigare” tra gli espedienti per sopravvivere e che ben presto si ritrovano a dover fare i conti con la giustizia borghese. Per un giovane nero nel ghetto «la prima volta è sempre il crimine». Ma in carcere Jackson incontrerà il comunismo e indirizzerà la sua rabbia politicamente.

Insieme con altri detenuti, Jackson formerà dei gruppi di lavoro per avviare un progetto di presa di coscienza rivoluzionaria sulla condizione dei neri nella “Amerikkka” razzista. La lotta di Jackson contro ogni forma di razzismo sarà alla base della costruzione di una nuova società senza classi. La sola strada percorribile per il popolo afroamericano è rappresentata dai principi del socialismo e dell’intercomunitarismo che, a dire di Jackson, si presentano alla base di tutta la cultura dell’Africa occidentale

jwrL’originalità del pensiero di George Jackson è nella teorizzazione della lotta rivoluzionaria come fuoco guerrigliero, sull’abbrivio degli insegnamenti ereditati dalla rivoluzione cubana, dalle fazioni antimperialiste del terzo mondo e dalla resistenza vietnamita contro il meglio attrezzato esercito americano. Quest’obiettivo non sarebbe mai stato raggiunto senza il coinvolgimento delle masse, la strategia fochista doveva necessariamente realizzarsi cercando un collegamento diretto e continuo con le forze popolari, per non esporsi apertamente «alla potenza militare enormemente superiore dello stato del capitalismo monopolistico». Questo dato di forza della guerriglia proletaria era reso possibile dall’elefantiasi da cui era affetto l’apparato repressivo americano, troppo “pesante” e malato di gigantismo per essere impiegato contro gli agili guerriglieri della “giungla metropolitana”. Proprio il territorio metropolitano doveva diventare l’emblema della disfatta borghese; le sue città mastodontiche, che non avevano nulla d’umano, erano simili ad una foresta del Nord Vietnam con tanto di cunicoli sotterranei, gallerie vuote, metropolitane abbandonate, nascondigli impenetrabili. Così come i vietcong, i rivoluzionari neri dovevano comparire all’improvviso, colpire il nemico e “dissolversi” nella notte. Movimenti fugaci, invisibilità, velocità: questa era la strategia del “mordi e fuggi” contro la quale la tecnologia repressiva dell’esercito americano, orientata sulla grande macchina bellica per i conflitti a lunga distanza, era praticamente inservibile.

George Jackson può così enucleare le caratteristiche fondamentali che doveva assumere la guerriglia metropolitana nelle città statunitensi: mobilità, infiltrazioni, imboscate, mimetizzazioni.

1. Mobilità. Per ciò che riguarda quest’aspetto il consiglio era di utilizzare per quanto possibile armi leggere, portatili e d’estrema funzionalità. In alcuni casi, si poteva pensare di impiegare l’artiglieria pesante ma solo dopo aver elaborato un piano particolareggiato volto a colpire un obiettivo specifico. Poi c’erano le bombe in tutte le varianti immaginabili (con la predilezione per quelle molotov), il mortaio, i pacchi esplosivi, le granate a mano, il lanciarazzi anticarro, la carabina di precisione, il mitragliatore leggero, la pistola col silenziatore, il lanciafiamme, le frecce avvelenate, i proiettili avvelenati, la balestra, il coltello, la forza fisica. Essenziale doveva essere la capacità di spostarsi in fretta con ogni mezzo possibile: jeep, motociclette, biciclette. Gli appartamenti usati dovevano disporre di vie di fuga, di cunicoli, di nascondigli e, comunque, dovevano essere incendiati o distrutti in caso d’evacuazione.

2. Infiltrazione. I soldati rivoluzionari dovevano essere infiltrati in tutti gli organi repressivi per conoscere in anticipo le mosse del nemico. I militanti più preparati avrebbero dovuto invece occuparsi delle agenzie investigative statali e federali quali la CIA o il FBI. Quest’aspetto era di fondamentale importanza in previsione di una crescita esponenziale della tensione sociale che avrebbe costretto gli apparati repressivi a reclutare quanta più gente possibile, esponendosi oltre modo al rischio d’infiltrazione.

I funerali di George Jackson.
I funerali di George Jackson.
3. Imboscata. Questo principio della guerriglia metropolitana era alla base del controterrorismo rivoluzionario. Il potere andava sorpreso alle spalle e mai assalito frontalmente. Nel caso l’azione fosse fallita sarebbe stato opportuno battere in ritirata e attendere un nuovo momento propizio.

4. Mimetizzazione. Anche questa tattica era parte integrante della strategia del “mordi e fuggi”. Contemplava la necessità che ogni attività clandestina non fosse riconoscibile dall’esterno. Le “roccaforti” dell’esercito guerrigliero dovevano sembrare tranquille casi borghesi, i depositi d’armi normali box auto, gli stessi militanti erano tenuti ad assumere un “portamento” legale adottando ogni tipo di travestimento: operai del telefono, postini, poliziotti, preti ecc.

Infine occorreva lavorare per costruire una società parallela con le sue strutture di assistenza, di retribuzione, di consumo: le cosiddette comuni del popolo. Questo compito spettava al braccio politico, il suo lavoro si sarebbe indirizzato alla costruzione diretta di queste infrastrutture sociali utili alla collettività. In quest’ambito rientravano gli innumerevoli progetti del BPP per la realizzazione di cliniche gratuite, scuole del popolo, spacci alimentari con merce a prezzo politico. Il finanziamento di queste attività doveva provenire dagli espropri proletari, dai furti, dai saccheggi di massa che Jackson definisce addirittura “salutari”, estreme espressioni di un “disordine armonioso”. La doppia valenza dell’attività rivoluzionaria, come forma di contropotere militare e, contemporaneamente, d’autorganizzazione politica, era stata teorizzata già da Huey Newton e poi rielaborata da Jackson.

George Jackson confiderà molto sulla possibilità che la guerriglia costringesse il terrorismo di stato a retrocedere su posizioni meno vessatorie. Tuttavia non era nel suo spirito accontentarsi di obiettivi minimi, ciò che contava realmente era riuscire a polarizzare intorno all’avanguardia rivoluzionaria nera tutte le masse oppresse per mettere fine al sistema capitalistico.
I woke up this mornin',
There were tears in my bed.
They killed a man I really loved
Shot him through the head.
Lord, Lord,
They cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

Sent him off to prison
For a seventy-dollar robbery.
Closed the door behind him
And they threw away the key.
Lord, Lord, They cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

He wouldn't take shit from no one
He wouldn't bow down or kneel.
Authorities, they hated him
Because he was just too real.
Lord, Lord,
They cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

Prison guards, they cursed him
As they watched him from above
But they were frightened of his power
They were scared of his love.
Lord, Lord,
So they cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

Sometimes I think this whole world
Is one big prison yard.
Some of us are prisoners
The rest of us are guards.
Lord, Lord,
They cut George Jackson down.
Lord, Lord,
They laid him in the ground.

inviata da Riccardo Venturi - 5/9/2006 - 18:12




Lingua: Italiano

Versione italiana di Franco Senia, dal suo Black Blog, 4 settembre 2004

jdy
GEORGE JACKSON

Stamattina mi sono svegliato
e c'erano lacrime nel letto
Hanno ucciso un uomo che amavo davvero
la pallottola gli ha attraversato la testa
o signore
hanno ucciso George Jackson
o signore
l'hanno messo sottoterra

Lo avevano spedito al fresco
per una rapina da settanta dollari
Avevano chiuso la porta dietro di lui
e avevano gettato via la chiave
o signore
hanno ucciso George Jackson
o signore
l'hanno messo sottoterra

Non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno
Non si era mai inchinato o inginocchiato
Le autorità lo odiavano
perché era troppo vero
o signore
hanno ucciso George Jackson
o signore
l'hanno messo sottoterra

I secondini lo insultavano
e lo guardavano con disprezzo
Ma temevano la sua forza
e avevano paura del suo amore
o signore
hanno ucciso George Jackson
o signore
l'hanno messo sottoterra

Certe volte penso che il mondo
sia solo il cortile di una grande prigione
Alcuni di noi sono detenuti
e tutti gli altri, secondini
o signore
hanno ucciso George Jackson
o signore
l'hanno messo sottoterra.

inviata da Riccardo Venturi - 5/9/2006 - 18:19




Lingua: Francese

Trasuzione francese da l'histgeobox
GEORGE JACKSON

Me suis réveillé ce matin
avec des larmes dans mon lit
ils ont tué un homme que j'aimais vraiment
lui ont mis une balle dans la tête
seigneur, seigneur,
ils ont abattu George Jackson
seigneur, seigneur,
ils l'ont mis en terre

Ils l'ont envoyé en prison
pour un vol de 70 dollars
fermé la porte sur lui
et jeté la clef
seigneur, seigneur
ils ont abattu George Jackson
seigneur, seigneur,
ils l'ont mis en terre

il ne se laissait pas emmerder
il ne faisait ni courbettes ni révérences
les autorités le détestaient
parce qu'il était trop vrai
seigneur, seigneur
ils ont abattu George Jackson
seigneur, seigneur,
ils l'ont mis en terre

les matons le maudissaient
en le surveillant d'en haut
mais ils redoutaient son pouvoir
son amour leur faisait peur
seigneur, seigneur
ils ont abattu George Jackson
seigneur, seigneur,
ils l'ont mis en terre

parfois je vois le monde entier
comme une grande cour de prison
nous en sommes soit les prisonniers
soit les gardiens
seigneur, seigneur
ils ont abattu George Jackson
seigneur, seigneur,
ils l'ont mis en terre

inviata da Alessandro - 2/12/2009 - 20:35


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