Lingua   

Del Pirineu al Montseny: el darrer viatge de Quico Sabaté (Romanço de Quico Sabaté)

Jaume Arnella


Lingua: Catalano


Ti può interessare anche...

Ballade des pendus [Épitaphe Villon]
(Serge Reggiani)
No el coneixia de res
(Raimon)
El frente de Gandesa
(anonimo)


Parole e musica di Jaume Arnella, cantautore catalano.
Non sono riuscito a capire in che anno questa “chanson de geste” sia sta scritta né in quale album del suo autore sia contenuta.



Un romanço, una canzone di gesta dedicata ad una figura indelebile nella lotta contro il regime franchista spagnolo.



Il catalano Francisco Sabaté Llopart, detto “El Quico” (L'Hospitalet de Llobregat, 30 marzo 1915 – Sant Celoni, 5 gennaio 1960) è stato un anarchico antiautoritario fin dall’adolescenza. A 17 anni già partecipò a rivolte contro il governo conservatore della Seconda Repubblica. Nel 1935 rifiutò il servizio militare, diventando ricercato. Durante la guerra civile si battè tra le fila della CNT-FAI su fronte di Aragona. Quando alla sua colonna fu imposto un commissario politico stalinista, El Quico semplicemente lo uccise. Arrestato e incarcerato, riuscì a fuggire e ad unirsi alla colonna Durruti. Alla “derrota” repubblicana, El Quico fuggì come molti in Francia ma non rimase a lungo nei campi di accoglienza, preferendo andare a combattere con i maquisards francesi. Alla fine della seconda guerra mondiale fece clandestinamente ritorno in Spagna, per organizzare un nucleo di resistenza armata. Mise in atto rapine a ricchi imprenditori e banche ed attacchi ad esponenti della guardia civil e della Falange. Riparò di nuovo in Francia, dopo aver ucciso per errore gli occupanti di un’auto scambiata per quella di un gerarca e dove venne ancora una volta arrestato e imprigionato per possesso di armi.



Il 30 dicembre 1959, El Quico rientrò in Spagna attraversando clandestinamente il confine insieme a quattro suoi compagni. Il 4 gennaio, a Sarriá de Ter (Catalogna), il gruppo fu intercettato dall’esercito e impegnato in un duro scontro a fuoco. Fra tutti, solo Francisco Sabaté, seriamente ferito, riuscì a scappare. Venne ucciso il giorno seguente a San Celoni, dagli uomini di un gruppo paramilitare al servizio del governo fascista.



«Quico non può essere morto... vedrete, quando meno ve lo aspettate tornerà a Barcellona e quelle carogne verranno sbugiardate dai fatti! Frasi del genere venivano mormorate in capannelli fuori dalle industrie, nelle mense, nelle bettole frequentate dalla povera gente. Ma Quico non sarebbe più tornato. Il mitra Thompson, la pistola semiautomatica Colt calibro 45 e il suo binocolo sono custoditi nel museo della Guardia Civil, come trofei di guerra.» (da “Ribelli!” di Pino Cacucci)
I
Més de mil camins davallen
del Pirineu al Montseny;
n’hi ha de plàcids i agradosos
i més d’un aspre i ferreny.


II
És la història d’un viatge,
el seu viatge darrer,
el d’un maquis llegendari:
el d’en Quico Sabaté.

Darrers dies de desembre,
mil nou-cents cinquanta nou,
travessaven la frontera
eren cinc homes i prou.

Si en venien de Costoja
van passat pel lloc normal,
la taverna de la Muga
que és un bon pas natural.

I Sant Julià de Ribelles
i després Sant Bernabeu,
vorejant el Bassagoda,
Llorona i coll de la Creu.

La baga del Ginebret
i Mare de Déu del Mont;
la neu que per dalt hi havia,
quan són a Falgars ja es fon.

A Falgars parada i fonda,
no s’ho poden pas negar,
que, si de nits es camina,
de dia cal reposar.

No tot són flors i violes,
que comença l’embolic:
van encendre una foguera
i això fou un greu oblic.

Un carter rural passava,
cuit a l’ombra i força hostil,
mig fent l’orni corre al poble
i avisa els guàrdies civils.

Quan arriba la parella
ve la sorpresa i l’enuig,
quan parlen les escopetes,
un cau ferit, l’altre fuig.

Pro els maquis també han rebut,
perquè en Quico Sabaté
té una ferida a la cama,
més dolenta no pot ser.


III
I marxant a corre-cuita
van de dret a Esponellà
on, burlant la vigilància,
ja travessen el Fluvià.

I després deixen Banyoles
i Palol de Revardit,
fins que arriben a la Mota
emparant-se en la nit.

Van de dret al mas Clarà,
conegut anteriorment;
tot i que ara hi viu gent nova,
també els don acolliment.

Quan els vells de la masia
a l’hostal van ’nar a comprar
més menjar del que solien,
amb això es van delatar.

Els civils volten la casa,
dos assalts en varen fer,
morint tota la quadrilla
menys en Quico Sabaté.

Que s’escapa arrossegant-se
just en el darrer moment,
tot dient-los en veu baixa:
"No tireu; sóc el tinent".

Passa el Ter, passa Girona;
com va fer-ho? no s’entén;
amb la cama mal ferida,
però a Fornells assalta un tren.

Obligant-lo, a punta d’arma,
a no aturar-se, sempre avall;
si al Montseny pot acostar-se
serà un bon amagatall.

A l’entrar de Sant Celoni
salta en marxa i deixa el tren;
l’esperen les escopetes
dels civils i el sometent.

Cinc de gener del seixanta,
al matí a dos quarts de nou,
entre trets i corredisses
cau en terra i ja no es mou.

Carrer Major i Santa Tecla,
cruïlla del guerriller,
a la mà la metralleta,
jeu, mort, Quico Sabaté.

inviata da Bernart Bartleby - 10/3/2014 - 16:46



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
4/6 febbraio 2015

sabatesancelon


Due parole del traduttore. Il brano che parla dell'ultimo viaggio di Quico Sabaté è, si potrebbe dire, una sorta di trattato di geografia delle alte terre catalane. In un primo tempo avevo pensato di stabilire delle note, ma avrebbero appesantito troppo il testo. Il Montseny è un villaggio in prossimità di un noto parco naturale; da questo, tutta la zona è detta “Il Montseny”. Sant Celoni, dove Quico Sabaté fu ucciso, è un comune di circa 16.000 abitanti della zona. Le vie Major (Carrer Major “Strada Maggiore”) e Santa Tecla sono due strade urbane della cittadina. Nel testo è nominato il Sometent (pronuncia: sumetén), antichissima istituzione catalana; si trattava di un corpo paramilitare di autoprotezione civile, distinto dall'esercito e formato da volontari paesani armati. Il suo nome pare derivare da metent so (so-metent), ovvero “emettendo un suono”, dato che il corpo veniva avvisato al rintocco delle campane del paese. Le sue origini risalgono addirittura al 1068; fu disciolto dalle Cortes spagnole nel 1978, dopo noventodieci anni, per la sua costante compromissione col franchismo (come si può vedere anche in questa canzone).
DAI PIRENEI AL MONTSENY:
L'ULTIMO VIAGGIO DI QUICO SABATÉ

I
Più di mille sentieri scendono
Dai Pirenei al Montseny;
Ce ne son di placidi e gradevoli
E più d'uno aspro e ferrigno.

II
È la storia d'un viaggio,
Il suo ultimo viaggio,
D'un partigiano leggendario:
Quello di Quico Sabaté.

Ultimi giorni di dicembre,
Millenovecentocinquantanove,
Attraversavan la frontiera,
Eran cinque uomini e basta.

Se venivano da Costoja
Passavano per il posto normale,
La Taverna de la Muga
Che è un buon passo naturale.

E Sant Julià de Ribelles
E, dopo, Sant Bernabeu,
Seguendo la riva del Bassagoda,
Llorona e il Coll de la Creu.

Il versante del Ginebret
E Mare de Déu del Mont;
La neve che stava lassù in cima
Già si scioglie quando erano a Falgars.

A Falgars sosta e ristoro,
Non possono rinunciarvi;
Ché se di notte si cammina,
Di giorno occorre riposare.

Non son tutte rose e fiori,
Che comincia qui l'imbroglio;
Accesero un fuoco
E questo fu un grave errore.

Passava un postino rurale,
un fascista parecchio ostile,
facendo un po' finta di niente, corre
Al paese a avvisare la Guardia Civil.

Quando arrivano quelli in coppia
ecco sorpresa e fastidio,
quando parlano i fucili
uno cade ferito e l'altro scappa.

Ma anche i partigiani ne hanno prese
Perché Quico Sabaté
Ha una ferita alla gamba
Che più male non può fare.

III
Correndo all'impazzata
Vanno diritti a Esponellà,
Dove, beffando la vigilanza
Attraversano il Fluvià.

Poi lasciano Banyoles
E Palol de Revardit,
Finché arrivano alla Mota
Al riparo della notte.

Proseguono per la masseria Clarà
Già da prima a loro nota;
Anche se ora ci vive gente nuova
Pure dan loro accoglienza.

Quando i vecchi della masseria
Allo spaccio andarono a comprare
Più roba da mangiare del solito,
Con questo si fecero scoprire.

Gli agenti rivoltano la casa,
Ci fecero due assalti
Ammazzando tutti e quattro
Meno Quico Sabaté.

Che scappa trascinandosi
Fino all'ultimo momento,
Sempre dicendo loro a bassa voce:
“Non sparate, sono il tenente.”

Passa il Ter, passa Girona;
Come farà? Non si capisce
Con quella gamba ferita brutta;
Però a Fornells assalta un treno

Obbligandolo, puntando l'arma
A non fermarsi, sempre giù avanti;
Se al Montseny può avvicinarsi
Sarà un buon nascondiglio.

All'ingresso di Sant Celoni
Salta giù dal treno in marcia;
Lo aspettano i fucili
Della Guardia Civil e del Sometent.

Cinque gennaio del Sessanta,
Alle otto e mezzo del mattino,
Fra spari e raffiche
Cade in terra e non si muove più.

Via Major angolo via Santa Tecla,
Crocevia del guerrigliero,
Con la mitraglietta in mano
Giace, morto, Quico Sabaté.

6/2/2015 - 18:40


Avvertenza: dal testo originale catalano è stata tolta la grafia "Sabaté(r)" per il cognome del Quico. In lingua catalana si chiamava esclusivamente Sabaté, che è una variante di sabater "calzolaio", corrispondente al castigliano Zapatero. Nel testo originale, Sabaté fa invariabilmente rima con termini in -er, ma la "r" finale in tali termini comunque non si pronuncia.

Riccardo Venturi - 6/2/2015 - 19:18



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org