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Эмигрантское танго

Alëša Dimitrievič / Алëша Димитриевич


Lingua: Russo


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Ėmigrantskoe tango
Parole e musica di Алëша Димитриевич / Alëša Dimitrievič (1913-1986), forse il più grande cantante e performer romaní di origine russa mai esistito.
La sua biografia e la sua opera sono un inno al nomadismo, un romanzo di continua emigrazione e un cantico d’amore alla musica.
Non so esattamente l’anno in cui Aliocha Dimitrievitch compose questa sua canzone-manifesto… Pare che il primo disco da lui inciso fosse addirittura datato 1937, ma è andato perduto… Trovo comunque questo tango in un suo disco del 1976, intitolato semplicemente “Aliocha Dimitrievitch” e poi in una collezione postuma in due CD del 1996 intitolata proprio “Эмигрантское танго / Emigrate Tango”.

Aliocha Dimitrievitch

Эмигрантское танго / Emigrate Tango

Nato nel sud-est russo, quasi al confine con la Cina, Alëša era il quarto figlio di una famiglia zingara di musicisti e danzatori itineranti. Alla fine della guerra civile, sul principio degli anni 20, i Dimitrievič abbandonarono la Russia e peregrinarono tra Hong Kong, Giava, Sumatra, Ceylon, Birmania e India, raggiungendo più tardi la Spagna – dove il “clan” di musicisti cominciò la propria ascesa artistica - e stabilendosi infine a Parigi, dove Alëša e la sorella Valia si esibivano in seguitissimi concerti in famosi locali tipici russi come i ristoranti Hermitage, Scheherazade e Rasputin. Dopo un lungo soggiorno in Argentina, dove pure si conquistò una meritata fama, Aliocha tornò nuovamente a Parigi.



Nel 1967 incise un album con il celebre attore americano di origine russa Yuliy Borisovich Briner, ossia Yul Brynner (ebbene sì, quello de “I Dieci Comandamenti”, “Anastasia”, “I fratelli Karamazov”, “I magnifici sette”, “Viva Villa!” e “Il mondo dei robot”).

The Gypsy and I: Yul Brynner Sings Gypsy Songs

A metà degli ani 70 fu Vladimir Vysotskij a voler incidere un disco con lui, ma il progetto non andò in porto anche per la prematura scomparsa del grande cantautore russo, nel 1980. A metà degli anni 80 Alëša Dimitrievič fece un’ultima trionfante tournée negli USA. Si spense a Parigi il 21 gennaio 1986. E’ sepolto nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois, Île-de-France.
Куда попали вы в Галицию, в Афинах?
Где вы теперь в Париже иль Баку?
Быть может быть в равнинах Аргентины
В Европу грузите маис или муку.

Видали вас средь публики кабацкой,
Видали где-то с брынзой за блузой,
Быть может быть на лестницах голландских
С семитами с селёдкой и халвой.

Пооткрывали где-то рестораны,
Придумали какой-то аппарат,
Носили с голода газетные рекламы
И жён своих сдавали на прокат.

Мой брат в Иркутске сторожем в больнице,
Отец в Гренландии в артели рыбаком,
Сестра газетчицей уж больше года в Ницце,
А дядя в Венгрии, но толка нету в том.

Сердце истомилось, истаскалось,
Душа в Россию ищет троп...
"Как хороши, как свежи были б розы
Моей страной мне брошенные в гроб..."

inviata da Bernart Bartleby - 4/3/2014 - 10:26



Lingua: Francese

Traduzione francese trascritta dai sottotitoli del video presente su Vimeo
TANGO DES ÉMIGRANTS

Où êtes-vous donc, à Gallipoli ou Athènes?
Peut-être maintenant à Paris ou à Bakou?
Peut-être dans les plaines d’Argentine
Chargeant pour l’Europe de la farine de maïs?

On vous a vu au milieu d’un public de cabaret
Où quelque part avec de la brinza et de la busa
Peut-être êtes-vous sur une escalier de Galata
Avec des Sémites, du hareng et du halva.

Nous avons ouvert des restaurants par ci par là
Inventé un espèce de mécanique de faim
On a porté sur les dos des panneaux publicitaires
Et loué nos femmes à d’autres.

Mon fréres a Irkoutsk est gardien dans un hôpital
Mon père en Hollande est dans un artel del pécheurs
Ma soeur vend des journaux à Nice, depuis plus d’un an
Et l’oncle en Hongrie coup du bois.

Mon coeur est las et fatigué
Mon âme cherche le chemin de la Russie
Comme seraient belles et fraîches les roses
Que mon pays jetterait sur mon cercueil…
Note:

- Bakou, Baku: capitale dell’Azerbaigian, repubblica del Caucaso;
- Brinza, Bryndza: formaggio fresco di latte di pecora, tipico di Romania, Polonia, Slovacchia, Ucraina e parte della Moravia.
- Busa, busát: credo che il riferimento sia al pesce carpa, così si dice in ungherese…
- Galata: quartiere d’Istanbul, Turchia;
- Hareng, ossia l’aringa (“Clupea harengus”);
- halva (o halwa, halvah, halava, helva, halawa, in ebraico חלבה e in greco Χαλβάς) deriva dell'ebraico antico e significa dolce. Indica moltissime varietà di dolci a base di semola o di sesamo tipici di India, Pakistan e Persia, ma anche Grecia, Israele e Medio Oriente, Balcani, Ucraina e Polonia…
- Irkoutsk: Irkutsk, città della Siberia centrale.

inviata da Bernart Bartleby - 4/3/2014 - 10:29


Ma i nomi propri non andavano inseriti senza accentazioni?

Bernart bartleby - 4/3/2014 - 12:48


Se ti riferisci alla "ë" di Алëша, non si tratta di un accento, ma di una specifica lettera dell'alfabeto cirillico. Praticamente, la "e" normale, senza dieresi sopra, si legge "ie" in posizione tonica, e in vari modi tendenti a una "i" indistinta in posizione atona. Con la dieresi sopra, invece, si legge "io" in posizione tonica (da cui "Alioscia", "Alyosha", "Aliocha" a seconda delle trascrizioni); peraltro, la "ë" in russo attrae sempre su di sé l'accento, quindi è sempre tonica. In realtà te l'ho messa semplice, la pronuncia russa è parecchio complessa e le parole hanno accento variabile senza che l'ortografia ufficiale lo segni mai; il problema è che dalla posizione dell'accento, cioè da come si pronuncia la vocale tonica, dipende la pronuncia di tutte le restanti vocali atone. Per cui, all'interno di una stessa parola, la pronuncia cambia a seconda dello spostamento dell'accento (ad esempio, al singolare, èзеро "lago", si pronuncia /ièzirɘ/, mentre il plurale езèра (o meglio, езëра), si pronuncia /iziòra/. Da notare ancora che la lettera "ë" non è amatissima dai russi, che la segnano di solito solo nei dizionari e nei corsi di lingua per stranieri; di solito scrivono "e" lasciando alla conoscenza della lingua (e alla posizione sillabica, che obbedisce a regole non simpatiche) se debba pronunciarsi "ie" o "io"; il suo uso però è libero. Io la segno sempre perché sono un fanciullo molto coscienzioso in queste cose, e perché non la voglio dar vinta all'infernale pronuncia russa.

Comunque, la prossima volta che ti vedo usare trascrizioni "franciose" per i nomi, sappi che incomincio a chiamarti Bernadette Bartlebeau. Sei avvertito, e conosci la mia glaciale spietatezza di admin carognesco. Anche se, a tua parziale discolpa, va detto che le trascrizioni, anche quelle "scientifiche", sono solo grafematiche e non corrispondono una beata sega alla vera pronuncia. Il nostro autore, ad esempio, si pronuncia /ɘl'oʃa dɘmitr'ivɘtʃ/. Saluti.

Riccardo Venturi - 4/3/2014 - 15:03


Ehhhh, già!?! Prima devo guardarmi dalle traslitterazioni crucche, adesso da quelle franciose... Mica posso fare la guerra a tutti, io! Allora mi devi fare anche un decalogo anti-francioso, perchè se poi mi chiami Bernadette Soubirous finisce che bestemmio la Madonna e non va niente bene...

Bernardo Bartelbaio - 4/3/2014 - 15:20


Prima di tutto, se diventi Bernadette Soubirous devi imparare a bestemmiare in dialetto guascone dell'occitano, che era la lingua che la fanciulla parlava; la madonna le apparve dicendole Que sòc, ès l'inmaculada councepciòu, con il tipico anticipo relativo della frase affermativa (caratteristica dei dialetti occitani guasconi). Poi ti invito a considerare la considerazione estrema che ti riservo rompendoti i coglioni fino all'inverosimile, e divertendomi come una biscia; comunque non temere, ti farò anche un decalogo anti-francioso, sennò non vorrei che mi scrivi "Poutine" e "Poussy Raïote". Salud!

Riccardo Venturi - 4/3/2014 - 15:35


Allora ti faccio notare una russificazione di un nome proprio francese: sulla pagina dove ho reperito la biografia (tradotta in inglese dal russo) del nostro Alëša c'è scritto che è sepolto a "Сен-Женевье-де-Буа", trascritto "Sen. Genevieve de Bua" (hi-hi-hi!)...

Que sòc, ès Bernarda Sobiròs - 4/3/2014 - 15:47


Ma la cosa veramente buffa è il fatto che il tizio in questione, come riporta la Wikipedia russa, la lingua di Puszkin (trascrizione polacchizzata)la parlava assai modestamente, visto che trascorse in Russia solo quattro anni da giovane. Chissà poi se la scriveva, ah, ah...
E la traduzione francese è molto "sui generis", credo, perché in caso della parola "блузa", parlerei piuttosto di una camicia, che di una carpa ; D

krzyś - 4/3/2014 - 16:40


Santa Genoveffa della Bua!

(Certo che qui, con la Bernarda Sobiròs, fra un po' si finisce alle battutacce da caserma... )

Риккардо Вентури - 4/3/2014 - 17:19


Già, ha ragione Krzyś: mi sa che il traduttore francese del video (a parte scrivere "maintenent" per "maintenant") qui ha preso un bell'abbaglio: с брынзой за блузой vuol dire "con del formaggio nel giubbotto" (o meglio, direi: "in tasca nel giubbotto", visto che la preposizione за qui significa piuttosto "dietro"). Se poi nella blusa ci aveva anche qualche carpa non è dato saperlo...

Comunque ne approfitto per dire che il formaggio in questione, quello che in rumeno si chiama brânză (e che in Romania, peraltro, è il termine generico per "formaggio"), ha una parola che probabilmente è una delle rarissime e antichissime sopravvivenze della lingua dei Daci.

Riccardo Venturi - 4/3/2014 - 17:36


Forse una "bryndza" nascosta in seno (della "bluza", ovviamente!) : P
Alla maniera dei antichi Daci della cosca crimea...uahhhh, ha, ha

krzyś - 4/3/2014 - 18:22


Beh, la traduzione francese è fatta male ma per quanto riguarda la carpa ci ho messo del mio, visto che dopo c'era l'aringa... Ho sbagliato, sono stato indotto in errore, e allora adesso cosa volete fare? Prendermi tutti a pesci in faccia?!?

Santa Bernarda Sobirova della Bua (molto mortificata) - 4/3/2014 - 18:53


Ma dai, non te lo prendere ...

krzyś - 4/3/2014 - 19:21


Ma, scusatemi, la Madonna davanti alla Bernarda esclama soccia come Bersani, e i Rumeni mangiano lo Sbrinz come gli Svizzeri? Ma questa è la globalizzazione!

Gian Piero Testa - 4/3/2014 - 20:04


Je ne sais pas qui est le traducteur en langue française, mais je peux dire deux choses :
le texte français doit avoir été écrit soit par un martien qui aurait trop bu, soit par un automate...
En l'occurrence, je pencherais pour le premier...
Entendons-nous bien je ne me prononce absolument pas sur le contenu et encore moins sur des notions d'ichtyologie élémentaire et moins encore, sur les liaisons scabreuses que certaines personnes ont pu avoir dans des grottes pyrénéennes...

Cordial

Lucien Lane

Lucien Lane - 4/3/2014 - 21:20


Direi, che ci unisce l'idea della Grande BrǕnzza, Gian Pieró!!!

krzyś - 4/3/2014 - 21:58


Risultato, mi sa che domani mi dovrò fare una bella traduzione dal russo.... :-PP
Ma ora che ci penso, ci saranno canzoni sulla guerra di Crimea, quella del 1855...??

Riccardo Venturi - 5/3/2014 - 00:25


Già, Gian Piero, allo Sbrinz svizzero non ci avevo pensato! Pero lo Sbrinz è una specie di formaggio grana, mentre la brânză rumena è qualsiasi cacio, e la bryndza slovacca è una ricotta....Santa Genoveffa, aiutaci tu!...

Riccardo Venturi - 5/3/2014 - 00:33


E la bryndza polacca è in via d'estinzione...non ci sono più le pecore e gli amici miei agricoltori che cercavano di buttarsi sull'alevamento di bovini di razza, grazie alla politica luminosa dell'Europa der cazzo (i finanziamenti previsti per loro sono sproporzionalmente minori rispetto il resto dell'unione) , rischiano di chiudere le baracche, appena aperte. E che l'Argentina si inncula con la carne sua, invece di mandarla in Africa, per esempio...con i campi ucraini lasciati incoltivati. È diventato un mondo di merda, ma perdavvero...!

Krzysztof Wrona - 5/3/2014 - 00:57


Comunque Bernart, consólati: prima di tutto, non è certo colpa tua della traduzione "francese". E poi, comunque, col francese non c'è limite al peggio:

Riccardo Venturi - 5/3/2014 - 09:36



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