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Coro dei nihilisti

Domenico Ciampoli
Lingua: Italiano


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Amore ribelle
(Pietro Gori)


[fine 800]
Versi el poeta ucraino Giorgio Dolstoievski (da non confondersi con lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij). Su costui non sono riuscito a reperire altre informazioni né, tanto meno, il testo originale della sua poesia.
Non so se la melodia sia quella originaria e a chi attribuirla. Pietro Gori la utilizzò per il suo Amore ribelle.
Versione italiana risalente al 1881 ad opera di Domenico Ciampoli (1852-1929), scrittore, bibliotecario e insigne slavista, e del suo collaboratore W.E. Foulques (di natali russi).
Il “Coro dei nihilisti” fu pubblicato per la prima volta sul quotidiano napoletano "Corriere del Mattino" del 16 marzo 1881 e ripreso poche settimane dopo dal giornale internazionalista "Il Grido del Popolo", sempre di Napoli.
Ho trovato il testo di questa canzone e la sua storia su questa pagina, nel racconto del toscano Pier Carlo Masini (1923-1998), importante storico dell’anarchismo, militante della FAI e nei Gruppi Anarchici di Azione Proletaria, in seguito scivolato su posizioni socialdemocratiche (collaborò pure a Il Giornale di Montanelli) ma senza mai tradire i suoi convincimenti libertari e anticlericali e dedicandosi prevalentemente alla ricerca storica.



“Con questo titolo, il 4 aprile 1881, il giornale internazionalista Il Grido del Popolo di Napoli pubblicava una significativa canzone tratta, come indicato in calce, dal quotidiano napoletano Corriere del Mattino. L'amico Alfonso Scirocco, che ha cortesemente consultato la collezione di questo giornale, mi riferisce che la canzone apparve sul numero del 16 marzo 1881, nella parte letteraria, con questa sola indicazione: versione dal russo di D. Ciàmpoli e W.E. Foulques.
Domenico Ciàmpoli fu, com'è noto, uno dei maggiori slavisti italiani dell'Ottocento, e W.E. Foulques (che era nato in Russia) fu un suo collaboratore. Ora proprio il Ciàmpoli svelerà, l'anno successivo alla pubblicazione dell'inno, sul Fanfulla della Domenica (28 maggio 1882, Scrittori Russi) il nome dell'autore: il poeta ucraino Giorgio Dolstoiewski. ‘Dobbiamo - scrive il Ciàmpoli - ad una gentile nostra amica russa un inno socialista, o meglio nihilista, che dicesi attribuito a lui, naturalmente per ragioni di stile, che differisce molto da quello del Nekrasov, il quale ha le stesse tendenze’. E, di seguito, pubblica la traduzione, quasi letterale, in prosa, della canzone. Ma è preferibile sentirla in versi [segue il testo del Coro, ndr]

Chi fu questo Giorgio Dolstoievski? Chi la gentile amica russa che passò il manoscritto o lo stampato al Ciàmpoli? La datazione della canzone è precedente o successiva all'attentato del 10 marzo 1881 che abbattè Alessandro II?
Sono tutte domande che devo lasciare senza risposta. Ad eccezione di alcune vaghe notizie, che Bruce Renton nel suo lavoro su La letteratura russa in Italia (in Rassegna Sovietica del luglio-agosto 1961) riporta dal citato articolo del Ciàmpoli, nessun ragguaglio biografico o bibliografico ho trovato in enciclopedie, cataloghi, storie letterarie pazientemente consultate. Posso solo aggiungere che l' Inno dei nihilisti entrò nei vari canzonieri sociali e lo ritrovo, ad esempio, nel Nuovo canzoniere dei ribelli, edito dal Club libertario a Paterson N.Y., in data non precisata [1904? Ndr]”.
(Pier Carlo Masini, sul n.3 del 1969 della rivista genovese “Movimento operaio e socialista”, a commento delle ricerche condotte da Gianni Bosio sui canti della Prima Internazionale in Italia)
Noi siam come l'aria che tutto circonda
Noi siam come il sole che penetra e inonda
Non visti qual Dio, potenti qual re.

Ci è culla, ci è patria, ci è tomba la terra,
Viviam per la lotta, viviam per la guerra,
Abbiamo nel nulla riposta ogni fè.

Strisciam come serpi, quai falchi voliamo
Or siam de' pigmei, giganti or siamo,
Abbiam mille braccia legati a un voler.

A cento si cade, si sorge a milioni;
Per noi non son ceppi, non sono prigioni;
Muor l'uom nella pugna, ne resta il pensier.

Dal Caucaso a Tobolsk, da Kiev all'Onega,
V'è un popolo che piange, che impreca, che prega,
Che vuol la sua patria, che vuol libertà.

Sia morte allo Zarre che il popolo opprime,
All'uomo sia gloria che il popol redime;
Giuriamo vendetta... vendetta sarà.

Per l'aule regali, di mezzo agli armati,
Nel grembo alla madre, ne' templi sacrati,
Tra feste e splendori, per terra e per mar.

Sapremo seguirlo, sgozzarlo sapremo;
Il dritto ne guida corriam... Vinceremo!
E' dolce, morendo, la Russia salvar!

Noi siam come l'aria che tutto circonda
Noi siam come il sole che penetra e inonda
Non visti qual Dio, potenti qual re.

Ci è culla, ci è patria, ci è tomba la terra,
Viviam per la lotta, viviam per la guerra,
Abbiamo nel nulla riposta ogni fè.

inviata da Bernart Bartleby - 3/1/2014 - 09:45



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