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Oh mamma mia son disgraziato (Il minatore ferito)‎

La Cantarana
Lingua: Italiano


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(La Cantarana)


Raccolta dalla voce di Aldo Pons, classe 1940, orig. della borgata Arnaud di Rodoretto, la maggiore ‎frazione del Comune di Prali, Val Germanasca, Piemonte. Registrata nell’aprile del 1987 da Mauro ‎Durando de La Cantarana.‎
Nella raccolta intitolata “Tin Tun Teno - Registrazioni dal vivo di cantori e suonatori delle Valli ‎Chisone e Germanasca” pubblicata nel 1989

Purtroppo la collezione citata, come gli altri contenuti originari del sito de La Cantarana ‎‎(www.lacantarana.it), non sono più consultabili on line, salvo far uso della ‎‎Macchina del Tempo…‎

Uno dei molti canti, un tempo assai diffusi, intonati da mendicanti invalidi per commuovere la ‎gente con il racconto delle proprie disgrazie.‎

Minatori al Beth, nelle miniere di calcopirite (zolfo e rame) ‎ai piedi del Bric Ghinivert, Val Troncea, Pragelato. ‎
Minatori al Beth, nelle miniere di calcopirite (zolfo e rame) ‎ai piedi del Bric Ghinivert, Val Troncea, Pragelato. ‎


Il brano parla di una realtà ben conosciuta nelle valli Chisone, Germanasca e Pellice, dove si ‎contarono nelle numerose miniere parecchi infortuni sul lavoro (famosissimo quello delle miniere ‎del Beth in Val Troncea, Pragelato, dove nel 1904 ben 81 minatori persero la vita travolti da ‎un’enorme valanga), spesso dovuti all’esplosione di residui di dinamite. Per esempio, Carlo Ferrero ‎nel suo “La storia delle miniere” (Quaderno di Documentazione della Comunità Montana Valli
Chisone e Germanasca, Perosa Argentina,1988) racconta questo episodio:‎

“Voglio raccontare un infortunio successo al Malzas [miniera di Perrero, valle Germanasca] ‎verso gli anni 1925-26… il lavoro aveva avuto inizio alle 17 e verso le 17,15 un minatore di ‎Pomeifré…, mentre faceva il “deblaiagge” [cioè la pulizia della galleria dai detriti prodotti ‎dall’esplosione avvenuta alla fine del turno di lavoro precedente] urtò con la punta del piccone un ‎residuo di dinamite inesploso. Il poveretto ricevette l’esplosione in pieno petto; il suo compagno fu ‎scaraventato a ridosso del mucchio di marinaggio, mio fratello a ridosso del suo vagone. Sentendo ‎le grida di dolore dell’infortunato i due, che non avevano riportato ferite gravi, nell’oscurità fumosa ‎cercarono di soccorrerlo, portandolo fuori dalla galleria e raggiungendo le baracche, che distavano ‎circa 800 metri… Non c’era niente per trasportare il poveretto sanguinante, con un occhio fuori ‎dell’orbita: dovettero prendere due sbarre, inchiodate degli assi, metterci sopra uno di quei ‎pagliericci…, coricarci su l’infortunato legandolo con delle corde, poi via verso l’Ospedale di ‎Pomaretto”.‎
Oh mamma mia son disgraziato
perché una mina mi ha rovinato

E dalla mina che mi ha colpito
tutto il mio corpo restò ferito

Deh compiangete mio buon signore
il poveretto che è il minatore

Fino da giovane fu il mio mestiere
passai la vita nelle miniere

E volentieri vi ho lavorato
finché una mina mi ha rovinato

Ora lavoro più io non trovo
deh aiutatemi se vi commuovo

Oh povera gente che ’l povero amate
il minatore sempre aiutate

Chi una gamba chi un braccio perde
il minatore è ridotto al verde

Chi perde un occhio crudel ferita
del minatore triste è la vita

Sempre misero crudel mestiere
passar la vita nelle miniere

Grande mercede renderà il Signore
a chi fa del bene al minatore.‎

inviata da Bernart - 9/8/2013 - 10:51



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