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O mávros gátos

Στίχοι: Θανάσης Παπακωνσταντίνου
Μουσική: Βασίλης Παπακωνσταντίνου
Ερμηνεία: Βασίλης Παπακωνσταντίνου
'Αλμπουμ: Διαίρεση [1984]

Testo: Thanasis Papakonstandinou
Musica: Vasilis Papakonstandinou
Interprete: Vasilis Papakonstandinou
Album: Διαίρεση [1984]

kingofblack


Come "titolare" di un gattone nero (anzi, il gattone nero è titolare mio...lo vedete nella foto e si chiama Redelnoir), ho un po' esitato nel dar corso a questa pagina dove proprio un gatto nero fa una brutta fine, e in parte anche una brutta figura. Un gatto che, a un certo punto, sia pure in una data situazione, abiura al suo essere gatto proprio non esiste; e, infatti, ho come il vago sospetto che, in questa canzonaccia dovuta alla penna di Thanasis Papakonstandinou (che già abbiamo visto in Λεγεωνάριος) e cantata, nel disco Διαίρηση del 1984, dal suo omonimo Vasilis (ma sono soltanto omonimi, senza nessuna parentela), i gatti in realtà c'entrino poco o punto. La data è importante; 1984, dieci anni esatti dopo la fine della dittatura, la Grecia è già -attendendo un certo, remoto futuro- un paese "normalizzato", dove gli slanci rivoluzionari dei "gatti neri" e eventuali nuove generazioni di "gattini" che potrebbero agitarsi sono ben tenute a bada. Non per niente, il gatto viene arrestato come "sporco anarchico"; il gatto nero, come si sa, è uno dei principali simboli dell'anarchismo. E così l'anargatto che si dedica a "impallinare" le fanciulle dei signoroni, viene acchiappato e, davanti alla violenza istituzionale, cerca di salvarsi la pelle facendosi apparire come un borghesuccio qualsiasi che legge il giornale e ha servito la patria. Tutto inutile, perché viene lo stesso messo al muro e fucilato. Chissà che nella canzone non ci sia anche qualche velata critica a tutti quei sovversivi i cui granitici ardori si spengono davanti alla prima questura o alla prima galera che devono affrontare; ma, del resto, ogni Stato conta proprio su questo. Oggi come allora, e come sempre. Per fortuna che i gatti veri, neri e d'ogni altro colore, se ne fregano; l'ultima strofa veramente "felina" della canzone, è senz'altro l'ultima. [RV]
Ήταν ένας γάτος μαύρος πονηρός
κάθε που εβράδιαζε ντυνόταν γαμπρός
τα μαλλιά του έκανε λίγο κατσαρά
κι ένα κόκκινο παπιόν φορούσε στην ουρά

Σε κάθε σπίτι πήγαινε όπου έβλεπε καπνό
ζητούσε τα κορίτσια δήθεν για σκοπό
κι αυτές άλλο δε θέλανε φορούσαν νυφικά
κάλλιο μ’ ένα γάτο παρά με κοιλαρά

Μα όπως είπα στην αρχή ο γάτος πονηρός
βόλευε τα κορίτσια και γινόταν καπνός
με τόση καρπερότητα αχ να `χα μια σταλιά
γέμισαν τα ιδρύματα με μπάσταρδα γατιά

Οι άρχοντες φοβήθηκαν μην πάθουνε ζημιά
και την κουτάλα χάσουνε μαζί με τα ζουμιά
ρε θες να κάνουν κίνημα του γάτου οι καρποί
κι ό,τι γλυκά ροκάνιζαν σαν φούσκα να χαθεί

Έτσι αφού σκεφτήκανε βρήκαν το πιο σωστό
το γάτο να τσακώσουνε σαν μούτρο αναρχικό
βγήκε λοιπόν σεργιάνι το χαφιεδότσουρμο
αυτοί που αποτελούνε τον εθνικό κορμό

Αχ καημένε γάτο μου την έχεις πια βαμμένη
του έθνους τα λαγωνικά σ' την έχουνε στημένη
κι όπως το λέω έγινε το πιάσανε το αλάνι
τους είδε μαύρους νόμισε με φίλους πως θα κάνει

Τώρα κλαίει κι οδύρεται μαζεύεται κουβάρι
μήπως τους κρύους δικαστές μπορέσει να τουμπάρει
αχ μη καλοί μου άνθρωποι εγώ δεν είμαι γάτος
εγώ είμαι ένας άνθρωπος με αισθήματα γεμάτος

Κοιτάζω το συμφέρον μου διαβάζω εφημερίδα
και στο στρατό υπηρέτησα για τη μαμά πατρίδα
μα εκείνοι που να ακούσουνε τον στήσανε στον τοίχο
τα μάτια κάπως παίξανε στης τουφεκιάς τον ήχο

Αν μία κόρη έχετε κρατήστε την αθώα
μπορεί ο γάτος να μη `ρθει μα θα `ρθουν άλλα ζώα
κι αν είστε κάποιος άρχοντας και παρεξηγηθείτε
στα όργανα μου μια χαρά χωράει να γραφτείτε.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ - 10/6/2013 - 15:34



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
10 giugno 2013

dieresi
IL GATTO NERO

Era un bel gattone, nero e scaltro
ogni sera che veniva, si vestiva da sposo;
si arricciolava un poco il pelo
e alla coda portava un rosso papillon.

Andava in ogni casa dove vedeva fumo,
cercava le ragazze, diceva, per una proposta;
e quelle, che non volevano altro, si vestivano da spose,
meglio con un gatto che con un panzone.

Ma, come ho detto all'inizio, il gattone era scaltro,
si faceva le ragazze e poi svaniva in fumo;
avessi avuto solo una goccia della sua bravura
le istituzioni si sarebbero riempite di gattini bastardi.

I signori ebbero paura di subire danni,
di perdere l'arrosto e poi pure il fumo;
e se poi i gatti che seminava avessero fatto la rivoluzione
e tutte le chicche che sgranocchiavano fossero svanite come bolle di sapone?

Dopo questi pensieri, ritennero più sicuro
acchiappare il gattone come uno sporco anarchico;
e quindi tutta la banda di spie uscì a passeggio,
quelli che formano il corpo della nazione

Ah, povero il mio gatto, sei davvero fottuto!
I segugi dello Stato t'hanno teso un agguato.
Successe quel che ho detto: hanno arrestato il teppista,
li aveva visti vestiti di nero e presi per degli amici.

Ora piange e si lamenta, e si raggomitola tutto,
chissà che non possa convincere quei freddi magistrati!
No, no, illustrissimi, io non sono un gatto,
sono una persona piena di sentimenti!

Penso ai fatti miei, leggo il giornale,
e ho fatto il soldato per servire la Madrepatria!
Col cavolo che lo ascoltarono; lo misero al muro,
sbattè pure un po' gli occhi sentendo le fucilate.

Se avete una figlia, serbatela casta e pura,
forse non verrà il gatto, ma verranno altri animali.
E se siete signori che se la pigliano a male,
riveritemi 'sta minchia e andate in culo.

10/6/2013 - 16:25


Curioso... proprio stasera verso le 21, in un aiuola ai margini di via Botticelli, uno dei corsi più trafficati di Torino, c'era un giovane e splendido "Redelnoir" dal manto lucidissimo intento a inseguire non so quale insetto volante...
Speriamo che oltre che bello fosse anche scaltro e che non abbia provato ad attraversare la strada...

Se avessi letto prima questa canzone forse mi sarei fermato e gli avrei proposto di unire le nostre due vite, o quanto meno gli avrei detto di stare attento al mondo, che anche questi non sono tempi da gatti neri...

Bernart - 11/6/2013 - 00:33



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