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Viva la pappa col pomodoro

Rita Pavone
Lingua: Italiano


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[1964]
Testo di Lina Wertmüller
Musica di Nino Rota
Dallo sceneggiato televisivo:
Il Giornalino di Gian Burrasca (dal romanzo di Luigi Bertelli "Vamba")
diretto da Lina Wertmüller

 Viva la pappa col pomodoro


Quando, poche sere fa, me l'hanno fatto presente al CPA Firenze Sud, la prima reazione è stata di farmi qualche risatina; “Dovresti mettere la pappaaippomodòro su 'Canzoni contro la guerra'. Detto così, alla fiorentina, perché è inutile starci a girare sopra: la pappa al pomodoro (non “col” pomodoro!) si conosce solo a Firenze (una di quelle cose semplicissime che pochi, però, sanno fare a dovere). Mi ci è voluto un minuto scarso per ripensarci; me la sono ricantata, la “canzoncina” più famosa del “Giornalino di Gian Burrasca”, e mi son detto che dovevano proprio essere altri tempi, altri e lontani, quelli in cui in una canzone scritta per uno sceneggiato televisivo dedicato all' “infanzia” (ma fino a un certo punto...) si cantavano cose del tipo: ”La storia del passato / ormai ce lo ha insegnato / che un popolo affamato / fa la rivoluzion”. Ma pensa un po' te. Poi mi sono ricordato che lo sceneggiato in questione era stato diretto da Lina Wertmüller; e, allora tutto m'è apparso più chiaro, dato che la stessa Wertmüller è autrice anche del testo della canzone, su musica di Nino Rota (!!!). Lina Wertmüller e Nino Rota; gli stessi della Canzone arrabbiata. Stante questo, sulle CCG la “pappaaippomodòro” ci è finita per davvero; perché è una vera e propria canzone di lotta. Non stiamo a raccontarcela più di tanto; e penso che, se leggesse, anche Lina Wertmüller concorderebbe in pieno.

Ricordiamo brevemente la vicenda della canzone. Il “Giornalino di Gian Burrasca”, scritto nel 1907 da Luigi “Vamba” Bertelli, giornalista e scrittore fiorentino, voleva essere ed è stato l'inno della sincerità di un ragazzino di nove anni (Giannino Stoppani, detto “Gian Burrasca” per il suo comportamento decisamente esuberante) contro l'ipocrisia degli adulti e, quindi, dell'intera società. Luigi Bertelli non era propriamente un “rivoluzionario”; fu, anzi, in perenne polemica contro i socialisti dell'epoca che, del resto, nella figura dell'avvocato Maralli (il marito della sorella maggiore di Giannino, fatto letteralmente a pezzi da quest'ultimo), vengono presi di mira e sbeffeggiati nel “Giornalino”. Ma, al contempo, il “Giornalino di Gian Burrasca” è un'opera anarchica, nelle quali le “marachelle” di un bambino (e che marachelle!) mettono a nudo tutta una società, quella dell' “Italietta” degli anni del primo anteguerra, in tutte le sue componenti. Alla fine Giannino viene messo in collegio, la somma punizione per un ragazzino, non dissimile da una galera. Il collegio Pierpaolo Pierpaoli, è gestito dai severi e avidi signor Stanislao, alto e magrissimo, e la moglie Geltrude, bassa e grassa. Nel nuovo ambiente Gian Burrasca si fa rapidamente degli amici nonostante la sua età, ed entra in particolare a far parte della locale società segreta "Uno per Tutti e Tutti per Uno". Quando a causa di un'ennesima marachella Giannino viene rinchiuso in una specie di prigione, e scopre che la deliziosa minestra di magro del venerdì non è altro che il frutto della rigovernatura dei piatti della settimana, decide di svelare la porcheria lasciando giorno dopo giorno insieme ai suoi consociati delle palline di anilina nei piatti: il colore rosso della minestra ne avrebbe svelata a tutti l'origine al venerdì successivo. I direttori del collegio inizialmente tentano di minimizzare l'accaduto e fornire altre scuse per la tinta anomala del piatto, ma sono costretti ad ammettere la frode e a sostituire la pietanza con la pappa al pomodoro, tanto desiderata dai ragazzi, quando uno dei congiurati mette in guardia i commensali dall'inghiottire il colorante artificiale. Di fronte al mobbing del signor Stanislao e signora, si deciderà poi alla fuga e anche Giannino viene rimandato a casa in seguito allo scandalo.

Una rivolta, quindi: “Il popolo affamato fa la rivoluzion”, e la “rivoluzion” data dal concorso delle pance vuote e dagli inganni di chi comanda, inganni derivati dal profitto. Ce n'è abbastanza per vedere molte, molte cose in questa piccola canzoncina, e aveva ragione chi me la aveva segnalata. Eccola dunque qui, interpretata da una giovanissima Rita Pavone cui era stata affidata la parte di Giannino nello sceneggiato (che ebbe un successo sfolgorante: ancora oggi viene ricordato da tutti, anche da chi non era ancora nato allora). Fra parentesi, la pappa al pomodoro è una delle “costanti” del CPA; se volete assaggiarla fatta come si deve, dovete venire in un posto dove la “rivoluzion” costa, a tutti, denunce, galere e arresti domiciliari. [RV]
Viva la pa-pa-pappa
Col po-po-po-po-po-po-pomodoro
Ah viva la pa-pa-pappa
Che è un capo-po-po-po-polavoro
Viva la pa-pappa pa-ppa
Col po-po-pomodor

La storia del passato
Ormai ce l´ha insegnato
Che un popolo affamato
Fa la rivoluzion
Ragion per cui affamati
Abbiamo combattuto
Perciò "buon appetito"
Facciamo colazion

Viva la pa-pa-pappa
Col po-po-po-po-po-po-pomodoro
Ah viva la pa-pa-pappa
Che è un capo-po-po-po-polavoro
Viva la pa-pappa pa-ppa
Col po-po-pomodor

La pancia che borbotta
È causa del complottto
È causa della lotta:
"abbasso il Direttor!"
La zuppa ormai l´è cotta
E noi cantiamo tutti
Vogliamo detto fatto
La pappa al pomodor!

Viva la pa-pa-pappa
Col po-po-po-po-po-po-pomodoro
Ah viva la pa-pa-pappa
Che è un capo-po-po-po-polavoro
Viva la pa-pappa pa-ppa
Col po-po-pomodor
Viva la pa-pappa pa-ppa
Col po-po-pomodor!

inviata da Riccardo Venturi - 26/4/2013 - 17:08



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