Lingua   

Chamamé al Gauchito Gil

Nélida Argentina Zenón
Lingua: Spagnolo


Ti può interessare anche...

Mate Cosido
(Nélida Argentina Zenón)
Al Gauchito Gil
(El Gaucho Talas)
The Ballad of Gaucho Gil
(Gaucho Gil & The Sin City All Stars)




Scritta da Julián Zini, un sacerdote. Questo la dice abbastanza lunga sulla devozione ai santi pagani diffusa in Argentina così come in molti altri paesi latinoamericani dove, per ragioni evidentemente storiche, sul piano religioso e culturale dominano il sincretismo e la contaminazione.
Julián Zini è un prete piuttosto particolare: classe 1939, poeta, autore, compositore, ordinato sacerdote nel 1963, aderente al Movimiento de Sacerdotes del Tercer Mundo (quello cui apparteneva anche Carlos Mugica, assassinato dal regime nel 1974 - per intenderci - e a cui NON apparteneva Jorge Mario Bergoglio - sempre per intenderci - oggi assurto al soglio pontificio), cultore del “chamamé” e delle tradizioni popolari.



Interpretata da Nélida Argentina Zenón, come Julián Zini originaria del Corrientes (come pure il Gauchito Gil, del resto, che era nativo di Mercedes), chitarrista e acordeónista e grande interprete di “chamamé”.



Dedicata ad un personaggio che abbiamo già incontrato in alcune canzoni, a partire da Bandidos rurales di León Gieco e passando per Al Gauchito Gil di El Gaucho Talas e The Ballad of Gaucho Gil di Gaucho Gil & The Sin City All Stars.



Antonio Mamerto Gil Núñez, chiamato “Gauchito Gil”, è stato un gaucho originario della provincia di Corrientes, un “bandido rural” di pieno ottocento, che è oggi oggetto di una vera e propria devozione popolare che vede ogni anno - in particolare l’8 gennaio, data presunta del suo assassinio – decine di migliaia di persone (preti e vescovi compresi) accorrere in preghiera presso il mausoleo a lui dedicato nei pressi della città di Mercedes.

E tra tutti i bandidos forse Gauchito Gil è quello che ha più diritto di essere presente sulle CCG/AWS perché – qualunque versione della tradizione che lo riguarda si accolga - non fu solo e non fu tanto per via di una donna che divenne fuorilegge ma perché disertò e si diede alla macchia vivendo di rapina ai danni dei ricchi. Chi racconta che abbia disertato per non combattere nella guerra contro il Paraguay (la cosiddetta Guerra de la Triple Alianza combattuta tra il 1864 ed il 1870, voluta dagli investitori britannici ma assai impopolare fra gli argentini), chi invece sostiene che si rifiutò di combattere in seguito, nella guerra civile per determinare l’autonomia o meno di Buenos Aires dalla sua provincia, perché non volle versare il sangue dei suoi fratelli… Fatto sta che per i disertori era prevista, ovviamente, la morte e questo fu pure il destino di Gauchito Gil una volta catturato, ma leggenda vuole che prima di morire sgozzato abbia rivelato al proprio carnefice la grave malattia di un congiunto di questi e che costui si sarebbe salvato soltanto invocando il nome di Gauchito Gil, perché morto innocente. E così fu.


Fino a questo momento solo Adriana, la perfida streguzza, era a conoscenza del fatto che sono un fervente seguace del Santo Gauchito Gil.
Ebbene sì, ho allestito un piccolo altare in soggiorno ma mi sà che dovrò trovargli una sistemazione più congrua perchè le offerte si sono ormai moltiplicate: fiori rossi, candele rosse, piccoli oggetti di ogni tipo (rossi) e, come guardia del corpo, un robot (rosso) tipo Robby the Robot de “Il Pianeta Proibito”, il film di sci-fi diretto da Fred M. Wilcox nel 1956... L’unica cosa non rossa della sacra composizione è una statua in bronzo (color bronzo) alta 40cm raffigurante Emiliano Zapata con El 30-30‎. Guachito Gil mi ha detto che non gli dà fastidio, anzi, con El Jefe si trova bene perchè hanno molto da raccontarsi. Invece con il robot mica tanto...

La devozione al Gauchito Gil paga? Claro que sì! Mi ha già aiutato molto contro varia (ed avariata) gente stronza: sistemata per le feste! Però il culto al Gauchito non ammette disattenzioni: lui non chiede molto, solo qualche simbolico dono (rosso) ogni tanto, ma guai se non lo saluti quando entri o esci, perchè lui è molto suscettibile e vendicativo...
Quindi... “¡Salud, Santito de las pampas!”
[Recitado]

Como quien sale pa’ ‘l norte
y tira al oeste y se va,
a un poco más de una legua
de Mercedes, allí está:
parece una llamarada
quemando el espinillar;
¡las velas queman abajo
las banderas al flamear!

Dicen que un 8 de enero,
después de un San Baltazar
de lo de Zía Maria,
la partida policial
lo sorprendió y lo detuvo
cuando se puso a sestear.

Aunque estaba acompañado
nada pudo y se entregó;
mataron a trabucazos
a los otros que eran dos,
y a él, a él que tenía sentencia
por gauchillo y desertor,
lo colgaron de los pies
y un indio lo degolló.

Cuentan que siendo famoso
por su gran temeridad
con un payé en la mirada y otro en la mano
capaz de paralizar a toda la partida policial
lo grande de Antonio Gil
fue que no quiso pelear,
si hasta les dió su cuchillo
para hacerse degollar.

Eso sí, dejó bien claro
su inocencia federal:
Si robó, le robó al rico
por justicia popular;
¡la inocencia de los pobres
se llama necesidad, amigos!


I

De faja y poncho rojo tenias en los ojos
Cabureí.
Por eso es que mirabas
y enamorabas o castigabas,
Antonio Gil.

Dicen que San La Muerte cuidaba de tu suerte,
Antonio Gil
y los que te buscaban,
si te tiraban, no te pegaban,
Antonio Gil.

Correntino ité,
gente fiel de más,
si te alzaste fue
por la libertad.
Bravo cuimbaé,
limpia sangre avá,
moriste en tu ley
por la libertad.

[Recitado]

Ni bien volvió la partida
cumplida la comisión,
se comprobó la inocencia
y la gente se enteró
por los mismos matadores
de todo lo que pasó
y de la cruz de espinillo
que allí clavada quedó.

La cruz, la cruz que tanto jaleo
vino a suscitar después
cuando el dueño del lugar
barrió con todo,
allí fue que se quedó medio loco
y le empezó a suceder
una collera de cosas
que son para no creer.

Desde entonces los viajeros
le dejan algo al pasar:
plata, velas o cigarros,
que usted no puede ocupar
con tal que rece al llevarlos
por el difunto, nomás.

No vaya a pasar de largo:
chaque!, le puede ir mal
si con rezar un Bendito,
nada pierde, y ha de ganar.

[Los promeseros le dejan
para pagarle un favor
en mástiles de tacuara
banderas de su color,
casi todas coloradas,
que agradeciéndole a Dios,
se destiñen en el viento,
bajo la lluvia y el sol.]

Cruces de fierro forjado
también le suelen llevar,
y hay promesas que se pagan
con un baile en el lugar:
¡por eso, algunos domingos
de cordión y mbaracá,
resucita la Bailanta,
y es ese un milagro más!

[Dicen que fue su delito
pelear con la libertad,
No aguantarse la injusticia
Y alzarse al monte nomás...
Tal vez por eso mi gente
Le reza cada vez más]
Y hay quién dice que mi pueblo
Mi pueblo muy pronto lo va a imitar...


II

Las niñas estancieras soñaban que vos eras
su paladín.
Mientras que los patrones
y los matones veían visiones
pensando en ti.

Soldado correntino seguías el camino
de San Martín
Gente de Madariaga,
de poncho y daga,
cabeza paga por resistir.

Correntino ité,
gente fiel de más,
si te alzaste fue
por la libertad.
Guapo cuimbaé,
limpia sangre avá,
moriste en tu ley
por la libertad.

inviata da Bernart - 3/4/2013 - 23:40


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org