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Il Lambro

Gianni Siviero
Lingua: Italiano


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[1980]
Parole e musica di Gianni Siviero



Una canzone facente parte di un disco mai pubblicato.
Il testo è stato fornito dallo stesso autore al curatore del sito Malinconico Blues, dove è stato pubblicato.




La foto è del febbraio 2010, quando le cisterne ancora piene di idrocarburi di una raffineria in disuso da 30 anni (la Lombarda Petroli di Villasanta, provincia di Monza e Brianza) vennero sabotate da ignoti criminali. Si riversarono nel Lambro 2.5 milioni di litri di petrolio. Alcune altre aziende del luogo approfittarono della situazione per scaricare i residui tossici delle loro lavorazioni risparmiando sui costi di smaltimento. Una nuova immissione di masse oleose, sempre dalla stessa zona, si è registrata nuovamente nel 2011. Le inchieste non sono approdate a nulla ma, secondo segnalazioni anonime pervenute anche alla trasmisione TV “Striscia la notizia”, le cisterne della Lombarda Petroli servivano per stoccare idrocarburi rubati, di contrabbando. Il sabotaggio sarebbe stato opera di qualche imprenditore criminale escluso dal giro...

Fin dall’800, dalla prima industrializzazione, il Lambro è divenuto uno dei fiumi più inquinati d’Italia e d’Europa. Un netto miglioramento si è registrato dopo il 2005 ma l’episodio alla Lombarda Petroli (perchè l’impianto chiuso dagli anni 80 non era stato bonificato?) ha assestato nuovamente un bel colpo al fiume ed al suo ecosistema...
Dalla montagna e in mezzo alle colline
poi per la piana al quieto sole opaco
stretto impetuoso largo pigramente
il fiume andava a Corte Sant’Andrea

passando nella vita della gente
tagliava in due i paesi sotto i ponti
correva il greto levigando i sassi
e riempiva le vasche ai fontanili

ricopriva di muschio i tronchi scuri
e muoveva i mulini come un tempo
e passava con forza nelle chiuse
tranquillo si stendeva nelle anse

tra radici di salice e di pioppo
la carpa e il luccio e sopra tra le foglie
uccelli e a pelo d’acqua le libellule
blu come è blu la piuma del pavone

le cascine arrivavano alla riva
con l’aia e i muri con il segno scuro
di piene a primavera e gli animali
bevevano e dentro l’acqua noi come le trote

come sembra lontano ed è vicino
non son poi molti gli anni da quei giorni
e ancora viene giù dal monte a valle
ma è diventato il simbolo di un tempo

corre come un presagio e con sé porta
le scorie di una stupida ricchezza
come una melma spessa che ci copre
che offende l’aria e uccide chi si accosta

sulle rive dai rami pende inerte
la plastica che avvolge il nostro cuore
e quel liquido scuro e serpeggiante
è come il sangue di un malato a morte

come vena in un corpo che marcisce
diffonde intorno il male il vecchio fiume
spande la sua cancrena sulla pelle
di un mondo che ha voluto la sua sorte

inviata da Bernart - 1/4/2013 - 10:53



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