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Véronique Chalot: En cossirer

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Sirventese di Bernart de Ventadorn (1130? - 1190?)
La notazione musicale è originale.
Interpretazione di Véronique Chalot e dell'Ensemble Volubilis.

Mettiamola così: per i dieci anni del sito mi sono messo in testa una specie di "mesata di celebrazioni", però fatta a modo mio. Senza pagine speciali, ma disseminando nel sito varie cose e dedicandole a chi si sbatte ogni giorno, da anni e anni, senza nulla chiedere e tutto dando. Tra questi, Alessandro, al quale va questa meraviglia (altri termini non ne potrei trovare). Alessandro è il nome reale, ma da anni lo si vede qui con vari pseudonimi, o "nicknames": cambiarli sembra essere una sua specialità. E' stato, ad esempio, "Bartleby"; ora è "Dead End". Nonostante tutti questi appellativi anglosassoni, Alessandro è un occitano nell'animo, oltre che di origine; e, allora, per l'omaggio (ed il ringraziamento) non si può che ricorrere a Bernart de Ventadorn. Bernart de Ventadorn è stato una specie di precursore del "mondo virtuale": per secoli ci si è basati su una sua biografia favolosa, con amori verso principesse e regine (addirittura per Eleonora d'Aquitania), risultata poi del tutto inventata. Era, in realtà, il figlio di un fornaio; e, oltre ad essere figlio di un fornaio, è stato uno dei più grandi poeti di Provenza e, direi, del mondo. Non solo: Bernart de Ventadorn è stato anche un trovatore nel senso pieno del termine, dato che le sue composizioni, uniche in tutta l'antica poesia provenzale, posseggono una notazione musicale originale, che è sopravvissuta nei manoscritti. Ciò che si ascolta qui dalla voce di Véronique Chalot è quindi la musica originariamente composta per questo testo, ed è una musica che ci viene da nove secoli fa. Quando ascoltai per la prima volta questa cosa, già avevo i brividi prima che Véronique cominciasse a cantare; figurarsi dopo. Oggi ho ritrovato casualmente il video Youtube. Cossirer, che significa "angoscia, ansia", è uno sviluppo, del tutto particolare, del latino considerare. Non con angoscia, ma con profondissima considerazione dedico questo testo a Alessandro, e a tutti coloro che per qualche minuto vorranno chiudere gli occhi e calarsi nelle profondità del tempo e della poesia. [RV]




Bernart de Ventadorn (da una miniatura del XIII secolo.
Bernart de Ventadorn (da una miniatura del XIII secolo.
En cossirer et en esmai
sui d'un amor que.m lass'e.m te,
que tan no vau ni sai ni lai
qu'ilh ades no.m tenh' en so fre,
c' aras m'a dat cor e talen
qu' eu enqueses, si podia,
tal que, si.l reis l'enqueria,
auria faih gran ardimen.

Ai las, chaitius! e que.m farai?
ni cal cosselh penrai de me?
Qu'ela no sap lo mal qu'eu trai
ni eu no.lh aus clamar merce.
Fol nesci! ben as pauc de sen,
qu'ela nonca t' amaria
per nom que per drudaria,
c'ans no.t laisses levar al ven!

E doncs, pois atressi.m morrai,
dirai li l'afan que m'en ve?
Vers es c'ades lo li dirai.
no farai, a la mia fe.
si sabia c'a un tenen
en fos tot' Espanha mia;
mais vol morir de feunia
car anc me venc en pessamen.

Pois messatger no.lh trametrai
ni a me dire no.s cove,
negu cosselh de me no sai;
mais d'una re me conort be:
ela sap letras et enten,
et agrada.m qu'eu escria
los motz, e s'a leis plazia,
legis los al meu sauvamen.

inviata da Riccardo Venturi - 26/3/2013 - 13:53



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
26 marzo 2013

Pensavo che avrei trovato una versione italiana d'arte di un componimento di Bernat de Ventadorn; ricerca inutile. Così mi ci son dovuto mettere da solo, e di buzzo buono perché il provenzale antico, specie nella poesia cortese, è uno dei linguaggi più oscuri e difficili del mondo (il trobar clus lo hanno inventato loro, del resto). Ne è venuto fuori, chiaramente, un troiaio per il quale Bernart mi dannerà per l'eternità; ciononostante, spero almeno che ci si capisca qualcosa. [RV]
IN GRANDE ANGOSCIA

In grande angoscia e tormento
sto per un amore che mi stringe e mi tiene
che io non so più andar né qui, né là
senza ch'ella mi tenga imbrigliato.
E ora m'ha dato coraggio e desìo
di corteggiar, se potessi farlo
una che, se anche il re la volesse
mostrerebbe grande ardimento.

Ohi me infelice! E che farò?
Che decisione dovrò prendere?
Ch'ella non sa la pena che sento,
né io oso chiederle pietà.
Folle! Poco hai di senno,
ché ella mai ti amerà,
né di nome, né intimamente,
e allora fatti portar via dal vento!

E dunque, poiché presto io morrò,
dovrò confessarle le mie pene?
In verità, adesso dovrei farlo
ma non lo farò, in fede mia
anche se sapessi
che tutta la Spagna fosse mia;
Piuttosto morirei di vergogna
che concepire un simile pensiero.

Poiché non le invierò un messaggero
e è sconveniente che le parli io stesso,
non so davvero quel che fare;
però una cosa mi consola assai:
ella sa leggere e scrivere
ed io amo scriver parole.
Se ad ella piace, allor le legga
così che io sia salvato.

26/3/2013 - 18:41


Riccardo, un grazie commosso per questo tesoro ed un abbraccio da "tutti noi"... Che altro potremmo dire e fare?

Dead End, Alessandro, Bartleby, Bartolomeo Pestalozzi, The Lone Ranger e qualcun'altro che ora non ricordo... - 26/3/2013 - 15:51


Intanto hai fatto che di Bartolomeo Pestalozzi me n'ero dimenticato ! :-P

Riccardo Venturi - 26/3/2013 - 18:04


E come a suo tempo cambiai nickname in Bartleby per ringraziare Gian Piero Testa di avermi fatto conoscere il personaggio di Melville (che tanto mi rassomiglia), così da questo momento lo cambio in "Bernart" per ringraziare te, Riccardo.

Non sono un trobador, ma occitano sì.

E poi, a detta dei miei pochissimi ma carissimi amici, sono un gran "orso", ed il germanico Bernhard vuol proprio dire "orso forte", sicchè senza volerlo ci hai preso proprio al 100%!

Bernart (fu Dead End) - 26/3/2013 - 18:06


Abbiamo l' "-ardo" in comune da oggi allora; solo che io dovrei essere "reich-hart", cioè "ricco e forte". Forte può anche darsi, almeno fino a certi miei accidenti di salute portavo giù i cristiani di peso dai quarti piani; ma ricco, ohimè...

Riccardo Venturi - 26/3/2013 - 18:09


Salvato dalle parole che ella potrà leggere... E' successo diverse volte anche a me, destino degli "orsi", per quanto "forti"...
Bellissima.
Ancora grazie (che anche se sono occitano, l'occitano non l'ho mai frequentato molto).

Bernart - 27/3/2013 - 00:22


Ripeto: ci ho vista molta modernità in questa cosa. Il principio fondamentale della "rete": affidare le proprie parole al vento sperando che, prima o poi, intercettino qualcuno. Sfido chiunque di noi, "orsi" o meno, a non aver pensato almeno una volta una cosa del genere. Tutto sommato è quel che continuo a volte a sperare anche'io, senza però alcuna forzatura (tipo Facebook, per intenderci). In senso più lato, siamo tutti debitori agli antichi poeti cortesi; da qualunque lato la vogliamo mettere. Ora però ti faccio un altro regalo, seppure un po' "narcisista"; ma, del resto, il narcisismo è una mia componente che non ho mai negato (cerco di stemperarlo non abusandone, e esercitando anche la piena coscienza dei miei enormi limiti; ma rifiutando del tutto l'ipocrisia della falsa modestia).

Molti anni fa ho avuto, come dire, un periodo da "trovator cortese". Avevo sì e no ventidue o ventitré anni, qualcosa del genere. Mi misi in testa di scrivere, insomma, poesie in lingua d'oc, e diciamo che allora sperimentavo un momento di creatività ritmica (del tutto orsesca e non nota a nessuno) che poi ho perso del tutto. Ne scrissi, in tutto, quattro. Te ne dedico una, con la traduzione italiana; a Bernart con un inchino.

La forma del amor

La forma de l'amor es silenciosa,
de la dolor la forma es un vens plans
qui mou las folhas e vai corren lonhdan
duzenz una salseza olorosa

De la calor la forma es un bosc rog
e del mizeri una bruguiera imoble,
la forma del silenci es ostals voigs
en un cel d'ivernal mogut, opac

Forma de solestansa es uns camins,
del gaug la man grazida d'amairesa,
uns muzicaire's forma del plazer,
qui sona l'aire clar del bon matin.

La forma de la vida es en la sort
e de l'aunor, una renuncia ardida;
e t'auras en la not, o despolhada,
la forma del triangle de la mort.

La forma dell'amore è silenziosa,
la forma del dolore è un vento piano
che muove foglie e corre via lontano
portando una salsedine odorosa

La forma del calore è un bosco rosso,
della miseria una sterpaglia immota,
la forma del silenzio è casa vuota
in un cielo invernale opaco, mosso

E della solitudine un cammino,
di gioia mano grata dell'amante;
la forma del piacere è un musicante
che suona l'aria tersa del mattino

La forma della vita è nella sorte,
e dell'onore una rinuncia ardita;
e nella notte avrai, dama svestita,
la forma triangolare della morte.

Riccardo Venturi - 27/3/2013 - 11:11


ciao, need Ensemble Volubilis cd by Véronique CHALOT,can you help me? molto grazie!!!

Dimitris - 5/10/2016 - 16:43


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