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Il proconsole Dione e il fante Massimiliano

Anton Virgilio Savona


Lingua: Italiano


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[1969]
Testo e musica di Anton Virgilio Savona da Palermo
Album: Pianeta pericoloso interpretato da Corrado Pani e Odis Lévy
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Oggi, essendo domenica, potremmo finalmente occuparci di un santo. Ma quale santo nelle CCG se non Massimiliano da Cartagine, 'patrono' degli obiettori di coscienza, martire sotto Diocleziano?

Il caso di Massimiliano ci introduce al centro di un dibattito che impegnava davvero il cristianesimo primitivo e che riguardava non solo lo specifico problema della legittimità, per un cristiano, di prestare servizio militare, ma anche, e soprattutto, quello più ampio dei rapporti con lo Stato romano.
Massimiliano era figlio di un funzionario del fisco, Fabio Vittore, e coscritto per il servizio militare. L'episodio ci è stato tramandato da un breve documento, la Passio Sancti Maximiliani, che è di fatto il verbale dell'interrogatorio cui venne sottoposto Massimiliano dal proconsole Dione.
Massimiliano, pur essendo dichiarato arruolabile, si rifiuta di compiere il servizio militare: per lui militare significa inevitabilmente mala facere. Massimiliano viene dunque accusato di disubbidire al potere costituito e, per questo, condannato a morte. L'astensione colpevole del cittadino costretto al servizio militare durante l'arruolamento, era, appunto, uno dei casi in cui veniva applicata la pena di morte. L'interrogatorio di Massimiliano avviene nel foro. Alcune informazioni precise contenute nella Passio ci consentono di fissare al 12 marzo 295, sotto il consolato di Nummio Tusco e Gaio Annio Anullino, la data della morte di Massimiliano e non il 12 /3 del 300 come riporta Anton Virgilio Savona e il manoscritto "Atti sinceri de' primi martiri".
La Passio S. Maximiliani ci fa assistere allo scontro frontale di due ordini di ragioni: quelle di carattere militare e civile, impersonate dal proconsole Dione, e quelle che prescindono dalle vicende contingenti di questo mondo per affermare in maniera intransigente un principio, espresse dal giovane cristiano. Il proconsole Dione non mostra astio né violenza nei confronti di Massimiliano, anzi al contrario sembra manifestare una certa pazienza. Sicuramente il proconsole non prova stupore di fronte alle parole del giovane e ciò forse sta ad indicare che tali casi non erano rari. Tuttavia Dione non poteva tollerare che fossero contestati i pilastri su cui reggeva l'impero romano: l'identificazione del "militare" con il malefacere equivaleva a contestare radicalmente l'esercito romano e ciò non poteva essere accettato. Da qui la condanna esemplare, affinché servisse da lezione per tutti.

massimiliano

Il proconsole si trova di fronte un giovane nelle cui parole non vi è polemica, né disprezzo nei confronti dell'autorità. La posizione di Massimiliano non è venata neppure da propaganda o da apologia. Il suo argomentare è limpido e semplice: il servizio militare è, per il giovane cristiano, una professione intrinsecamente negativa in quanto si identifica con malefacere, termine che si riferiva non solo agli atti idolàtrici che i soldati erano tenuti a compiere, ma anche e soprattutto alla violenza e alla sopraffazione che caratterizzavano il servizio militare. Massimiliano è convinto che il cristianesimo non sia compatibile con la vita militare e con gli atti che implica. Da qui il rifiuto, espresso con fermezza, ma senza alcuna punta di superiorità o di tracotanza. Il proconsole Dione mette in atto dei tentativi di convinzione, ma Massimiliano non cede e pone a giustificazione del suo atteggiamento un motivo, espresso in due semplici parole: Christianus sum. A fronte di una tale chiara e precisa posizione, il proconsole Dione pronuncia la condanna e lo fa senza odio religioso e senza particolare accanimento nei confronti di Massimiliano. La sentenza di condanna a morte è la conseguenza del fatto che la situazione politica e militare della regione non permetteva defezioni dall'esercito o tolleranza verso chi non intendeva vestire la divisa. La condanna doveva servire da lezione per tutti coloro, che per vari motivi, volevano sottrarsi all'arruolamento.
Massimiliano, come ampiamente dimostrato fin qui, trae le motivazioni per il proprio agire dalla fede cristiana. Tuttavia egli non è propriamente condannato perché cristiano, bensì perché si rifiuta di “militare”. In altri termini, se Massimiliano fosse stato dispensato dal portare il signaculum, ciò non sarebbe probabilmente stato sufficiente per convincerlo ad entrare nell'esercito, in quanto per lui militare significava malefacere.
Se obiezione di coscienza designa l'opporsi da parte del singolo ad un comando dell'autorità, ad un obbligo giuridico e, in particolare, all'ordine di prestare servizio militare e se tale rifiuto viene motivato da profonde ragioni di coscienza, ecco che il caso di Massimiliano si presenta chiaramente come quello di un obiettore di coscienza, uno dei primi di cui abbiamo notizia.
Massimiliano con questo suo gesto ci presenta la novità di una manifestazione di opposizione assoluta ad uno degli imperi più militaristici che mai siano esistiti; ci offre una testimonianza resa col sangue all'idea della pace tra gli uomini in un mondo che non conosceva se non la pace imposta con la forza.
[Parlato:]
Questa è una storia vera, accaduta 1670 anni fa, a Tebessa, nella Numidia. È stata tratta da documenti storici raccolti dal manoscritto "Atti sinceri de' primi martiri".


Dione proconsole romano
fece condurre in catene al suo cospetto
il 12 di marzo del 300 d.C:
il fante Massimiliano.

Gli chiese cos'era quella storia
che gli era stata dai capi riferita,
se era una menzogna, o se era cosa vera.
Rispose Massimiliano:

« È vero, proconsole Dione,
non prendo il Segno(1), non prendo la daga:
Io, Massimiliano, sono cristiano
e non combatterò per la coorte
Porto la pace non porto la morte ».

Dione gli disse: « Scellerato
chi ti ha condotto a questa conclusione
Se non accetti il Segno, se rifiuti la milizia
sarai decapitato

Rinnega il gretto ciarlatano
che ti ha ispirato stupide teorie..
Avrai salva la vita e sarai riabilitato ».
Rispose Massimiliano:

« La vita, proconsole Dione,
non è nel Segno, non è nella daga:
Io, Massimiliano, sono cristiano
e accetto con amore la mia sorte
e, con amore, accetto la morte ».

Massimiliano data la risposta,
cadde in ginocchio – ed abbassò la testa..
Note

(1) Il signum o signaculum era il vessillo di ciascuna coorte, simbolo della milizia e della sovranità di Roma. I signa (signacula) portati dai signifer, erano aste con in cima una punta di lancia ornamentale o una mano alzata in bronzo dorato o dipinta di bianco, decorate con ghirlande e larghi dischi in numero variabile che indicavano le singole centurie: la mano alzata probabilmente stava a significare il gesto fatto nel giuramento, o il saluto militare, o una minaccia ai nemici.
Secondo altri i signacula erano invece delle piccole custodie di pelle indossati alle caviglie riportanti i dati personali del legionario romano allo scopo di identificarne il corpo. La stessa funzione cioè dei moderni dog tags. http://en.wikipedia.org/wiki/Signaculum

inviata da giorgio - 24/3/2013 - 10:21



Lingua: Greco moderno (Katharevousa)

Μετέφρασε στην Ελληνική καθαρεύουσα ο Ρικάρντος Βεντούρης
24.3.2013

Può darsi che sia una mia fissazione, o una forzatura; però quando mi trovo di fronte a testi che parlano di "antiche storie" e decido di tradurli in greco, non mi viene di utilizzare il greco moderno standard. Passo allora alla povera, vecchia e solenne katharevousa, che nel mio caso (patologico) mi picco di non scrivere per nulla ἀπλῆ. Tendo anzi ad arcaizzarla in stile ottocentesco. Il buon San Massimiliano di cui Anton Virgilio Savona cantò la storia è considerato il santo protettore degli obiettori di coscienza; anche per questo metto questa canzone nella categoria dei disertori. [RV]
Ο ΔΙΩΝ Ο ΑΝΘΥΠΑΤΟΣ ΚΑΙ Ο ΜΑΞΙΜΙΛΙΑΝΟΣ Ο ΠΕΖΟΣ

Αὐτὴ εἶναι ἀληθινὴ ἱστορία, ἡ οποία συνέβη πρὸ 1670 ἐτῶν εἰς τὴν Θεβέστην τῆς Νουμιδίας. Πηγάζει ἐκ ἱστορικῶν ἐγγράφων περισυλλεχθέντων εἰς τὸ χειρόγραφον “Acta Primorum Martyrum Sincera”.

Ὁ Δίων ὁ Ῥωμαῖος ἀνθύπατος
ἀλυσοδεμένον νὰ προσαχθῆ ἐπέταξε
εἰς τὰς 12 Μαρτίου τοῦ 300 μ.Χ.
τὸν Μαξιμιλιανὸν τὸν πεζόν.

Τοῦ ἐρώτησε τί ἦτο ἡ ἱστορία
ποὺ οἱ ἡγεμώνες τοῦ εἶχαν ἀναφέρει,
ἂν ἦτο ψεῦδος ἢ ἀλήθεια.
Ἀπάντησε ὁ Μαξιμιλιανός·

“Εἶν' ἀλήθεια, ὦ Δίον ὦ ἀνθύπατε,
Σημεῖον οὔτε ξιφίδιον δὲ θὰ φέρω.
Ἐγώ, Μαξιμιλιανός, Χριστιανὸς εἶμαι,
δὲ θὰ μαχηθῶ ὑπὲρ τῆς κοόρτιος,
εἰρήνην θὰ φέρω, ὄχι θάνατον.”

Αὐτὸ τοῦ εἶπε ὁ Δίων· Μοχθηρός
εἶν' αὐτός, ποὺ σ' ἔπεισε. Τὸ Σημεῖον
ἂν δὲ δεχθῆς καὶ ἂν λειποστρατήσης,
θὰ καρατομηθῆς.

Ἀπαρνήσου τὸν κακοδαίμονα
ποὺ σοῦ ἐνέπνευσε ἀνόητας θεωρίας,
καὶ ἀβλαβὴς θα ἀποκατασταθῆς.”
Ἀπάντησε ὁ Μαξιμιλιανός·

“Δὲν εἶναι ἡ ζωή, ὦ Δίον ὦ ἀνθύπατε,
οὔτε ἐν Σημείῳ οὔτε ἐν ξιφιδίῳ·
Ἐγώ, Μαξιμιλιανός, Χριστιανὸς εἶμαι.
Τὴν μοῖραν μου δέχομαι μ' ἀγάπην
καὶ μ' ἀγάπην δέχομαι τὸν θάνατον.”

Αὐτὸ τοῦ ἀπάντησε ὁ Μαξιμιλιανός
καὶ ἐγονάτισε καὶ τὴν κεφαλὴν ἔσκυψε.

24/3/2013 - 21:26


Non molti sanno che Anton Virgilio Savona era palermitano (dov'era nato il 21 dicembre 1919; la sua nascita era però stata registrata all'anagrafe il 1° gennaio 1920, per ritardare la chiamata alle armi com'era consuetudine allora vista la durata della ferma). Confesso di avere una passione ed un affetto particolare per questa figura di garbato e intelligente intrattenitore di giorno, con il famoso Quartetto Cetra di cui faceva parte anche la moglie Lucia Mannucci, e di solforoso scrittore di canzoni a dir poco sovversive di notte (qui nel sito ne abbiamo diverse; per questa, Giorgio, vorrei ringraziarti personalmente perché non mi era mai riuscito trovare il testo).

Riccardo Venturi - 24/3/2013 - 10:40


Per Riccardo

Mi ringrazi meglio se riesci a tradurla nelle cento lingue che conosci. >:- >

(ammàzzete!)

giorgio - 24/3/2013 - 13:46


Ovviamente, scherzavo.. Direi che per il momento vanno bene due o tre, se ti va..

giorgio - 24/3/2013 - 13:51


Sicuramente mi darò da fare; in greco considerala già bell'e tradotta, ad esempio. Magari stavolta ritiro fuori una delle lingue meno "gettonate", tipo l'islandese...chissà!

Riccardo Venturi - 24/3/2013 - 19:52


Più che la katharevousa ben si adatterebbe allora il greco antico, che pare sia stata la lingua dei cristiani fino alla grande svolta, il primo concilio di Nicea (325). Del resto il testo è molto semplice..

Mi piacerebbe che Virgilio potesse leggerci! E invece se andata anche la sua Lucia, è già un anno..

giorgio - 25/3/2013 - 16:30



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