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Derrota de Don Quijote

Inti-Illimani
Lingua: Spagnolo


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[1979]
Música de Horacio Salinas
Musica di Horacio Salinas
Album: Canción para matar una culebra

donman


Non esistono molti brani strumentali brevi (non parlo qui di sinfonie, naturalmente) che sappiano parlare come se avessero delle parole ben precise. Delle canzoni senza parole, insomma; la Derrota de don Quijote di Horacio Salinas è una di queste canzoni; nello spazio dei suoi tre minuti e quarantuno secondi sa dire tutto quello che deve.

E' un brano di una tristezza infinita; il cavaliere sconfitto che torna indietro. La fine degli ideali, delle avventure, degli slanci; impossibile non vedere in questo brano una metafora di un'epoca intera, gli anni succeduti al golpe cileno del 1973, la lotta internazionale sfumata, il consolidamento del regime militare, un esilio che allora sembrava non poter finire mai. Gli esuli sparsi per il mondo, come tanti Don Chisciotte sconfitti che si erano scontrati con mulini a vento troppo forti.

Inserito nell'album Canción para matar una culebra del 1979, Derrota de don Quijote è uno dei pezzi più belli, ed anche dei più dimenticati, degli Inti-Illimani. Anche al sottoscritto, per ricordarsene c'è voluta l'istituzione del nuovo percorso su Don Chisciotte; meglio tardi che mai, mi vien la voglia di dire. Una testimonianza agghiacciante e precisa della perdita della speranza in qualsiasi impresa e in qualsiasi lotta; ma mantendendo sempre, nel profondo del proprio cuore, la scintilla minima per riprenderla e compierla come un Don Chisciotte che riesce ad emergere dalle proprie sventure.

In ogni paese di lingua castigliana, in Spagna come in America Latina, la figura di Don Chisciotte fa parte di una mitologia pervasiva e attiva. E' un personaggio che incarna incomparabilmente l'anima più profonda della Spagna, ma anche in Sudamerica non esiste paese dove non venga sentito come proprio. Tornato sconfitto alla sua Mancha, ha comunque avuto la forza di penetrare nella coscienza di chiunque rifiuti di arrendersi, e massimamente proprio quando la resa sembra un fatto compiuto e ineluttabile.

Diceva un umorista spagnolo, Azorín, che il Quijote era il suo libro preferito. Che non se ne separava mai e che aveva ispirato tutta la sua vita. Che lo amava talmente, che un giorno o l'altro si sarebbe deciso persino a leggerlo. Una battuta spettacolare, ma che nasconde una verità: il Chisciotte non occorre neanche leggerlo, è semplicemente dentro ognuno di noi. Nelle nostre sconfitte e nelle nostre speranze. Nei nostri esili e nei nostri ritorni. Per questo è una figura assolutamente universale. Per questo è il Chisciotte che legge noi. [RV]

inviata da Riccardo Venturi - 29/12/2012 - 00:27


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