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Le Père Noël et la petite fille, incl.Leggenda di Natale; La canzone di Marinella; Bocca di Rosa

Georges Brassens


Lingua: Francese

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Ël capital
(Luisella Guidetti)
Celui qui a mal tourné
(Georges Brassens)
Brave Margot
(Georges Brassens)


brasschat
[1958]‎
Nel settimo album di Brassens, quello identificato con il titolo della canzone che lo apre, “Les ‎Funérailles d’antan”, pubblicato nel 1960.‎

brassens VII


Quella che propongo alla pubblicazione è una per nulla allegra canzone che solo in apparenza ha a ‎che vedere con la festività imminente. Qui Babbo Natale non è che il rappresentante per eccellenza ‎di quella parte di mondo maschile che da sempre fonda la sua essenza e costruisce le proprie società ‎sul dominio, sul possesso, sul commercio dei corpi e delle menti, sulla violenza esercitata sui più ‎deboli e vulnerabili. Motivi e pretesti sono di volta in volta diversi, sessuali, culturali, religiosi, ‎bellici, ma unico è sempre l’obiettivo: controllare, soggiogare, annientare. Poca differenza tra chi ‎abusa di un bambino, chi si fotte la ragazzina buttata sulla strada, chi massacra di botte o uccide la ‎compagna, chi sfigura con l’acido o uccide la figlia che si ribella ad un matrimonio combinato e chi, ‎per giunta abusando della propria posizione di potere e di prestigio, compra, vende e consuma carne ‎umana come se si tratti di una qualunque altra merce.‎

E “Il a mis les mains sur tes hanches” fu fonte di ispirazione per il nostro De André, sia per “La ‎canzone di Marinella” - giovinetta dalla campagna astigiana (o milanese), costretta a prostituirsi, ‎massacrata e gettata nel Tanaro (o nell’Olona) da un cliente per rubarle pochi spicci ‎‎(* e **) – sia per “Leggenda di Natale”, diretta versione – e altrettanto bella e straziante – di questa canzone di ‎Brassens.‎

Propongo quindi queste tre pietre miliari in successione, come un unico corpus, come preghiera per ‎tutti i corpi e le vite dei deboli comprati, venduti, abusati, divorati, torturati e uccisi dal Babbo ‎Natale o dal Lupo di turno.

Si tratta qui di una pagina piuttosto particolare di questo sito. Nata in origine come una semplice pagina sulla canzone di Brassens e sulla sua parafrasi di Fabrizio de André, col tempo si è come "stratificata" con la Canzone di Marinella e Bocca di Rosa, che non hanno mai avuto pagine proprie, nemmeno negli "Extra". A tutto ciò si sono aggiunti racconti, commenti, video e quant'altro, nonché parecchie traduzioni messe leggermente alla brutto dio. Il risultato è che, come ha fatto notare a un certo punto Krzysztof Wrona, la pagina si era trasformata in un caos babelico. Urgeva una ristrutturazione totale. Si potrà dire: e perché non "scorporarla", dando magari alla Marinella e a Bocca di Rosa delle pagine proprie? Ve ne sarebbe stato più di un motivo, lo ammetto. Però, in un certo senso, mi sarebbe dispiaciuto. La pagina oramai si era formata (o "sformata"...) in questo modo, come una specie di accumulo storico, e ho voluto intervenirci sopra soltanto per rimetterla un po' in ordine con delle sezioni specifiche e dando conto del suo contenuto poliedrico anche nell'intitolazione. Ed eccola qui, anche con ulteriori aggiunte di traduzioni. Compresa quella italiana della canzone originale di Brassens che, curiosamente, mancava! [RV]

Leggenda di Natale
La canzone di Marinella
Bocca di Rosa
Avec sa hotte sur le dos
Avec sa hotte sur le dos
Il s'en venait d'Eldorado
Il s'en venait d'Eldorado
Il avait une barbe blanche
Il avait nom "Papa Gâteau"

Il a mis du pain sur ta planche
Il a mis les mains sur tes hanches

Il t'a prom'née dans un landeau
Il t'a prom'née dans un landeau
En route pour la vie d'château
En route pour la vie d'château
La belle vie dorée sur tranche
Il te l'offrit sur un plateau

Il a mis du grain dans ta grange
Il a mis les mains sur tes hanches

Toi qui n'avais rien sur le dos
Toi qui n'avais rien sur le dos
Il t'a couverte de manteaux
Il t'a couverte de manteaux
Il t'a vêtue comme un dimanche
Tu n'auras pas froid de sitôt

Il a mis l'hermine à ta hanche
Il a mis les mains sur tes hanches

Tous les camées, tous les émaux
Tous les camées, tous les émaux
Il les fit pendre à tes rameaux
Il les fit pendre à tes rameaux
Il fit rouler en avalanches
Perles et rubis dans tes sabots

Il a mis de l'or à ta branche
Il a mis les mains sur tes hanches

Tire la bell', tir' le rideau
Tire la bell', tir' le rideau
Sur tes misères de tantôt
Sur tes misères de tantôt
Et qu'au-dehors il pleuve, il vente
Le mauvais temps n'est plus ton lot

Le joli temps des coudées franches
On a mis les mains sur tes hanches

inviata da Dead End - 17/12/2012 - 09:47




Lingua: Italiano

La versione italiana di Mario Mascioli e Nanni Svampa
Dal volume "Brassens - Tutte le canzoni tradotte"
Franco Muzzio Editore, 1991

Nota. Nella traduzione di Mascioli e Svampa, così come appare dal volume, gli accordi del participio passato sono fatti tutti al maschile ("ti ha portato a spasso", "ti ha vestito", "ti ha ricoperto" ecc.); il che è un errore e un'incongruenza, anche se è una cosa diffusa nell'italiano un po' sciatto. E' stato quindi deciso di fare qui la concordanza al femminile, come richiesto dall'esattezza e anche da un briciolo di buon senso. La traduzione è naturalmente, per il resto, invariata. [GdN]
BABBO NATALE E LA RAGAZZINA

Con la gerla sulle spalle,
con la gerla sulle spalla,
se ne tornava dall'Eldorado,
se ne tornava dall'Eldorado,
aveva una barba bianca,
lo chiamavano "Babbo-regalo".

Ti ha offerto l'agiatezza,
ti ha messo le mani sui fianchi.

Ti ha portata a spasso su un landò,
ti ha portata a spesso su un landò,
in cammino verso una vita da castellana,
in cammino verso una vita da castellana,
la bella vita dorata
te l'ha offerta su un vassoio.

Ha riempito di grano il tuo granaio,
ti ha messo le mani sui fianchi.

Tu che non portavi niente addosso,
tu che non portavi niente addosso,
ti ha ricoperta di mantelli,
ti ha ricoperta di mantelli,
ti ha vestita a festa,
non sentirai freddo per molto tempo.

Tutti i cammei, tutti gli smalti,
tutti i cammei, tutti gli smalti,
li fece appendere ai tuoi ramoscelli,
li fece appendere ai tuoi ramoscelli,
fece rotolare a valanga
perle e rubini nei tuoi zoccoli.

Ha messo dell'oro sul tuo ramo,
ti ha messo le mani sui fianchi.

Metti mia bella, metti una pietra,
metti mia bella, metti una pietra
sulle tue miserie di ieri,
sulle tue miserie di ieri,
e che fuori ci sia pioggia o vento
non è più affar tuo il cattivo tempo,

Il bel tempo della tua libertà...
ti hanno messo le mani sui fianchi.

inviata da Gaspard De La Nuit - 17/2/2016 - 05:15


LEGGENDA DI NATALE

17/2/2016 - 05:24




Lingua: Italiano

La parafrasi italiana di Fabrizio De André
Musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi
Dall’LP “Tutti morimmo a stento” del 1968‎

Tutti morimmo a stento
LEGGENDA DI NATALE

Parlavi alla luna, giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori.
E il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea,
nel bosco incantato di ogni tua idea.

E venne l'inverno che uccide il colore,
e un Babbo Natale che parlava d'amore.
E d'oro e d'argento splendevano i doni,
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni,
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.

Coprì le tue spalle d'argento e di lana,
di perle e smeraldi intrecciò una collana.
E mentre incantata lo stavi a guardare,
dai piedi ai capelli ti volle baciare,
dai piedi ai capelli ti volle baciare.

E adesso che gli altri ti chiamano dea,
l'incanto è svanito da ogni tua idea.
Ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale,
la storia d'un fiore appassito a Natale.‎

inviata da Dead End - 17/12/2012 - 09:48




Lingua: Inglese

Leggenda di Natale: La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

"Leggenda di Natale" takes inspiration from "Le Père Noël et la petite fille" (1960) by Georges Brassens. While Brassens's song is more like a recitation of the pleasures and gifts a child receives at Christmas, De Andrè's rendition is about loss of innocence. - Dennis Criteser
CHRISTMAS TALE

You used to talk to the moon and play with the flowers,
you were of an age that didn’t wear sorrows.
And the wind was a sorcerer, the rust a goddess
in the enchanted forest of every one of your ideas,
in the enchanted forest of every one of your ideas.

And winter came to kill the color,
and a St. Nick who spoke of love,
and of gold and silver sparkled the gifts.
But his eyes were cold and they weren't nice,
but his eyes were cold and they weren't nice.

He covered your shoulders with silver and wool,
he wove a necklace of leather and emeralds,
and while enchanted you stayed to watch him,
from head to toe he wanted to kiss you,
from head to toe he wanted to kiss you.

And now that others call you a goddess
the enchantment has vanished from every one of your ideas.
But you’d still like to tell the moon
the story of a faded flower at Christmastime,
the story of a faded flower at Christmastime.

inviata da Gaspard De La Nuit - 17/2/2016 - 05:29




Lingua: Francese

Leggenda di Natale: Versione francese di Gaspard De La Nuit
Version française de Gaspard De La Nuit

Due parole del traduttore. Non mi ricordo nemmeno da quando non facevo una traduzione in francese. Visto che sono a "decasinare" questa pagina, mi è venuta così, pure vagamente cantabile. Ovviamente c'è chi sa fare di meglio; va presa semplicemente per quello che è, con gli ovvi adattamenti.

LÉGENDE DE NOËL

Tu parlais à la lune, jouais avec les fleurs,
à un âge où il n'y a pas de douleurs.
Le vent t'enchantait, un' déesse la rosée
dans la forêt magique de tout's tes idées,
dans la forêt magique de tout's tes idées.

L'hiver est venu tuer les couleurs,
avec un Pèr' Noël qui te parlait d'amour.
Il te fit cadeau de son or, son argent
de son regard froid, de ses yeux méchants,
de son regard froid, de ses yeux méchants.

Il t'a recouverte de laine, de bijoux,
un collier de perles il t'a mis au cou.
Tu le regardais comme ensorcelée
quand il t'embrassait de la tête jusqu'aux pieds,
quand il t'embrassait de la tête jusqu'aux pieds.

Et une déesse tous t'ont appelée,
mais c'est bien fini, la magie des idées.
Pourtant tu aimerais raconter au ciel
l'histoire d'une fleur fanée à la Noël,
l'histoire d'une fleur fanée à la Noël.

17/2/2016 - 06:03


LA CANZONE DI MARINELLA

17/2/2016 - 05:20




Lingua: Italiano

LA CANZONE DI MARINELLA

Parole e musica di Fabrizio De André
Arrangiamento di Gian Piero Reverberi.‎
Singolo pubblicato dalla Karim nel 1964, poi nell’LP “Volume III” del 1968.‎

MARINELLA

‎«‘La Canzone di Marinella’ non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una ‎favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, ‎una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le ‎sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha ‎buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte.» ‎‎(De André in un’intervista pubblicata su L’Europeo nel 1969)‎
LA CANZONE DI MARINELLA

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta‎

Bianco come la luna il suo cappello
come l'amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

E c'era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

Furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle

Dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta

Questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.‎

inviata da Dead End - 17/12/2012 - 09:50




Lingua: Inglese

La canzone di Marinella - La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English



"La canzone di Marinella" is perhaps the most famous of De André's songs, and when it was covered with great success by the Italian artist Mina in late 1967 it allowed De André to give up his day job and concentrate on songwriting. The song itself was based on the true story of a girl who became orphaned and then took to the streets to make money. She was murdered by a client. When he read the story, De André's impulse was to do something to help, in the only way he could - with a song, written as a way to change her death and to sweeten it somehow, given that we have no powers to change the events of someone's life. - Dennis Criteser
MARINELLA'S SONG

This story of Marinella is the true story,
that she slipped into the river one spring.
But the wind that saw her so beautiful
carried her from the river onto a star.

Alone with no memory of sorrow,
you lived without the dream of a love.
But a king, without his crown and without escort,
knocked three times one day on your door.

White as the moon his hat,
and like the flush of love his cloak.
You followed him without any reason,
like a child chases after a kite.

And it was sunny and your eyes were beautiful,
he kissed your lips and your hair.
Then came the moon and your eyes were tired,
he placed his hands on your hips.

There were kisses and there were smiles,
then there were only fleurs-de-lis
that saw with the eyes of the stars
your skin trembling in the wind and the kisses.

They say then that while you were returning
you slipped into the river, who knows how?
And he, not wanting to believe you dead,
knocked a hundred years more at your door.

This is your song, Marinella,
that you flew to heaven on a star.
And like all of the most beautiful things,
you lived only one day, like the roses.

And like all the most beautiful things,
you lived only one day, like the roses.

inviata da Gaspard De La Nuit - 17/2/2016 - 06:21




Lingua: Francese

Version française – LA CHANSON DE MARINELLE – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – La Canzone di Marinella – Fabrizio De André – 1964

Ah, dit Lucien l'âne aux yeux langoureux d'un éternel amoureux, Marco, mon ami, j'ai l'âme folâtre et une furieuse envie d'une poésie, d'une de ces canzones que tu vas chercher en Italie. Crois-moi le vent me l'a dit lui aussi qu'il aime bien et même, dit-il, qu'il a comme une nostalgie de ne pas entendre tes nouvelles traductions. Car c'est un vent français, c'est un Mistral et les Alpes l'empêchent de passer au pays de De André et de Francesco Guccini.

Eh bien, dit Marco Valdo M.I., je vais vous faire – à toi comme au vent – ce petit plaisir d'autant que j'en ai une qui est prête depuis longtemps. Je la gardais sous le boisseau, non pas pour la cacher, ni par goût du mystère ni pour vous faire languir, mais tout simplement car je l'ai laissé dormir un peu, j'ai laissé mûrir cette version d'une chanson d'amour. Tout simplement car je m'étais aperçu que la version originale n'était pas reprise dans les Canzoni Contro la Guerra... (incroyable, mais vrai !) et elle n'y est pas encore, pas pour longtemps, d'ailleurs... voici qu'il y a une parodie féministe (intéressante d'ailleurs) qui est insérée de ces jours-ci par Riccardo Venturi, je pense qu'il est temps d'y insérer l'originale et sa traduction.

Fort bien, fort bien, dit Lucien l'âne en se frottant le museau contre un saule, mais nous pendant ce temps-là, on peut toujours attendre aussi. Allons, que proposes-tu aujourd'hui ? Quelle est donc cette chanson et de qui est-elle ? Et quelle est cette parodie féministe dont tu me parles et l'as-tu traduite elle aussi ?

Je te réponds en commençant par la fin de tes questions : la parodie féministe s'intitule « Quella di Marinella » et je m'en vais de ce pas la traduire – une chose à la fois; la chanson elle-même s'intitule « La Canzone di Marinella » et l'auteur n'est autre que Fabrizio De André. Aujourd'hui, on la considère comme une des plus belles chansons du répertoire italien et elle raconte l'histoire de Marinelle (en italien Marinella)... Une belle histoire triste à vous fendre le cœur aussi sûrement qu'en Sibérie se fendent les roches et les troncs des arbres, isolés au fin fond de l'hiver. Je l'ai intitulée La canzone de Marinelle, bien qu'en italien, la belle s'appelle Marinella. Mais pour nous d'oreilles acclimatées aux ritournelles françaises, Marinella rend un son bien peu poétique... Ce fut une des plus gigantesques scies du répertoire... Cinquante ans de Marinella avec la voix et le sirop de Tino, c'est trop. Impossible donc de garder ce prénom en français à cause de Tino Rossi qui avait commis là une des scies (outre Petit papa Noël...) des plus lancinantes; à la décharge (si l'on peut dire) de Tino Rossi, il faut indiquer que le texte de cette œuvre immortelle est de Vincent Scotto. Et puis, j'aime bien aussi Marinelle à cause de sa proximité avec ritournelle.

Va pour Marinelle, dit Lucien l'âne tout pétillant des yeux.

Et puis, Lucien l'âne mon ami, sur le fond cette fois, cette chanson d'amour est la relation pudique – de cette belle pudeur qui a poussé Fabrizio, en grand poète, à travestir la vérité trop tragique pour pouvoir la chanter et lui donner une autre dimension, qui la magnifie – d'une tragédie où l'amour ou plus exactement, l'absence d'amour joue un rôle central. Comme on met des fleurs sur une tombe... Fabrizio De André a raconté quand et comment il eût l'idée de cette superbe chanson. Je te lis une partie de son explication : « La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d’amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro, e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l’ha buttata nel fiume. E non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. », ce qui en français dit à peu près ceci : « La Chanson de Marinelle n'est pas née par hasard, simplement car je voulais raconter une romance d'amour. C'est tout le contraire. C'est l’histoire d'une fille qui a perdu ses parents , une fille de la campagne du côté d'Asti. Elle a été chassée par ses oncles et s'est mise à se prostituer le long des berges du Tanaro et un jour a rencontré quelqu'un qui a arraché son sac du bras et l'a jetée dans le fleuve. Et ne pouvant rien faire pour lui rendre la vie, il a essayé de lui changer sa mort. »

C'est en effet une tragédie; un terrible drame, dit Lucien l'âne en baissant ses oreilles de tristesse, d'autant plus terrible qu'il frappe une jeune fille, déjà frappée plusieurs fois par le destin. Regarde son destin à Marinelle : famille pauvre, mort de ses parents, chassée par ses oncles (ce serait cher de la garder en famille), prostitution et enfin, sa mort de ce travail d'esclave... Mais, ce destin n'est pas une sorte de fatum extraterrestre, c'est tout simplement un épisode de la Guerre de Cent Mille Ans que les riches font aux pauvres pour entretenir leur richesse, leur pouvoir et leurs privilèges.

Sans doute, as-tu raison... Ainsi va le monde... Une dernière chose, tu verras bien par toi-même que De André place sa Marinella sous la houlette de Ronsard et de Malherbe et le souvenir de Rosette :

« Et, rose, elle a vécu ce que vivent les roses
L’espace d’un matin. »
, autrement dit de la poésie française de la Renaissance. Ce qui est une revendication de culture, une revendication d'appartenance, une exigence de situation. Quand je te disais qu'il voulait magnifier cette enfant plusieurs fois assassinée.



Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
LA CHANSON DE MARINELLE

Voici l'histoire réelle de la belle Marinelle
Qui bascula dans le fleuve au printemps
Le vent qui la vit si belle à l'instant
Du fleuve l'emporta dans le ciel.

Tu vivais seule sans la moindre douleur
Sans rêve d'amour dans ton cœur
Mais un roi sans couronne et sans escorte
Frappa trois fois à ta porte

Blanc comme le jour
Rouge comme l'amour
Tu le suivis sans réfléchir
Comme un enfant suit son désir

Il y avait le soleil, tu avais de beaux yeux
Il te baisa les lèvres, il te baisa les cheveux
Il y avait la lune et tes joues blanches
Il posa la main sur tes hanches

Vinrent les baisers, vinrent les sourires
Puis les fleurs de lys s'ouvrirent.
Et les yeux des étoiles virent
Sous ses baisers, ta peau frémir.

Ils disent qu'en retournant
Tu tombas dans le fleuve, on ne sait comment.
Et lui qui ne voulut pas te croire morte
Frappa cent ans encore à ta porte.

Voilà l'histoire de Marinelle
Sur une étoile, partie dans le ciel
Et comme toutes les belles choses
Tu vécus un seul jour, comme les roses.
Et comme toutes les belles choses
Tu vécus un seul jour, comme les roses.

inviata da Marco Valdo M.I. - 17/12/2012 - 12:10





Traduzione greca de La canzone di Marinella di Giorgos Kendrotis
Μετάφραση: Γιώργος Κεντρώτης

Dal blog Αλωνάκι της Ποίησης di Giorgos Kendrotis stesso. La traduzione è pienamente ritmica, e ovviamente cantabile.
ΤΟ ΤΡΑΓΟΥΔΙ ΤΗΣ ΜΑΡΙΝΕΛΛΑΣ

Τραγούδι έχω για τη Μαρινέλλα κάμει
που εγλίστρησε κι επνίγη στο ποτάμι·
μα ο άνεμος την παίρνει από το χέρι,
πανέμορφη τη φέρνει σ’ έν’ αστέρι.

Μόνη ζούσε· ποτέ δεν την βρήκαν πόνοι,
κι ούτε ποτέ στου έρωτα το αμόνι
χτυπήθη· μα ένας ρήγας δίχως στέμμα
της χτύπησε την πόρτα – δεν είν’ ψέμα.

Καπέλλο είχε λευκό, όμοιο με τη σελήνη,
και μπέρτα πορφυρή ερωτική τον ντύνει.
Τον ακολούθησε χωρίς να ξέρει
λες και την έσπρωχνε να πάει τα’ αγέρι.

Και σαν άνοιξαν του ήλιου οι χρυσοί δρόμοι,
σου φίλησε τα χείλη και την κόμη·
και σαν το φεγγαράκι εκεί είχε πέσει,
σ’ αγκάλιαζε γερά γύρω απ’ τη μέση·

φιλιά και χαμογέλια μετά από ’κείνα
που γίνανε λιβάδια με αγριοκρίνα,
και τρέμανε σαν αστραχτίδες, όταν
το χέρι του στο δέρμα σου σερνόταν.

Λένε πως, σαν γύρναες σπίτι σου, ένα γνέμα
σ’ εγέλασε κι εγλίστρησες στο ρέμα,
κι αυτός που δεν πιστεύει το χαμό σου
βαράει εκατό χρονιές στο σπιτικό σου.

Το τραγούδι σου άκουσέ το, Μαρινέλλα,
στον ουρανό με μέλι και κανέλλα.
Σαν όλα τα ωραία πράγματα έχεις ζήσει
μια μέρα: ρόδο, που ’χει πια μαδήσει...

Σαν όλα τα ωραία πράγματα έχεις ζήσει
μια μέρα: ρόδο, που ’χει πια μαδήσει...

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 4/10/2016 - 15:17




Lingua: Finlandese

A Finnish translation of La canzone di Marinella by Juha Rämö from Via del Campo
Traduzione finlandese della Canzone di Marinella di Juha Rämö da Via del Campo
MARINELLAN LAULU

Tämä on tositarina Marinellasta
joka lipui jokeen keväällä
mutta jonka tuuli nähtyään hänen kauneutensa
kantoi joen virrasta tähdelle

Yksin vailla muistojen tuskaa
ja unelmaa rakkaudesta sinä elit elämääsi
kunnes kuningas ilman kruunua ja saattuetta
koputti kolmasti ovellesi

Valkoinen kuin kuu hänen hattunsa
kuin rakkaus punainen hänen takkinsa
ja sinä seurasit häntä ilman syytä
kuin lapsi leijaansa jota lennättää

Ja auringonpaisteessa silmissäsi oli kauneus
kun hän suuteli huuliasi ja hiuksiasi
kuun loisteessa silmissäsi oli väsymys
kun hän laski kätensä lanteillesi

Suutelevia huulia, hymyileviä kasvoja
ja sitten vain ruiskukkia
jotka tähtien silmin näkivät
ihosi värisevän tuulen ja suudelmien myötä

Ja kun sitten palasit kotiin, niin kerrotaan,
jouduit ties miten joen virtaan
ja hän joka ei halunnut uskoa sinun kuolleen
koputti ovellasi vielä sata vuotta

Tämä on sinun laulusi, Marinella
sinun, joka lensit taivaaseen tähdellä
ja niin kuin kaikki kauneimmat asiat
sinäkin elit ruusun lailla vain päivän
ja niin kuin kaikki kauneimmat asiat
sinäkin elit ruusun lailla vain päivän

inviata da Seppo Ilmarinen - 8/5/2016 - 00:12


BOCCA DI ROSA

17/2/2016 - 06:26




Lingua: Italiano

BOCCA DI ROSA
Testo e musica di Fabrizio de André
Da "Volume I", 1967

T'a vu, Marco Valdo, on va la mettre enfin "au juste moment".... [RV]

stomatrianda


Bocca di Rosa è una delle canzoni più famose di Fabrizio De André, nonché quella che, come ha dichiarato in un'intervista televisiva concessa a Vincenzo Mollica, il cantautore genovese considerava più cara e più vicina al suo modo di essere.

A testimonianza di quanto questa canzone sia entrata nell'immaginario collettivo, si può citare il fatto che l'espressione "bocca di rosa" è entrata nel linguaggio comune, essendo usata - se pur erroneamente - come eufemismo di prostituta; erroneamente in quanto, in realtà, come si afferma nel testo: "Bocca di rosa né l'uno né l'altro lo faceva per passione", riferito all'amore.

La canzone racconta la vicenda di una forestiera (Bocca di rosa) che con il suo comportamento passionale e libertino sconvolge la quiete del "paesino di Sant'Ilario". Viene presa di mira la mentalità perbenista e bigotta delle donne del paese, che non tollerandone la condotta riescono alla fine a contattare il commissario, che manda "quattro gendarmi, con i penacchi, con i pennacchi" che conducono Bocca di rosa alla stazione di polizia e il commissario la fa espellere dal paesino. Il testo risulta infatti particolarmente duro e sprezzante nei confronti delle donne cornificate («l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso»), il cui atteggiamento è contrapposto in negativo a quello di Bocca di rosa («metteva l'amore sopra ogni cosa»). Alla forzata partenza di Bocca di rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco portò l'amore nel paese». Alla stazione successiva la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.

Il testo di Bocca di Rosa ha due varianti, entrambe del 1967, le cui differenze sono:

- il paesino di «Sant'Ilario», un sobborgo di Genova effettivamente esistente, venne modificato nell'immaginario «San Vicario»;

- i versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno» vennero modificati (dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri") in «Il cuore tenero non è una dote di cui siano colmi i carabinieri / ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri».

La versione originaria è stata recuperata nella raccolta ufficiale In direzione ostinata e contraria, uscita postuma nel 2005.

Il personaggio di Bocca di Rosa viene riproposto con una caratterizzazione diversa in Un destino ridicolo, libro di narrativa scritto a quattro mani da De André e Gennari.

Ispirata secondo alcuni al brano Brave Margot (1952) dello stesso Brassens, fu pubblicata su 45 giri con la versione originale della prima stampa, con Via del campo come retro.

La stazione menzionata nel testo, Genova Sant'Ilario, è attualmente soppressa.

Della canzone sono state eseguite svariate cover da artisti come Peppe Barra, i Mercanti di Liquore, Roberto Vecchioni, Ornella Vanoni, Anna Oxa, L'Aura, Mario Incudine e gli Skiantos. Da ricordare anche il saggio di Andrea Podestà, edito da Zona nel 2009: Bocca di Rosa. Scese dal treno a Sant'Ilario. E fu la rivoluzione, ISBN 978-88-95514-83-3

L'ispiratrice di Bocca di rosa sarebbe morta - secondo il quotidiano Il Secolo XIX[6] - a Sampierdarena il 14 giugno 2010 all'età di 88 anni. Notizia smentita seccamente da Dori Ghezzi e Paolo Villaggio.
BOCCA DI ROSA

La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.

Appena scese alla stazione
nel paesino di Sant'Ilario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.

C'è chi l'amore lo fa per noia,
chi se lo sceglie per professione,
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro:
lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.

Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva.

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare il cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito",
disse, "dall'ordine costituito".

E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".

E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme,
e l'accompagnarono al primo treno.

[Il cuore tenero non è una dote
di cui sian colmi i carabinieri,
ma quella volta a prendere il treno
l'accompagnarono malvolentieri.]


Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,

a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.

C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva "Addio Bocca di Rosa,
con te se ne parte la primavera".

Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore
chi si prenota per due ore.

Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila,
e Bocca di Rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.

inviata da CCG/AWS Staff - 18/12/2012 - 18:13




Lingua: Napoletano

Bocca di Rosa - Versione napoletana (Bocca di Rosa) di Vincenzo Salemme ‎interpretata da Peppe Barra, nell’album “M’aggia ‎curà” (1995)‎

BOCCA DI ROSA

Tutti me chiammano Bocca di Rosa
sentite che musso, che schiocche addirose
tutti me chiammano bocca di rosa
pe' mme l'ammore è 'a primma cosa.

Quanno scennette dint' 'a piazza
di un paesino vicino Avellino
subito 'a voce currette sicura:
‎" 'nunn'è 'na monaca 'e clausura!"

Ce sta chia ammore 'o ffa 'pe' 'nziria
e chi 'o 'ffà pe' prufessione
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
‎"'o ffaccio sulo pe' divozione".‎

Però 'a divozione diventa passione
e mentre spalpito per le mie voglie
‎'o sangue dal cuore mi sale in testa
mi scordo di chiedere all'uomo se ha moglie.

E allora 'e femmene d' 'o paese
comme si fossero cane mulosso
s'arrevutaiene tutte m'paranza
pecché me stevo futtenno l'uosso.

Ma li bizzoche di un paesello
songo 'mpechere che non fanno danno
allucche 'e papera, strille 'e gallina
‎'o core che tremma, 'o ciato c'affanna.‎

‎'O munno è chino di gente per bene
che Cristo all'altare servire si vanta
e quanno le voglie non può phiù sfamare
pe dint' 'o velliculo piscia acqua santa.

Così una vecchia rimasta zitella
pecchè nisciuno l'ha aizata 'a gunnella
se pigliaie 'o mpiccio, e tanto fuie 'nzista
me scassaie ll'ova cu tutto 'o canistro.

Chiammaje a raccolta 'e scurnacchiate
e le dicette cu voce 'ncazzata
‎"Bocca di Rosa è mariola d'ammore,
punisca la legge stu disonore!"‎

Curretero allora addò maresciallo
quarantasei zizze pe' ventitre scialli
chella cchiù scura de carnagione
facette 'a parte d' 'o lione:

"Mò so' tre mise che dura st'andazzo
all'uommene nuoste ha fatto ascì pazzo
chella nun è femmena onesta
chissà ch'annasconne sotto 'a veste".

Vennero a casa col foglio di via
Pasquale e Luigino Santamaria
sete d'ammore dint' 'e penziere
sotto 'e divise d' 'e carabiniere.‎

Nientedimeno che alla stazione
ce steva 'na folla da fare impressione
me ne partevo purtanneme appresso
quel libero amore a tutti concesso.

Dal maresciallo al parrocchiano
lacreme all'uocchie, cappello nmano.
Firmato da tutti vulaje 'nu messaggio
col fiocco attaccato a una rosa di maggio.

In stretto anonimato
cu' lettere 'ncullate
‎"Bocca di rosa, tiempo e furtuna
veneno e vanno come fa 'a luna!"‎

Primma del tuono arriva la luce,
accussì corrono tutte 'e 'nciuci
‎"Mò arriva 'o treno cu Bocca di Rosa
currite currite, lassate ogni cosa!"

Alla stazione subito appresso
truvaje a ricevermi un comitato
musica, fiori, sindaco in testa
manco si fossi 'nu capo 'e Stato.

Mo' pure 'o prevete s'é fissato
che stongo cca' per una missione
me vo' vicino int' 'a prucessione
pecché adda vencere 'a tentazione.‎

Cu' Maria Vergine in prima fila
me tiene d'uocchio 'nu poco 'a luntano
purtannese a spasso pe' tutto 'o paese
l'ammore sacro e l'ammore profano.‎

inviata da Dead End - 28/2/2013 - 13:19




Lingua: Siciliano

Bocca di Rosa - Versione siciliana di Mario ‎Incudine‎ (Bocca di Rosa)

VUCCUZZA DI CIURI

Era chiamata Vuccuzza di Ciuri
faceva l’amuri, faceva l’amuri
e lu faceva di tutti i maneri
di ‘ncapu, di sutta, davanti e darreri.

Quannu scinniu a la stazioni
Di un paesiddu cca vicinu
Si n’addunarunu vecchi e carusi
Ca ugn’era un monicu ne un parrinu

C’e cu lu fa picchì cci siddia
C’e cu ‘nveci si cci ni preja
Vuccuzza di Ciuri ne l’unu ne l’autru
Ppi didda l’amuri è na puisia.‎

Ma la passioni unni ti fa ghiri
A fari li cosi ca fannu piaciri
Senza capiri su ‘u disgraziatu
E zitu, schettu o maritatu.

Ed accussì ca di oggi a dumani
Vuccuzza di Ciuri unn’avi cchiu spassu,
mentri ca tutti ddi cani arraggiati
ci iettanu ‘u sali a chiuirci ‘u passu.

Ma li cummari d’un paiseddu
Talianu ‘ntunnu e unn’hanu cchi fari
E mentri ca perdunu a corda e lu sceccu
Su rusicanu sulu l’ossa cc’o sali.‎

Si sapi ca ‘a genti duna cunsigliu
Sintennusi cumu Dominneddiu
Grapunu a’a vucca ma all ’occurrenza,
un sanu diri mancu piu.

Accussi ‘na vecchia schittusa e acita,
senza né figli e senza cchiù vogli,
si pigliò ‘u culu a puzzuluna
e ghiva dittannu la so dottrina.

Si la pigghiava ccu li cornuti,
dicennuci a tutti mali paroli:
cu rubba l’amuri avrà punizioni
di carrabbunera e guardi riali.‎

Currerru tutti a parlari ch’è guardi
Ci dissiru senza menzi paroli
dda tappinara avi troppi clienti
Chiossà di chidda ca vinni pani

E arrivarru quattru gendarmi
Ccu li cappedda e ccu li pennacchi
Arrivarunu ‘ncapu e cavaddi
ccu li pistoli e li scupetti

Ma puru i sbirri e i carrabbunera
un fanu mai u propriu duviri,
ma quannu si misiru l’alta uniformi
l’accumpagnarunu alla stazioni.‎

Alla stazioni c’eranu tutti
dai guardi riali o sagristanu
Alla stazioni c’eranu tutti
Ccu l’occhi vagnati e ‘u cori in manu

A salutari cu ppi tanticchia
Senza pritenniri e senza aviri
A salutari cu ppi du jorna
Purtò l’amuri ne ddu quarteri

C’era un cartellu ranni
e l’occhi chini ‘i pena
dicivunu addiu Vuccuzza di Ciuri
ccu ti si ni và la primavera.‎

Ma na notizia di sta purtata
Un’avi bisugnu di carta stampata
Cumu lu metri e lu pisari
Fici lu giru di lu quartieri.

Alla stazioni ca veni d’appressu
C’è chiossà genti di chidda ca lassu
C’e cu s’asciuca l’occhi di chiantu
Cu si prenota p’un mumentu.

E puru u parrinu ca murmuriava
Si dici mutu ‘na santa orazioni
E sta Madonna china ‘i biddizzi
a voli accanto pp’a procissioni.‎

E cu la Vergini in prima fila
Vuccuzza di Ciuri manu ccu manu
Si porta appressu ppi lu paisi
L’amuri sacru e chiddu buttanu!‎

inviata da Dead End - 28/2/2013 - 13:23




Lingua: Inglese

Bocca di Rosa - La versione inglese di Riccardo Venturi
5 ottobre 1999
Preservata in Via del Campo

Due parole del traduttore. Questa può ben essere la prima traduzione in inglese che io abbia mai fatto di una canzone di Fabrizio De André: risale all'anno stesso della sua morte. Pensavo che fosse andata persa: in Rete, diciassette anni sono come diciassette secoli. Mi ha fatto piacere ritrovarla, sinceramente non ci speravo; anche perché mi ci ero messo “di buzzo buono”, come si dice dalle mie parti. Allora abitavo ancora a Livorno, e mi sembra davvero diciassette secoli fa oramai. La traduzione fu prima mandata allo storico (e oramai morto e sepolto, anche se teoricamente può darsi che esista ancora) newsgroup Usenet it.fan.musica.de-andre; era nato, allora, da molto poco, non mi ricordo se subito prima o subito dopo la morte di Faber. Assieme alla mailing list “Fabrizio” (che era più o meno frequentata dalle stesse persone), per un periodo è stato un'autentica fucina di ogni cosa, dalle cose più serie alle curiosità, dalle traduzioni alle prese per i fondelli (rimane celebre la bufala organizzata facendo credere che Peppino Gagliardi stava preparando un album di “cover” deandreiane intitolato Concierto p'o' gGenovese) Varrebbe anche la pena ricordare che it.fan.musica.de-andre è stato tra gli iniziatori di una certa raccolta di “Canzoni Contro la Guerra” nel febbraio del 2003. Come tutte le cose di questo mondo, ad un certo punto ha salutato dopo penosa agonia. A titolo di pura curiosità, vi faccio vedere come mi firmavo nei newsgroup a quel tempo:

> Riccardo Venturi <0586885875@iol.it>
> Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
> MAILTO: rventuri@sysnet.it


Per protestare contro l'anonimato in Rete (perché a me gli anonimi mi sono piaciuti sempre poco, mi ricordano le lettere anonime e la delazione: se avete qualcosa da dirmi o da reclamare, venite a casa mia in via dell'Argingrosso 65/C a Firenze), avevo assunto un indirizzo mail a sberleffo che conteneva il mio numero di telefono fisso reale di allora. L'altro indirizzo mail era quello del primo provider internet che avessi mai avuto (che stava a Stagno, Livorno, davanti alla raffineria STANIC), dal 1996, quello dei tempi dei provider a pagamento, della TUT e delle bollette mostruose. Diciassette secoli fa, appunto. Saluti e scusate per l' “amarcord”.
ROSEMOUTH

     They call'd her Rosemouth,
     She did put love, she did put love
     They call'd her Rosemouth,
     She did put love above all things.

     No sooner had she arrived
     To the station of Sant'Ilario
     When ev'rybody realized at first sight
     She was no missionary at all.

     Someone makes love out of boredom,
     Someone chooses it for one's job;
     Neither of the two things for Rosemouth:
     She made love out of passion.

     But, as you know, passion often leads
     To gratifying one's own lust
     Without enquiring if he, who's lusted after
     Is still free or a married man.

     So, hearken! With her deed and actions
     Did Rosemouth arouse day by day
     Grapes of wrath of the little puppies
     She kept on stealing their bones from.

     But the wives of a small village
     Aren't so cute, as you may suppose:
     Up to that time their only reaction
     Was hurling insults at Rosemouth.

     You know that people give good advice
     Feeling as Jesus Christ in the Temple,
     You know that people give good advice
     If they can't set a bad example.

     So, and old woman still unmarried,
     Without children, without any lust,
     Took the trouble, and, I'm sure, the pleasure
     To give all 'em a right piece of advice:

     So, she addressed with witty words
     All that bunch of deceived wives:
     "This love stealth shall be punished",
     She said, "By the Police Force".

     And they all went to the Police Station
     And shouted without weighing their words:
     "That bitch already got more clients
     Than a farmer's cooperative."

     So four gendarmes, four gendarmes came
     With plumed hats, with plumed hats,
     So four gendarmes, four gendarmes came
     Well armed, with their plumed hats.

     You know policemen aren't renowned
     For having tender heart, for sure;
     But that time they took her to the train
     Not so willingly, I assure.

     All male villagers were there, including
     The Police Chief and the sexton,
     All male villagers were there
     With weeping eyes, bearing placards.

     To say goodbye and bon voyage
     To Rosemouth, who for short time
     Without pretension, without pretension
     Had brought love into that village.

     Someone had written in black
     On a yellow placard:
     "Goodbye, goodbye, Rosemouth!
     Spring is leaving us with you."

     But a piece of news like that
     Needs no newspaper, as you may suppose:
     Just like an arrow flung by a good bowman
     It spread so rapidly in the wind

     So, at the next station there were
     Much more people than when she had left:
     One blows her a kiss, one throws flowers,
     One books her for a couple of hours.

     Even the Priest, not disregarding
     Among burials and extreme unctions
     The short-lived pleasure of beauty,
     Wants her to follow the procession.

     With Our Lady in the front row
     And Rosemouth just behind
     The priest is walking through the village
     With both profane and sacred love!

inviata da Gaspard De L'Aube - 17/2/2016 - 07:19




Lingua: Inglese

Bocca di Rosa - La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

In addition to being one of the more famous of De Andrè's songs, "Bocca di rosa" is the one he chose when asked in an interview which of his songs he most resembled. The term "bocca di rosa" is often used to mean prostitute; regarding this song, however, De Andrè was outspoken that the woman of the song is not a prostitute. - Dennis Criteser
ROSEMOUTH

They called her Rosemouth,
she put love, she put love,
they called her Rosemouth,
she put love above everything else.

As soon as she got off at the station
in the small town of Sant’Ilario,
everyone noticed with one look
that she was nothing to do with a missionary.

There are those who make love out of boredom,
those that choose it as a profession.
Rosemouth was neither one nor the other,
she did it for passion.

But passion often leads
to satisfying its own wants
without investigating whether a partner in lust
has a free heart, or else has a wife.

And thus it was that from one day to the next
Rosemouth brought down upon herself
the black ire of the bitches
from whom she had taken a bone.

But nosy neighbors of a hamlet
aren't shining examples of initiative.
The countermeasures up until that point
were limited to invective.

We all know that people give good advice,
feeling like Jesus in the temple.
We all know that people give good advice
if they can’t set a bad example.

Thus an older woman, never a wife,
ever childless, with no more longings,
took the trouble, and certainly with relish,
to give everyone some proper advice.

And addressing the cuckolds
she held forth to them with sharp words:
"The theft of love will be punished," she said,
"by the established order."

And they went to the commissioner
and they said, without paraphrasing:
“That despicable woman already has too many customers,
more than a food co-op.”

And four gendarmes arrived
with their plumes, with their plumes,
and four gendarmes arrived
with their plumes and with their weapons.

Often the cops and the carabinieri
fail at their own duty,
but not when they are in dress uniform.
And they accompanied her to the first train.

A tender heart is not an endowment
the carabinieri are overflowing with.
But that time, to catch the train,
they grudgingly accompanied her.

At the station there was everyone
from the commissioner to the sexton.
At the station everyone was there
with red eyes and hat in hand

to greet one who just for a moment,
without pretense, without pretense,
to greet one who just for a moment
brought love to the village.

There was a yellow sign
with a black inscription, it said:
“Farewell Rosemouth,
springtime is parting with you.”

But news that’s a bit unusual
doesn't need any newspapers.
Like an arrow shot from a bow,
it flies fast by word of mouth.

And at the next station,
many more people than when she departed -
one who throws a kiss, one who tosses a flower,
one who makes reservations for two hours.

Even the parish priest, who doesn’t condemn -
between a "have mercy" and an annointment of the sick -
the ephemeral gift of beauty,
wants her beside him in the procession.

And with the Virgin in the first row
and Rosemouth not far behind,
he takes them out for a walk through the village,
Sacred Love and Love Profane.

17/2/2016 - 07:57




Lingua: Inglese

An English version of Bocca di Rosa by Simon Evnine
Traduzione inglese di Bocca di Rosa di Simon Evnine
ROSE MOUTH

Her name was Bocca di Rosa
and she thought that nothing, she thought that nothing,
Her name was Bocca di Rosa
and she thought that nothing was better than love.

When her train pulled into Sant’Ilario
by the time she had stepped to the ground,
the welcoming crowd, at a glance, saw it wasn’t
the Church that had sent her to town.

There are some who make love for a living,
others have nothing better to do.
Bocca di Rosa, she wasn’t like either:
love was her passion through and through.

But a life in the service of passion
often will lead you from bed to bed
without first finding out of your lover
whether his heart’s free or whether he’s wed.

And so, from one day to another,
Bocca di Rosa found herself prey
to the menacing wrath of those bitches
whose bones she had taken away.

But a village’s meddling gossips
great initiative hardly display,
so up to this point their revenge had been merely
to hurl a few insults her way.

Now you know how folks like to advise you –
in words Jesus himself might have said –
you know how folks like to advise you
once they’re too old to paint the town red.

Thus an elderly unmarried woman,
whose heart now within her was ice,
felt required to offer these villagers
the benefit of her advice.

And approaching the cuckolded wives,
she addressed them in words shrewd and wise:
“We can bring the love thief to her knees
if we call on the proper authorities.”

So they went to speak to the Police Chief,
and letting all niceties drop,
said “this baggage has too many customers
- even more than the local co-op.”

So the Chief sent around four Gendarmes,
wearing their plumes, wearing their plumes,
and the Chief sent around four Gendarmes,

All the villagers came to the station,
from Police Chief to Sacrestan,
all the villagers came to the station,
with red eyes and hats in hand,

to say farewell to one who, though briefly,
with nothing to hide, with nothing to hide,
to say farewell to one who, though briefly,
had brought love to the countryside.

There was a yellow banner
and on it, written in blue
it said, “Goodbye Bocca di Rosa. When you leave us,
Spring takes its leave of us too.”

News of such strange goings on didn’t need
to be published in print to get round;
and in no more than just a few minutes they’d heard
all the details in the next town.

So though many had bid her farewell when she left,
there were even more at the next station,
throwing kisses and flowers at Bocca di Rosa
and trying to make reservations.

Even the parish priest who enjoyed,
between saying Mass and Confession,
the ephemeral pleasures of beauty, decided
he wanted her in his procession.

So in front of them all went the Virgin
and Bocca di Rosa followed in train,
and the priest took the two of them out for a walk
love sacred and love profane.

inviata da Seppo Ilmarinen - 8/5/2016 - 00:08




Lingua: Francese

Bocca di Rosa - Version française – BOUCHE DE ROSE – Marco Valdo M.I. – 2008
Chanson italienne – Bocca di Rosa – Fabrizio De André – 1967
Avec une intégration de RV



Une remarque d'abord avant d'aller plus loin. Donc, une remarque préliminaire. Je n'ai jamais compris pourquoi les CCG n'ont pas mis Bocca di Rosa parmi les Chansons contre la Guerre, alors qu'il existe par exemple, un « parcours » de la «guerre contre les femmes». Je dis cela, car j'avais envoyé une traduction de Bocca di Rosa – Bouche de Rose, il y a bien longtemps. Je pense même que c'était la première ou une des premières que j'avais faite. Était-elle si mauvaise ? Je ne sais. D'ailleurs, je la représente aujourd'hui « telle quelle ». J'ai tout juste un peu plus nourri notre conversation.

Je le fais car notre bon Ventu vient d'insérer tout un texte de sa main à propos de Bocca di Rosa dans les commentaires à une chanson de Brassens.

Cela dit... Je tiens personnellement Bocca di Rosa pour une des plus belles chansons de Fabrizio De André et aussi, comme l'illustration de sa complicité avec Georges Brassens. Tout comme la Chanson de Marinelle – Canzone di Marinella.

Et je ne comprends pas pourquoi elles sont ainsi ostracisées, renvoyées dans les commentaires à une chanson de tonton Georges qui est tout aussi indirectement qu'elles, une chanson contre la guerre. Il me paraît de toute justice et de toute équité de les replacer comme chansons – canzoni à part entière dans cette formidable chantothèque...

Et puis, ce portrait d'une femme libre et légère, libertine (Ah ! Voltaire, Ah ! Diderot!) est un fameux pied de nez à toutes les bien-pensantes, à toutes les mégères, Mysogynie à part à toutes les emmerdeuses et aux emmerderesses itou. Cela dit, je ne leur fais pas la guerre à celles-là, je me contente de les écarter, de les ignorer et tout comme toi, de poursuivre mon chemin. Sauf bien évidemment, si comme pour Margoton, elles s'en prennent à mon chat – là, je leur enverrai mon fantôme pour les persécuter dans toute l'éternité.

Ah, Lucien l'âne mon ami toujours très porté sur les choses de l'amour, tu vas aimer cette chanson. C'est une chanson d'amour, c'est évident, mais une chanson qui relate un épisode de guerre, tout aussi clair. Elle s'intitule Bouche de Rose.

Oh, oh !, dit Lucien l'âne en rougissant du bout des lèvres, voilà qui me paraît passionnant et tout à fait dans mes préoccupations, moi qui, comme tu le sais, suis ensorcelé et ne pourrai retrouver mon apparence originelle que si j'arrive à manger certaine rose... Peut-être, vais-je enfin la rencontrer.... Mais que raconte au juste cette chanson et de qui est-elle ?

Dans l'ordre : c'est une chanson de Fabrizio De André, grand auteur-compositeur-interprète italien... On lui connaît plus d'une centaine de chansons. Il est aussi connu comme celui qui a fait connaître Georges Brassens au public italien. Cette chanson-ci, Bouche de Rose est d'ailleurs à mon sens une chanson qui irait très bien dans l'univers de Tonton Georges. Une sorte de variante de Margoton, mais en plus explicite cependant. Je suis même à peu près sûr de la filiation : on y retrouve les gendarmes, tous les hommes de la commune, les femmes coalisées, jalouses et rancunières contre la jeune et jolie bergère, qui plaît tant aux hommes. C'est quasiment un archétype. D'ailleurs, va lire À l'Est d'Eden du bon Steinbeck... Dans un certain sens, c'est une critique féroce du groupisme, du panurgisme et du « Il faut être comme tout le monde », qui est le fondement de tout fascisme. Car à quoi crois-tu que sert la mode ? Bien sûr, à développer le chiffre d'affaires de commerçants, mais aussi et je pense même surtout à tenir le troupeau.

Nous les ânes, on n'est pas trop portés sur le troupeau et moi qui te parle, Marco Valdo M.I. mon ami, moi qui te parle, je serais plutôt partisan de la mauvaise herbe.

Je sais, je sais, je te connais assez, Lucien l'âne mon ami, pour savoir que tu as – comme moi d'ailleurs et tonton Georges et Fabrizio et Riccardo et Bouche de Rose et des millions d'autres (heureusement !) « mauvaise réputation ».

Comme aurait dit Michel Simon à propos de sa gueule et il en avait une fameuse et laide avec ça : « Mieux vaut avoir mauvaise réputation que pas de réputation du tout ».

Donc, je te disais une histoire de guerre, une dénonciation d'une forme de guerre sournoise que les femmes de bien mènent contre les femmes qui répandent le bien. Une guerre féroce, parfois même carrément atroce dans laquelle on retrouve les pires coups tordus, jusque et y compris le meurtre. La femme libre – tout comme l'homme libre, d'ailleurs – est souvent mise au ban, reléguée en quarantaine, écartée, puis, poursuivie, chassée – c'est le cas de Bouche de Rose ou franchement poussée à la mort, c'est le cas de Clara la pazza, celle qui ne pouvait dire que Houhou !

Alors, dit Lucien l'âne, il n'y a pas que les hommes à être d'aussi exécrables tueurs...

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
BOUCHE DE ROSE

On l'appelait Bouche de Rose
Elle mettait l'amour au dessus de tout
On l'appelait Bouche de rose
Elle mettait l'amour par dessus tout

Dès son arrivée à la gare
Du village de Saint Hilaire
Tous s'aperçurent d'un regard
Qu'elle n'avait rien d'un missionnaire.

Y en a qui font l'amour par ennui
Y en a qui en font une profession
Bouche de Rose ni l'un ni l'autre
Elle le faisait par passion

Mais la passion souvent conduit
À satisfaire ses propres envies
Sans chercher si le bien-aimé
A le cœur libre ou est marié

Il fallut que cela un jour advienne
Bouche de Rose s'attira
La colère funeste des chiennes
Auxquelles elle avait piqué leur plat.

Mais les commères du village
Ne brillaient pas par l'initiative
Leurs répliques à cet outrage
Se limitèrent à l'invective.

On sait que les gens donnent de bons conseils
Discourant comme Jésus au Temple,
On sait que les gens donnent de bons conseils
Quand ils ne peuvent donner le mauvais exemple.

Ainsi une vieille jamais mariée
Sans enfant et sans désir,
S'efforça avec plaisir,
De donner à toutes le conseil approprié.

S'adressant à ces cornues, elle dit
Sur un ton sans réplique :
« Le vol d'amour doit être puni
par les autorités publiques ».

Elles s'en allèrent trouver le commandant
Et lui dirent sans barguigner :
« Cette salope a déjà plus de clients
Que tout un supermarché »

On envoya quatre gendarmes
Avec leur plumet, avec leur plumet,
On envoya quatre gendarmes
Avec leurs armes et leur plumet.

Souvent les flics ne sont pas conformes
à leur devoir et c'est bien vilain,
mais pas quand ils sont en grand uniforme,
et l'accompagnèrent au premier train.

[Le cœur tendre n'est pas du métier
Que pratiquent les carabiniers
Mais cette fois au train
Ils l'emmenèrent sans trop d'entrain.]


Cette nouvelle originale
N'eut besoin d'aucun journal.
Comme une flèche décochée,
Partout, elle s'est envolée.

A la gare, tous étaient là
Du commandant au sacristain
A la gare, tous étaient là
Les yeux rouges, le chapeau à la main.

Pour saluer celle qui
Sans aucune prétention,
Pour saluer celle qui
Importa l'amour dans le canton.

Sur le quai, on voyait une pancarte jaune
Avec un écrit au mitant
Qui disait : « Adieu Bouche de Rose
Avec toi, s'en va le printemps ».

Et à l'arrêt suivant, dans la gare
L'attendaient plus de gens qu'à son départ
Celui-ci lançait un baiser, celui-là une fleur
Ce dernier la réservait pour deux heures.

Jusqu'au curé qui ne déteste pas
Entre un miserere et un Ave-maria
La beauté sans concession
Qui la voulut dans sa procession.

On promena l'un menant l'autre, dans tout le pays,
Les deux amours : le sacré et le mécréant.
Bouche de Rose en surplis
Et la Vierge au premier rang.

inviata da CCG/AWS Staff - 18/12/2012 - 18:27




Lingua: Russo

Versione russa - Bocca di Rosa - da questa pagina

Алые Губки (1967)
Fabrizio De Andre, "Bocca di rosa (1967)"
Фабрицио Де Андре
АЛЫЕ ГУБКИ

Имя ей было "Алые Губки",
Славное дело, сладкое дело:
Имя ей было "Алые Губки",
Ради любви – ничего не жалела.

Что в Сан-Иларио было ей надо?..
Только ступила на плиты перрона –
Стало понятно с первого взгляда:
Прибыл не пастырь – и не матрона.

Можно со скуки играть любовью,
Можно найти ее в списке профессий,
Алым же Губкам важно другое:
Главная прелесть - в самом процессе.

Страсти нет дела до прецедента -
Ей утоление жажды угодно,
Без выяснений: у конфидента
Занято сердце – или свободно?..

Вскоре явились тревожные знаки:
Алые Губки наддали злости
В каждом хозяйстве каждой собаке,
Словно у каждой отняли по кости.

Но деревенские наши мегеры
Не конкурентны и наполовину –
Только и могут принять контрмеры,
Мрачную брань посылая ей в спину.

Рать доброхотов целого света,
Словно Иисус, проповедуя Слово,
Не пожалеет благого совета -
Дать не умея примера дурного.

Старая дева, пойди роди ты,
Просто предайся известной забаве... -
Надо ж – впрягается, чтоб с аппетитом
Распространяться о попранном праве,

И, адресуясь к овечкам рогатым,
Жжет их глаголом – как по тетрадке:
«Кража любви достойна расплаты –
В определенном законом порядке!»

Вот комиссару, без сантиментов,
Гневная выставлена инвектива:
«Ходит к гадюке больше клиентов,
Чем у потребкооператива».

И появились четыре жандарма
В пышных султанах, пышных султанах,
И появились четыре жандарма
В славе и блеске жандармского шарма.

Нет полицейским особенной веры –
Но безупречны, когда они в форме, -
И повели ее карабинеры
К первому поезду, к той же платформе...

Доброе сердце – не табельный пояс,
Чтоб выдаваться служивым поротно, -
Но в этот раз на назначенный поезд
Препровождали ее неохотно.

От комиссара до служки из церкви -
Кто только мог, собрались на вокзале:
Сдернуты шляпы, лица померкли,
С красными от расставанья глазами.

Так провожают ту, что на время -
Без рассужденья, без предисловья, -
Так провожают ту, что на время
Их городок оделила любовью.

И на картоне желтом –
Черные буквы – строем
Провозглашают: «Алые Губки,
Вместе с тобой – мы расстались с весною!»

Вести горячей, трепетно-влажной
Нужен ли способ газетно-бумажный,
Чтобы порхнуть из уха да в ухо,
Из уст в уста, со скоростью слуха.

Следующей станции близится зданье...
Встреча - пышнее, чем расставанье,
Здесь поцелуи, букеты, визитка,
И на два тридцать – свиданья попытка.

Сам приходской, не манкируя званьем,
Между причастием и отпеваньем
Ценит красоты высокого рода –
Ждет для начала церковного хода.

Спереди - Девы статуя древняя,
Гостья - чуть сзади, взглядом лаская...
Шагом торжественным по деревне
Святая любовь - и любовь мирская.

(c) raf_sh, перевод
30.04.2006

inviata da Krzysiek - 29/1/2013 - 14:23




Lingua: Polacco

La versione polacca di "Bocca di Rosa" di Krzysztof Wrona
ottobre 2012

Che coincidenza. Ecco la mia versione in polacco fatta a ottobre di quest'anno.

A Stefania.
USTA RÓŻANE

Nazywano ją Usta Różane
miłością była ,była kochaniem,
nazywano ją Usta Różane
i miłość rozniecać jej było dane.

Kiedy z pociągu wysiadała
na małej stacji Święty Hilary
wszyscy natychmiast się zorientowali
że to nie misjonarz przybyły z oddali.

Są tacy co miłują z nudy
lub zawód taki sobie wybrali,
a ona z pasją się oddawała
wiedzą to dobrze ci co ją znali.

Lecz w takiej pasji łatwo przeoczyć
studząc swe żądze rozpalone
czy obiekt ów ma pożądania
serce kochliwe czy też może żonę.

Nie trzeba było długo czekać
a Usta Różane się nie nudziła,
by gniew gwałtowny ściągnąć na siebie
wyder co rybkę im podwędziła.

Ale kumoszki z małej wioski
nieskłonne są raczej by się wychylać
ich środki prewencji się ograniczały
do takich jak plotka czy inwektywa.

Wiadomo, że ludzie dają dobre rady
jak Jezus co mędrców napełniał trwogą,
wiadomo, że ludzie dają dobre rady
gdy złego przykładu już dawać nie mogą.

W ten oto sposób pewna stara baba
bez męża, dzieci i zimna jak żaba,
sprawą zajęła się nader ochoczo
troskliwą radą służąc i pomocą.

Te którym rogi przyprawiono
tymi słowami wspierała fachowo:
"Organy sprawę tę pościelową
uznają z pewnością za rozwojową".

Zaraz też poszły na komisariat
i wyżaliły się bez ogródek:
"Ta dziewka klientów ma już zbyt wielu
więcej niż sklepów sieci niektóre".

I przyjechało czterech żandarmów
w czapkach wysokich, w czapkach z piórami
i przyjechało czterech żandarmów
w czapkach wysokich, z pistoletami.

Choć czułe serce nie jest przecież
karabinierów mocną stroną
niemrawo jakoś w stronę pociągu
odprowadzali oskarżoną.

[Często gliniarze i karabinierzy
w swej służbie nie są nazbyt gorliwi
ale, że byli w galowych mundurach
wnet do pociągu ją doprowadzili.]


A tam na stacji byli już wszyscy
oczy spłakane, odkryte głowy,
a tam na stacji byli już wszyscy
zakrystian i komendant nowy.

Przyszli pożegnać się z tą jedyną
która bez roszczeń, która tak skromnie,
przyszli pożegnać tę jedyną
co swym kochaniem dzieliła się hojnie.

Nad nimi żółty wisiał transparent
czarne litery, kreska prosta
mówiący: "Addio Różane Usta
wraz z tobą odchodzi błoga wiosna".

Ale wiadomość tak wyjątkowa
jak strzała z łuku mknie wypuszczona,
żadnej gazety jej nie potrzeba
z ust do ust pędzi niczym gazela.

I tak też było, że tłum ją witał
kwiatami na następnej stacji,
kto dwie godziny sobie rezerwował
kto słał całusa pośród owacji.

A nawet proboszcz, który nie gardził
efemerydą doczesnych pasji
pomiędzy: "Zmiłuj się nad nami
i namaszczeniem już ostatnim".

Tak z Marią Dziewicą w pierwszym rzędzie
podczas procesji się przechadzają
Usta Różane tuż za monstrancją
l'amore sacro e l'amor profano.

inviata da Krzysztof Wrona - 19/12/2012 - 22:10




Lingua: Polacco

Versione polacca cantabile di Szymon Gruda segnalatami da Kaśka Janiak
Da questa pagina di traduzioni polacche da Fabrizio De André
RÓŻYCZKA

Nazywano ją Różą, bo usta
miała czerwone, miała czerwone,
ze wszystkich rzeczy tylko miłości
była spragniona, była spragniona.

Gdy na stacyjce we wsi Sant’Ilario
wyszła z pociągu piękna kobieta,
wszyscy podróżni zaraz poznali,
że nie przyjechał ksiądz katecheta.

Jedne to robią, by zabić nudę,
inne, bo bieda je przymusiła,
nasza Różyczka ni z tych, ni z owych,
ona robiła to – bo lubiła.

Nie da rozmienić się namiętności
ani na drobne, ani na raty,
więc nie zwracała nawet uwagi,
czy to kawaler, czy też – żonaty.

Więc dzień po dzionku i noc po nocce
wnet doigrała się z namiętności,
że gniew wzbudziła malutkich suczek,
co to pilnują dzielnie swych kości.

Wiejskie żoneczki, nie wiem, czy wiecie,
nie są pokorne, ani poczciwe,
więc nie wahały się ani chwili,
zaraz przejęły inicjatywę.

Wiecie też może, że stare kobiety
lubią wygłaszać mądre porady,
głosić kazania jak Jezus, a zwłaszcza,
gdy dać nie mogą złego przykładu.

I właśnie taka jedna starucha,
co ani kocha ani się... kocha,
dała im radę, pomyślcie tylko,
jaka to była dla niej radocha!

„Tę ladacznicę, co całe noce
na nielegalnych spędza koicjach
niech w majestacie prawa wyrzuci
ze wsi na zbitą gębę policja.”

Zaraz pobiegły na komisariat
i jedna z drugą jęły się swarzyć:
,,Ta cała Róża ma więcej klientów,
niźli spółdzielnia przetwórstwa jarzyn!”

I przyleciało czterech żandarmów
z piórkiem na czapce, z piórkiem na czapce,
i przyleciało czterech żandarmów
z piórkiem na czapce i bronią w łapce.

Być może wiecie, że policjanci
nie słyną raczej z serca czułości,
ale tym razem, mogę zapewnić,
zrobili swoje bez gorliwości.

Wszyscy wieśniacy przyszli na peron,
od komisarza do zakrystiana,
wszyscy przybyli, by ją pożegnać,
ich rozpacz była nieukrywana.

Przyszli pożegnać w niedługich słowach,
bo to nie miejsce na skargi ni wnioski,
tę która chociaż na czas niedługi
prawdziwą miłość wniosła do wioski.

I nawet któryś przyniósł tablicę,
na której stało czernią grobową
na żółtym tle ,,Różyczko, żegnaj,
wiosna odchodzi stąd razem z tobą!”

Taka nowina, jak łatwo zgadnąć,
gazet i druku nie wymagała,
sama pędziła we wszystkie strony
jak wystrzelona przed siebie strzała.

W sąsiedniej wiosce już powitalny
komitet czekał na nią przed rynkiem,
jeden niósł kwiaty, drugi słał buzi,
trzeci zamawiał sobie godzinkę.

Nawet ksiądz proboszcz, chociaż zajęty,
widząc procesję taką, ażeby
jej towarzyszyć rzucił robotę,
wszystkie te śluby, chrzty i pogrzeby.

Z Najświętszą Panną i z panną Różą
poszli w procesji możni i prości,
przez całą wioskę, by cześć należną
oddać i świętej, i grzesznej miłości.

inviata da Kaśka Janiak tramitte Krzysiek Wrona - 10/2/2016 - 19:44


BOCCA DI ROSA
di Riccardo Venturi (2001)

Forse, chissà questa è la "pagina giusta" per mettere anche questa mia vecchia cosa, a suo tempo scritta per una mailing list. Una "Bocca di Rosa" leggermente aggiornata ai "nuovi tempi", ma c'è anche un po' di "Marinella", soprattutto alla fine. Mi ricordo che, a suo tempo, in lista qualcuno la prese per una notizia vera; si vede che era considerata del tutto plausibile. Mala tempora currunt. La "Gazzetta del Levante" non esiste; o meglio, esiste dovunque. (rv)

boros


La chiamavano Bocca di Rosa, che era -così dice la "Gazzetta del Levante"-, la traduzione esatta del suo nome in lingua yoruba; Okôbwa Gblé. Sbarcata clandestina su qualche improbabile costa italiana, uscita da qualche camion rumeno o ucraino, arrivata in aereo dalla Nigeria assieme ad altre quattro ragazze di nemmeno vent'anni, con i biglietti pagati dal solito non-si-sa-chi.

Che cosa le avevano detto? Basta dir poco ad una ragazza che vive in una baracca della periferia di Lagos; basta una promessa vaga, un lavoro, qualcosa da guadagnare per una madre e sei tra fratelli e sorelle, di cui quattro ammalati di AIDS. Una bellissima ragazza, di quelle da far girare la testa; violentata a undici anni e mezzo da uno zio mezzo "ras" della baraccopoli. Non c'è mica da stupirsi, poi; succede anche da noi.

E il lavoro l'ha trovato, Bocca di Rosa; accolta da un misto di suoi connazionali e di "italiani", è stata destinata alla sua zona. Le è andata anche relativamente bene: un quartiere dell'estrema periferia del levante genovese, Sant'Ilario, che un tempo era un paesino ed ora si confonde con gli altri quartieri a base di autostrade al quinto piano delle case, "Lavatrici", viadotti e antichi campanili colorati che sembrano davvero diamanti nel letame.

Sul nuovo viale di accesso al quartiere-paese, ottenuto dopo tanti anni grazie alla battaglia del solito comitato civico (presieduto dal notaio, cav. Tiberio Deogratias, e dal locale preside di scuola media -di cui non si ricorda il nome, ma che era noto, alquanto curiosamente, come "Baffi di Sego"), la ragazza nigeriana Okôbwa Gblé -gli accenti non sono messi lì a caso; indicano dei precisi "toni" della sua complicata lingua- sembra abbia ottenuto immediatamente un grande "successo". Assieme ad altre compagne di strade -albanesi, rumene, senegalesi- arrivava quando, d'estate, era ancora giorno pieno. Un lavoro come un'altro, si diceva. Meglio che morire di fame a casa. Meglio che morire di AIDS. Qui, perlomeno, tutti sono belli puliti e si mettono il preservativo. Il "Mal d'Africa" lo hanno inventato i bianchi, no?

La "Gazzetta del Levante", come tutti i giornaletti locali di questo mondo, indulge molto ai particolari di "cronaca vera"; magari non si sa quali sono quelli autentici e quali quelli inventati di sana pianta; ma tutto fa brodo, e bisogna pur sopravvivere alla concorrenza spietata del GQC (Grande Quotidiano Cittadino, di tendenze filogovernative a prescindere dal Governo). Sembra dunque che, per passare qualche mezz'ora con Bocca di Rosa, arrivassero persino dal centro e addirittura dall'estremo ponente. Da Voltri e Arenzano, insomma; e, se conoscete Genova, è un bel viaggetto. Inutile dire, poi, che la popolazione maschile di Sant'Ilario formava spesso, tra le undici e mezzanotte, qualche piccolo ingorgo sul vialone. Qualche volta c'era stata la regolare retata della Polizia o dei Carabinieri, e siccome la ragazza risultava in attesa di permesso di soggiorno, un commissario magro, che era noto per sequestrare valigie di ciondoli, le aveva emesso un foglio di via. Ma Bocca di Rosa, poi, doveva tornare al suo viale; quelli della banda non erano teneri con chi sgarrava.

Questa storia ha un andamento singolare; qualcuno, chi lo sa, potrebbe un giorno scriverci sopra una canzone (anche se, francamente, non si vede attualmente chi potrebbe). Sant'Ilario, come abbiamo detto (e come, peraltro, specifica anche la "Gazzetta del Levante") è un paese da non molto inurbato; il risultato è che vive i problemi della grande città e delle periferie degradate senza aver perso i caratteri e i difetti del villaggio. Visto che mariti, fidanzati e amanti dai venti ai sessant'anni mostravano intrattenersi un po' troppo volentieri con quella "sporca negra" (lo facevano anche prima, con altre, ma s'intuisce che Bocca di Rosa doveva essere leggermente più bella della media), le comari erano comprensibilmente e visibilmente preoccupate. "E se mi torna a casa con l'AIDS, quel porco?" "Le dovrebbero ributtare tutte in mare!" "Maledette, se ne stessero a casa loro!" "Io mio marito non lo tocco più neanche con un dito! E' infetto!" "Ma possibile che lo Stato e la Polizia non facciano nulla?"

Come riferisce la "Gazzetta del Levante", questo è un campionario delle frasi più frequenti che s'udirono ad un infuocata assemblea pubblica convocata presso il locale cinema "Odeon" (o "Metropolitan" ? "Gambrinus"? Boh.). Bisognava far qualcosa; fuori dal cinema stazionava una piccola folla, capitanata dalla sezione della Lega d'Azione Popolare (un movimento che stava cominciando ad avere qualche successo anche a livello nazionale). C'erano cartelli gialli con scritte nere (il giallo e il nero erano i "colori ufficiali" del movimento); qualcuna diceva "Fuori Bocca di Rosa", oppure "Bocca di Rosa go home"; qualcuno più audace degli altri, ma certo d'interpretare correttamente i sentimenti della massa, s'era azzardato a scrivere "Via la sporca negra da Sant'Ilario" .

(Beninteso, diversi di coloro che manifestavano erano stati visti -tra le undici e mezzanotte- sul viale d'accesso al paese; ma su questo particolare la "Gazzetta del Levante" sorvola leggermente).

Come in tutte le assemblee del genere, non si arrivava però ad una conclusione chiara. Sembrava essere la solita manifestazione di muscoli che si risolve in una bolla di sapone, quando, all'improvviso, prese la parola una vecchia del quartiere. Mai stata sposata, senza figli e -per unanime giudizio di tutti- brutta come la fame, disse poche parole. C'era chi continuava a invocare la Polizia e chi lo Stato; lei, invece, disse semplicemente che "ci dobbiamo pensar da soli, e in maniera definitiva". On la laissa partir avec des ovations, come diceva Brassens nel Mécréant.

La notte dopo -e qui la "Gazzetta del Levante" si fa vaga, perché c'è un'indagine in corso e la Procura non ammette fughe di notizie- pare che un auto con a bordo tre uomini si sia recata nel luogo dove Bocca di Rosa soleva stazionare in attesa dei clienti. Prelevata con la scusa di un sostanzioso compenso, la ragazza nigeriana Okôbwa Gblé, di anni 19, clandestina in attesa di regolare permesso di soggiorno, viene portata su un viadotto dall'altra parte della città. Forse intuisce qualcosa, forse no; ad un certo momento spunta un coltello da cucina. C'è, come si legge sempre nel giornalese, una "breve colluttazione" ; e per forza che è breve. Una ragazza sola contro tre energumeni. Ne ha riconosciuti pure uno; era quello che le chiedeva sempre di fare il "pissing".

La prendono di peso. E' gia' tramortita. Sono le quattro del mattino, non c'è un anima a giro. Ottanta metri di volo; e nessuno l'ha vista volare.

L'ha trovata, alle sette e mezzo di mattina, un ragazzo che andava a scuola; ha raccontato tutto alla Polizia, ma alla "Gazzetta del Levante" non vuol dire nulla. Lo capirete. Avete mai visto qualcuno che è precipitato per anche la metà o un terzo di quei metri? Io sì, perlomeno una decina; e vi assicuro che è uno spettacolino al quale non ci si abitua mai. Più si vede la morte, e meno ci si abitua.

Dunque, addio Bocca di Rosa. Qualcuno ti ha fatto un funerale di terza categoria, senza vergini in prima fila. Sei finita in un cimitero qualsiasi, col tuo nome e la tua età. Niente foto. La famosa "pietà anonima" ogni tanto deposita un fiore sulla tua tomba, che peraltro appassisce alla svelta. Tu pensa che roba: un cantante di quelle parti, tanti anni prima, su una cosa del genere ci aveva davvero scritto una cosa. Una che era "volata in cielo su una stella". Purtroppo, quel cantante è morto qualche anno fa; per te nessuna canzone e nessuna stella. Non sei volata in cielo, ma solo da un viadotto in una notte senza luna.

17/12/2012 - 23:22


BOUCHE DE ROSE
de Riccardo Venturi (2001)
(traduit de l'italien par Marco Valdo M.I. et Lucien Lane : Bocca di Rosa – Riccardo Venturi 2001 – dans Le Père Noël et la petite fille, incl.Leggenda di Natale; La canzone di Marinella; Bocca di Rosa)

Peut-être, peut-être celle-ci serait la « bonne page» pour mettre cette vieille histoire, écrite en son temps pour une mailing list. Une «Bocca di Rosa» légèrement adaptée aux «temps nouveaux», mais il y a quand même un peu de «Marinella», surtout à la fin. Je me rappelle qu'à l'époque, quelqu'un l'avait prise pour une vraie nouvelle ; on voit qu'elle était entièrement plausible. Mala tempora currunt. La « Gazette du Levant » n'existe pas ; ou mieux, elle existe partout. (rv)

boros


Ils l'appelaient Bouche de Rose, qui était – ainsi dit la Gazette du Levant la traduction exacte de son nom en langue yoruba ; Okôbwa Gblé. Débarquée clandestinement sur quelque improbable côte italienne, sortie de quelque camion roumain ou ukrainien, arrivée en avion du Nigeria avec quatre autres filles de même pas vingt ans, avec les billets payés par l'habituel «on ne sait pas qui».

Que leurs avaient-ils dit ? Il suffit de dire peu à une fille qui vit dans une baraque de la périphérie de Lagos ; il suffit une promesse vague, un travail, quelque chose à gagner pour une mère et six frères et sœurs, dont quatre malades du SIDA. Une très belle fille, de celles qui font tourner la tête ; violée à onze ans et demi par un oncle petit « ras » (chef) du bidonville. Il n'y a pas pas de quoi s'étonner ; ça se passe aussi chez nous.

Et le travail, elle l'a trouvé, Bouche de Rose; accueillie par un métis de ses compatriotes et d'« italiens », elle a été affectée à sa zone. Elle lui plaisait même relativement bien : un quartier de l'extrême périphérie du levant génois, de Sant'Ilario, qui un temps était un village et maintenant se confond avec les autres quartiers peuplés d'autoroutes au cinquième étage des maisons, de viaducs et d'anciens clochers coloriés qui paraissent vraiment des diamants dans le fumier.

Sur la nouvelle allée d'accès au quartier, obtenu après tant d'années grâce à la bataille de l'habituel comité civique (présidé par le notaire, chevalier Tiberio Deogratias, et du principal du collège local - je ne me rappelle pas de son nom, mais qui était connu, assez curieusement, comme « Moustache de Suif »), la fille nigériane Okôbwa Gblé – les accents ne sont pas mis là par hasard ; ils indiquent des « tons » précis de sa langue compliquée - semble avoir obtenu immédiatement un grand «succès». Ensemble à d'autres compagnes de routes - albanaises, roumaines, sénégalaises – elle arrivait lorsque, d'été, il faisait encore jour. Un travail comme un autre, se disait-elle. Mieux que mourir de faim à la maison. Mieux que mourir du SIDA. Ici, tout au moins, tous sont bien propres et mettent le préservatif. Le «Mal d'Afrique», les blancs l'ont inventé, non ?

La Gazette du Levant, comme tous les journaux locaux de ce monde, accorde beaucoup d'importance aux «faits divers» ; on ne sait peut-être pas ceux qui sont authentiques et ceux inventés de toutes pièces, mais il faut faire bouillir la soupe, et faut aussi survivre à la concurrence impitoyable de GQC (Grand Quotidien Citadin, de tendances philogouvernementales indépendamment du Gouvernement). Il semble donc que, pour passer une demie heure avec Bouche de Rose, ils arrivaient même du centre et même de l'extrême ponant. De Voltri et d'Arenzano, en somme; et, si vous connaissez Gênes, ça fait une belle trotte. Inutile de dire, ensuite, que la population masculine de Sant'Ilario formait souvent, entre onze heures et minuit, un petit engorgement sur le boulevard. Parfois, il y avait la régulière descente de la Police ou des Carabiniers, et puisque la fille était en attente d'un permis de séjour, un commissaire maigre, qui était connu pour séquestrer des valises de pendentifs, avait émis un permis provisoire. Mais Bouche de Rose, ensuite, devait retourner à son boulevard ; ceux de la bande n'étaient pas trop tendres avec celle qui traînait.

Cette histoire a une allure singulière ; quelqu'un, qui sait, pourrait un jour nous écrire une chanson dessus (même si, franchement, on ne voit pas actuellement qui pourrait). Sant'Ilario, comme nous avons dit (et comme, d'autre part, particulièrement la Gazette du Levant) est un village urbanisé depuis pas trop de temps ; le résultat est qu'il vit les problèmes de la grande ville et des périphéries dégradées sans avoir perdu les caractères et les défauts du village. Vu que maris, fiancés et amants de vingt à soixante ans démontraient aimer s'entretenir un peu trop avec cette « sale nègre » (ils e faisaient même depuis longtemps avec d'autres, mais on sent bien que Bouche de Rose devait être légèrement plus belle que la moyenne), les commères étaient compréhensiblement et visiblement préoccupées. « Et s'il me revient à la maison avec le SIDA, ce porc ? » « On devrait les rejeter toutes à la mer ! » « Maudites, qu'elles restent chez elles ! » « Mon mari, je ne le touche même plus avec un doigt ! Il est infecté ! » « Mais comment c'est possible que l'État et la Police ne fassent rien ? »

Que rapporta la Gazette du Levant ; voici un échantillon des phrases plus fréquentes qui s'entendirent à une assemblée publique enflammée convoquée au cinéma «Odéon» (ou « Métropolitan » ? « Gambrinus » ? Bof.). Il fallait faire quelque chose ; en dehors du cinéma, stationnait une petite foule, convoquée par la section de la Ligue d'Action Populaire (un mouvement qui commençait à avoir quelque succès même à niveau national). Il y avait des écriteaux jaunes avec lettres noires (le jaune et noir sont les « couleurs officielles » du mouvement) ; quelqu'un disait « Dehors Bouche de Rose », ou bien « Bocca de Rosa go home » ; quelqu'un plus audacieux que les autres, mais certain d'interpréter correctement les sentiments de la masse, s'était hasardé à écrire « Dehors la sale nègre de Sant'Ilario ».

(Bien entendu, diverses personnes qui manifestaient étaient habituellement vues – entre onze heures et minuit sur le boulevard ; mais sur ce détail, la Gazette du Levant glisse légèrement).

Comme dans toutes les assemblées du genre, on n'arrivait cependant pas à une conclusion claire. Elle semblait être l'habituelle manifestation de muscles qui se termine en queue de poisson, lorsque, tout à coup, une vieille du quartier prit la parole. Jamais mariée, sans enfant et – de l 'avis unanime, laide comme un pou, elle parla peu. Il y en avait qui continuaient à invoquer la Police et l'État ; elle, par contre, dit simplement que « nous devons y penser tout seuls, et d'une manière définitive ». On la laissa partir avec des ovations, comme disait Brassens dans le Mécréant.

La nuit d'après – et ici la Gazette du Levant se fait vague, parce qu'il y a une enquête en cours et le procureur n'admet pas de fuites – il semble qu'une auto avec à bord trois hommes se soit rendue à l'endroit où Bouche de Rose avait coutume stationner en attente des clients. Enlevée avec la promesse d'une substantielle compensation, la fille nigériane Okôbwa Gblé de 19 ans, une clandestine en attente de régulariser son permis de séjour, est emmenée sur un viaduc de l'autre côté de la ville. Peut-être pressentit-elle quelque chose, peut-être non ; à un certain moment, quelqu'un sortit un couteau de cuisine. Il y eut, comme on lit toujours dans la gazette, un «bref corps-à-corps» ; et il était forcé qu'il soit bref. Une fille seule contre trois énergumènes. Elle en a même reconnu un ; c'était celui qui demandait toujours un «pissing».

Ils la prennent de force. Elle est déjà assommée. Il est quatre heures du matin, il n'y a pas une âme alentour. Quatre-vingt mètres de vol; et personne ne l'a vu voler.

L'a trouvée, à sept heures et demi du matin, un garçon qui allait à école ; il a tout raconté la police ; mais à la Gazette du Levant, il ne voulut rien dire. Vous le comprendrez. Avez-vous jamais vu quelqu'un qui est balancé de la moitié ou du tiers de ces 80 mètres ? Moi oui, au moins une dizaine* ; et je vous assure que c'est un spectacle auquel on ne s'habitue jamais. Plus on voit la mort, et moins on s'y habitue.

Donc, adieu Bouche de Rose. Quelqu'un t'a fait un enterrement de troisième catégorie, sans vierges aux premiers rangs. Tu as fini dans un cimetière quelconque, avec ton nom et ton âge. Pas de photo. La célèbre «pitié anonyme» de temps en temps dépose une fleur sur ta tombe, qui d'ailleurs se fane rapidement. Tu penses quelle affaire: un chanteur d'ici, tant d'années avant, sur un fait du genre, nous avait vraiment écrit une chanson. À propos d'une qui «s'était envolée au ciel sur une étoile». Malheureusement, ce chanteur est mort, il y a quelques années ; pour toi aucune chanson, aucune étoile. Tu ne t'es pas envolée au ciel, mais seulement d'un viaduc dans une nuit sans lune.

*RV a travaillé comme chauffeur d'ambulances et "paramedic" dans le SAMU italien. (ndt)

18/12/2012 - 18:57


Un grazie anche a giorgio che aveva proposto queste canzoni già tre anni fa. Come vedi, quando sono arrivate le parole giuste le abbiamo pubblicate...

Lorenzo - 17/12/2012 - 10:04


Allora, onore al merito a Giorgio, che proprio in quell'occasione me lo restituiva per l'inserimento di "Luka" della Suzanne Vega con cui veniva istituito il nuovo - e all'epoca ancora incerto - percorso sulla violenza sull'infanzia...

Dead End - 17/12/2012 - 10:36


Alors, Marco Valdo et Lucien, vous avez vu que j'ai tout mis; mais j'ai séparé votre version de "Bocca di Rosa" (la chanson) de celle de mon "adaptation aux temps nouveaux". J'en ai profité pour une intégration au texte de la chanson, en traduisant le "couplet original" avec les flics en grand uniforme (un couplet censuré qui Fabrizio De André a dû modifier sur pression directe des Carabiniers qui ne l'avaient pas "apprecié"!), et pour des petites corrections dans certains points de mon texte que vous n'aviez pas bien compris. Merci encore!

Riccardo Venturi - 18/12/2012 - 19:12


Bóh?.. Ragazzi, scusate, ma francamente credo di non capire, neanche stavolta, di quale merito mi si ringrazia e mi si renda onore.. Di aver "buttato" qui dentro testi senza le opportune spiegazioni e didascalie e, per questo, averli avuti cassati ?
"Cantonate", come quelle prese a suo tempo da Marcia.
E poi.. non mi pare di essere il solo a farlo: c'è chi getta qui dentro canzoni perfino prive dei dati di identità (!) (e mi premuro io, tutte le volte che posso, a inserire anno di composizione, album e relativa copertina, nonché le note biografiche sull'autore mancanti) per non parlare poi delle canzoni dal titolo errato (doppia fatica (!), -per reperirne il file musicale).

@ Alessandro (AKA Bartleby, Dead End, etc.)
Forse hai un po' ragione riguardo la cosiddetta "perfidia" degli Admins di cui da sempre ti lamenti.. anche se più che davvero "perfidi", mi sembra che in realtà giocherellino a sembrarlo, tanto il potere logora solo noi poveri collaboratori che non lo abbiamo.. :)
D'altro canto, non mi sembra che io neghi a nessuno di aggiungere al mio squallido riporto-testo tutte le parole giuste, didascalie e commenti e quant'altro a chiunque lo desideri, come hai fatto tu per es. alla mia Richard Campos e altre volte che non ricordo; per non parlare delle belle paginone complete elaborate dall'ottimo Riccardo su testi proposti anche dal sottoscritto.
Voglio dire: inserire solo il testo potrebbe essere una prima pietra.. e, forse, chissà?, un invito al lavoro di gruppo, visto che, al contrario di te, in questo sito senza dubbio grande e incontrastato produttivissimo esponente della produttivissima Padania piemontese, ho anch'io – da buon sudista – oltre alle mie necessità naturali più primarie – le mie altrettanto naturali tendenze da scansafatiche, fancazzista, fainéant, scapatravaichemirivu, etc, etc. in una sola parola da lagnusàzzu :-))

Senza rancore, buona giornata a tutti!
(e buona notte a me stesso ché ho sonno)

giorgio - 21/12/2012 - 09:26


Una canzone di Aristide Bruant che credo non possa essere sfuggita a De André per la sua ‎Marinella…‎

ROSE BLANCHE (RUE SAINT-VINCENT)‎

‎[1910 o 1911]‎
Parole e musica di Aristide Bruant, che visse al n.30 di Rue Saint-Vincent, Clignancourt-‎Montmartre.‎
Interpretata da moltissimi artisti tra cui Les Frères Jacques, Yves Montand, Cora ‎Vaucaire, Marc Ogeret, Francesca Solleville e Renaud.‎





Alle avait, sous sa toque d’ martre,
Sur la butt’ Montmartre,
Un p’tit air innocent ;
On l’app’lait Rose, alle était belle,
A sentait bon la fleur nouvelle,
Ru’ Saint-Vincent.

All’ n’avait pas connu son père,
A n’avait pas d’mère,
Et depuis mil neuf cent,
A d’meurait chez sa vieille aïeule
Où qu’a s’él’vait, comm’ ça, tout’ seule,
Ru’ Saint-Vincent.

A travaillait, déjà, pour vivre,
Et les soirs de givre,
Sous l’ froid noir et glaçant,
Son p’tit fichu sur les épaules,
A rentrait, par la ru’ des Saules,
Ru’ Saint-Vincent.

A voyait, dans les nuits d’ gelée,
La nappe étoilée,
Et la lune, en croissant,
Qui brillait, blanche et fatidique,
Sur la p’tit’ croix d’ la basilique,
Ru’ Saint-Vincent.

L’été, par les chauds crépuscules,
A rencontré Jules
Qu’était si caressant
Qu’a restait, la soirée entière,
Avec lui, près du vieux cimetière,
Ru’ Saint-Vincent.

Mais le p’tit Jul’ était d’ la tierce
Qui soutient la gerce,
Aussi, l’adolescent
Voyant qu’a n’ marchait pas au pante,
D’un coup d’ surin lui troua l’ ventre,
Ru’ Saint-Vincent.

Quand ils l’ont couché’ sous la planche,
Alle était tout’ blanche
Mêm’ qu’en l’ensev’lissant,
Les croqu’-morts disaient qu’la pauv’ gosse
Était claqué’ l’ jour de sa noce,
Ru’ Saint-Vincent.‎

Dead End - 4/1/2013 - 10:23


"Rose blanche" fu scritta da Bruant non nel 1910 o 11 ma sicuramente prima del 1895, anno di pubblicazione del terzo volume della raccolta "Dans la rue - Chansons & monologues" in cui è inclusa.

Dead End - 4/1/2013 - 12:50


Comunicazione di servizio per giorgio:

Ho risolto uno stupido baco che imponeva una lunghezza massima negli indirizzi degli mp3. Ora i link chilometrici dovrebbero funzionare senza problemi. Scusa la.... scarsa tempestività...

Lorenzo - 4/1/2013 - 23:29


Niente scuse, caro Lorenzo. Meglio tardi che mai.;) Augurissimi. :)

giorgio - 5/1/2013 - 09:52


@ Dead End

Hai ascoltato la versione siciliana di Mario Incudine?
Che grinta! Sembra quasi che 'sta canzone non sia mai stata scritta in altra lingua...

giorgio - 1/3/2013 - 08:52


Ciao Giorgio,

sì, molto bella... il tuo conterraneo è davvero un grande musicista ed interprete e su quell'Incudine ci dà dentro con arte sapiente. C'è anche da dire che quando il ferro caldo che si sta battendo è una canzone come questa, allora il risultato ha tutte le possibilità di essere eccezionale.

Dead End - 1/3/2013 - 09:21


Frammento di versione in onore di Rosa Luxemburg risalente alla fine degli anni 60, come ricordata da Luigi Manconi, all’epoca militante in Lotta Continua.
Testo trovato su “La musica è leggera. Racconto su mezzo secolo di canzoni”, di Luigi Manconi, Il Saggiatore, 2012.

LUXEMBURG ROSA

La chiamavano Luxemburg Rosa metteva le masse
metteva le masse metteva le masse
la chiamavano Luxemburg Rosa metteva le masse sopra a ogni cosa.
Appena giunta alla stazione della città di Berlino
tutti si accorsero al primo sguardo
che era venuta per fare casino.
C’è chi il casino lo fa per gioco
e chi lo fa per professione
Luxemburg Rosa né l’uno né l'altro lei
lo faceva per passione.

Bernart Bartleby - 21/5/2014 - 21:13


Questa pagina è un ben garbuglio, però. Forse converrebbe creare anche le pagine autonome per le due canzoni di Fabrizio che seguono. Potrei contribuire allora con la mia versione di "Marinella". Che ne dite?

Krzysiek Wrona - 22/5/2014 - 10:20


Questa pagina, comunque, continua a essere un casino. Nonostante tutto :)

Krzysiek - 10/2/2016 - 19:46


Porta pazienza e vedrai che anche questa pagina sarà presto "decasinata" (o scasinata? ecasinata? miscasinata? boh!) Salud!

Riccardo Venturi - 10/2/2016 - 20:30


Beh, avete visto che la pagina è stata "decasinata"; spero vi piaccia così. Facciamo il "colophon": mi sono svegliato a mezzanotte e 54, ho preparato il file e poi ho cominciato. Pagina chiusa alle 8.01, ora vado a travaggià fresco come una (bocca) di rosa e ci si rivede stanotte. Salud.

PS: O Krzysiek, ma ora che la pagina è stata sgarbugliata, 'sta versione polacca della Canzone di Marinella...?!? Com'è, piosenka Marinelly....?

Gaspard du Jour - 17/2/2016 - 08:03


Visto che siamo a fare ordine, mi sembra che ci sia un errore nell'introduzione a Bocca di Rosa quando dice:

i versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno» vennero modificati (dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri") in «Il cuore tenero non è una dote di cui siano colmi i carabinieri / ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri».

In realtà io ho sempre sentito «Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno...» nella versione originale e «Il cuore tenero non è una dote...» nella versione con la PFM e in altre versioni dal vivo più recenti. Ne esiste poi una versione inedita con San Vicario e «Il cuore tenero non è una dote...» ma non e' quella pubblicata nel '67 (che e' questa). Quindi non ho capito, la censura riguarda una versione non pubblicata?

Lorenzo - 17/2/2016 - 10:59


Secondo Wikipedia la versione censurata appare sulle prime copie stampate (in mono) di Volume I e non nelle successive ristampe in stereo. Singolare comunque che in seguito De André abbia ripreso dal vivo la prima versione (secondo me migliore, anche se dovuta ad una censura).

Lorenzo - 17/2/2016 - 11:59


Per prima cosa un grazie grande per Riccardo che si è misurato con un Garbuglio così "groviglioso" (anche se personalmente ero piuttosto propenso per la soluzione alla nodo gordiano).
In secondo luogo vorrei chiedere un po' di tempo per poter contribuire la mia versione di "Marinella" (Piosenka Marinelli?), perché per qualche oscuro motivo anche se fosse pronta da mo', a ogni rilettura mi sodisfa sempre meno e ci devo tornare sopra per trovare finalmente il verso giusto.
In terza vorrei aggiungere una curiosità a riguardo del testo della "Bocca di rosa". Smosso dall'intervento di Lorenzo sono andato a consultare "Il libro del mondo" di Walter Pistarini, nel quale pur non trovando la spiegazione precisa incirca la strofa della versione censurata (la mia traduzione contiene tutte e due le versioni di questi quattro versi), mi sono imbattuto in un'affermazione (con tanto di fonte), che la frase: "si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio" sia una massima di Oscar Wilde :)
Salud

Krzysiek - 17/2/2016 - 21:13


Qualche giorno fa ho proposto "Lella" di Edoardo De Angelis, non vi è arrivata o è stata scartata?

Krzysiek - 17/2/2016 - 21:27


Caro Krzysiek, "Lella" e' arrivata ma è stata scartata per ora. Ci sarebbero se no sai quante altre murder ballads da inserire. Ma ci pensiamo e magari la inseriamo come extra con dovuta spiegazione. D'altra parte c'è anche Where the Wild Roses Grow... che è pure scritta dal punto di vista dell'assassino....

Lorenzo - 17/2/2016 - 21:38


Ho notato che Paola Turci cantandola di solito fa un'introduzione apposita parlando di "femenecidio". Così mi è venuta in mente l'idea di ricordare la canzone di De Angelis, una canzone che ha fatto storia, comunque...
Certo, sentirla cantata da tutti quei hippies di Schola Cantorum fa un po' impressione :)
Salve

Krzysiek - 17/2/2016 - 21:53


caro Krz ti confermo che la frase: "si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio" è un noto aforisma di Oscar Wilde, che anch'io avevo segnalato tempo fa non essere attribuibile a Fabrizio De André nel sito:
Parole per pensare 2011 - mangiabiologico.it

Flavio Poltronieri - 17/2/2016 - 22:17


Sarebbe:
Good advice is something a man gives when he is too old to set a bad example.
Or:
Old people love to give good advice; it compensates them for their inability to set a bad example.

Ta tam! Dai siti inglesi risulta che l'aforisa in questione sia da attribuire a Duc de La Rochefoucauld, cioè François de La Rochefoucauld

Ecco la traduzione italiana:
I vecchi amano dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi.

Magari Oscaraccio lo citava spesso e volentieri spacciandolo per il suo :D

Un abbraccio a te. E ricorda – mangia biologico :)

Chi sa da chi ha copiato er duca!? :D

Krzysiek - 17/2/2016 - 23:05


La frase di Oscar Wilde è diversa e tradotta in italiano fa:

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Napoleon_Sarony_-_Oscar_Wilde.JPG


Un buon consiglio diamolo sempre a qualcun altro. È l'unica cosa da farne giacché non è di nessuna utilità per noi stessi.

Wikiquote

Krzysiek - 18/2/2016 - 10:28


È sintomatico per questo sito che ci si trova una o due murder ballads in inglese, e quelle vanno bene perché sono belle (se capisce), ma per inserire qualche cosa in italiano o in polacco si fa una fatica immane. Che vi devo dì, la filoamericanità, o chiamatye la pure una certa anglomania pare codificata nei nostri DNA, oramai (che guai!), salutai.

krzyś - 19/2/2016 - 23:56


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