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A batalha de Alcácer-Quibir

Adriano Correia de Oliveira
Lingua: Portoghese


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‎[1967]‎
Versi di Manuel Alegre, dalla raccolta “O canto e as ‎armas”‎
Musica di Adriano Correia de Oliveira e Rui Pato ‎‎(1946-), medico cardiologo, compositore e musicista polistrumentista.‎
In apertura del disco di Adriano Correia de Oliveira “O canto e as armas” pubblicato nel 1969.‎
In seguito incisa dallo stesso Alegre con musica di ‎‎Carlos Paredes (1925-2004, grande compositore e ‎chitarrista) nel disco “É preciso um país” pubblicato nel 1975.‎

carlosparade



Ksar el-Kebir, in portoghese Alcácer-Quibir, è una località del nord-ovest del ‎Marocco il cui nome ‎è indissolubilmente legato alla disfatta subita nel 1578 dall’esercito del ‎tracotante e stupido ‎Sebastiano I re del Portogallo il quale, desideroso di menare un po’ le mani e di ‎cristianizzare un ‎po’ di infedeli, andò a stuzzicare il sultano Abd al Malik I che s’incazzò non poco ‎e scatenò contro i ‎portoghesi alcune decine di migliaia di cavalieri. Risultato dopo poche ore di ‎battaglia: del re ‎Sebastiano non fu trovato nemmeno più un pezzetto, l’intera sua corte e dinastia ‎perì con lui e, quel ‎che è peggio, di circa 17.000 soldati che componevano il corpo di spedizione ‎portoghese soltanto in ‎poche centinaia riuscirono a portare la coda in salvo.‎

Battaglia di Alcácer-‎Quibir in una stampa del 1629.‎
Battaglia di Alcácer-‎Quibir in una stampa del 1629.‎


Mentre a destra la bruciante sconfitta ad Alcácer-Quibir è stata sempre percepita come un’onta da ‎‎riscattare, da lavare col sangue, a sinistra invece, negli anni della dittatura salazarista, divenne una ‎‎delle tante metafore con cui si descriveva l’inevitabile prossima caduta di quel regime fascista e ‎‎colonialista che, quando ormai tutte le potenze europee dismettevano i propri possedimenti ‎‎coloniali, aveva al contrario deciso di opporsi ottusamente al processo di decolonizzazione, ‎‎scatenando guerre sanguinosissime in Angola e Mozambico e mandando lì a morire inutilmente un ‎‎sacco di giovani portoghesi, così come aveva fatto quasi 400 anni prima il miope re Sebastiano…‎

In “Os demónios de Alcácer-Quibir” - visionario film di José da Fonseca e Costa, girato subito dopo la Rivoluzione, con ‎le musiche di Sérgio Godinho - la metafora è ‎ancora più ardita: i mori, i “demoni di ‎Alcácer-Quibir”, sono gli operai e i contadini in sciopero che ‎in armi affrontano la polizia mandata ‎a reprimerli, mentre altri demoni, i ragazzi di una compagnia ‎teatrale, penetrano nel palazzo di un ‎decrepito aristocratico che vive i suoi ultimi giorni immerso in ‎un delirio popolato dai fantasmi di ‎un passato “glorioso”…
As armas ferem de morte o cavalo branco
e caem as armas do rei no branco areal.
Sob as armas que o ferem o cavalo branco
cai por cima das armas vencidas do rei.
E há uma rosa de sangue no branco areal

As armas ferem de morte as armas do rei.
Cai o cavalo branco no branco areal.
Sob as armas que as ferem as armas do rei
caem vencidas por baixo do cavalo branco.
E há uma rosa no branco do areal de sangue.‎

As armas ferem de morte as armas e o branco
do rei do cavalo que caem no branco areal.
Sob as armas que os ferem as armas e o branco
caem vencidos por cima do rei debaixo do cavalo.
E há uma rosa no sangue do areal de branço.‎

Na rosa de sangue das armas vencidas
que caem no branco do branco areal
sob as armas que ferem é mais do que um rei
quem assim cai. É mais do que um cavalo branco:
quem assim cai vencido é Portugal.‎

inviata da Dead End - 13/12/2012 - 14:12



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