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Cello Concerto in E Minor Op. 85

Edward Elgar
Lingua: Strumentale


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(1919)
Cello Concerto in E minor Op. 85
Concerto per violoncello in mi minore, Op. 85

Elgar con la violoncellista Beatrice Harrison durante una delle prime incisioni del concerto nel 1920
Elgar con la violoncellista Beatrice Harrison durante una delle prime incisioni del concerto nel 1920


Il Concerto per violoncello in mi minore op. 85 di Edward Elgar (1857 - 1934) venne eseguito per la prima volta a Londra nel 1919. Profondamente colpito dalle sofferenze provocate dalla Prima guerra mondiale, il musicista britannico rimase per parecchi mesi privo di stimoli compositivi. Per questo motivo, Elgar e la moglie Caroline decisero di trasferirsi, nel maggio 1918, nel ridente cottage di Brinkwells presso Fittleworth, un delizioso villaggio del West Sussex. In un contesto agreste più distensivo, Elgar iniziò a dedicarsi ad alcuni lavori cameristici, oltre a quello che sarebbe diventato il concerto per violoncello. Quest’ultimo lavoro progredì rapidamente e venne sottoposto anche all’attenzione dell’amico direttore Landon Ronald, in visita del compositore nel mese di giugno. Successivamente Elgar presentò le bozze al violoncellista Felix Salmond che se ne dichiarò entusiasta e fu il protagonista della prima esecuzione assoluta.

Il concerto si apre (I tempo, “Adagio - Moderato”) con un drammatico recitativo del violoncello solo, immediatamente seguito da una breve cadenza. A quel punto, le viole introducono il tema principale, che passa quindi allo strumento solista, che lo ripete e lo modifica in modo più marcato, più dolorosamente determinato. La ripresa orchestrale ribadisce quanto enunciato dal violoncello, che a sua volta ripresenta il tema per l’ultima volta prima di passare allo sviluppo più leggero e lirico della sezione centrale. Questa transizione conduce nuovamente al tema principale, eseguito con maggiore freddezza e distanza, rispetto alla prima esposizione. Il primo tempo si conclude passando direttamente al successivo (”Lento - Allegro molto”), uno scherzo, anche se viene a mancare il caratteristico trio centrale.


Jacqueline du Pré (1945-1987)
Jacqueline du Pré (1945-1987)
Il terzo tempo (”Adagio”) inizia e finisce con una melodia molto lirica, con un tema che lo attraversa nell’arco di tutta la sua esecuzione, donando una sensazione di amore e di nostalgia. La fine del terzo tempo si unisce direttamente con l’inizio dell’ultimo tempo (”Allegro - Moderato - Allegro, ma non troppo - Poco più lento - Adagio”), il quale cancella immediatamente le soavi atmosfere date dalla tonalità in si bemolle maggiore, con la ben più minacciosa tonalità del si bemolle minore, con cui si apre il tempo finale. Il tema principale del quarto tempo è nobile e maestoso, ma con bisbiglio minaccioso e con molti cambiamenti di chiave, che comunica una sensazione d’instabilità. All’approssimarsi della fine del concerto, il tempo rallenta e sfocia in una sezione più lenta, in cui appare una nuova serie di temi. Il ritmo rallenta ulteriormente, trasformandosi in un “Adagio”, tanto che l’orchestra ripresenta lo stesso tema già esposto nel terzo tempo. Il ritmo lento continua fino a quando l’orchestra non si regge che su un unico accordo: a quel punto, irrompe nuovamente il tempo presentato nel corso del primo tempo, anche se esposto con sottili differenze. Tale tema poi sfocia nella ripetizione del tema principale del quarto tempo, con la tensione che sale fino al finale, esposto da tre accordi, che conclude il concerto.

Si tratta indubbiamente di un concerto estremamente difficile da eseguire sia per lo strumento solista, sia per il direttore e l’orchestra e che ha trovato nella violoncellista inglese Jacqueline du Pré la sua interprete assoluta. La versione di riferimento è quella registrata con la partecipazione del leggendario direttore britannico Sir John Barbirolli a capo della London Symphony Orchestra in un disco EMI che risale al 1965. Dopo aver ascoltato questa interpretazione, il sommo Mstislav Rostropovich decise di non eseguire più questo concerto, in quanto, come affermò lui stesso, dopo l’esecuzione della du Pré, nessun altro interprete avrebbe potuto aggiungere altro. La morte precocissima di questa straordinaria violoncellista, ritiratasi dalle scene prima dei trent’anni e morta a soli 42 anni a causa di una gravissima forma di sclerosi multipla, ha rappresentato una delle perdite più devastanti di tutta la musica del Novecento.

Andrea Bedetti, Vibrando l'anima - il violoncello - XX parte
(instrumental)

17/10/2012 - 23:27



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