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Dalla penultima galleria

Riccardo Venturi
Lingua: Italiano


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[6 luglio 2012]
Un aggiornamento quasi necessario
di "Dall'ultima galleria" di Alessio Lega.



Alessio Lega scrisse undici anni fa una famosa canzone su Genova. E' quella che si ascolta nel video sopra, tutti o quasi la conoscerete. Oggi credo che occorra fare un aggiornamento, che potrebbe fare così:
Dalla penultima galleria
undici anni, lacrime e parole,
le alluvioni col fortunale,
gli arrestati per la ferrovia

giù dai tralicci di una valle vedova
mi sveglio ora di soprassalto,
Porta Principe in un singulto,
rieccomi ancora a Genova...


Sono tornato a Genova, ed il caffè non è più zuccherato,
il piazzale della stazione per la partita imbandierato,
non c'è più un'ombra di dignità, c'è solo il senso di uno sprofondo
a testa alta o a testa bassa, lo stesso in questo schifo di mondo

Toccare il fondo fino a annegare, tirare la catena del cesso
per non dovere più affrontare la loro legge, il loro processo
fronti spaccate, facce schiantate, i corpi magri ossa di supplizio,
sbarre e galere, corde, sacchetti che soffocano nel precipizio,
che soffocano nel precipizio...

Siamo ritornati a Genova, ed è sempre la stessa galera,
ma quale onda, ci mangia il niente, ci annega come una dolcenera
non c'è più senso del presente, e la memoria si è presto schiantata
e la Genova del sessanta non è tornata, se n'è strafregata

Siamo ritornati a Genova, ma Genova se n'era già andata
per strade trasformate in fiumi, con la sua gente disperata
e noialtri che blateravamo di speranze e sentimenti
mentre stupravano la natura quattro o anche cinque elementi

Chi siamo noi? No, chi sono loro! I funzionari dei paradossi,
più hanno pestato, falsato, odiato, e più li avevano promossi
e poi ci dicono “giustizia è fatta” perché li hanno disoccupati
mentre là in valle fanno uguale nei non-cantieri militarizzati

Chi siamo noi? No, chi sono loro! Su, ora siamo di nuovo amici
ché ve li abbiamo per cinque anni “interdetti dai pubblici uffici”,
però domani vi condanniamo a cinquemila anni più le spese
come cantava qualche anno fa un anarchico genovese

Chi siamo noi? No chi sono loro! Però ora è finita la pacchia,
e state attenti ché ci vuol poco a fucilarvi ancora in via Fracchia,
dieci anni dopo l'Eroe in divisa si stupra una bambina quieto,
e noi si canta mentre s'inaugura il megastore di Bolzaneto

Chi siamo noi? No, chi sono loro! Ci mettono la parola “fine”
su un buio fitto che ora è più buio, carcere senza nessun confine,
il film, la Storia, democrazie, e Carlo in cento altri Carli muore
e il blocco nero si fa più nero, catene d'inutile dolore...

Così siamo tornati a Genova, così siamo ritornati a Genova,
così cammineremo Genova, così hanno affogato Genova...

Sono tornato via da Genova, il baracchino del caffè di rito
ha chiuso per un'equitalia, forse lo avranno già demolito
ed il dolore non si cancella, lo sputeremo ancora profondo
finché anche uno di quei maiali respirerà l'aria del mondo

E in una Genova incarcerata tra il fango viscido ed il ponte
si ripete la storia ogni giorno, dall'Emilia fino a Chiomonte,
non c'è fine palliativa, c'è ancora sangue nelle nostre mani,
il sangue di Carlo Giuliani

in Piazza Macellai Messicani.

6/7/2012 - 21:07


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