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City of Gold

Bob Dylan


Lingua: Inglese

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‎[1980?]‎

Jack Fate/Bob Dylan, da ‎‎“Masked and Anonymous”.‎
Jack Fate/Bob Dylan, da ‎‎“Masked and Anonymous”.‎


Una canzone mai incisa da Dylan ed eseguita dal vivo soltanto alcune volte tra il 1980 ed il 1981.‎
Molti anni più tardi ne ritroviamo una versione nella colonna sonora dell’ultimo film scritto da ‎Dylan, “Masked and Anonymous” del 2003, diretto da Larry Charles, surreale profezia dylaniana ‎del crollo dell’Impero americano. Però non è la leggenda del rock Jack Fate (il protagonista ‎impersonato dallo stesso Dylan) ad interpretarla ma il gruppo gospel dei Dixie Hummingbirds.‎
Quella che segue è la versione originale risalente ai primi anni 80.‎
Testo trovato su dylanchords.info
There is a city of gold
far from this rat-race with the bars that hold
far from the confusion, eat's at your soul
There is a city of gold.‎

There is a country of light
Raised up in glory, angels wearing white
Never know sickness, never know night
There is a country of light.‎

There is a city of love
Way from this world, stuff dreams are made of
Fear of no darkness, stars high above
There is a city of love.‎

There is a city of hope
There ain't no doctor, don't need no dope
I'm ready and willing, throw down a rope
There is a city of hope.‎

There is a city of gold
Far from this rat race and these bars that hold
Rest for your spirit, peace for your soul‎
There is a city of gold
There is a city of gold

inviata da Bartleby - 22/3/2012 - 09:15




Lingua: Italiano

La versione dei Dixie Hummingbirds dal film “Masked and Anonymous”‎
Testo trovato su dylanchords.info

masked and anonymous


‎“[…] È dunque così brutto, Masked & Anonymous? Sì, assolutamente. È insalvabile? Sì, ‎irrimediabilmente, se non per un particolare: che non si cura di essere salvato, e che nella sua ‎vocazione al martirio sta assurdamente in piedi, come una creatura mostruosa con una gran testa, ‎due gambe gracili e un buco al posto dello stomaco. […]‎

E l’allegoria politica (chiedono i fedeli)? E il fuoco apocalittico che dovrebbe inchiodare alla sua ‎vergogna l’insano potere dell’uomo sull’uomo? C’è anche quello, come no, in quantità mai viste, e ‎non è detto che sia la parte peggiore del film. Alcuni critici (pochi, per fortuna) si sono offesi perché ‎Dylan ha osato rappresentare l’America come una dittatura sudamericana, quasi un Guatemala negli ‎anni Settanta dopo il colpo di stato finanziato dalla Cia. Era la prova che Dylan è pazzo, che è ‎megalomane, che forse è perfino antiamericano. […]‎

I critici che si sono risentiti della modesta distopia dylaniana sono gli stessi che trangugiano decine ‎di film di fantascienza in cui l’America è ridotta a un carcere dominato da spietate corporazioni e ‎feroci polizie, e il loro cuore patriottico non ne viene per niente ferito. Masked & Anonymous, in un ‎suo strano modo, colpisce più a fondo di quei film di escapismo negativo. Nella sua orribile ‎bruttezza, nella sua sconcertante faciloneria, nella sua totale sgangheratezza narrativa, l’invito di ‎Masked & Anonymous a guardare l’America di oggi e di ieri come se fosse un universo parallelo ‎dittatoriale è più inquietante di qualunque Terminator o di qualunque Fuga da New York. […]‎

Ci sono stati il Vietnam e Woodstock, Jimi Hendrix e Nixon, ma la Casa Bianca è un palazzotto ‎circondato da stolidi vigilantes, e il vecchio presidente che agonizza sul letto di morte (simile al ‎panamense Noriega, altra vecchia conoscenza della Cia), sta tirando le cuoia in quella che sembra ‎una povera stanza da contadini, dotata però di uno stereo enorme, stile barrio di Los Angeles. Gli ‎autobus percorrono strade polverose, tutt’altro che lisce freeways, e non arrivano in città ma in ‎‎“quadranti”; il più importante network televisivo mondiale è controllato da una mafia nera e latino-‎americana, mentre l’ex-amante del presidente vive in una baracca di periferia e tira a campare ‎prostituendosi negli alberghi. In altre parole, lo sfondo è quello de L’autunno del patriarca di García ‎Marquez: impossibile capire se si svolga in un grande paese o in uno staterello da niente, ‎impossibile capire se il dittatore chiuso nel suo palazzo sia stato un trascurabile tirannucolo o un ‎presunto uomo della Provvidenza. In altre parole ancora, questi sono gli Stati Uniti come se fossero ‎stati presi e schiacciati sulla loro periferia, come se una tenaglia scesa dal cielo avesse strappato il ‎confine che li separa da quel Sudamerica che loro stessi hanno ricolonizzato, abolendo ogni ‎distanza tra il nord e il sud del continente. […]”‎

da “La tortura della Maschera di Ferro. Su Masked & Anonymous”, di Alessandro Carrera, ‎pubblicato su Maggie’s Farm
CITY OF GOLD

There is a city of gold
Far from the rat-race that eats at your soul
Far from the madness and the bars that hold
There is a city of gold.‎

There is a city of light
Raised up in heaven, and the streets are bright
Glory to God, not by deeds or by might
There is a city of light.‎

There is a city of love
Surrounded by stars and the power above
Far from this world and the stuff dreams are made of‎
There is a city, city of love.‎

There is a city of grace
You drink holy water in a sanctified's place
one's afraid to show their face
There is a city, a city of grace

There is a city of peace
Where all [foul form of] destruction will cease
When the mighty have fallen and there's no police
There is a city, a city of peace

There is a city of hope
Across the ravines by the green sunlit slope
All I need is an axe and a rope
To get to the city of hope.‎

I'm headed for the city of gold‎
Before it's too late, before it gets too cold
Before I'm too tired, before I'm too old
I'm headed for the city of gold

There is a city of gold
There is a city of gold
There is a city of gold…‎

inviata da Bartleby - 22/3/2012 - 09:15




Lingua: Italiano

Traduzione italiana della versione originale, a cura di Michele Murino da ‎‎Maggie’s Farm
CITTÀ D'ORO

C'è una città d'oro
Lontano da questa corsa al successo
E' nella tua anima
Lontano dalla confusione
E dalle sbarre che imprigionano
C'è una città d'oro ‎

C'è un paese di luce
Innalzato nella gloria
Gli angeli vestono di bianco
Non esiste malattia
Non esiste notte
C'è un paese di luce ‎

C'è una città d'amore
Lontano da questo mondo
e dalla materia di cui son fatti i sogni
oltre il tramonto
oltre le stelle nel cielo
c'è una città d'amore ‎

C'è una città di speranza
dove non servono dottori
non servono nemmeno droghe
Sono pronto e disposto
a gettar giù una corda
C'è una città di speranza ‎

C'è una città d'oro
lontano da questa corsa di topi
e da queste sbarre che imprigionano
Pace per il tuo spirito
Riposo per la tua anima
C'è una città d'oro ‎

inviata da Bartleby - 22/3/2012 - 09:16


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