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Al mercato di Porta Palazzo

Gianmaria Testa
Lingua: Italiano

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immigrato marocchino a Porta Palazzo


Al mercato di Porta Palazzo è una "Bocca di Rosa" o una "Città vecchia" in salsa Testa. Il molo del Caricamento rimanda tra l'altro a Genova, ma Porta Palazzo credo che sia solo di Torino ed è il mercato più multirazziale d'Italia già da molti anni.
E' un pezzo maiuscolo e il più divertente di tutto il lotto, anzi, per l'esattezza l'unico divertente. Sulla piazza, sopra la neve che svapora, una ragazza partorisce: "alle sette e 45 / era già nato, era già fuori / alle sette e 45 l'hanno posato sul banco dei fiori".
Interviene la guardia preoccupata, perché "questo è un caso di sgravidamento / sul suolo pubblico comunale". Ma non c'è niente da documentare se non che "un giorno di luna d'inverno / tutta la piazza ha voluto il suo fiore". Mi alzo e applaudo appassionatamente.
Bielle

A questo link c'è un documentario sul mercato torinese i griot di Porta Palazzo


I clandestini non sono semplicemente dei “sans papiers” (Riccardo Cocciante), senza domicilio, senza documenti, ma non hanno più un nome, un’identità - come dice Antonio Pascuzzo dei Rossoantico " nemmeno un foglio che attesti chi era, senza nemmeno dovere rubare per terminare la notte in galera": non c’è “niente” da documentare. Essendo niente i clandestini possono essere dimenticati e ignorati nell’indifferenza generale. “Un nome è perduto per sempre se nessuno lo chiama” (Gianmaria Testa, Forse qualcuno domani)
Al mercato di Porta Palazzo fanno la fila, fanno la fila
le femmine da ragazzo fanno la fila, fanno l’andazzo.
E si lasciano indovinare sotto le gonne, sotto le gonne.
E si lasciano indovinare sotto le gonne, le gonne nere.
E sopra il molo del caricamento fanno la coda, fanno la coda
gli uomini da bastone fanno la coda sul cemento.
E si lasciano perquisire sotto le giacche, sotto le giacche.
E si lasciano perquisire sotto le giacche da ricucire.
Ma una mattina di luna d’inverno c’era la neve, c’era la neve
sulla piazza succede un inferno e tutti a chiedersi: “e come e dove”.
Dalla coda del caricamento qualcuno grida, qualcuno grida
sulla piazza di Porta Palazzo fra le ragazze si rompe la fila.
E ce n’è una sdraiata per terra sopra la neve che svapora,
ce n’è una sdraiata per terra e tutte le altre le fanno corona.
E alle 7 e 45 era già nato era già fuori,
alle 7 e 45 l’hanno posato sul banco dei fiori.

“Mi favoriscano un documento”, dice la guardia appena che arriva
trafelata dal caricamento per vedere che succedeva.
“Favoriscano un documento e anche qualcosa da dichiarare
questo è un caso di sgravidamento sul suolo pubblico comunale”.
Ma documenti non ce ne sono e neanche qualcuno che dica niente,
solo la gente che tira e che spinge attorno ai garofani e alle gardenie.
Documenti non ce ne sono e quasi più niente da documentare,
solo che un giorno di luna d’inverno tutta la piazza ha voluto il suo fiore.

Ritorna la coda dal caricamento, torna la fila, torna l’andazzo
degli uomini da bastone, delle femmine da ragazzo,
che si lasciano perquisire sotto le giacche, sotto le giacche,
che si lasciano indovinare sotto le gonne, le gonne nere.

inviata da mcb - 29/1/2012 - 20:29


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