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Compagni se vi assiste la memoria (Storia di Licio Nencetti Partigiano)

Caterina Bueno


Lingua: Italiano

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interpretato da Caterina Bueno in "Se vi assiste la memoria" del 1974
caterina bueno se vi assiste la memoria

Erroneamente considerato un canto in ottava rima, questo testo è eseguito su una melodia assai simile a quella dei canti "a braccio", ma non ha la struttura classica dell’ottava a rima incatenata. L’esame del testo poetico del canto mostra anche l’intervento di "mani" diverse nella composizione che è, in parte, descritta in prima persona e, in parte, in terza persona.
Non sfugge neppure una certa diversità di linguaggio presente in tutto l’arco della composizione, quasi a testimoniare più interventi in tempi diversi, anche se il canto è attribuito all’improvvisatore A. Casini.
Comunicazione manoscritta di Enzo e Sergio Piccoletti s.i.d. cfr. Caterina: Se vi assiste la memoria, Cetra folk, lpp. 263 (n° 28).
Compagni se vi assiste la memoria
ricorderete i tempi d’oppressione
quell’epoca funesta della storia
che mise tutto il mondo in perdizione

I popoli tra loro fecer guerra
ognuno perse il senno e la ragione
la morte dilagò sopra la terra
ovunque fu rovina e distruzione

Nel cielo tuonò il rombo del cannone
la patria si dovette inginocchiare
i tedeschi vi fecero invasione
si videro i fratelli deportare

Per noi non ci fu pace e compassione
abbandonati fummo a triste sorte
il re tradì per primo la nazione
ed al nemico spalancò le porte

Così il fascismo si risentì forte
unito col tedesco distruttore
la strage seminò tra fame e morte
portando la nazione al disonore

Di delinquenti strinsero una coorte
per aiutarlo il barbaro invasore
a dar la caccia ai più puri italiani
giovani baldi e fieri partigiani

Molti fatti di sangue e disumani
si videro dovunque consumare
famiglie trucidate come cani
in ogni casa e in ogni casolare

Sian maledetti quei "repubblicani"
che tanto strazio si dettero a fare
perseguitando i figli prediletti
che di fuggire furono costretti

D’esempio a Arezzo fu Licio Nencetti
che alla ventura gli toccò scappare
la sua memoria meriti rispetti
e la sua storia ognun deve ascoltare

Con lui lasciaron molti terra e tetti
e le proprie famiglie abbandonate
armati di coraggio e di moschetto
col nome degli eroi stampato in petto

L’otto settembre Licio aveva detto
che vendicato alfine avrebbe il padre
pure pensando bene il poveretto
al gran dolore della vecchia madre

Gli sgherri del partito maledetto
che in ogni luogo avevano le squadre
con tutto l’odio e losca rappresaglia
sul bravo Licio misero una taglia

E sempre più su lui furor si scaglia
dal Lucignano gli toccò scappare
perseguitato da tanta canaglia
in Casentin si dovette rifugiare

Allora Licio dichiarò battaglia
e si mise i partigiani a radunare
facendo su pei monti accampamento
della vendetta attese il gran momento

Giù al piano venne tosto preparato
il bando infame dei "repubblicani"
che se non si presenta lo sbandato
verrà sotto plotone fucilato

Rapidamente passano le ore
si scorge già il nemico da lontano
il cuor di Licio palpita d’ardore
ed ai compagni tende la sua mano

Il partigiano pugna con ardore
contro il fascismo truce e disumano
ed ora che la sorte a noi si avanza
annienterem la loro tracotanza

Puntiam le armi pieni di esultanza
volto sereno e l’animo felice
in ogni cuore regna la speranza
di far cantare la mitragliatrice

Ognuno sa che siamo in minoranza
però di aver paura nessun dice
al primo cenno scoppia la battaglia
e sibila rabbiosa la mitraglia

La peggio fu per quella vil gentaglia
priva di fede e priva di ardimento
di farabutti tutta un’accozzaglia
che furono sbandati in un momento

Ma Licio del successo non s’incaglia
rinnova coi compagni il giuramento
e dice "Per maggiore precauzione
decido di cambiar la posizione"

"Bisogna sempre far molta attenzione
e dislocarsi in piú protetti monti
non farsi prender mai dall’emozione
per poi tenersi all’erta sempre pronti

Ritorneranno a farla un’incursione
battendo mulattiere strade e ponti
e quando ci sarà il rastrellamento
col piombo gli faremo un complimento"

A Monterosi fu il trasferimento
ma vennero scoperti e circondati
però la sorte non recò sgomento
dal gran coraggio furono animati

Ognuno tenne fede al giuramento
per quanto si trovassero isolati
passarono con impeto all’attacco
ed al nemico ancor diedero smacco

Poi per non farsi prendere nel sacco
e per agire con cervello fino
pensaron bene di girarlo il tacco
e ritornare tutti in Casentino

Nessuno tra di loro fu vigliacco
stettero uniti di sera e mattino
e Licio potè far la sua vendetta
su quella stirpe infame e maledetta

Ma la sciagura era già in vedetta
e contro Licio preparò l’agguato
il ventitré di maggio per disdetta
da quelle belve venne catturato

In carcere fu messo in tutta fretta
fra pugni e calci a Poppi fu portato
ma Licio ai sgherri nulla volle dire
perché i compagni non volea tradire

Più d’uno strazio gli toccò subire
ma solo alla sua mamma lui pensava
qualche notizia farle pervenire
ormai che a morte certa se ne andava

Nulla importava a lui di quel partire
nessuna grazia ai sgherri domandava
e dopo un giorno che fu carcerato
sol per finzione venne liberato

Di nuovo fu ripreso e interrogato
ma nessuna risposta volle dare
allora col sistema più spietato
pugni e pedate presero a menare

Dell’ira furibonda il disgraziato
vide la dura sorte preparare
tutto il veleno di quei delinquenti
s’accese fracassandogli anche i denti

Il nostro eroe mantenne il suo coraggio
e disprezzò il nemico con fierezza
finché il mattin del ventisette maggio
finir doveva la sua giovinezza

Di salvarlo non c’era alcun miraggio
attese il suo verdetto con coraggio
e fuor dalla prigione fu portato
dove il plotone stava preparato

E nel piazzal di Talla ben legato
lo portan quella massa di aguzzini
poi l’ordine di fuoco venne dato
e sparan su di lui quegli assassini

L’eroico suo corpo é crivellato
dal piombo infame dei repubblichini
e mentre a Licio la morte gli scocca
stramazza a terra col sorriso in bocca

Alla sua cara mamma con amore
ogni persona onesta asciughi
il pianto e sulla tomba a lui gli ponga un fiore
che esalti della gloria tutto il vanto

Licio Nencetti è tua questa canzone
col cuore di compagno te la canto
riposa in pace non ti scorderemo
la tua memoria un di vendicheremo

Un giorno la giustizia noi faremo
l’Italia sarà alfine liberata
il lurido fascismo stroncheremo
in nome della patria tanto amata

La patria nostra noi difenderemo
da tanti manigoldi profanata
e ai martiri i nostri partigiani
diranno un giorno alfin "Siamo italiani"

inviata da Riccardo Venturi - 23/5/2006 - 01:24


Un'altra canzone su Il comandante Licio, quel Licio Nencetti di Lucignano che a soli 17 anni – mentre tanti altri si arruolavano o si lasciavano arruolare fra i repubblichini – fondò la brigata partigiana chiamata "La Teppa" e combattè i nazi-fascisti nel Casentino fino a quando venne catturato e fucilato nel maggio del 1944.

Testo trovato su "I canti partigiani come documento" - Materiali ed analisi su canti partigiani nell’Aretino, di Enzo Gradassi, 1990. L'autore di questo saggio afferma che il canto gli fu riferito dall'aretino Enzo Piccoletti, storico capitano del quartiere di Porta Sant’Andrea, che però ne attribuiva la paternità a un poeta improvvisatore di nome A. Casini
Il Deposito conferma l'origine ma attribuisce la raccolta del brano a Diego Carpitella, celebre etnomusicologo che collaborò con Ernesto de Martino e Alan Lomax.

The Lone Ranger - 20/6/2010 - 23:29


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