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Il bosco di betulle

Cantacunti


Lingua: Italiano


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(Testo e musica G. Vico)


Riporto il commento dell'autore (Gianni Vico dei Cantacunti) contenuto nel libretto del CD:

Elisa Springer
Si chiamava Elisa Springer.
Il ricordo più lontano che ho di lei è quello della sua elegante figura che passeggia sulla via principale della mia città, portando al guinzaglio uno splendido cane.
La mia città è Manduria, il luogo dove Elisa ha vissuto cinquant’anni di silenzio…
…IL SILENZIO DEI VIVI
Un giorno quel silenzio fu interrotto; con un gesto piccolo fatto di dolore, di amore e di speranza, Elisa strappò un cerotto dal suo braccio sinistro denudando così la ferita sanguinante della sua anima
A24020
Il suo numero di ingresso ad Auschwitz.

Il rumore di quello strappo si fece voce di vite passate nel camino, si fece mano che da allora scuote e percuote la nostra disattenzione, la nostra indifferenza, i nostri ignobili silenzi di vivi.
Ho voluto comporre una ballata che parlasse di questa donna straordinaria, la più coraggiosa che abbia mai conosciuto, perché la musica e il canto sono le uniche armi che un povero cantastorie come me possiede per uccidere il silenzio e difendere per sempre la Memoria.
C’è una signora sola col suo cane,
cammina tra la gente e non parla mai.
Il suo portamento è distinto ed elegante,
dispensa i suoi saluti in modo sorridente.
“Di lei –dice la gente- si sa poco e niente
ha un figlio, un marito e un braccio sempre ferito”
Mia zia poi mi ha detto d’averla conosciuta:
“La signora Elisa da Vienna è arrivata”
Queste le notizie, queste le indiscrezioni
per un Paese libero, senza delazioni.
Per quasi cinquant’anni, con pochi diversivi,
trascorre inesorabile IL SILENZIO DEI VIVI.
Un giorno per suo figlio che cercava di capire,
ai terribili ricordi ha messo le parole;
lo strappo del cerotto che copriva il suo disgusto
forse la salvò due volte dall’Olocausto.
A ventisei anni, con un treno da Verona,
raggiunge deportata la Polonia.
Destinazione un campo dallo strano fetore
sparso dai comignoli dell’Orrore.

Spogliata, umiliata, malnutrita e malmenata
Sul braccio sinistro fu marchiata.
Le tolsero il nome, cancellato in quegli ambienti:
lei era A24020
Aspettò così la morte del suo corpo
con l’anima sepolta nei campi del torto.
Visse insieme a Dio, sconfitto a spalle curve,
nel luogo dove “Anna del diario” scomparve.

Ma, la vita è strana, ed Elisa si salvò,
non importa se per un Dio o per un kapò:
quando il primo raggio del sole la toccò,
dalla morte degli uomini Elisa si svegliò!
Della sua prima vita rimase poco e niente,
nella sua casa a Vienna c’era altra gente;
chiese, per favore, di poterla visitare:
dalla parete un quadro le fecero staccare.
Una strada persa, tra foglie di betulla,
della sua famiglia non resta più nulla.
Morta e rinata per essere Memoria
Di morti senza colpa e della loro storia.

C’è una signora senza più il suo cane
cammina tra la gente e ama parlare.

inviata da Cabiria - 25/11/2011 - 21:17


Per Cabiria, se ci legge: molto bella questa canzone, ci potresti mandare anche il testo di "Capitano uomini a mare", una bella ballata che rientrerebbe nella sezione sull'immigrazione?

CCG/AWS Staff - 25/11/2011 - 22:14


Conosco il brano ma non ho la trascrizione del testo. Giro la richiesta ai Cantacunti

Cabiria - 26/11/2011 - 11:39


Fa niente. Ho già provveduto io.

giorgio - 26/11/2011 - 14:56


Giorgio è stato velocissimo...grazie per lo spazio che date alla voce dei cantastorie.
Grazie anche per Elisa.
Trascrivo un brano del "Silenzio dei Vivi"... perchè sia Memoria.

“Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent’anni.
Ho vissuto per difendere e raccontare l’odore dei morti che bruciavano nei crematori, per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infangare.
Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quelle dello spirito mai.
Le mie sanguinano ancora.”

Maria Rosaria - Cantacunti - 26/11/2011 - 17:45



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