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Στίχοι: Κώστας Βάρναλης
Μουσική: Γιάννης Ζουγανέλης
Πρώτη εκτέλεση: Ισιδώρα Σιδέρη
LP: "Λαική ανθολογία Βάρναλη" , 1977

Testo di Kostas Vàrnalis
Musica di Yannis Zouganelis
Prima interpretazione di Isidora Sidèri
LP:"Laikì anthologhìa Vàrnali/Antologia popolare di Varnalis", 1977
album

varnalin

Kostas Vàrnalis, Κώστας Βάρναλης, (Burgàs /Pyrgos, Bulgaria, 1883 - Atene, 1974) è stato il primo poeta comunista della letteratura neogreca. Fu instancabilmente impegnato nella lotta sociale a favore dell'uguaglianza e della dignità umana, al cui servizio mise una copiosa e robusta vena poetica e l'acribia dell'indagine storico-letteraria. Sul piano poetico non fu particolarmente innovatore, se non nella proposizione degli inediti contenuti sociali e nell'accentuazione del ricorso alla lingua demotica, perché, dal punto di vista propriamente tecnico e formale, si collocò nella consolidata tradizione dei vati Kostìs Palamàs, cui lo apparentava - ma dal quale anche lo divideva - l'impegno civile, e Anghelos Sikelianòs, da cui mutuò il dionisiaco fervore, ma di entrambi ricalcando i metri usuali e la stretta osservanza della rima. Ma fu poeta efficace e sempre attento all'uomo contemporaneo, che sferzò anche con carica satirica a conquistare il proprio riscatto dalla povertà, dall'ingiustizia e dalle tirannidi, ma di cui rappresentò simpateticamente le sofferenze, le debolezze e le umiliazioni. Come critico, non ebbe timore di abbattere, quando lo ritenne giusto, i sacri mostri dai loro piedistalli: come fece con Dionisios Solomòs, ai cui "Liberi Assediati" (Οι Ελεύθεροι Πολιορκημένοι) contrappose, dopo una attenta analisi esposta nel saggio critico "Solomòs senza metafisica" (1925), i propri "Schiavi assediati" (1927), nei quali non esitò ad asserire limiti morali nel vate e una sua cecità di fronte alla ferocia della guerra: ferocia di cui non solo i Turchi oppressori intrisero la loro reazione, ma anche i Greci oppressi il loro risorgimento.
Nato in terra bulgara con il cognome di Bouboùs, visse il clima della guerra greco-ottomana del 1897, risoltasi nella più che prevedibile disfatta greca. Frequentò la scuola ellenica del luogo natale e quindi l'istituto di formazione magistrale (Ζαρίφεια διδασκαλεία) fondato a Plovdiv (Filippoùpolis), per l'elevazione culturale e morale dei connazionali della diaspora, dal mercante e banchiere filantropo Yorgos Zarifis (1806 - 1884). Si trasferì poi ad Atene con il sostegno del Metropolita Anghialos per compiere gli studi letterari, e lì si intromise nella gran Questione della Lingua, schierandosi con i fautori della "dimotikì". Assunse il cognome di Vàrnalis dalla città d'origine della sua famiglia (Varna, in Bulgaria). Nel 1907 partecipò alla fondazione del periodico poetico «Ηγησώ /Ighissò» (arcaico nome femminile leggibile in una stele del Ceramico), l'anno successivo si laureò all'Università di Atene e incominciò l'attività didattica nella città natale in Bulgaria e successivamente in Grecia, ad Amaliada, e poi ancora nella Superiore Accademia Pedagogica di Atene. Per diversi anni fu professore di liceo e contemporaneamente giornalista, per arrotondare il modesto compenso statale. Dal 1910 cominciò ad occuparsi della traduzione di antichi ("Eraclidi" di Euripide, "Aiace" di Sofocle, "Memorie" di Senofonte) e di moderni scrittori ("La tentazione di sant'Antonio" di Flaubert). Dopo la seconda guerra balcanica, cui partecipò, frequentò le lezioni dell'Istituto di formazione magistrale secondaria diretto da Dimitris Glinòs (1882 - 1943), il pedagogista consigliere di Eleuterio Venizelos in materia scolastica, fautore della lingua "dimotikì, e futuro co-fondatore, negli anni Quaranta, del Fronte di Liberazione Nazionale (EAM) contro l'occupazione italo-bulgaro-tedesca.
Nel 1919, vinta una borsa di studio, andò a Parigi per seguire lezioni di filosofia, filologia, sociologia ed estetica. Lì , nella patria della Comune e sotto l'impressione della recente Rivoluzione d'Ottobre, volle approfondire il marxismo e il materialismo dialettico e compì una profonda revisione delle sue precedenti parnassiane concezioni poetiche, sia dal punto di vista teorico, sia da quello pratico. Frutto di quella svolta fu il componimento " Προσκυνητής/Pellegrino". Durante l'estate del 1921 scrisse, a Egina, " Το Φως που καίει/La Luce che brucia", pubblicata l'anno seguente ad Alessandria d'Egitto con lo pseudonimo di Dimos Tanàlias. Nel 1922 pubblicò, sulla rivista «Gioventù», "Οι Μοιραίοι/I Rassegnati" (vai a: Η μπαλάντα του Kυρ-Μέντιου - nel blog ) e, su «Musa», "H Λευτεριά/La Libertà". Dal 1924 al 1926 tenne la cattedra di letteratura neoellenica presso l'Accademia Pedagogica diretta da Glinòs, cattedra che dovette abbandonare a causa della pubblicazione, sulla rivista «Εστία/Focolare», di un passo de "La Luce che brucia", di cui fu indicato come l'autore. Da allora si dedicò al giornalismo e si trasferì in Francia come corrispondente de «Il Progresso». Ne "La luce che brucia" Varnalis metteva a confronto Gesù, Prometeo e Momo, dove Momo, piccolo dio esiliato dall'Olimpo, lucidamente razionale e beffardo, individuava nella diseguaglianza sociale l'origine di ogni male e contestava a Cristo, da un lato, l'inganno di una futura salvezza ultraterrena e dall'altro a Prometeo, pragmatico fautore del lavoro manuale, il progetto di sostituire con il proprio potere quello altrettanto antiumano di Zeus. "La luce che brucia" era la prima opera poetica esplicitamente di sinistra della letteratura neogreca; e il suo autore non poté evitare i fulmini con i quali tutto il mondo ufficiale reagì, privandolo di ogni possibilità di continuare a insegnare e di assumere qualsiasi pubblico impiego.
Nel 1927 pubblicò il citato "Σκλάβοι Πολιορκημένοι/Schiavi assediati". Nel 1929 si sposò con Dora Moatsou (1895 - 1979), scrittrice e poetessa che aveva conosciuto a Parigi quando lei frequentava la Sorbona. Nel 1931 pubblicò "La vera apologia di Socrate", con implicita intenzione polemica contro la classe borghese del suo tempo. Nel 1935 prese parte, in rappresentanza dei colleghi greci, al Convegno degli Scrittori Sovietici svoltosi a Mosca e per questo, al ritorno, fu inviato al confino a Mitilene e ad Aghios Efstratios (Ai Stratis). Quando fu liberato, trovò occupazione presso il giornale del Partito Comunista Greco (clandestino) «Rizospastis», il quale pur gli consentì, per decisione del segretario generale Zahariadis, di prendere periodi di congedo per proseguire la sua attività artistica, cosa che avvenne per il "Diario di Penelope". Durante l'Occupazione e la Resistenza fu membro dell'EAM. Nel 1956 fu premiato dall'Associazione Letteraria Greca e nel 1959 ricevette il Premio Lenin. Altri scritti erano stati nel frattempo pubblicati: "Ζωντανοί άνθρωποι/Uomini vivi", "Το Ημερολόγιο της Πηνελόπης/Il diario di Penelope", "Ποιητικά/Scritti poetici", "Οι Διχτάτορες/ I Dittatori", e i due volumi di "Αισθητικά- Κριτικά/Scritti estetici-critici". Nel 1965 uscì la sua ultima raccolta poetica, dal titolo "Ελεύθερος κόσμος /Mondo libero" e nel 1972 l'opera teatrale "Attalo III". Durante la dittatura della Giunta, la cui caduta riuscì appena a intravedere, attese alla scrittura di " Οργή λαού /Ira di popolo", pubblicato postumo nel 1975.
Fu collaboratore di molte riviste ed enciclopedie, tra cui la Grande Enciclopedia Greca. Nell'attività di traduttore, mise mano, oltre agli autori sopra citati, ad Aristofane, a Molière, ai lirici cinesi, e all'"Internazionale" di Eugenio Potier.
Morì ad Atene il 16 Dicembre 1974.

La canzone, del 1977, riprende un vecchio testo di Varnalis, che rievoca lo spaesamento della sua "traduzione" al confino di Aghios Efstratios, più comunemente noto, anche per essere poi stato il confino di Yannis Ritsos, come Ai Stratis. Nelle note biografiche sono accennate le circostanze di quell'esilio e anche qualcosa del "maestro" Glinòs, lo stesso che anni prima era stato coinvolto nello scandalo per avere assunto il professore poi rivelatosi comunista. Avverto che io non sono un culltore di Varnalis, nel senso che non l'ho mai studiato in modo particolare, non conosco la letteratura su di lui, né tutto quanto occorrerebbe avere letto prima di parlare di qualsiasi cosa o di qualsiasi qualcuno. Ma so anche che in questo sito non si fa accademia, e che si procede, anche sbagliando, per tappe successive. Che cosa rilevo qui, in questo testo, in base a quello di cui al momento dispongo? So che il confino ad Aghios Efstratios fu disposto a carico di Varnalis nel 1935 all'incirca, dopo il temerario viaggio in URSS per un convegno di scrittori sovietici e in coincidenza - credo - con il movimento reazionario che riportò la monarchia in Grecia e all'instaurazione del regime fascistico del generale Metaxas. Nei versi di Varnalis e nel suo stupore per ritrovarsi in manette sul vapore che porta al confino lui, intellettuale, insieme a una masnada di "criminali" comuni, emerge tutta l'antica contraddizione - vissuta anche dai nostri antifascisti - tra le avanguardie politiche intellettualmente conquistate dall'idea rivoluzionaria, ma antropologicamnte estranee e inesperte della vero vivere dei "dannati della terra". Il negativo giudizio di Marx sul "lumpenproletariat" consentiva allora ai comunisti di più elevata estrazione sociale, ovvero di più alta fomazione culturale, di mantenere una sdegnosa distanza da quella che, seppur così non la definivano, certo sentivano come "feccia" umana. Non è un caso - credo - che Varnalis abbia tenuto un atteggiamento moralistico nei confronti di chi, avendo il dovere di lottare per il suo riscatto, si abbandonava invece all'alcol, alla droga, alle puttane, al gioco, e in genere alla vita vagabonda (o, per dirla alla greca, alla vita "rebetica" o "manghika"). Si veda in particolare "I rassegnati". Mi sembra, questa canzone, un bel documento, ancora molto e molto "istruttivo". (gpt)
Μας σιδεροδέσανε τα χέρια
και μας κλείσαν ολούθε μανλιχέρια.
Μας μετρήσανε, κάπου εξηνταριά,
και μας ζυγιάσαν την ψυχή – βαριά!

Μουδιάσανε σφιχτόδετα καιρό
χέρι δεξί με χέρι αριστερό.
Μουδιασμένο και τ’ άλλο μας, που εκράτη
βαλίτσα ή δέμα για τον Άη – Στράτη.

Κατάχαμ’ αρετή, μυαλό και νιάτα!
Τον κάλλιον ο χειρότερος επάτα.
Τυχερέ, κείνο τ’ άθλιο δειλινό
σε δέσαν με το δάσκαλο Γληνό.

Μεγάλα μάτια αστραφτερά, στητός
κι ατάραγος πάνου απ’ τη μοίρα αυτός,
κοιτούσε την ερχόμενην ευδία.
Συ νευρικός απ' την αηδία.

Μαζί μας, τελευταίοι, με το βαπόρι
πρεζάκηδες, αλάνια, λαθρεμπόροι.
Ξεπίτηδες, για να φανεί, πως ίσια
λογιούνται η λευτεριά και τα χασίσια.

Μα το καλογεράκι απ’ τ’ Αγιονόρος,
που πέταξε τα ράσα, ο θεοφόρος,
και το πιάσανε νύχτα στην Ομόνοια,
ξουρισμένα μουστάκια και σαγόνια,
μαζί μας δεν το δέσανε. Βλακεία
να πομπέψουν πατρίδα και θρησκεία!

Έτσι μας εφορτώσαν στο βαπόρι,
τους πατριώτες οι πατριδεμπόροι.
Εξορία στο λαό, χέρια δεμένα,
για να 'ρθει ο εξορισμένος απ’ τα ξένα,
να χωρίσει το Έθνος και να βάλει
τη μια μεριά να πολεμάει την άλλη.

inviata da Gian Piero Testa - 21/11/2011 - 22:56



Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

Versione italiana di Gian Piero Testa
DELL'ESILIO

Ci misero ferri sulle mani
e i Manlicher ci serrarono tutt'intorno.
Ci contarono, si era una sessantina,
ci pesarono l'anima - e che peso!

Insensibili si fecero le mani, a lungo strette,
la mano destra con la sua sinistra.
Insensibile pure il resto di noi che sorreggeva
valigia e fagotto per Sant'Eustrazio.

Nel fango la virtù il cervello e gli anni belli!
Il migliore era calpestato dal peggiore.
Te beato, che fosti quella sera miseranda
ammanettato a Glinòs, il tuo maestro.

Grand'occhi saettanti, come un fuso dritto
e impassibile, superiore alla sua sorte,
scrutava la stagione buona in marcia:
e tu coi nervi a pezzi per il disdegno.

In coda a noi con il vapore
drogati, malviventi, ciurmatori.
Apposta per le viste, come schietti
si giudicavano l'un l'altro la libertà e l'hashish.

Ma il monacello del Monte Santo,
che la tonaca gettò, tutto dio e cuore,
e fu beccato di notte in piazza Omònia
coi mustacchi e la chierica ben rasati,
quello non fu legato a noi: assurdo
avvilire la patria e la religione!

Così ci caricarono sul vapore,
i mercanti di patria i patrioti.
Esilio per il popolo, le mani ben legate
perché dal suo esilio torni l'esiliato,
la Nazione a dividere e a fare in modo
che una parte all'altra faccia la guerra.

inviata da Gian Piero Testa - 21/11/2011 - 23:06



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