Bibliothèque Municipale Ceccano d'Avignon, Mss. 4485, 1250, 1181
Si tratta di un'antica pagina (reca la data del 4 maggio 2006) nata da una serie di circostanze ancor più antiche e, per così dire, pittoresche (come è il caso di parecchie antiche pagine di questo sito). Poiché, in questi giorni, Gianfranco, nell'inserire l'intero album "
Lou Pan Crousià" dei
Troubaires de Coumboscuro ha causato l'interesse di B.B. che a sua volta è andato a scovare una mia vecchia conversazione telematica con Marco Sopegno “Slowdog”, antico amico perso disgraziatamente di vista, vi devo prima raccontare tutta una storia.
Ai tempi dei “newsgroups” e delle “mailing lists”, molto, molto prima della nascita di questo sito (siamo ancora negli ultimissimi anni del XX secolo, tra il 1997 e il 1999), un gruppo di autentici scioperati si era gettato sull'allora fantascientifica e novìssima “Internetta” (o fantascientifico e novìssimo “Internetto”) -spendendo cifre folli per le bollette telefoniche- per parlare di cose tipo -ad esempio- le canzoni di Fabrizio De André (e molte altre cose). Ero, Iddìo mi perdoni, tra quegli scioperati. Abitavo allora a Livorno in una casa di grandezza sterminata fatta a “S” nel quartiere del Pontino. Accadde esattamente proprio pochi mesi dopo la morte di De André, l'11 gennaio del 1999, che -nel mezzo delle “scoperte” che venivano fatte quasi quotidianamente sul Faber (allora, sarà bene ricordarlo, non c'erano certamente i mezzi attuali) venne fuori pure
Mis amour; e vennero fuori anche i Troubaires de Coumboscuro. In un album del 1995,
A toun souléi, c'era questa “antica ballata” in provenzale che risultava cantata in duetto da tale Clareto Arneodo e da Fabrizio De André, con nientemeno che Franco Mussida alla chitarra.
Partirono due cose. La prima, riuscire a capire chi diavolo fossero 'sta Clareto Arneodo e 'sti Troubaires di qualcosa di scuro e di non meglio precisato. Il succitato Marco Sopegno e la sua consorte, che pure facevano parte di quella congrega di scioperati, si occuparono di ragguagliarci a dovere; sussisteva però una questione non da poco: che accidenti si diceva in quella “antica ballata”? Nessuno ci capiva, come dire, un'autentica mazza. Questa era la seconda cosa: e poiché già da allora il sottoscritto passava per l'Esperto Delle Lingue, ovviamente mi fu affidato il compito di “decifrare” il testo di Mis Amour. Mi misi all'opera con piglio baldanzoso, e ne tirai fuori il testo munito addirittura di una traduzione. Piccolo problema: avevo (ovviamente) sbagliato
ogni cosa, facendo praticamente come il famoso Athanasius Kircher alle prese coi geroglifici egiziani. Pochi giorni dopo, un altro degli scioperati, Walter Pistarini (divenuto in seguito uno dei più celebri “deandreologi” italiani e autore di diversi libri sull'argomento) se ne venne fuori càcchio càcchio dicendo: “Ma io il testo ce l'ho!”, e lo pubblicò facendomi rimediare una delle mie più clamorose figure di guàno, peraltro meritatissima.
Tempi pionieristici, naturalmente. Raccontandovi queste cose, imploro pietà sia su di me, sia su quella masnada di perditempo che eravamo, visto che di tempo -come diceva Guccini- ne avevamo parecchio e pure il gusto di sprecarlo. Da una delle più clamorose perdite di tempo, una raccolta spontanea di “canzoni contro la guerra” che avevamo fatto in quei newsgroups e in quelle mailing list all'inizio del 2003 mentre stava per scoppiare la guerra di Bush in Iraq, è nato questo sito. Ma, tornando ai Troubaires de Coumboscuro, cominciarono allora tutta una serie di “troubairate” alla scoperta del mondo di Santo Lucio de Coumboscuro, della famiglia Arneodo, di tutti i loro progetti, offsprings e ramificazioni. Fu proprio Marco Sopegno a inviarmi una bella cassetta piratata (funzionava ancora così...) che conteneva uno di codesti offsprings, gli “Henno de Rose” che cantavano dei canti natalizi.

Gli
Henno de Rose erano, e sono tuttora, uno dei tanti Coumboscuri, i “Nouvé della tradizione provenzale tra il XIV e il XX secolo”. Non avendone che una cassetta piratata, li identificai automaticamente coi “Troubaires”; tra i “natali” dell'album, di uno (la prima traccia, peraltro) letteralmente mi innamorai:
Vaoutre que sias assemblà. Cercarne il testo da qualche parte? Impossibile. La imparai a memoria “a suono”, come succede quando in una lingua ci si capisce poco o nulla. Qualche anno dopo, però, pàff. Ne trovai una versione parziale sul sito degli “Escabots” e, esistendo già il sito, ci feci una paginetta che è rimasta assolutamente dimenticata e solitaria fino ad oggi. La cassetta piratata da Marco Sopegno mi ha seguito per un bel po' di vicissitudini e traslochi, finché non ha fatto la fine di tante altre: è andata persa. Rimaneva solo la memoria di quella prima traccia che continuavo a cantarmi “a suono”, a canticchiarmi spesso, a farmi ripensare addosso; perché una canzone, qualsiasi canzone, accompagna.
La paginetta è stata fino ad oggi attribuita, ovviamente, ai Troubaires de Coumboscuro. Ho creduto per anni e anni che “Henno de Rose” fosse il titolo di un loro album, non il nome del gruppo. Nell'album ascoltiamo per l'ultima volta la "mitica"
Clareto Arneodo, che a un certo punto smise di cantare per fare una cosa semplicissima: la mamma. Per lasciare poi il posto alla nuova cantante che si chiama invece Alba Spera (un nome francamente meraviglioso!); poi c'è il resto degli Henno de Rose, vale a dire Roberto Desiena alla chitarra e alla mandola, Francesco Segreti alle chitarre, Marco Ficarra al violino e alla chitarra e, toh, Davi Arneodo alla fisarmonica e ai flauti. Uno dei fratelli della Clareto. Sono anche venuto a sapere che “Henno de Rose” significa “Signora del Rodano”; nella mia immaginazione voleva dire “Profumo di rose”, si pensi un po'. Poi è venuto Gianfranco col suo Pan crousià (altro album piratato che avevo e che ho scrupolosamente perso nelle mie peregrinazioni di qua e di là) e, forse, non sa che cosa mi ha riportato alla mente e non solo alla mente.
In mezzo a tutte queste cose, non mi era mai riuscito di trovare, su un Tubo oramai diventato un sistema solare,
Vaoutre que sias assemblà. Non la ascoltavo direttamente da non so quanto tempo; a dire il vero, a un certo punto avevo smesso anche di cercarla. Ne avevo trovato, è vero, altre versioni, magari filologicamente più corrette; ma mai
quella, vale a dire quella che mi si era fissata nella mente vent'anni fa. Eppure era semplice: bastava cercare “Henno de Rose”. Cosa che ho fatto stasera, ed eccola qua. Si tratta delle piccole emozioni di una sera che, secondo me, fanno e definiscono una vita. Un ritrovamento, un ritorno, una serie di ricordi. Giocoforza, a questo punto, rifarla di sana pianta questa pagina. Ora gli strumenti esistono.
Si viene così a sapere che quell'intero album, il “Natale in Provenza” del 1998, era basato su una cosa molto precisa, e che fino a stasera ignoravo bellamente. I
Noëls de Notre-Dame des Doms, vale a dire una raccolta di canti natalizi provenzali che va dal 1580 al 1610 nella sua prima parte, e dal 1653 al 1656 nella seconda. Notre-Dame des Doms è la cattedrale di Avignone, attigua al Palazzo dei Papi; il bello è che ci sono pure entrato dentro, in una ventosissima giornata d'aprile del 1992. I canti sembrano pure avere degli autori: un gruppo di organisti della cattedrale ed altri membri del personale della chiesa, a volte su melodie già esistenti e note. I manoscritti sono conservati nella biblioteca municipale Ceccano di Avignone (mss. 4485, 1250 e 1181).

Avignone: La cattedrale di Notre-Dame des Doms
Furono trascritti e pubblicati a stampa solo nel 1925:
"Les noëls provençaux de Notre-Dame des Doms (1570-1610) édités pour la première fois avec la musique, suivis de dix noëls inédits de 1653 et 1656, Clamon Joseph-Noël. et Pansier Pierre, Avignon, Aubanel frères, 1925 [Transcription du Ms. 4485 de la Bibliothèque d'Avignon et de dix noëls des Ms. 1250 et 1181] ". Ripubblicati poi nel 1981:
"Trésor des Noëls provençaux, avec musique et illustrés, Saboly, les Rèire, les félibres, Notre-Dame des Doms et Denis Cassan, Marcel Petit, Culture provençale et méridionale, 1981". Tutti quanti in “grafia mistraliana”, vale a dire la grafia occitana creata, su base fonetica, dal poeta Mistral, quello della famosa “Mirèio” e del félibrige. In base al libro di Gustave Bayle,
"Étude historique, littéraire et musicale sur un recueil manuscrit des anciens noëls de Notre-Dame des Doms", 1884, Ed. Aubanel, Avignon, Ed. Houdin, Paris, il manoscritto apparteneva a Michel Tornatoris (“compaire Tournatory”), organista della cattedrale, morto nel 1641. Gustave Bayle era un avvocato avignonese che, alla fine del XIX secolo, effettuò delle ricerche nello studio di un altro avvocato suo collega; qui trovò il manoscritto dei Canti Natalizi della Cattedrale, che era stato utilizzato per rinforzare la copertina di un faldone di documenti legali.
Sono, ripeto, tutte cose che ho appreso stasera (esattamente da
qui, per citare scrupolosamente la fonte). Pensare, insomma, cosa c'era dietro quella cassetta piratata e perduta, dietro tutta una serie di ricordi, dietro chissà quali e quante altre cose fissate da una canzone,
Vaoutre que sias assemblà, aou doundoun de la campano.... Penso a quante volte me la avranno sentita cantare alla fermata dell'autobus o in fila alla cassa del supermercato; una volta, una signora in una sala d'aspetto dell'ospedale mi chiese che cosa fosse, e in che lingua fosse. Che cosa sia esattamente, lo so da stasera. Dopo vent'anni.
A volte, qua dentro e altrove, mi sono stato sentito chiamare in modi piuttosto roboanti: cose del tipo “maestro”, o “professore”, o altre cose del genere (per fortuna nessuno mi ha mai chiamato “eminenza” o “eccellenza”). Chiarisco: sono cose che non mi danno fastidio, che accetto con un sorriso e per le quali ringrazio pur non essendo assolutamente né un maestro, né un professore e né niente del genere, bensì una persona dedita per vocazione all'
otium nel senso classico. Mi dovessi definire da solo, direi di me che sono un eterno alunno, invece. Un eterno tredicenne in terza media. Uno che impara giornalmente e che non smetterà mai di farlo fino all'ultimo respiro: γεράσκω δε πολλὰ διδασκόμενος. Queste sono le cose che ho imparato stasera, e che metto a disposizione qualora a qualcuno interessassero; e se così non fosse, credete che non s'è fatto apposta.
Nella pagina, per motivi che appariranno chiari se quel che ho scritto finora è stato letto, ho dato la precedenza al testo cantato dagli Henno de Rose, seppure sia incompleto. Seguono il testo completo del manoscritto, sia nella grafia dell'originale sia in quella “normalizzata” etimologica (preferita attualmente anche alla mistraliana), ed alcune traduzioni (tutto il materiale è ripreso dalla fonte già citata). La pagina è stata messa negli “Extra”, dove deve stare nonostante si presuma che un canto natalizio, con la pace, debba necessariamente averci qualche cosa a che fare. Ma Natale è ancora lontano, in questo dieci d'ottobre in cui fa ancora abbastanza caldo. [RV]
Bibliothèque Municipale Ceccano d'Avignon, Mss. 4485, 1250, 1181
1925: Les noëls provençaux de Notre-Dame des Doms (1570-1610), 1-18
Ai tempi dei “newsgroups” e delle “mailing lists”, molto, molto prima della nascita di questo sito (siamo ancora negli ultimissimi anni del XX secolo, tra il 1997 e il 1999), un gruppo di autentici scioperati si era gettato sull'allora fantascientifica e novìssima “Internetta” (o fantascientifico e novìssimo “Internetto”) -spendendo cifre folli per le bollette telefoniche- per parlare di cose tipo -ad esempio- le canzoni di Fabrizio De André (e molte altre cose). Ero, Iddìo mi perdoni, tra quegli scioperati. Abitavo allora a Livorno in una casa di grandezza sterminata fatta a “S” nel quartiere del Pontino. Accadde esattamente proprio pochi mesi dopo la morte di De André, l'11 gennaio del 1999, che -nel mezzo delle “scoperte” che venivano fatte quasi quotidianamente sul Faber (allora, sarà bene ricordarlo, non c'erano certamente i mezzi attuali) venne fuori pure Mis amour; e vennero fuori anche i Troubaires de Coumboscuro. In un album del 1995, A toun souléi, c'era questa “antica ballata” in provenzale che risultava cantata in duetto da tale Clareto Arneodo e da Fabrizio De André, con nientemeno che Franco Mussida alla chitarra.
Partirono due cose. La prima, riuscire a capire chi diavolo fossero 'sta Clareto Arneodo e 'sti Troubaires di qualcosa di scuro e di non meglio precisato. Il succitato Marco Sopegno e la sua consorte, che pure facevano parte di quella congrega di scioperati, si occuparono di ragguagliarci a dovere; sussisteva però una questione non da poco: che accidenti si diceva in quella “antica ballata”? Nessuno ci capiva, come dire, un'autentica mazza. Questa era la seconda cosa: e poiché già da allora il sottoscritto passava per l'Esperto Delle Lingue, ovviamente mi fu affidato il compito di “decifrare” il testo di Mis Amour. Mi misi all'opera con piglio baldanzoso, e ne tirai fuori il testo munito addirittura di una traduzione. Piccolo problema: avevo (ovviamente) sbagliato ogni cosa, facendo praticamente come il famoso Athanasius Kircher alle prese coi geroglifici egiziani. Pochi giorni dopo, un altro degli scioperati, Walter Pistarini (divenuto in seguito uno dei più celebri “deandreologi” italiani e autore di diversi libri sull'argomento) se ne venne fuori càcchio càcchio dicendo: “Ma io il testo ce l'ho!”, e lo pubblicò facendomi rimediare una delle mie più clamorose figure di guàno, peraltro meritatissima.
Tempi pionieristici, naturalmente. Raccontandovi queste cose, imploro pietà sia su di me, sia su quella masnada di perditempo che eravamo, visto che di tempo -come diceva Guccini- ne avevamo parecchio e pure il gusto di sprecarlo. Da una delle più clamorose perdite di tempo, una raccolta spontanea di “canzoni contro la guerra” che avevamo fatto in quei newsgroups e in quelle mailing list all'inizio del 2003 mentre stava per scoppiare la guerra di Bush in Iraq, è nato questo sito. Ma, tornando ai Troubaires de Coumboscuro, cominciarono allora tutta una serie di “troubairate” alla scoperta del mondo di Santo Lucio de Coumboscuro, della famiglia Arneodo, di tutti i loro progetti, offsprings e ramificazioni. Fu proprio Marco Sopegno a inviarmi una bella cassetta piratata (funzionava ancora così...) che conteneva uno di codesti offsprings, gli “Henno de Rose” che cantavano dei canti natalizi.
La paginetta è stata fino ad oggi attribuita, ovviamente, ai Troubaires de Coumboscuro. Ho creduto per anni e anni che “Henno de Rose” fosse il titolo di un loro album, non il nome del gruppo. Nell'album ascoltiamo per l'ultima volta la "mitica" Clareto Arneodo, che a un certo punto smise di cantare per fare una cosa semplicissima: la mamma. Per lasciare poi il posto alla nuova cantante che si chiama invece Alba Spera (un nome francamente meraviglioso!); poi c'è il resto degli Henno de Rose, vale a dire Roberto Desiena alla chitarra e alla mandola, Francesco Segreti alle chitarre, Marco Ficarra al violino e alla chitarra e, toh, Davi Arneodo alla fisarmonica e ai flauti. Uno dei fratelli della Clareto. Sono anche venuto a sapere che “Henno de Rose” significa “Signora del Rodano”; nella mia immaginazione voleva dire “Profumo di rose”, si pensi un po'. Poi è venuto Gianfranco col suo Pan crousià (altro album piratato che avevo e che ho scrupolosamente perso nelle mie peregrinazioni di qua e di là) e, forse, non sa che cosa mi ha riportato alla mente e non solo alla mente.
In mezzo a tutte queste cose, non mi era mai riuscito di trovare, su un Tubo oramai diventato un sistema solare, Vaoutre que sias assemblà. Non la ascoltavo direttamente da non so quanto tempo; a dire il vero, a un certo punto avevo smesso anche di cercarla. Ne avevo trovato, è vero, altre versioni, magari filologicamente più corrette; ma mai quella, vale a dire quella che mi si era fissata nella mente vent'anni fa. Eppure era semplice: bastava cercare “Henno de Rose”. Cosa che ho fatto stasera, ed eccola qua. Si tratta delle piccole emozioni di una sera che, secondo me, fanno e definiscono una vita. Un ritrovamento, un ritorno, una serie di ricordi. Giocoforza, a questo punto, rifarla di sana pianta questa pagina. Ora gli strumenti esistono.
Si viene così a sapere che quell'intero album, il “Natale in Provenza” del 1998, era basato su una cosa molto precisa, e che fino a stasera ignoravo bellamente. I Noëls de Notre-Dame des Doms, vale a dire una raccolta di canti natalizi provenzali che va dal 1580 al 1610 nella sua prima parte, e dal 1653 al 1656 nella seconda. Notre-Dame des Doms è la cattedrale di Avignone, attigua al Palazzo dei Papi; il bello è che ci sono pure entrato dentro, in una ventosissima giornata d'aprile del 1992. I canti sembrano pure avere degli autori: un gruppo di organisti della cattedrale ed altri membri del personale della chiesa, a volte su melodie già esistenti e note. I manoscritti sono conservati nella biblioteca municipale Ceccano di Avignone (mss. 4485, 1250 e 1181).
Sono, ripeto, tutte cose che ho appreso stasera (esattamente da qui, per citare scrupolosamente la fonte). Pensare, insomma, cosa c'era dietro quella cassetta piratata e perduta, dietro tutta una serie di ricordi, dietro chissà quali e quante altre cose fissate da una canzone, Vaoutre que sias assemblà, aou doundoun de la campano.... Penso a quante volte me la avranno sentita cantare alla fermata dell'autobus o in fila alla cassa del supermercato; una volta, una signora in una sala d'aspetto dell'ospedale mi chiese che cosa fosse, e in che lingua fosse. Che cosa sia esattamente, lo so da stasera. Dopo vent'anni.
A volte, qua dentro e altrove, mi sono stato sentito chiamare in modi piuttosto roboanti: cose del tipo “maestro”, o “professore”, o altre cose del genere (per fortuna nessuno mi ha mai chiamato “eminenza” o “eccellenza”). Chiarisco: sono cose che non mi danno fastidio, che accetto con un sorriso e per le quali ringrazio pur non essendo assolutamente né un maestro, né un professore e né niente del genere, bensì una persona dedita per vocazione all'otium nel senso classico. Mi dovessi definire da solo, direi di me che sono un eterno alunno, invece. Un eterno tredicenne in terza media. Uno che impara giornalmente e che non smetterà mai di farlo fino all'ultimo respiro: γεράσκω δε πολλὰ διδασκόμενος. Queste sono le cose che ho imparato stasera, e che metto a disposizione qualora a qualcuno interessassero; e se così non fosse, credete che non s'è fatto apposta.
Nella pagina, per motivi che appariranno chiari se quel che ho scritto finora è stato letto, ho dato la precedenza al testo cantato dagli Henno de Rose, seppure sia incompleto. Seguono il testo completo del manoscritto, sia nella grafia dell'originale sia in quella “normalizzata” etimologica (preferita attualmente anche alla mistraliana), ed alcune traduzioni (tutto il materiale è ripreso dalla fonte già citata). La pagina è stata messa negli “Extra”, dove deve stare nonostante si presuma che un canto natalizio, con la pace, debba necessariamente averci qualche cosa a che fare. Ma Natale è ancora lontano, in questo dieci d'ottobre in cui fa ancora abbastanza caldo. [RV]