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Lampião falou

Luiz Gonzaga


Lingua: Portoghese


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‎[1981]‎
Nell’album intitolato “A festa”, poi in un disco collettivo dedicato a “A música do cangaço” del ‎‎1984.‎

A música do cangaço (in copertina il cangaçeiro ‎Virgulino Ferreira da Silva, detto Lampião)‎
A música do cangaço (in copertina il cangaçeiro ‎Virgulino Ferreira da Silva, detto Lampião)‎


Virgulino Ferreira da Silva, detto Lampião (e dai suoi “o Capitão”), è stato ‎l’ultimo grande bandito rurale del nord-est brasiliano. Non so bene perché si fosse meritato quel ‎soprannome, forse perché –singolarmente per un bandito – portava sempre occhiali da vista (e ‎allora per via del riflesso delle lenti), o forse perché si dice di notte usasse accendersi un sigaro ‎dietro l’altro per illuminare il cammino nel buio del sertão (cosa non molto prudente, considerato ‎che le “volantes” dell’esercito gli stavano sempre alle calcagna). I suoi detrattori, quelli che lo ‎consideravano soltanto un criminale, raccontavano che fosse per via della sua paura del buio (cosa ‎non molto verosimile per un cangaçeiro che per vent’anni tenne in scacco chi gli dava la caccia)…‎

Lampião, ‎o rei do cangaço

Se fosse un criminale o un ribelle, un Robin Hood del sertão, chi meglio di lui ce lo può dire?‎

“[…] Não vivo a vida do cangaço por maldade minha.
É pela maldade dos outros. Dos homens que não têm a coragem de lutar corpo a corpo como eu e ‎vão matando a gente na sombra, nas tocaias covardes.
Tenho que vingar a morte dos meus paes. Era menino quando os mataram. Bebi o sangue que ‎jorrava da pelle de minha mãe, e beijando-lhe a boca fria e morta, jurei vinga-la...
É por isso, que de rifle de costas, cruzando as estradas do sertão, deixo um rastro sangrento a ‎procura dos assassinos de meus paes.
É por isso que eu sou cangaceiro.
Não sei quando hei de deixar os horrores desta vida, onde o maior encanto, a maior belleza seria ‎extinguir a maldade da quelles que roubaram a vida de minha mãe e de meu pae e de minhas irmãs. ‎‎[…]”

‎(Lampião intervistato dal ‎giornale O Povo, il 4 giugno del 1928)‎

La polizia, lo Stato, gli aveva sterminato la famiglia nel corso di una disputa con un grosso ‎proprietario locale. Ed il giovane Virgulino aveva giurato vendetta.‎
Ma, al di là della vicenda personale, Lampião fu uno dei protagonisti del “cangaço”, un movimento ‎di ribellione contro lo strapotere schiavistico dei “coroneis”, i grandi proprietari, delle loro bande ‎armate e della polizia e soldataglia corrotta che operavano al loro servizio. Intendiamoci, così come ‎i nostrani briganti del Mezzogiorno, anche i cangaceiros brasiliani furono in gran parte soltanto dei ‎tagliagole quando non anche dei feroci “campieri” al servizio dell’uno e dell’altro “fazendeiro”, ma ‎alcuni di loro, come lo stesso Lampião o Januário Garcia Leal, detto Sete Orelhas, o Antônio ‎Silvino o Sinhô Pereira furono ribelli con una certa prospettiva politica – o quanto meno pre-‎politica - e per questo vennero dalla gente povera appoggiati in vita e celebrati come eroi nella ‎sconfitta e nella morte.‎



Lampião, classe 1898, iniziò le sue scorribande per il nord-est a 20 anni. Alla sua banda furono ‎attribuiti ogni sorta di crimini ma – si sa – la storia la scrivono i vincitori o, meglio, citando proprio ‎a fagiolo Cangaçeiro dei Litfiba, “Se la terra è tonda e se il mare è blu da che mondo è mondo il ‎forte vince e non sei tu”. Nemmeno tu, Lampião. I forti del tempo erano gli oligarchi, i ‎latifondisti, i “coronéis” e Lampião e gli altri cangaceiros non dovevano essere mossi solo da motivi ‎personali per attaccarli, sequestrarli, derubarli, ucciderli… Per esempio, Lampião fu di certo ‎testimone di quel che accadde nel nord-est durante la grave siccità del 1915 quando centinaia di ‎migliaia di persone morirono di fame e sete alle porte della ricca Fortaleza. Era lì che i potenti ‎padroni del Brasile se la spacchìavano allegramente e non volevano essere disturbati da quella ‎massa di affamati, appestati, moribondi, puzzolenti, sicchè chiesero ed ottennero che i migranti che ‎fuggivano dalla “seca” fossero tutti “accolti” in alcuni grandi campi di concentramento per impedire ‎loro di raggiungere la città, come invece era già successo, e con gran disagio, nel 1877. Quei campi ‎sorvegliati dai soldati, come quello di Alagadiço nei dintorni di Fortaleza, non erano altro che ‎campi di sterminio dove i “molambudos”, i poveri affamati, morivano come mosche, anche perché ‎erano gli stessi oligarchi del nord est che ve li avevano rinchiusi a gestire o, meglio, ad intascarsi i ‎cospicui fondi che il governo federale stanziava per contrastare gli effetti della carestia. Questo ‎sistema perfettamente oliato, dove i poveri venivano imprigionati e fatti morire ed i ricchi si ‎arricchivano ancora di più sulla loro pelle, venne ulteriormente perfezionato in occasione della ‎successiva “seca” del 1930 e poi nel 1932 gli “ospiti” dei campi di sterminio vennero addirittura ‎utilizzati come carne da cannone, mandati a morire dal dittatore Getúlio Vargas contro i ‎rivoluzionari che ne insidiavano il potere…‎

Tutto questo videro gli occhi di Lampião e dei suoi cangaceiros…‎



Nel 1929 “o Rei do Cangaço” incontrò Maria Gomes de Oliveira e se ne innamorò. Maria si unì alla ‎banda e divenne la donna del “Capitão”, conosciuta semplicemente come “Maria Bonita”. Fu ‎probabilmente lo stesso Lampião a comporre per lei la canzone ‎‎"Mulher Rendeira", uno dei temi popolari ‎più noti all’epoca del banditismo e poi divenuta internazionalmente nota perché una sua versione fu ‎inclusa nella colonna sonora del film “O ‎Cangaceiro” di Lima Barreto. E Maria Bonita non fu l’unica donna della banda: Sérgia Ribeiro da ‎Silva, detta Dadà, fu la compagna di Corisco, il luogotenente di Lampião, e fu lei, tra i pochi ‎cangaceiros a sopravvivere alla repressione, che in seguito si impegnò nel tenere viva la memoria di ‎quella stagione del “cangaço”.‎

All’inizio degli anni 30, con l’avvento al potere di Getúlio Vargas, dittatore populista che si ispirava ‎al portoghese Salazar, lo Stato intensificò il contrasto alle bande di cangaceiros del nord-est. La ‎strategia “contro-insurrezionale” prevedeva la costituzione di unità speciali di polizia ed esercito, ‎chiamate “volantes”, che attuavano come veri e propri squadroni della morte e che anche nei ‎decenni successivi e fino ai nostri giorni sono stati il marchio di fabbrica del fascismo brasiliano, il ‎metodo più spiccio per liberarsi di guerriglieri, oppositori, sindacalisti o anche soltanto di diseredati ‎e bambini di strada…‎





Il 27 luglio del 1938 la banda di Lampião, grazie ad una delazione, fu intercettata da una “volante” ‎nel sertão di Sergipe. Nel corso dell’imboscata (che per modalità mi ha ricordato molto quella in cui ‎cadde la nostra coppia di briganti ‎‎Francesco Guerra e Michelina Di ‎Cesare) Lampião fu subito ucciso. Maria Bonita ed altri rimasero feriti. Quanti già morti e quanti ‎ancora in vita furono tutti orrendamente mutilati e poi decapitati sul posto e le loro teste furono ‎inviate in tour per tutto il Brasile. Come accadde anche al nostro ‎‎Passannante), le teste dei ‎criminali furono poi affidate alle mani di locali antropologi “lombrosiani” e quindi finirono in un ‎museo a Salvador Bahia. Solo nel 1969, grazie alle sollecitazioni di Dadà, della figlia di Lampião e ‎di Maria Bonita, Expedita Ferreira, e di intellettuali ed uomini di cultura come il regista Glauber ‎Rocha (protagonista del “cinema novo” ed autore anche di un’importente pellicola sul cangaço, ‎‎“Deus e o diabo na terra do sol”), i poveri ‎resti del “Rei do Cangaço” e della sua compagna, gli ultimi cangaceiros, poterono avere degna ‎sepoltura…‎

E intanto, anche oggi, tanto che dura la Guerra dei 1000 anni che i ricchi fanno ai poveri, “la ‎rapina, la carneficina continua, in giacca e cravatta, senza il cappello in pelle ed il fucile in mano, ‎ma uccide molto di più, nelle campagne come nelle città…”

‎(Fonti: pt.wikipedia, it wikipedia –‎‎da oggi non consultabile ‎perché i nostri potenti di turno vorrebbero ridurla al silenzio - ‎‎“Affamati concentrati” dal blog Fortaleza ‎Report)
Eu não sei porque cheguei
Mas sei tudo quanto fiz
Maltratei fui maltratado
Não fui bom, não fui feliz
Não fiz tudo quanto falam
Não sou o que o povo diz

Qual o bom entre vocês?
De vocês, qual o direito?
Onde esta o homem bom?
Qual o homem de respeito?
De cabo a rabo na vida
Não tem um homem perfeito
Não tem um homem perfeito

Aos 28 de julho
Eu passei por outro lado
Foi no ano 38
Dizem que fui baleado
E falam noutra versão
Que eu fui envenenado

Sergipe, Fazenda Angico
Meus crimes se terminaram
O criminoso era eu
E os santinhos me mataram
Um lampião se apagou
Outros lampiões ficaram
Outros lampiões ficaram

O cangaço continua
De gravata e jaquetão
Sem usar chapéu de couro
Sem bacamarte na mão
E matando muito mais
Tá cheio de lampião
E matando muito mais
Tá assim de lampião
E matando muito mais

Na cidade e no sertão
E matando muito mais
Tá sobrando Lampião

inviata da Bartleby - 5/10/2011 - 13:56


E bravo Bartleby. E' proprio vero: ogni popolo è disteso sul mare della sua linfa, come la terra racchiude i giacimenti di petrolio. Basta perforare qui o là e ne zampillano fontane di sangue e di musica. Io ho provato con i Greci: ma sono convinto che la stessa cosa può accadere dappertutto nel mondo.

Gian Piero Testa - 5/10/2011 - 21:46


Caro Gian Piero, è solo grazie alle tue dritte che oggi i cangaceiros hanno espugnato le CCG/AWS!‎

Ecco il testo della tua amata "Mulher Rendeira", canzone che per davvero fu scritta da Lampião ‎intorno al 1922 e intonata dalla sua banda di cangaceiros quando attaccavano fazendas, villaggi e ‎città, sorta di “Cavalcata delle Valchirie” in salsa nordestigna. A rettifica di quanto scritto ‎nell’introduzione, "Mulher Rendeira" non fu scritta per Maria Bonita – che Lampião conobbe solo ‎nel 1929 – ma per qualche altra donna ed il coro che la intitola è probabilmente un omaggio alla ‎nonna di lui, Tia Jacosa, che evidentemente era una brava tessitrice e merlettaia (si vedano nella ‎terribile foto delle teste mozzate le bellissime sacche intessute che facevano parte del corredo della ‎banda…)‎

Secondo l’accurata ricerca svolta da Rhythm ‎‎'n' Roots, di "Mulher Rendeira" esistono più di 120 versioni diffuse in almeno 16 paesi e in 7 ‎differenti lingue… La versione certamente più vicina all’originale di Lampião è quella registrata nel ‎‎1957 da Volta Seca, uno che fu cangaçeiro nella sua banda e quindi testimone diretto. Volta Seca ‎introduce la canzone spiegando che si tratta della versione autentica e che la banda di Lampião la ‎intonava nel 1927 quando attaccò senza successo Mossoró, oggi una grande città del Rio Grande do ‎Norte. ‎

Il testo della versione originale l’ho inteso come segue:‎

“La [pistola] più piccola va in borsa, quella più grande nello zaino ‎
Non stare a piangere per me, tanto non posso portarti con me ‎
Il fucile di Lampião è adornato con cinque nastri ‎
Il luogo in cui Lampião vive [il sertão] non è posto per una bella signora”


MULHER RENDEIRA

Ole mulher rendeira
Ole mulher rendá

A pequena vai no bolso, a maior vai no embornal
Se chora por mim não fica, só se eu não puder levar
O fuzil de lampião, tem cinco laços de fita
O lugar que ele habita, não falta moça bonita

Ole mulher rendeira
Ole mulher rendá…‎

Il testo della versione cantata dai Demônios da Garoa nel film “O Cangaceiro” di Lima Barreto fu ‎invece riscritto da Alfredo Ricardo do Nascimento, meglio conosciuto come Zé do Norte (1908-‎‎1979):‎

MULHER RENDEIRA

Olé, mulher rendeira,
Olé mulhé rendá
Tu me ensina a fazer renda,
eu te ensino a namorá.
Lampião desceu a serra
Deu um baile da cangaceira

Olé, mulher rendeira,
Olé mulhé rendá…‎

La canzone, con il titolo di “O Cangaceiro” ‎fu anche magistralmente interpretata da Joan Baez.‎

Bartleby - 6/10/2011 - 08:42


Secondo me la traduzione del 2° e 4° verso della versione originale è sbagliata,anche per aver spostato una virgola;per me la traduzione del 2° verso è:"Se piangi per me non restare sola,se io non potrò portarti con me".La traduzione del 4° verso è:"Nel luogo dove lui abita non mancano belle ragazze".
Preciso che ho vissuto 13 anni in Brasile,proprio nel nord est,e,benchè non parli un portoghese perfetto,credo di conoscerlo abbastanza da potermi permettere questa correzione.

andrea - 17/11/2018 - 23:47


Grazie Andrea, sicuramente hai ragione. La mia infatti non voleva essere una traduzione, più che altro un'intenzione appena abbozzata.

Visto che conosci bene il portoghese/brasiliano nordestino, ti invito allora a proporre la tua traduzione di questa e/o di altre canzoni su Lampião e sul cangaço.

Saluti

Bernart Bartleby - 18/11/2018 - 10:17



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