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Severino

Quinteto Negro La Boca


Lingua: Spagnolo


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[2010]
Dal disco – forse ancora in divenire - intitolato “Tangos libertarios”
Parole di Osvaldo Bayer
Musica di Pablo Bernaba

A proposito della discussione intorno a “Che pace cercate? La pace per far quello che voi volete? Ma se è questo il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finir sotto terra…”, se sia una CCG/AWS a buon diritto o solo un Extra o se non abbia affatto dignità su questo sito, allora che se ne dirà di quest’altra canzone che ora propongo?

Si tratta di una milonga in memoria di un anarchico, l’italiano Severino Di Giovanni, un tipografo emigrato dall’Abruzzo in Argentina che alla fine degli anni 20 a Buenos Aires fu artefice di una lunga scia di sangue nella sua quasi personale guerra contro il sistema di sfruttamento capitalistico, contro il terrorismo di Stato e contro i simboli del fascismo italiano oltreoceano. Catturato il 29 gennaio del 1931, fu fucilato il 1 febbraio seguente, dopo un processo sommario di fronte ad un tribunale speciale miltare (il tenente che fu incaricato della difesa e che ci provò per davvero fu in seguito degradato ed espulso dall’esercito…).




Su Severino Di Giovanni nel 1970 Osvaldo Bayer, storico e scrittore e giornalista anarchico argentino, ha scritto anche un saggio, più volte ripubblicato, intitolato “Severino Di Giovanni, el idealista de la violencia”, dal quale sono in gran parte tratte le notizie che possono leggersi su questa pagina de La Cueva Tango Club.
Si veda anche Éste y aquél, sempre di Osvaldo Bayer, dedicata all’anarchico Simón Radowitzky.

Nella sua battaglia a colpi di rapine, di bombe (che fecero parecchie vittime innocenti) e di controinformazione libertaria, Severino Di Giovanni non fece che mettere in pratica quanto dichiarato alcuni decenni prima da un altro anarchico bombarolo, il francese Émile Henry, prima di offrire il collo alla ghigliottina: “Nella guerra da noi dichiarata alla borghesia non chiediamo pietà. Diamo la morte e sappiamo subirla. Per questo attendo con indifferenza il vostro verdetto. So che la mia testa non sarà l'ultima che taglierete. Aggiungerete altri morti alla lista sanguinosa dei nostri morti. Impiccati a Chicago, decapitati in Germania, garrotati a Xerès, fucilati a Barcellona, ghigliottinati a Montbrison e a Parigi, i nostri morti sono numerosi; ma voi non siete riusciti a distruggere l'anarchia. Le sue radici sono profonde. Essa è nata nel seno di una società putrefatta e vicina alla sua fine; essa è una violenta reazione all'ordine stabilito; essa rappresenta le aspirazioni di uguaglianza e libertà che distruggono l'attuale autoritarismo. Essa è dovunque. Questo la rende indomabile, per questo finirà coll'uccidervi”.


E’ questa dunque – come Contessa - una canzone pubblicabile su questo sito?
A voi, o perfidi Admins e maledetti frequentatori di queste pagine, l’ardua sentenza.
Severino, Severino aquel héroe ya olvidado.
Fueron los milicos que te fusilaron
Severino, Severino el pueblo lloró tu muerte.
en los años treinta sobre aquel amanecer
(en los años treinta… sobre aquel amanecer)

Severino, con tu lucha hasta la muerte
Muy enamorado de tu América,
la bella muchacha,
Muchachita que siempre esperó y seguirá esperando.
Severino, libertario… dinamita y corazón.
En los años treinta… sobre aquel amanecer
En los años treinta… siempre te verán volver

Severino con tus libros y con tu palabra impresa
con todas las armas luchaste por un ideal
y caíste ante el tirano defensor de aquel sistema
En los años treinta sobre aquel amanecer,
En los años treinta… siempre te verán volver

En los años treinta sobre aquel amanecer,
En los años treinta… siempre te verán volver

inviata da Bartleby - 9/9/2011 - 08:48


Bartleby, Bartleby, queste si chiamano provocazioni... ;)

CCG/AWS Staff - 9/9/2011 - 22:30


Beh, grazie Gian Piero... Non immaginavo che questa mia provocazione avrebbe potuto meritare come risposta addirittura una poesia diventata poi canzone, e bella come Θερμοπύλες di Kavafis/Glezos, tanto più intensa e complessa di canzoni come la tanto "contesa" Contessa o questa dedicata al disperato tipografo anarchico o, ancora, l'Inno della rivolta di Luigi Molinari (altra mia recente provocazione).

Sono d'accordo con te e con Kavafis, e poi - parafrasando Che Guevara parafrasato dal subcomandante Marcos - la tenerezza, accompagnata dalla "tristezza anche e dalla compassione", ci vuole sempre mentre la spada, il piombo, la dinamite - o quel che è - è solo l'eventuale extrema ratio.
Vero anche però che Efialte non trovò più nessun buco dove nascondersi dopo il tradimento e fu braccato per tutta la Trachide e la Tessaglia e alla fine ucciso, senza che nessuno dei suoi giustizieri, prima di sbudellarlo, si sia posto la compassionevole domanda: "Ma lo fece per denaro o perchè fu costretto da una lama persiana puntata alla gola?"

Quanto a Contessa la trovo anch'io greve, né più né meno di tante altre "canzoni di lotta", spesso costrette nello slogan o comunque, molto più di canzoni di altro genere, a cristallizzare il tempo e i sentimenti in poche strofe. La trovo poi davvero irritante quando, io che ero troppo giovane per vivere il 68 e anche il 77, la sento cantare da gente più grande di me, da quelli che "io c'ero" e che oggi - bancari, avvocati, dirigenti, docenti universitari ecc. - la intonano nelle loro nostalgiche kermesse pubbliche e private continuando a cagare in testa agli altri, allora come oggi, a quelli che non c'erano (che colpa ne ho?) e a quelli che c'erano e la pensavano e la vivevano diversamente, ricchi o poveri ma comunque generosi anche se preferivano la famiglia alla comune ed il confronto allo scontro.

E tuttavia tu stesso riconosci come Contessa sia un "documento rilevante", degno di essere accolto (seppur come Extra) sulle CCG/AWS. E' così prima di tutto perché la canzone di Pietrangeli è un'immagine in presa diretta di quei tempi. Non altrettanto "Severino", che è una canzone scritta di recente seppur da un profondo conoscitore della storia dell'anarchismo in Argentina, e che per di più mi pare dica ben poco del tizio cui è dedicata e dei tempi difficilissimi in cui gli capitò di vivere.

Severino Di Giovanni era un anarchico poco più che ventenne ed aveva già tre bocche da sfamare quando i fascisti (e la fame) lo costrinsero a lasciare l'Italia nel 1922. E anche in Argentina i fascisti non lo mollarono e quasi lo linciarono quando nel 1924 osò urlare "Abbasso il fascismo!" mentre lanciava volantini di denuncia dell'assassinio di Giacomo Matteotti in faccia all'ambasciatore italiano. Voleva vendicarsi Severino quando qualche tempo dopo fece esplodere una bomba al consolato d'Italia, ma invece del console gli riuscì solo di seminare la morte tra la gente che si assiepava nell'atrio (e non sono per nulla convinto che fossero tutti fascisti). Sconfessato dagli stessi anarchici, continuò da solo, ossessivamente, sulla strada degli attentati e della vendetta (contro i fascisti e contro la persecuzione degli anarchici, simboleggiata in tutto il mondo dall'esecuzione di Sacco e Vanzetti) e arrivò persino ad ammazzare il dirigente anarchico Emilio López Arango che lo aveva pubblicamente accusato di essere un agente fascista e un infiltrato. Poi la crisi internazionale ed il fascismo che prende il potere anche in Argentina con un golpe militare (il primo di una lunga serie interrottasi solo nel 1983), quello di José Félix Uriburu, il generale che amava vestire in uniforme austro-ungarica con tanto di chiodo sull'elmetto... La solitaria guerra di Severino non potè che intensificarsi e se ancora con le sue bombe fece solo pochi morti è perchè fu fermato ed eliminato.
Non credo che - come Bayer scrive nella sua canzone - molti abbiano pianto la sua morte...
Certo Severino fu una vittima del proprio odio ma soprattutto dell'odio che i fautori di quei tempi bui seppero esprimere contro il popolo, contro lavoratori e contro chi ne propugnava i diritti e le istanze di libertà e democrazia.

Cosicché, a questo punto, io lascerei vivere questa canzone sulle CCG, ma solo come testimonianza di questa discussione e come racconto della vita di un uomo appassionato che forse avrebbe potuto essere compassionevole e generoso come gli eroi delle Termopili ma che fu troppo a lungo violentato e che non trovò altra risposta alla brutalità dei suoi tempi che nella violenza.

Bartleby - 11/9/2011 - 17:31



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