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L'Agnello di Dio

Francesco De Gregori


Lingua: Italiano


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Francesco-De-Gregori-Prendere-E-Lasciare-1996-Front-Cover

Un testo teso su una musica molto ritmata da sonorita' create negli Stati Uniti con l' aiuto di Corrado Rustici, nel quale l' immagine evangelica dell'agnello sacrificale, dell'"Agnus dei qui tollis peccata mundi", assume la forma delle vittime e dei carnefici della violenza contemporanea.

Propone accostamenti inconsueti, che suonano perfino blasfemi a un ascolto distratto, questo "Agnello di Dio" di De Gregori: ecco lo spacciatore all'uscita della scuola che vende la sua merce, mentre la consegna della bustina che passa di mano in mano finisce per assomigliare paradossalmente a quel "segno di pace" che i cattolici si scambiano alla fine della messa. "E intanto due poliziotti fanno finta di non vedere". Timori di padre, visto che De Gregori ha due figli maschi, gemelli, che frequentano, a Roma, rispettivamente il liceo classico (Mamiani) e il liceo artistico?

Anche qui, come nello stile di De Gregori, una descrizione forte, quasi cinematografica, dello spacciatore che "ha gli occhi come due monete il sorriso come una tagliola".

Andando avanti la canzone diventa una strana preghiera, un mix di misticismo e atroce ironia che certamente farà discutere, con questo Agnello di Dio dalle mille, contraddittorie, sembianze.

Da notare che De Gregori, all'inizio della canzone, evita, con un trucchetto, la citazione letterale della frase evangelica: "che toglie i peccati dal mondo" diventa "chi toglie peccati del mondo". Storpiatura plausibile: a pronunciare la frase e' infatti una prostituta slava che, presumibilmente, non parla bene l'italiano.

La canzone continua con un alternarsi di immagini tragiche dedicate alle varie forme che potrebbe assumere oggi l'agnello di Dio: "un soldato con le gambe fracassate col naso insanguinato", un uomo "chiuso dentro una prigione", un altro "braccato per la campagna" "nascosto in un treno". E ancora l' affamato, il nomade. E nel finale che la canzone prende una piega decisamente mistica in verità davvero inconsueta per De Gregori, in un costrutto che si fa via via più ermetico nel finale.

Mario Luzzatto Fegiz, Corriere della Sera, 21 agosto 1996
Ecco l'agnello di Dio
Chi toglie i peccati del mondo
Disse la ragazza slava venuta allo sprofondo
Disse la ragazza africana sul
Raccordo Anulare
Ecco l'agnello di Dio che viene a pascolare
E scende dall'automobile per contrattare

Ecco l'agnello di Dio
All'uscita della scuola
Ha gli occhi come due monete
Il sorriso come una tagliola
Ti dice che cosa ti costa
Ti dice che cosa ti piace
Prima ancora della tua risposta ti da un segno di pace
E intanto due poliziotti fanno finta di non vedere

Oh, aiutami a fare come si può
Prenditi tutto quello che ho
Insegnami le cose che ancora non so, non so
Dimmi quante maschere avrai
E quante maschere avrò

Ecco l'agnello di Dio
Vestito da soldato
Con le gambe fracassate
Col naso insanguinato
Si nasconde dentro la terra
Tra le mani ha la testa di un uomo
Ecco l'agnello di Dio
Venuto a chiedere perdono
Si ferma ad annusare il tempo
E nel vento sente odore di piombo

Percosso e benedetto
Ai piedi di una montagna
Chiuso dentro una prigione
Braccato per la campagna
Nascosto dentro un treno
Legato sopra un altare
Ecco l'agnello di Dio che nessuno lo può salvare
Perduto nel deserto
Che nessuno lo può trovare
Ecco l'agnello di Dio senza un posto dove stare
Ecco l'agnello di Dio
Senza un posto dove andare
Ecco l'agnello di Dio senza un posto dove stare

Oh, aiutami a stare dove si può
E prenditi tutto quello che ho
Insegnami le cose che ancora non so, non so
E dimmi quante maschere avrai
Regalami i trucchi che fai
Insegnami ad andare dovunque sarai, sarò
E dimmi quante maschere avrò
Se mi riconoscerai dovunque sarò, sarai

8/9/2011 - 23:48


Meno agnello più cervello...
agnello

daniela -k.d.- - 31/3/2013 - 12:12


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