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Canción para un martir

Son 3/4


Lingua: Spagnolo



Letras y música: Carlos Serpas
Arreglos musicales: Julio Herrera

Per Oscar Romero

romero
No entiendo cuando dicen que está muerto
Si aún su voz se escucha en el misterio
de la fragancia limpia de los cerros
Y en medio de la milpa y del incienso.

Supongo que no debo preguntarme
Por qué si ha fallecido no lo entierran
Por qué sigue gritándome al oído
Por qué me vuelve duros los caminos

Pregunto por qué si amó le desgarraron sus vestidos
Y lo elevaron a las cumbres del suplicio
Es como si la tierra le arrebatara la vida
Para verlo en el futuro renacer.

Lo veo en el encanto de los llanos
Por qué sembró semilla arando heridas
Lo veo caminando por los pueblos
Gritando como voz en el desierto.

Lo veo acariciando a los desvelos
Desvelos que alimentan su cerebro
De sol a sol mirar hacia los cielos
Lo siento como ruego en el silencio.

Le escucho por más que quieran taparme los oídos
Siento su vida derramada por los siglos
Demuestra su sotana que la noche entre más negra
Avisa que vendrá el amanecer.

inviata da DonQuijote82 - 31/8/2011 - 20:43


Brani scelti dalle ultime omelie e carteggi

Al presidente degli USA, Carter
Signor Presidente,
in questi ultimi giorni è apparsa sulla stampa nazionale una notizia che mi ha vivamente preoccupato. Si dice che il suo governo stia studiando la possibilità di appoggiare ed aiutare economicamente e militarmente la Giunta di Governo.
Dal momento che lei è cristiano ed ha manifestato di voler difendere i diritti umani oso esporle il mio punto di vista pastorale su questa notizia e rivolgerle una petizione concreta.
Mi preoccupa fortemente la notizia che il governo degli Stati Uniti stia studiando la maniera per favorire la corsa agli armamenti di El Salvador inviandogli equipaggiamenti militari e mezzi (addestrare tre battaglioni). Nel caso questa notizia giornalistica corrispondesse a realtà, il contributo del suo Governo invece di favorire una maggior giustizia e pace in El Salvador acuttizzerebbe senza dubbio l'ingiustizia e la repressione contro il popolo organizzato, che da lungo tempo lotta perché vengano rispettati i suoi diritti umani fondamentali.
L'attuale Giunta di Governo, e soprattutto le Forza Armate ed i corpi di sicurezza, disgraziatamente non hanno dimostrato la capacità di risolvere, nella pratica politica, i gravi problemi nazionali. In generale sono ricorsi alla violenza repressiva provocando un numero di morti e di feriti molto maggiore di quello dei regimi militari precedenti, la cui sistematica violazione dei diritti dell'uomo venne denunciata dalla stessa Commissione Interamericana dei Diritti dell' Uomo.
La forza brutale con cui i corpi di sicurezza hanno recentemente allontanato ed assassinato gli occupanti della sede della Democrazia Cristiana, nonostante che la Giunta di Governo ed il Partito non avessero autorizzato l' operazione, evidenzia che la Giunta e la Democrazia Cristiana non governano il paese ma che il potere politico è nelle mani di militari senza scrupoli che sanno solo reprimere il popolo e favorire gli interessi dell'oligarchia salvadoregna .
Se è vero che nel novembre scorso "un gruppo di sei americani distribuì in El Salvador duecentomila dollari in maschere a gas e giubbotti antiproiettile e ne insegno' l' uso durante le manifestazioni",lei si renderà conto che da allora i corpi di sicurezza , dotati di più efficace protezione personale, hanno represso con violenza ancora maggiore la popolazione utilizzando armi mortali.
Perciò, dal momento che, come salvadoregno ed Arcivescovo dell'Archidiocesi di San Salvador, ho l'obbligo di vegliare perché regnino la fede e la giustizia nel mio Paese, le chiedo, se veramente vuole difendere i diritti dell'uomo, di:
oimpedire che venga fornito questo aiuto militare al Governo salvadoregno;
ogarantire che il suo governo non interverrà direttamente o indirettamente con pressioni militari, economiche e diplomatiche, nella determinazione del destino del popolo salvadoregno.
Stiamo vivendo nel nostro paese momenti di gravi crisi economica, ma è indubbio che ogni giorno più il popolo si organizza e si rende conto di essere responsabile del futuro del El Salvador e l'unico in grado di superare la crisi.
Sarebbe ingiusto e deplorevole che per l'intromissione di potenze straniere il popolo salvadoregno venisse frustrato e represso e le venisse impedito di decidere quale autonomia di tracciato economico e politico che deve seguire.
Significarebbe violare il diritto che il vescovi latino-americano riuniti a Puebla hanno riconosciuto pubblicamente: "La legittima autodeterminazioni dei nostri popoli permette loro di organizzarsi secondo il propio carattere e scegliere il cammino della propia storia, cooperando al nuovo ordine internazionale" (Puebla 505).
Spero che i suoi sentimenti religiosi e la sua sensibilità nella difesa dei diritti dell' uomo la muovano ad accettare la mia petizione, evitando ulteriori spargimenti di sangue in questo paese che soffre tanto.
17 Febbraio 1980
Oscar A. Romero, Arcivescovo

(da "OSCAR ROMERO: "Il mio Sangue per la libertà del Salvador" L'altra Metà del Mondo; Eurostudio.)

Omelie

1° Gennaio '80: Messaggio per l'anno Nuovo:

"La nostra arcidiocesi di San Salvador non può restare al margine, di fronte a questo grido del popolo, che è voce di Dio e chiaro insegnamento della Chiesa universale. Per questo sento il dovere di rivolgere, ancora una volta e a nome vostro, in questo cordiale messaggio per l'anno nuovo, un caldo invito a tutti quelli che in quest'ora storica del popolo salvadoregno sono protagonisti ed artefici della trasformazione in atto.

Agli uomini del governo e delle forze armate

Voi avete avuto il coraggio di promettere al popolo una trasformazione agraria e la nazionalizzazione del commercio estero del caffè e dello zucchero. Non suscitate, come in altre occasioni, false speranze in questo popolo che tanto ha sofferto. Realizzate quello che avete promesso, malgrado le reazioni della minoranza di duemila latifondisti, padroni del 40% delle terre salvadoregne. Siate coraggiosi e scon-giurate i tentativi di corruzione e di intimidazione. Non lasciatevi dividere da interessi meschini, nel momento in cui il vero interesse del popolo deve rinforzare l'unità. Più che un diritto dovete sentire l'obbligo di andare avanti, perché avete il dovere di eliminare davanti al popolo quelle che il papa ha chiamato le barriere dello sfruttamento.
La trasformazione agraria e gli altri cambiamenti di strut-ture ingiuste non sono un vostro regalo al popolo, per guadagnarvi il suo appoggio; si tratta piuttosto di appoggiare una conquista che il popolo sta realizzando col sangue sparso nelle sue giuste lotte rivendicative e, soprattutto, col suo lavoro mal pagato. Non è perciò un dono gratuito, ma uno stimolo all'azione e un invito a partecipare alla realizzazione della giustizia. Non dovete neppure orientare questi sforzi verso uno sbocco del modello economico capitalista che, di fatto, con-tinui a concentrare in poche mani di industriali, di commercianti o di banchieri le ricchezze. Si tratta di una ripar-tizione del bene di tutti. Né si devono cercare nuove forme di dipendenza del contadino nei confronti dello stato, ma di ridare allo stato il suo vero ruolo di servitore del popolo. Le trasformazioni sociali non devono soltanto ricercare una giusta distribuzione dei frutti della terra, ma anche facilitare a tutti l'accesso alle risorse sociali: medici, ospe-dali, elettricità, acqua ecc. Voi avete nelle vostre mani, in quest'ora storica della provvidenza divina, la responsabilità di realizzare nel Sal-vador il grandioso ideale umano del concilio: la promozione di tutti gli uomini e di tutto l'uomo".

27 gennaio '80

Durante l'omelia denuncia il massacro degli scioperanti pacifici di cinque giorni prima:

"1. Di fronte a questi fatti così dolorosi e di fronte agli altri tragici fatti di questa settimana macchiata da tanta violenza - alcuni dei quali li ho appena citati - desidero anzitutto rivolgermi a tutti, senza eccezione, a i parenti delle vittime e ai feriti o picchiati, per dire loro la parola di speranza del Vangelo e la solidarietà pastorale e la pre-ghiera della nostra Chiesa.

2. Come pastore e come cittadino salvadoregno, mi fa soffrire profondamente che si continui a massacrare il set-tore organizzato del nostro popolo solo per il fatto di mani-festare ordinatamente, per la strada, chiedendo giustizia e libertà. Sono certo che tanto sangue sparso e tanta soffe-renza causata ai parenti di tante vittime non saranno vani.
E' sangue e dolore che irrigheranno e feconderanno nuovi e sempre più numerosi salvadoregni che prenderanno co-scienza della loro responsabilità nel costruire una società più giusta ed umana e che porterà il frutto delle riforme strutturali coraggiose, urgenti e radicali di cui la nostra patria ha bisogno.
Il grido di liberazione di questo popolo, è clamore che sale fino a Dio e che ormai niente e nessuno potrà fermare.
Coloro che cadono nella lotta - sempre che sia con amore sincero verso il popolo e alla ricerca di una vera liberazione - dobbiamo sempre considerarli presenti fra di noi. Non solo perché continuano nel ricordo di quelli che proseguono la loro lotta, ma anche perché la trascendenza della nostra fede ci insegna che con la distruzione del corpo non finisce la vita umana... ma, dopo la morte, atten-diamo, per la misericordia divina, il raggiungimento per gli uomini della liberazione piena ed assoluta. Le liberazioni temporali saranno sempre imperfette e transitorie, e sono valide, e varrà la pena lottare per esse, solo in quanto sono un riflesso, sulla terra, della giustizia del regno di Dio.

3. Mi sembra anche sproporzionato, e perciò ingiusto, l'aver tenuto all'oscuro, per tanto tempo, il popolo su quello che succedeva, imponendo il monopolio dell'informazione radiofonica.
Finora la stampa e la televisione, generalmente, hanno diffuso solo la versione ufficiale e altre versioni che, in forma interessata, nascondono la partecipazione della destra e quella dei corpi di sicurezza e cercano di dare l'impres-sione che i colpevoli di tanti morti e feriti siano stati i manifestanti armati. Dinanzi al saldo orrendo di sangue e di violenza di que-sta settimana, voglio rivolgere, a nome del Vangelo, un nuovo invito a tutti i settori salvadoregni, perché abban-donino le strade della violenza e cerchino con maggior impe-gno soluzioni ragionevoli di dialogo, sempre possibili, al-meno finché gli uomini non rinunciano alla propria razio-nalità e alla buona volontà. Si è visto, ancora una volta, che la violenza non costruisce; soprattutto la violenza di una destra recalcitrante che strumentalizza la violenza re-pressiva delle forze armate per violare, a proprio favore, i sacri diritti umani dell'espressione e dell'organizzazione che il popolo ormai sa difendere.
A questa violenza intransigente della destra, torno a ripetere il severo ammonimento della Chiesa che la fa col-pevole della collera e della disperazione del popolo. Essi sono il vero germe, il vero pericolo del comunismo che denunciano ipocritamente. Alla violenza delle forze armate devo ricordare il dovere di essere al servizio del popolo e non dei privilegi di pochi. Vorremmo vedere reprimere con la stessa furia la sovver-sione di destra che è più criminale di quella di sinistra e che potrebbe essere meglio controllata dalle forze di sicurezza".

23 Marzo 1980

"Vorrei rivolgere un invito particolare agli uomini dell'eser-cito e, in concreto, alle basi della guardia nazionale, della polizia, delle caserme.
Fratelli, appartenete al nostro stesso popolo, uccidete i vostri fratelli contadini e davanti ad un ordine di uccidere che viene da un uomo deve prevalere la legge di Dio che dice: NON UCCIDERE... Nessun soldato è obbligato ad obbe-dire a un ordine che sia contro la legge di Dio... Una legge immorale nessuno deve adempierla...
E' ora, ormai, che recuperiate la vostra coscienza e obbediate anzitutto ad essa, piuttosto che all'ordine del peccato... La Chiesa, che difende i diritti di Dio, della legge di Dio, della dignità umana, della persona, non può rimanere in silenzio di fronte a così grande abominazione. Vogliamo che il governo si renda conto sul serio che non servono a niente le riforme se sono macchiate con tanto sangue... In nome di Dio, dunque, e in nome di questo popolo sofferente i cui lamenti salgono al cielo sempre più tumultuosi, vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: Basta con la repressione!...".

DonQuijote82 - 31/8/2011 - 20:45


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