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Sempre poveri

Matteo Salvatore


Lingua: Italiano (Pugliese Foggiano)


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(Matteo Salvatore)
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(Matteo Salvatore)
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Scritta e cantata da Matteo Salvatore
Album: Canti e storie rurali e popolari
"Stato status dominus subissus ammenus, dicevano i nostri padri
Lo Stato è da sempre incagliato nelle secche di Ebole
Lo Stato è un lupo di pietra
non morde perché non ha denti
ma rimane il lupo
e le povere pecorelle meridionali senza cibo e senza pastore ne hanno paura
Le stelle della Legge non possono proteggere le stalle"


Sempe povere nui simme stète
Dinta 'sta lote a'mmo sempre a patète
Questa lote è 'nu brutto capute
pe nui poveretti la vita è fenuta..

Chi sta bbono nun crede a l'ammalèto
Chi sta sazio nun crede a l'affamèto
[x2]

Scancellètece dalla società
pe nui poveretti pietà nun ce ne sta
C'è sta 'nu detto tanto antico:
"Magnete la scorcia, sparagna la mollica"

La mollica te la magne staséra
e al lume de candela
e poi te vai a cuccà'
[x2]

inviata da giorgio - 16/7/2011 - 20:45


Non trovo il brano in nessuno dei tre volumi di “Canti e storie rurali e popolari”.
Si trova invece nella raccolta (libro+CD) “La luna aggira il mondo e voi dormite”, Stampa Alternativa, 2002.

Da “… Finì con i campi alle ortiche” (Terra del rimorso), blog curato dal prof. Angelo Michele Lombardi

Traduzione letterale degli ultimi versi:

C’è un detto, un detto antico
mangi la scorza del pane e conservi la mollica
La mollica te la mangerai stasera
e alla luce della candela andrai a dormire.


Traduzione alla luce del linguaggio simbolico e metaforico tipico del poeta

C’è un detto, un detto antico
Quando hai denti buoni mangi la scorza del pane duro
e conservi la mollica per la tua vecchiaia senza denti
a due passi dalle candele della notte eterna.

Bernart Bartleby - 26/10/2015 - 11:04


"Stato status dominus subissus ammenus, dicevano i nostri padri
Lo Stato è da sempre incagliato nelle secche di Ebole
Lo Stato è un lupo di pietra
non morde perché non ha denti
ma rimane il lupo
e le povere pecorelle meridionali senza cibo e senza pastore ne hanno paura
Le stelle della Legge non possono proteggere le stalle"

Questa era l'introduzione parlata di Matteo che precedeva la canzone.
I tre volumi dal titolo " Canti e storie rurali e popolari-Puglia" sono raccolte assemblate traendo materiale da dischi precedenti, la canzone in questione è effettivamente rintracciabile solo nel cd citato da Bernart, che tuttavia non è una raccolta bensì un prodotto di grande valore, un prezioso documento inedito di nuove incisioni effettuate da Matteo con la voce che gli era rimasta in vecchiaia e che dobbiamo ad Angelo Cavallo, suo unico impresario, amico e consigliere degli ultimi anni di vita. L'accompagnamento musicale e gli arrangiamenti ovviamente non sono opera di Matteo ma di musicisti sensibili quali Angelo Pantaleo e i Ziringaglia.
Ho visto che negli ultimi giorni sono stati inseriti i testi dialettali di alcune canzoni di Matteo Salvatore e ho notato che le trascrizioni contengono numerosi errori ortografici che non alterano comunque il senso delle frasi.

Flavio Poltronieri - 26/10/2015 - 19:46


Ciao Flavio, grazie come al solito per le tue sempre preziose precisazioni, che si percepiscono sempre dettate da vera e profonda conoscenza e amore e non solo - come nel mio caso - da qualche frettolosa, anche se fruttuosa, ricerca in quel guazzabuglio che è la Rete.

I testi di Matteo Salvatore che ho inserito negli ultimi giorni sono:
Lu core tosto, nella trascrizione trovata nell'articolo di Nicola Contegreco citato;
I due fannulloni, trascritta all'ascolto dal "piemontuso" sottoscritto;
La siccità, la cui trascrizione - da me faticosamente ricostruita da pdf, e per ben due volte, che l'avevo già contribuita anni fa a commento di Italia minore di Eugenio Bennato - è quella di Maria Luisa Scippa nel suo breve studio citato su Matteo Salvatore.

Un abbraccio

Bernart Bartleby - 26/10/2015 - 21:37


Caro Bernart, quando vedo che qualcuno si interessa a Matteo, cerco di dare anch'io il mio contributo, ad esempio volevo informarti che la Ballata di Teresina è da co-attribuire anche a Otello Profazio. Poi il titolo Lu core tosto non mi risulta appartenere a nessuna canzone di Matteo, in realtà la ballata sopracitata inizia proprio con i versi "lu core nu ce po cambià...se lo vonne magnà" per cui in realtà non sono due canzoni distinte ma una sola che comunque ha dei versi in più rispetto al testo inviato da Bartleby e tradotto da Maria Luisa Scippa.
L'ultima volta che ho sentito cantare Matteo Salvatore, a fine giugno del 2002 in un piccolo paese delle Marche, alla Chiusa del Convento di Torre S. Marco di Fratte Rosa in provincia di Pesaro e Urbino, era una notte da tregenda, c'erano due musicisti da Mattinata, Foggia: Leonardo Mansueto alla chitarra e Chiara Armiento alla voce e poi lui, 77 anni, Matteo Salvatore: il primo cantautore e l'ultimo brigante. Certo il suo incredibile falsetto era appannato ma la sua voce e le sue ballate si agganciavano idealmente a tutte le povertà e le fatiche del mondo, facendone un artista senza luogo e senza tempo. Mi permetto di suggerire l'ascolto di una irresistibile filastrocca del 1971, con un accompagnamento pseudo-rock sorprendente che forse pochi conoscono e che si trova in rete: 1,2,3,4, mo ve la pappa - YouTube

Flavio Poltronieri - 26/10/2015 - 23:05


krzyś - 27/10/2015 - 18:11


questa è una interpretazione recente, per ascoltare l'originale di Matteo bisogna digitare così: 1,2,3,4, mo ve la pappa - YouTube

Flavio Poltronieri - 27/10/2015 - 20:10


Aha, ecco... probabilmente quel che vediamo o non vediamo su Tuo Tubo dipende dal paese di origine dell'utente. Pazienza e un saluto caloroso.

krzyś - 27/10/2015 - 21:02


io l'ho trovata qui con un intero album

Lorenzo - 27/10/2015 - 21:55


Perfetto. Basta andare a minuti 33.50. Questo è uno di quei dischi locali che si vendevano sulle bancarelle di mercato pugliesi, assieme alla verdura. C'erano anche qui nel Veneto una volta, si vendevano le musicassette dei cantanti famosi e i ballabili tipo Casadei. Ad ogni modo tornando alla canzone: con tutti quei bambini, la madre chiedeva l'elemosina nei paesi vicini e lo straziante e continuo ritornello che accompagnava quei tempi dell'infanzia era sempre l'assillo del cibo. In innumerevoli canzoni di Matteo questa tematica ritornerà ossessivamente, questa è una nenia che la povera donna cantava al figlio.

Flavio Poltronieri - 27/10/2015 - 22:10


Non sono sicuro che fosse la versione raccomandata da Flavio ma ringrazio tanto il Webmastero che si è riuscito staccare per un momento dai suoi muoni : )
Grazie assai

krzyś - 27/10/2015 - 22:16



Lingua: Italiano

Versione italiana di Natale Tataj Minchillo

mi son permesso di riscrivere il testo della canzone in quanto io le canzoni di Matteo le canto da sempre e provengo da San Paolo di Civitate che dista circa 10 Km dal paese di Matteo, Apricena.


Semp pov'r nuj simm stète
Dint a 'sta lot amm semp abtèt
Questa lot jè 'nu brutt cavute
pe nu puv'rett la vita jè fenut

Chi sta bbon nun cred a l'ammalèt
Chi sta sazio nun cred a l'affamèt
[x2]

Scanc'llàtc dalla società
pe nu' puv'rett pietà nun ce ne sta
C' sta 'nu detto tanto antico:
"Magn'te la scorcia, sparagna la mullica"

La mullica te la magne staséra
a lùm de candela
e pò t' và a cucà'.
[x2]
SEMPRE POVERI

sempre poveri noi siamo stati
in questo fango abbiamo sempre abitato
Questo fango è un brutto buco
per noi poveretti la vita è finita

Chi sta bene non crede all'ammalato
chi sta sazio non crede all'affamato

Cancellateci dalla società
per noi poveretti pietà non ce ne stà
c'è un detto tanto antico:
"Mangiati la scorza risparmia la mollica"

La mollica te la mangi questa sera
a lume di candela
e poi a nanna.

inviata da Natale Tataj Minchillo - 28/9/2016 - 12:09


Hey Tataj, che sorpresa...ma ci conosciamo...tu sei quel bell'uomo con baffi e pizzetto che andò in giro anni fa a cantare le canzoni di Matteo con il collettivo Jurnatèr...ci siamo incontrati a inizio 2009 ad Avesa(Verona), io ero in contatto con Federico Caroli che nel gruppo suonava la chitarra. Matteo purtroppo non è culturalmente considerato come meriterebbe in questa nazione di ingrati: forse nessuno ha saputo cantare la condizione degli ultimi come lui qui in Italia, in cambio quasi nessuno lo conosce...perfino i Russi hanno dedicato una statua a Vladimir Vysotskij.....

Flavio Poltronieri - 29/9/2016 - 14:24


Ciao Flavio certo che mi ricordo, alla fontana di Avesa. Io continuo ancora a cantare Matteo Salvatore con Jurnatér. Ciao
Tataj

Natale Tataj Minchillo - 1/10/2016 - 16:22


Bene, allora tienici informati in questa sede cosicchè qualcuno di noi interessati abbia la possibilità di assistere, un abbraccio e grazie

Flavio Poltronieri - 2/10/2016 - 10:52


Alla prossima!!!!
un abbraccio.

Natale Tataj Minchillo - 3/10/2016 - 16:51


Ehi, Tataj, guarda che ti ho citato:

Matteo Salvatore: i suoi canti, le sue storie

Flavio Poltronieri - 17/5/2018 - 17:02



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