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La Martina Chapanay

Los Trovadores de Cuyo


Lingua: Spagnolo


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(Juan Carlos Baglietto)
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(León Gieco)
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(Stormy Six)


Cueca guanacacheña che compare nel disco “Los grandes exitos de Los Trovadores de Cuyo – vol. 5” pubblicato nel 1961.
L’autore di testo e musica è Hilario Cuadros che la scrisse negli anni 30 o 40.

Los Trovadores de Cuyo - Los Grandes Exitos de Los Trovadores de Cuyo Vol. 5 F

Continuando ad indagare la miriade di personaggi che scaturiscono da Bandidos rurales di León Gieco, dopo Isidro Velázquez, Mate Cosido (1 e 2), Bairoletto e Gauchito Gil, ecco finalmente una donna, la bandida Martina Chapanay, sperando con questo di far felice la nostra brigantessa e streguzza Adriana…



Altro personaggio pienamente ottocentesco, come Gauchito Gil, Martina Chapanay era del Cuyo, era meticcia di padre huarpe (etnia indigena che abitava la regione ed in particolare la zona palustre, oggi quasi scomparsa, delle Lagunas de Guanacache) e fin da giovanissima aveva mostrato una particolare destrezza nel cavalcare, nello sparare e nel dar di coltello. Vestiva da gaucho, con tanto di poncho, bandana e stivali di cuoio, col che non doveva apparire poi tanto diversa da brigantesse nostrane come Maria Oliverio detta Ciccilla o Michelina Di Cesare.
Il destino degli huarpes del Cuyo fu comune a quello di tutti gli aborigeni americani: gli spagnoli li sterminarono con la spada, le malattie, la schiavitù e la distruzione per predazione del loro ambiente di vita, il fertile ma complesso e delicato sistema di lagune, pantani ed acquitrini dal quale gli huarpes “huanacache” o “laguneros” avevano tratto per secoli il loro sostentamento. Sicchè la lagunera Martina Chapanay divenne fuorilegge un po’ per motivi legati alla rivendicazione etnica e sociale, divenendo un simbolo della resistenza indigena e contadina, un po’ per la sua personale rivendicazione di genere. Si racconta che, prima di accettare le di lui prorofferte, affrontò coltello in pugno il bandito Cruz Cuero che la voleva come compagna, e sempre a coltello lo uccise qualche anno più tardi, prendendo lei le redini della banda. In seguito Martina Chapanay si guadagnò l’impunità mettendosi al servizio di caudillos come Facundo Quiroga e Chacho Peñaloza durante le guerre intestine tra federalisti e unitari che insanguinarono l’Argentina nel corso di quasi tutto l’800… Ma questo ci interessa di meno.
Quel che importa è che Martina Chapanay, indigena e donna capitata a vivere in un mondo dominato da una ferocia tutta maschile dove destino dei più deboli era di soccombere, lottò con tutte le sue forze per non essere sopraffatta e si guadagnò per questo l’ammirazione ed il rispetto di tanti, soprattutto della gente più umile con la quale, da bandita, aveva compartito i frutti di rapine e sequestri.
Morì di vecchiaia, probabilmente nel 1887, conclusione non proprio comune per un bandito e per un combattente.
[Recitato] En 1811 nació una linda cuyana, entre cedrones, tomillos, toronjiles y pichanas. Adornaban la laguna pájaros bobos, retamas y otros yuyos bendecidos que purifican el alma. Según nos cuenta Guayama que Guanacache fue el nido donde nació la cuyana de tan lindo apelativo. Era su nombre Martina y Chapanay su apellido…
¿Y para el huarpe aparcero? ¡Va este cuecón lagunero!

Lagunera fue, sí señor
hija del cacique Juan Chapanay
y de la Teodora,
la que el huarpe añora
en el alma nuestra debe perdurar

Lagunera fue, sí señor
Heroína fuerte cual ñandubay
La que el huarpe añora
En el alma nuestra debe perdurar

Fue Martina Chapanay
La nobleza del lugar
Cuyanita buena de cara morena
Valiente y serena
No te han de olvidar

Y Guayama es, si señor
Lagunero puro nativo y leal
Tiene un gran anhelo
Por su patrio suelo
Como sus abuelos lo quiere cuidar.

inviata da Bartleby - 28/4/2011 - 09:36


Per Bartleby:
Ricambio con reliquia del Gauchito Gil
Foto scattata da mio padre in uno dei suoi viaggi in Argentina
Non è la tomba del bandito disertore(il vecchio dice di avere fotografato anche quella ) ma uno dei tanti monumenti sparsi per la pampa

ghaucito

adriana - 28/4/2011 - 12:30


Grazie Adriana, maperò sarà pure l'altare di uno dei tanti "santos gauchos" ma non quello del Gauchito Gil... Te lo dico per certo perchè quando c'è il Gauchito Gil il colore dominante se non unico è il rosso.
Inoltre i disegni in greche inca bianche e nere sono tipici di Belén e del Catamarca, mentre il nostro Gauchito Gil era del Corrientes, parecchio più ad est...

Comunque grazie maperò, ricorda o streguzza:Al Gauchito Gil no le falta el rojo, jamás

"En cada lugar de la Argentina, al costado de la ruta, en un paraje abandonado o en el jardín de un devoto, es posible encontrar un santuario del Gauchito Gil.

Sin embargo, el altar principal se encuentra en el cruce de las rutas 123 y 119, a 8 km de la ciudad de Mercedes (antigua Pay-Ubre), en la provincia de Corrientes.

En cualquier santuario, donde usted decida invocar o manifestarle su fe al santo, se acostumbra llevar una cinta roja para atar en algún lugar del altar y, a cambio, llevarse otra cinta que se entiende que ya ha sido bendecida por el santo —porque ha permanecido un tiempo en ese lugar de fe— para llevarla en la muñeca, colgarla en el espejo del auto o de algún lugar de la casa.

Puede armar su propio santuario al Gauchito Gil en su casa. Sólo tendrá que armar una capillita de madera, colocar una cruz del mismo material en la parte superior y agregar, si pudiera, una imagen del santo, ya sea con una estampa o estatua." (fonte)

Bartleby - 28/4/2011 - 22:00


Non appena il mio mettitore al mondo si ristabilisce dalla bronchite lo costrigerò a darmi spiegazioni e prove.
Che il Gauchito Gil mi perdoni!!

adriana - 29/4/2011 - 11:54


Te perdono, Adriana, y te bendigo.
Y voy a orar para que tu papà esté de pie y como nuevo muy pronto.
Salud, amor y dinero!
Gauchito Gil

Gauchito Gil - 29/4/2011 - 14:15


Per Bartleby

My querido Gauchito Gil,
my viejo envio un mail entitulado "demencia senil"
me esplica que el gaucho que esta alla o eras tu ma Zeferino Namuncara'

Un segno del destino?

Che verguenza!!
Che verguenza!!

adriana - 2/5/2011 - 10:37


Davvero incredibile, Adriana.
Zeffirino Namuncurá, un mapuche che scelse di stare dalla parte di coloro che avevano contribuito a sterminare il suo ed altri popoli indigeni nel corso della cosiddetta “conquista del deserto” (la conquista del West in salsa argentina) e che è diventato beato nel 2004 solo per aver avuto la sfiga di morire di tubercolosi mentre era ospite dei salesiani!
Quell’altro, Wojtyla, invece è stato beatificato non tanto perché una suora sciroccata dice di essere guarita dal Parkinson per opera sua ma piuttosto perché in meno di 30 anni ha beatificato più gente che tutti i suoi predecessori messi insieme… Vuoi che non facessero beato un tal “beatificatore”?!?

Un tempo si santificavano i cristiani scuoiati, bruciati, trucidati e mangiati dai leoni, i martiri per la fede… Oggi invece basta che uno abbia tirato un petto in nomine domini per assurgere alla gloria degli altari. O tempora, o mores!

Bartleby - 2/5/2011 - 14:37



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