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L'ultima notte

Bepi De Marzi


Lingua: Italiano


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(Bepi De Marzi)


Testo di Carlo Geminiani sulla base degli scritti di Giulio Bedeschi
Musica del maestro Bepi De Marzi

Alpini-05


Nel 1943, dopo giorni di marcia nella steppa gelata, il 26 gennaio, gli alpini riuscirono finalmente a sfondare le linee russe al ponte della ferrovia di Nikolajewka e ad uscire dalla sacca nella quale erano rinchiusi. Era la strada verso la libertà, ma anche una durissima battaglia contro il gelo, la mancanza di mezzi e il nemico. L’approssimativa preparazione e l’inadeguatezza degli equipaggiamenti per quell’entrata baldanzosa in guerra dell’Italia anche sul fronte russo, sbandierata con i molteplici mezzi della propaganda governativa, venivano ora pagate a duro prezzo dagli alpini che iniziarono una tremenda marcia verso casa, armati solo del loro coraggio e della loro resistenza contro quel Generale Inverno che nel passato aveva già crudelmente piegato anche le truppe militari di Napoleone.
Un’altra volta, in un altro punto della storia, dove a pagare le follie dei potenti di turno sono semplici esseri umani mandati allo sbaraglio.
Era la notte bianca di Natale
ed era l’ultima notte degli alpini;
silenzioso come frullo d’ale
c’era il fuoco grande nei camini.

Nella pianura grande e sconfinata
e lungo il fiume - parea come un lamento -
una nenia triste e desolata
che piangeva sull’alito del vento.

Cammina cammina
la casa è lontana
la morte è vicina
e c’è una campana
che suona, che suona:
Din don, dan...
Che suona, che suona:
Din don, dan...

(Recitato)
Mormorando, stremata, centomila
voci stanche di un coro che si perde
fino al cielo, avanzava in lunga fila
la marcia dei fantasmi in grigioverde.
Non è il sole che illumina gli stanchi
gigli di neve sulla terra rossa.
Gli alpini vanno come angeli bianchi
e ad ogni passo coprono una fossa.

(Cantato)
Tutto ora tace. A illuminar la neve
neppure s’alza l’ombra di una voce
lo zaino è divenuto un peso greve;
ora l’arma s’è mutata in croce.

Lungo le piste sporche e insanguinate
son mille e mille croci degli alpini,
cantate piano, non li disturbate,
ora dormono il sonno dei bambini.

Cammina cammina
la guerra è lontana
la casa è vicina
e c’è una campana
che suona, ma piano:
Din, don, dan...
Che suona, ma piano:
Din, don, dan...

inviata da terresulconfine - 28/12/2010 - 12:16


Buongiorno,

parole e musica struggenti. Complimenti agli autori. Ci si sente coinvolti e molto addolorati. Il video è "spaventoso"
Non si può certo immaginare il dolore imperante. Mi chiedo sempre come la vita abbia potuto continuare con la disperazione che si stava vivendo. Una cosa terribile!
Grazie per avermi dato la possibilità di conoscere bene il testo anche se la canzone la conoscevo per averla ascoltata più volte nei vari concerti.


Buona giornata

BRUNA CALLIGARO - 28/8/2018 - 13:18



Lingua: Italiano

La versione del tutto originale dei Dish-Is-Nein, nuovo progetto industrial neofolk che psosegue il lavoro dei mitici Disciplinatha.
Nell'album "Dish-Is-Nein", uscito all'inizio del 2018.
Con il Coro Alpino di Monte Calisio.

Dish-Is-Nein

“L’ultima notte”, in cui torna il coro a intonare l’omonimo canto alpino, è invece una spettrale ballata neofolk, snocciolata da due voci sovrapposte/contrapposte a creare un gioco che non sarebbe dispiaciuto a Douglas Pierce, la cui immota desolazione viene sferzata dal teso crescendo reznoriano del finale. E’ una fiera ode alla sconfitta per manifesta superiorità del nemico, ma anche una sconsolata riflessione sulla vischiosità della violenza che genera altra violenza. (Ondarock)

L’ULTIMA NOTTE

Era la notte bianca di natale

Ed era l’ultima notte degli alpini
Tutto ora tace a illuminar la neve
Eppure s’alza l’ombra di una voce

Gli occupanti

dileguano allo spegnersi del sole
E gli assediati

rovistano ricurvi le rovine

Tutti perdenti

la notte infine porterà consiglio
Nel suo protrarsi

per un millennio ancora

Era la notte bianca di natale

Ed era l’ultima notte degli alpini
Tutto ora tace a illuminar la neve
Eppure s’alza l’ombra di una voce

Quietamente

nel buio senza umane interferenze
Il firmamento

risplende di trionfali indifferenze
Impotenti

resistere sembrava fuori luogo
Consolante

che manchi così poco

Ci manchi così poco

inviata da Bernart Bartleby - 4/10/2018 - 22:20



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