Lingua   

Quand les cons sont braves

Georges Brassens


Lingua: Francese


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Testo di Georges Brassens
Paroles de Georges Brassens

Musica e interpretazione postuma di Jean Bertola
Musique et interprétation posthume de Jean Bertola
Interpretata anche da Maxime Le Forestier

Avevamo già chiuso la sezione dedicata a Brassens, quando, la mattina dell 11 marzo 2006 il magnifico webmaster Lorenzo d'i'Masetti s'è accorto di una certa versione di Pardo Fornaciari contenente una strofa contro la guerra e me ne ha chiesto lumi. Ed ecco qui il tutto. A questo punto non diciamo più niente: che Brassens ci riservi altre sorprese? Non si sa mai...

La canzone fu messa in musica e interpretata da Jean Bertola nelle "Chansons posthumes".
Sans être tout à fait un imbécile fini,
Je n'ai rien du penseur, du phénix, du génie.
Mais je n' suis pas le mauvais bougre et j'ai bon cœur,
Et ça compense à la rigueur.

Quand les cons sont braves
Comme moi,
Comme toi,
Comme nous,
Comme vous,
Ce n'est pas très grave.
Qu'ils commettant,
Se permettent
Des bêtises,
Des sottises,
Qu'ils déraisonnent,
Ils n'emmerdent personne.
Par malheur sur terre
Les trois quarts
Des tocards
Sont des gens
Très méchants,
Des crétins sectaires.
Ils s'agitent,
Ils s'excitent,
Ils s'emploient,
Ils déploient
Leur zèle à la ronde,
Ils emmerdent tout l' monde.

Si le sieur X était un lampiste ordinaire,
Il vivrait sans histoir's avec ses congénères.
Mais hélas ! il est chef de parti, l'animal :
Quand il débloque, ça fait mal !

Quand les cons sont braves
Comme moi,
Comme toi,
Comme nous,
Comme vous,
Ce n'est pas très grave.
Qu'ils commettant,
Se permettent
Des bêtises,
Des sottises,
Qu'ils déraisonnent,
Ils n'emmerdent personne.
Par malheur sur terre
Les trois quarts
Des tocards
Sont des gens
Très méchants,
Des crétins sectaires.
Ils s'agitent,
Ils s'excitent,
Ils s'emploient,
Ils déploient
Leur zèle à la ronde,
Ils emmerdent tout l' monde.

Si le sieur Z était un jobastre sans grade,
Il laisserait en paix ses pauvres camarades.
Mais il est général, va-t-en-guerr', matamore.
Dès qu'il s'en mêle, on compt' les morts.

Quand les cons sont braves
Comme moi,
Comme toi,
Comme nous,
Comme vous,
Ce n'est pas très grave.
Qu'ils commettant,
Se permettent
Des bêtises,
Des sottises,
Qu'ils déraisonnent,
Ils n'emmerdent personne.
Par malheur sur terre
Les trois quarts
Des tocards
Sont des gens
Très méchants,
Des crétins sectaires.
Ils s'agitent,
Ils s'excitent,
Ils s'emploient,
Ils déploient
Leur zèle à la ronde,
Ils emmerdent tout l' monde.

Mon Dieu, pardonnez-moi si mon propos vous fâche
En mettant les connards dedans des peaux de vaches,
En mélangeant les genr's, vous avez fait d' la terre
Ce qu'elle est : une pétaudière !

Quand les cons sont braves
Comme moi,
Comme toi,
Comme nous,
Comme vous,
Ce n'est pas très grave.
Qu'ils commettant,
Se permettent
Des bêtises,
Des sottises,
Qu'ils déraisonnent,
Ils n'emmerdent personne.
Par malheur sur terre
Les trois quarts
Des tocards
Sont des gens
Très méchants,
Des crétins sectaires.
Ils s'agitent,
Ils s'excitent,
Ils s'emploient,
Ils déploient
Leur zèle à la ronde,
Ils emmerdent tout l' monde.

inviata da Lorenzo Masetti, col Venturi come umile esecutore - 11/3/2006 - 11:51




Lingua: Italiano (Toscano)

La versione di Pardo Fornaciari reperita da Lorenzo Masetti. È datata 16 ottobre 1996, e vorrei a questo punto dire che il 16 ottobre è pure il compleanno di mia madre. La strofa antimilitarista è ovviamente mantenuta in pieno (e come dubitarne, con Pardo?).

Il testo è ripreso da questa pagina.
INNO AI BISCHERI

Senz'esser diventato un grande pensator
comincio ad invecchiar, non porto più rancor
mi rendo conto che al mondo in tanti si sta
ci si dovrebbe sopporta'

Se son bravi i bischeri
come me come te
come noi come voi
via, non allarmiamoci
perché un bischero che
pensa solo per sé
che sia serio o giochi
malanni ne fa pochi...
Sventuratamente
c'è de' bischeri che
si divertono a
far male alla gente
capiufficio di qua
caporali di là
sono dei montati
son bischeri fasciati

Se Tizio rimanesse a fare il ragionier
farebbe i conti agli altri, in fondo è il suo mestier...
Ma è viceministro, è salito al poter
rompe e intrallazza che è un piacer!

Se son bravi i bischeri
come me come te
come noi come voi
via, non allarmiamoci
perché un bischero che
pensa solo per sé
che sia serio o giochi
malanni ne fa pochi...
Sventuratamente
c'è de' bischeri che
si divertono a
far male alla gente
capiufficio di qua
caporali di là
sono dei montati
son bischeri fasciati

Se lo psichiatra Caio restasse un dottor
solo dei suoi malati sarebbe il terror
Ma gli piace la guerra, vuol fa' il general
stermina gente in quantità

Se son bravi i bischeri
come me come te
come noi come voi
via, non allarmiamoci
perché un bischero che
pensa solo per sé
che sia serio o giochi
malanni ne fa pochi...
Sventuratamente
c'è de' bischeri che
si divertono a
far male alla gente
capiufficio di qua
caporali di là
sono dei montati
son bischeri fasciati

Per via dei bischeri che voglion comandar
non si può vive' in pace, e' tocca di lottar
invecchiare va ben, ma non rincoglionir!
i bischeri l'han da capir!

Se son bravi i bischeri
come me come te
come noi come voi
via, non allarmiamoci
perché un bischero che
pensa solo per sé
che sia serio o giochi
malanni ne fa pochi...
Sventuratamente
c'è de' bischeri che
si divertono a
far male alla gente
capiufficio di qua
caporali di là
sono dei montati
son bischeri fasciati.

inviata da Lorenzo Masetti, col Venturi come aggiustatore del testo - 11/3/2006 - 11:57




Lingua: Italiano

Versione italiana di Alessio Lega
da Compagnia cantante (scaricabile)
I BRAVI COGLIONI

Senza esser definibile
un perfetto idiota,
non sono uno scienziato, un genio,
una cometa,
ma son di buon carattere,
di compagnia
e ciò compensa tuttavia...

I bravi coglioni,
come me come te come noi come voi,
se non stanno buoni
s'arrabattano, sbattono, fanno casino, non è poi grave
fra pagliuzza e trave,
ma statisticamente
i tre quarti dei matti son capi di stato malati di mente
hanno zelo, denari, mostrine e alamari
e per questo fanno
il massimo danno.

Se il signor Tizio fosse solo un ragioniere
ragionerebbe in ogni caso col sedere,
ma è quadro di partito
è capo gabinetto
fa una cazzata
e salta tutto!

I bravi coglioni,
come me come te come noi come voi,
se non stanno buoni
s'arrabattano, sbattono, fanno casino, non è poi grave
fra pagliuzza e trave,
ma statisticamente
i tre quarti dei matti son capi di stato malati di mente
hanno zelo, denari, mostrine e alamari
e per questo fanno
il massimo danno.

Se il generale Caio non avesse gradi
un paio di stronzate avrebbero rimedi
ma è capo divisione
gioca con le bombe
lui sbaglia e accade un'ecatombe!

I bravi coglioni,
come me come te come noi come voi,
se non stanno buoni
s'arrabattano, sbattono, fanno casino, non è poi grave
fra pagliuzza e trave,
ma statisticamente
i tre quarti dei matti son capi di stato malati di mente
hanno zelo, denari, mostrine e alamari
e per questo fanno
il massimo danno.

O dio del cielo hai fatto proprio un bel casino
hai messo i ciechi alla guida del destino
se non ci fossi stato
o fossi un po' più sveglio
non t'incazzare, ma era meglio!

I bravi coglioni,
come me come te come noi come voi,
se non stanno buoni
s'arrabattano, sbattono, fanno casino, non è poi grave
fra pagliuzza e trave,
ma statisticamente
i tre quarti dei matti son capi di stato malati di mente
hanno zelo, denari, mostrine e alamari
e per questo fanno
il massimo danno.

inviata da daniela -k.d.- - 4/11/2007 - 17:30


Con questa meravigliosa canzone Brassens specifica un importante distinguo nella categoria di cui già parlava precedentemente in "Le temps ne fait rien à l'affaire"

Flavio Poltronieri - 1/12/2015 - 17:33


I (NON) BRAVI COGLIONI

trumpkim


Sarà forse un caso, ma è da tutto il giorno che mi sto cantando questa canzone pensando a quei due nella foto sopra. Non solo a loro, va da sé, ma in questi ultimi tempi hanno raggiunto il "top".

I bravi coglioni,
come me come te come noi come voi,
se non stanno buoni
s'arrabattano, sbattono, fanno casino, non è poi grave
fra pagliuzza e trave,
ma statisticamente
i tre quarti dei matti son capi di stato malati di mente
hanno zelo, denari, mostrine e alamari
e per questo fanno
il massimo danno.


Riccardo Venturi - 3/9/2017 - 20:58


L'arma
(1951)
di Fredric Brown
da "Le grandi storie della fantascienza" vol. 13
traduzione di Gian Paolo Cossato e Sandro Sandrelli

Nella penombra crescente della prima sera, la stanza era tranquilla. Il dottor James Graham, scienziato e chiave di volta d'un progetto di grande importanza, se ne stava a riflettere, seduto sulla sua poltrona favorita. Era tutto così immobile, là dentro, che poteva udire le pagine sfogliate nella camera accanto, dove suo figlio stava ritagliando delle fotografie da un libro.

Era proprio in quelle condizioni che Graham riusciva, spesso, a produrre le sue cose migliori, a elaborare i suoi pensieri più creativi: seduto tutto solo, alla fine d'una normale giornata lavorativa, in quella stanza sempre più buia. Quella sera, però, non riusciva a concludere nulla di positivo. I suoi pensieri tendevano a concentrarsi su suo figlio mentalmente ritardato... era il suo unico figlio... lì nella stanza accanto. I pensieri di Graham erano colmi di affetto, non provava più l'amarezza e l'angoscia dei primi tempi, anni prima, quando aveva saputo, in maniera inequivocabile, delle condizioni del bambino. Suo figlio... sì, era felice; non era forse la cosa più importante, questa? E, poi, quanti uomini possono godere del privilegio di avere un figlio che resterà bambino per sempre, che non crescerà mai per lasciarli? Oh, sì, certo, quello era un modo come un altro di razionalizzare la cosa, ma cosa c'era mai di male a razionalizzare, se...

Il campanello di casa squillò.

Graham si alzò dalla poltrona e accese le luci nella stanza ormai scura, quindi uscì nel corridoio. Non era affatto seccato: quella sera, anzi, proprio adesso, qualunque interruzione ai suoi pensieri era la benvenuta.

Quando aprì la porta, si trovò davanti a uno sconosciuto. L'uomo si affrettò a presentarsi: «Il dottor Graham? Il mio nome è Niemand: vorrei parlare. Posso entrare un momento?»

Graham lo fissò. Era un uomo piccolo, anonimo, ovviamente innocuo... forse un reporter, o un agente d'assicurazioni.

Ma non aveva importanza chi fosse. Graham si trovò a dire: «Certo. Entri, signor Niemand». Qualunque minuto di conversazione, pensò per giustificarsi, avrebbe potuto distrarlo dai suoi pensieri e schiarirgli la mente.

«Si sieda» l'invitò, quando furono nel soggiorno. «Prende qualcosa da bere?»

Niemand rispose: «No, grazie». Prese posto sulla poltrona. Graham si accomodò sul divano.

L'ometto intrecciò le dita e si sporse in avanti. Disse: «Dottor Graham, lei è l'uomo il cui lavoro scientifico ha le maggiori probabilità - al confronto di chiunque altro - di porre fine alla possibilità di sopravvivenza della razza umana».

Uno svitato, pensò Graham. Troppo tardi si rese conto che avrebbe dovuto chiedere a quell'uomo cosa volesse, prima di farlo entrare. Quello, sarebbe stato un colloquio imbarazzante... gli dispiaceva mostrarsi scortese. Eppure soltanto la scortesia sarebbe stata efficace.

«Dottor Graham, l'arma alla quale lei sta lavorando...»

Il visitatore s'interruppe quando la porta che conduceva a una camera da letto si aprì e un ragazzo di quindici anni entrò. Il ragazzo non si accorse di Niemand; corse da Graham.

«Papà, mi leggi addosso?» Il ragazzo di quindici anni rise la dolce risatina d'un bambino di quattro anni.

Graham circondò con un braccio il ragazzo. Guardò il suo visitatore, chiedendosi se avesse saputo del ragazzo... Dalla mancanza di sorpresa sul volto di Niemand, Graham fu sicuro di sì.

«Harry» la voce di Graham vibrò d'un caldo affetto. «Papà ha da fare, adesso. Soltanto per un po'. Torna nella tua camera. Verrò a leggerti qualcosa tra poco».

«Pulcino? Mi leggerai Pulcino

«Se vuoi. Ma adesso corri. Oh, aspetta, Harry. Questo è il signor Niemand».

Il ragazzo si voltò verso il visitatore, sorridendogli timidamente. Niemand disse: «Ciao, Harry», e rispose al suo sorriso, porgendogli la mano. Continuando a osservarlo, Graham ora fu certo che Niemand aveva saputo: il suo sorriso e il gesto erano per l'età mentale del ragazzo, non per quella fisica.

Il ragazzo prese la mano di Niemand. Per un attimo parve che stesse per arrampicarsi in grembo a Niemand, ma Graham lo tirò indietro con delicatezza e gli disse: «Adesso vai nella tua stanza. Harry».

Il ragazzo tornò di corsa nella sua stanza, senza chiudere la porta.

Niemand guardò Graham negli occhi e disse: «Mi piace» con chiara sincerità. E aggiunse: «Spero che quello che gli leggerà sia sempre vero».

Graham non comprese. Niemand spiegò: «Pulcino, voglio dire. È una bella storia... ma che Pulcino si sbagli sempre, quando grida che il cielo sta crollando».

Niemand era apparso molto simpatico a Graham, quando aveva mostrato simpatia per il ragazzo. Adesso, Graham si rese conto che doveva concludere in fretta il colloquio.

Si alzò, a mo' di commiato.

Disse: «Temo che lei stia sprecando il suo tempo e il mio, signor Niemand. Conosco tutte le argomentazioni. Qualunque cosa lei possa dire, l'ho ascoltata mille volte. Forse c'è della verità in ciò che lei crede, ma non riguarda me. Io sono uno scienziato e soltanto uno scienziato. Sì, è noto a tutti che sto lavorando a un'arma... un'arma piuttosto definitiva. Ma per me personalmente, è soltanto un sottoprodotto del fatto che io lavoro al progresso della scienza. Ho riflettuto e ho concluso che questa è la sola mia preoccupazione».

«Ma, dottor Graham, l'umanità è pronta per l'arma finale». Graham corrugò la fronte. «Le ho già detto il mio punto di vista, signor Niemand».

Niemand si alzò lentamente dalla poltrona. Replicò: «Molto bene. Se sceglie di non discuterne, non dirò altro». Si passò una mano sulla fronte. «La lascio, dottor Graham. Mi chiedo, però... se non potrei cambiare idea sul drink che mi ha offerto?»

L'irritazione di Graham sparì. Rispose: «Certo. Whisky e acqua basteranno?»

«Perfetto».

Graham si scusò e andò in cucina. Prese la caraffa del whisky, un'altra di acqua, dei cubetti di ghiaccio e dei bicchieri.

Quando tornò nel soggiorno, Niemand stava giusto lasciando la camera da letto del ragazzo. Udì il «Buona notte, Harry» di Niemand, e il felice «Buona notte, signor Niemand».

Graham preparò i bicchieri. Un po' più tardi, Niemand declinò l'offerta di un secondo bicchiere e si accinse ad andar via.

Niemand disse: «Mi sono preso la libertà di portare un piccolo regalo a suo figlio, dottore. Gliel'ho dato mentre lei è andato a preparare i nostri drink. Spero che mi perdonerà».

«Naturalmente. Grazie. Buona notte».

Graham chiuse la porta; attraversò il soggiorno ed entrò nella camera di Harry. «Va bene, Harry. Adesso ti leggerò...»

Un gelido sudore gl'imperlò all'improvviso la fronte, ma costrinse il suo volto e la sua voce a rimaner calmi mentre si avvicinava a fianco del letto. «Posso vederla, Harry?» Quando l'ebbe al sicuro in mano, tremò, mentre l'esaminava.
Pensò: Soltanto un pazzo darebbe una rivoltella carica a un idiota.

The Weapon by Frederic Brown (1906 – 1972)
Astounding Science Fiction, 1951, april
Astonishing Science Fiction April  1951

The room was quiet in the dimness of early evening. Dr. James Graham, key scientist of a very important project, sat in his favorite chair, thinking. It was so still that he could hear the turning of pages in the next room as his son leafed through a picture book.
Often Graham did his best work, his most creative thinking, under these circumstances, sitting alone in an unlighted room in his own apartment after the day’s regular work. But tonight his mind would not work constructively. Mostly he thought about his mentally arrested son–his only son–in the next room. The thoughts were loving thoughts, not the bitter anguish he had felt years ago when he had first learned of the boy’s condition. The boy was happy; wasn’t that the main thing? And to how many men is given a child who will always be a child, who will not grow up to leave him? Certainly that was rationalization, but what is wrong with rationalization when– The doorbell rang.
Graham rose and turned on lights in the almost-dark room before he went through the hallway to the door. He was not annoyed; tonight, at this moment, almost any Interruption to his thoughts was welcome.
He opened the door. A stranger stood there; he said, “Dr. Graham? My name is Niemand; I’d like to talk to you. May I come in a moment?”
Graham looked at him. He was a small man, nondescript, obviously harmless–possibly a reporter or an insurance agent.
But it didn’t matter what he was. Graham found himself saying, “Of course. Come in, Mr. Niemand.” A few minutes of conversation, he justified himself by thinking, might divert his thoughts and clear his mind.
“Sit down,” he said, in the living room. “Care for a drink?”
Niemand said, “No, thank you.” He sat in the chair; Graham sat on the sofa.
The small man interlocked his fingers; he leaned forward. He said, “Dr. Graham, you are the man whose scientific work is more likely than that of any other man to end the human race’s chance for survival.”
A crackpot, Graham thought. Too late now he realized that he should have asked the man’s business before admitting him. It would be an embarrassing interview–he disliked being rude, yet only rudeness was effective.
“Dr. Graham, the weapon on which you are working–”
The visitor stopped and turned his head as the door that led to a bedroom opened and a boy of fifteen came in. The boy didn’t notice Niemand; he ran to Graham.
“Daddy, will you read to me now?” The boy of fifteen laughed the sweet laughter of a child of four.
Graham put an arm around the boy. He looked at his visitor, wondering whether he had known about the boy. From the lack of surprise on Niemand’s face, Graham felt sure he had known.
“Harry”–Grab am’s voice was warm with affection”Daddy’s busy. Just for a little while. Go back to your room; I’ll come and read to you soon.”
“Chicken Little? You’ll read me Chicken Little?”
“If you wish. Now run along. Wait. Harry, this is Mr. Niemand.”
The boy smiled bashfully at the visitor. Niemand said, “Hi, Harry,” and smiled back at him, holding out his hand. Graham, watching, was sure now that Niemand had known: the smile and the gesture were for the boy’s mental age, not his physical one.
The boy took Niemand’s hand. For a moment it seemed that he was going to climb into Niemand’s lap, and Graham pulled him back gently. He said, “Go to your room now, Harry.”
The boy skipped back into his bedroom, not closing the door.
Niemand’s eyes met Graham’s and he said, “I like him,” with obvious sincerity. He added, “I hope that what you’re going to read to him will always be true.”
Graham didn’t understand. Niemand said, “Chicken Little, I mean. It’s a fine story–but may Chicken Little always be wrong about the sky falling down.”
Graham suddenly had liked Niemand when Niemand had shown liking for the boy. Now he remembered that he must close the interview quickly. He rose, in dismissal.
He said, “I fear you’re wasting your time and mine, Mr. Niemand. I know all the arguments, everything you can say I’ve heard a thousand times. Possibly there is truth in what you believe, but it does not concern me. I’m a scientist, and only a scientist. Yes, it is public knowledge that I am working on a weapon, a rather ultimate one. But, for me personally, that is only a by-product of the fact that I am advancing science. I have thought it through, and I have found that that is my only concern.”
“But, Dr. Graham, is humanity ready for an ultimate weapon?”
Graham frowned. “I have told you my point of view, Mr. Niemand.”
Niemand rose slowly from the chair. He said, “Very well, if you do not choose to discuss it, I’ll say no more.” He passed a hand across his forehead. “I’ll leave, Dr. Graham. I wonder, though . . . may I change my mind about the drink you offered me?”
Graham’s irritation faded. He said, “Certainly. Will whisky and water do?”
“Admirably.”
Graham excused himself and went into the kitchen. He got the decanter of whisky, another of water, ice cubes, glasses.
When he returned to the living room, Niemand was just
leaving the boy’s bedroom. He heard Niemand’s “Good night, Harry,” and Harry’s happy ” ‘Night, Mr. Niemand.”
Graham made drinks. A little later, Niemand declined a second one and started to leave.
Niemand said, “I took the liberty of bringing a small gift to your son, doctor. I gave it to him while you were getting the drinks for us. 1 hope you’ll forgive me.”
“Of course. Thank you. Good night.”
Graham closed the door; he walked through the living room into Harry’s room. He said, “All right, Harry. Now I’ll read to–”
There was sudden sweat on his forehead, but he forced his face and his voice to be calm as he stepped to the side of the bed. “May I see that, Harry?” When he had it safely, his hands shook as he examined it.
He thought, only a madman would give a loaded revolver to an idiot.

daniela - k.d. - - 27/9/2017 - 19:25



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