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El Plan Leopardo

Quilapayún
Lingua: Spagnolo


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[1975]
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Scritta da Willy Oddó, membro dei Quilapayún, sulla base del racconto di un anonimo testimone su quello che la DINA, la polizia politica di Pinochet, battezzò “Plan Leopardo”, una trappola tesa all’indomani dell’11 settembre ai militanti di sinistra che, soprattutto nel sobborgo di Santiago denominato La Legua, si erano opposti armi in pugno al golpe fascista.
In un primo momento i servizi segreti rilasciarono gli attivisti arrestati, ma poi infiltrarono a La Legua alcuni agenti che si finsero reclutatori di una qualche organizzazione armata di sinistra e riuscirono così a mettere le mani sui capi della resistenza. Pedro Rojas, Luis Orellana Pérez, Alejandro Gómez Vega, Carlos Cuevas e Luis Canales, tutti militanti comunisti del comitato locale “Galo González” di La Legua, furono arrestati dalla DINA tra il 18 e il 20 di dicembre del 1973 e condotti in uno dei centri di detenzione e tortura più tristemente noti, “Londres 38”, nel quartiere Yucatán a Santiago. Lì furono orribilmente seviziati e quindi uccisi. Il 22 dicembre, un comunicato del comandante di zona generale Sergio Arellano diceva che i cinque erano stati uccisi in uno scontro a fuoco mentre si accingevano a a far saltare un traliccio dell’alta tensione. Si spiegava pure che nel portafogli di uno dei terroristi era stato rinvenuto un documento intitolato “Plan Leopardo” relativo ad un progetto di sabotaggio e terrorismo contro il nuovo governo… (fonte: La DINA e il Plan Leopardo, di Arnaldo Pérez Guerra)

Santiago del Cile: l’ingresso della palazzina che ospitò il centro di detenzione, tortura, sparizione e assassinio chiamato “Londres 38”:

Nel 2005 “Londres 38” è stato dichiarato monumento storico nazionale e in futuro vi avrà sede un museo della memoria.
Un día triste y oscuro
en una cárcel de piedra
un grupo era prisionero
del uniforme de guerra.

Dos ojos en cada rostro,
dos preguntas sin respuesta,
dos metrallas que ordenaban
dócilmente la obediencia.

Tres días sólo faltaban,
tres para la navidad,
tres veces interrogados,
trescientos golpes les dan.

Cuatro cerebros de plomo,
cuatro fraguaron el plan,
cuatro «Leopardo» dijeron,
cuatreros de la verdad.

Cinco muchachos cayeron,
los cinco muertos quedaron,
cinco balas traicioneras,
sin compasión los mataron.

Seis puños que se levantan,
son seis estrellas que llegan,
seis por cada compañero,
se izará nuestra bandera.

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 17/8/2010 - 14:36


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